Anemia in donne fertili, in gravidanza e in allattamento. Counselling su carenza ferro

Anemia in donne fertili, in gravidanza e in allattamento. Counselling su carenza ferro

Anemia in donne con mestruazioni abbondanti o per maggiore richiesta di ferro per lo sviluppo del bebè in gravidanza e allattamento. Ecco i suggerimenti FIP per queste pazienti
Anemia in donne fertili, in gravidanza e in allattamento. Counselling su carenza ferro
Abbondanti sanguinamenti durante le mestruazioni nelle donne in età fertile o maggiore richiesta di ferro per lo sviluppo neurologico del feto durante la gravidanza o poi durante l’allattamento del bambino, sono alcune delle situazioni che possono portare anemia nelle donne. Per questo è importante conoscere la patologia, dai sintomi al trattamento, anche da parte dei farmacisti per poter fornire il consiglio e il supporto più idoneo. Per aiutarli nel lavoro la Federazione farmaceutica internazionale (FIP) ha condiviso il manuale “Iron deficiency anaemia: Managing symptoms and supporting self-care A handbook for pharmacists”.

Donne in età fertile con mestruazioni abbondanti

Fino al 50% di donne in età fertile sono a maggior rischio di anemia da carenza di ferro per la presenza di sanguinamenti mestruali abbondanti (SMA). Se normalmente, la perdita di sangue durante un ciclo mestruale è compresa tra 25 e 50 ml, chi presenta SMA perde più di 80 ml di sangue per ciclo. Non solo, infatti il sanguinamento eccessivo può interferire con il benessere fisico, emotivo e sociale.

Oltre a valutare i sintomi classici da carenza di ferro come debolezza, pallore, tachicardia e desiderio di mangiare prodotti non alimentari come ghiaccio o amido (Farmacista33 14 febbraio 2024), i farmacisti possono supportare l’identificazione di possibili pazienti con SMA, raccogliendo la loro storia comprendendo:
•Natura del sanguinamento, inclusi l’inizio, la frequenza, la durata;
•Altri sintomi, come sanguinamenti intermestruali persistenti, dolore pelvico e/o variazioni di pressione;
•Impatto sulla qualità della vita;
•Storia mestruale, medica, screening cervicale dei farmaci;
•Se vi è la possibilità che il paziente abbia anemia da carenza di ferro e SMA, indirizzare a un ginecologo per ulteriori test e confermare la diagnosi.

Diversi possibili trattamenti contro l’anemia per donne con SMA
Una volta confermata la diagnosi, in collaborazione con il ginecologo, è possibile iniziare il trattamento con terapia di ferro per via orale o in casi gravi, per via endovenosa. Ma è possibile anche utilizzare trattamenti combinati con i contraccettivi che riducono la perdita di sangue, in abbinamento anche ad una modifica del regime alimentare ed eventualmente integratori specifici.

Ferro orale o parenterale
L’intervento di prima linea, per pazienti con SMA diagnosticati con anemia da carenza di ferro lieve-moderata, è la terapia con ferro per via orale. In questo caso dovrebbero essere fornite informazioni riguardanti dosaggio, interazioni con sostanze che possono ostacolare l’assorbimento ed effetti collaterali come problemi gastrointestinali (stitichezza, diarrea e disturbi di stomaco), feci scure e gusto metallico. Se si verifica intolleranza, il farmaco potrebbe essere somministrato anche a giorni alterni, ma se non vi è miglioramento entro un mese di terapia, l’approccio dovrebbe essere rivalutato a favore della somministrazione endovenosa. Questa opzione è spesso utilizzata per chi sta pianificando una gravidanza, poiché è più probabile raggiungere i valori sufficienti di ferro prima del concepimento.

Contraccettivi
Sempre in collaborazione con lo specialista possono essere valutate, in aggiunta alla terapia con ferro per bocca, la terapia ormonale con i contraccettivi orali. Questi farmaci risulatano positivi per chi ha disturbi ematologici e diagnosi di anemia da carenza di ferro perché altera gli ormoni, riduce la perdita di sangue e permette la pianificazione familiare. Altri tipi di contraccettivi, tra cui IUD ormonali (no quelli in rame che aumentano la perdita di sangue in pazienti emorragici), cerotti, anelli e iniezioni, possono essere utilizzati per scopi e con benefici simili.
La combinazione di contraccettivi e integratori di ferro risultata essere benefica nella prevenzione dell’anemia. In alcuni casi il ginecologo può suggerire anche l’uso dell’acido tranexamico per chi soffre di SMA.

Donne in gravidanza e allattamento al seno

In gravidanza, la domanda di ferro da parte del feto diventa critica dopo le 28-32 settimane per il suo coinvolgimento nello sviluppo cerebrale fetale. Senza una gestione efficace dell’anemia in gravidanza, potrebbero verificarsi nascita prematura, basso peso alla nascita, compromissione del neurosviluppo (Farmacista33 21 febbraio 2024) fino alla morte perinatale. Anche le madri che allattano al seno devono fare attenzione alle loro riserve di ferro perché, se sono troppo basse o se l’assunzione attraverso la dieta è inadeguata, possono diventare anemiche.
Altre situazioni in cui le donne anche non anemiche hanno un rischio elevato di bassi livelli di ferro possono essere dovute a:

  • Anemie precedenti;
  • Donne che hanno avuto molte gravidanze, gravidanze gemellari o plurigemellari, intervallo intergravidico <1 anno;
  • Storia recente di sanguinamenti clinicamente significativi o alto rischio di sanguinamento durante la gravidanza/parto;
  • Adolescenti incinte;
  • Donne con povere abitudini alimentari o con diete particolari (vegetariane/vegane);
  • Donne che rifiutano i prodotti ematici (ad es. per motivi religiosi).

