Fonte: www.federfarma.it

Da qui al 2020, l’Italia dovrà ridurre del 10% il consumo di antibiotici sul territorio, per alzare invece del 5% quello in ambito ospedaliero. E’ uno degli interventi a lungo termine dettati dal Piano per il contrasto alle antibioticoresistenze che il ministero della Salute ha trasmesso nei giorni scorsi alle Regioni in vista dell’intesa con cui andrà recepito. Il documento, redatto da un gruppo di lavoro costituito da Salute, Aifa, Istituto superiore di sanita e rappresentanti delle Regioni e delle società scientifiche, propone un elenco di interventi ripartiti in sei capitoli: prevenzione e controllo delle infezioni da microrganismi resistenti, uso appropriato degli antibiotici e vigilanza dei consumi, potenziamento dei servizi diagnostici di microbiologia, formazione degli operatori sanitari, informazione ed educazione della popolazione, ricerca e sviluppo.

All’origine del Piano, come si legge nella bozza inviata alle Regioni, c’è la constatazione che la resistenza agli antibiotici «si mantiene in Italia tra le più elevate d’Europa, quasi sempre al di sopra della media». La frequenza va dall’11,2% dell’Enterococcus faecium (contro una media europea dell’8,3%), al 55,9% della Klebsiella pneumoniae (media europea del 30,3%), fino al 78,3% dell’Acinetobacter spp, una delle resistenze più gravi degli ultimi 10 anni.
Per ciascun obiettivo, il Piano disegna un percorso di interventi che verranno monitorati in corso d’opera sulla base di indicatori quantitativi misurabili. Ciascun percorso, infine, contempla obiettivi a medio (2017-2018) e lungo termine (2017-2020), per i quali il documento rimanda a integrazioni tecniche e programmi nei quali verranno individuate le specifiche attività e le responsabilità operative.