In questi casi si gestisce l’anemia con supplementi preventivi di ferro e acido folico per via orale, accompagnati da dieta, terapia con ferro orale o parenterale e, se necessarie, trasfusioni di sangue.

Assunzione di ferro elementare e integratori: cosa c’è da sapere

Inizialmente, la dose giornaliera raccomandata di ferro elementare, dice la FIP nel documento, per trattare l’anemia da carenza di ferro era di 100-200 mg. Tuttavia, le evidenze collettive e le raccomandazioni delle linee guida e degli esperti suggeriscono che dosi di ferro elementare da 30-60 mg possano essere efficaci nel ridurre al minimo gli effetti collaterali (come irritazione gastrica, nausea, stitichezza, disturbi della funzione intestinale). L’emoglobina dovrebbe essere monitorata a due-tre settimane per garantire una risposta adeguata al trattamento con ferro per via orale. È anche necessario assumere acido folico giornaliero (400 microgrammi) prima delle 12 settimane di gestazione per ridurre il rischio di difetti del tubo neurale.

Il ferro con integratori multivitaminici e multiminerali si dimostra efficace nella prevenzione e nel trattamento dell’anemia da carenza di ferro lieve-moderata. Uno studio ha dimostrato che un regime di 90 giorni di questa integrazione migliora significativamente i livelli di emoglobina, ferritina, qualità della vita e i sintomi dell’anemia da carenza di ferro. Inoltre, si è visto un rapido aumento dei livelli di emoglobina osservato entro il 14º giorno per i soggetti con anemia moderata e il trattamento è ben tollerato, con eventi avversi minimi.

I farmacisti, in questo caso, possono essere di aiuto alle donne in gravidanza e in allattamento nel fornire suggerimenti su come prendere correttamente gli integratori, ad esempio assumendolo a stomaco vuoto al mattino presto per via dei bassi livelli di epcidina (regolatore del metabolismo del ferro) al mattino. E consigliare di controllare i livelli di emoglobina ogni 15 giorni, anche nei point-of-care, per accertare la risposta al trattamento.

La farmacia? Il servizio più accessibile secondo l’indagine Istat

La farmacia? Il servizio più accessibile secondo l’indagine Istat

Fonte: www.pharmaretail.it

La farmacia? Il servizio più accessibile secondo l’indagine Istat
I Servizi di pubblica utilità sono sempre meno utilizzati: è in calo soprattutto la soddisfazione per gli orari di apertura, un sentimento che però non riguarda la farmacia, il servizio più accessibile secondo i cittadini.

È stata pubblicata pochi giorni fa l’indagine Istat “Aspetti della vita quotidiana”, una ricerca condotta nel 2023 su un campione di circa 24mila famiglie, che analizza il rapporto tra i cittadini e i servizi di pubblica utilità, come ASL, Anagrafe, Posta ma anche alcuni servizi di tipo commerciale come supermercati e anche farmacie.

Quello che emerge dall’indagine Istat è che, nel 2023, solo il 13,8% delle famiglie dichiara di avere difficoltà a raggiungere le farmacie del territorio, a fronte per esempio del 50,8% di famiglie che ha difficoltà a raggiungere il Pronto Soccorso (percentuale in aumento di 1,6 punti rispetto al 2022). La situazione è complessa anche per altri servizi come Polizia e Carabinieri, per i quali più di tre famiglie su 10 esprimono difficoltà di accesso, con un aumento significativo di 1,6 punti percentuali rispetto al 2022. Per quanto riguarda i servizi commerciali (negozi alimentari, mercati e supermercati), il 20% delle famiglie dichiara di non raggiungerli con facilità, circa due punti percentuali in più rispetto al 2022.

Gli uffici comunali sono lontani o poco accessibili per il 31% delle famiglie, un aumento di 1,2 punti percentuali rispetto al 2022.

Tornando alla farmacia, sul podio dei servizi più accessibili, dalla ricerca emergono alcune difformità sul territorio. Le criticità maggiori sono localizzate al Sud (17,8%), seguono le Isole (14,2%) e il Centro (13,8%). A livello regionale si raggiungono picchi di famiglie in difficoltà nel raggiungere una farmacia in Valle d’Aosta (24,9%), in Calabria (23,5%) e in Campania (22,5%). Esiste una differenza legata alla dimensione del comune di residenza: ci sono poco più di 10 punti percentuali tra le famiglie con difficoltà di accesso tra quelle che risiedono in Comuni Centro dell’area metropolitana (8,7%) e quelle che si trovano in Comuni al di sotto dei 2000 abitanti (19,8%).

La loyalty che crea valore

La loyalty che crea valore

fonte: www.farmacianews.it

Il 28 febbraio 2024 si è tenuto l’evento E-fidelity dal titolo “Loyalty che crea valore dal prodotto al consumatore”. L’obiettivo della conferenza è stato quello di mettere in luce l’importanza della loyalty nel mercato farmaceutico e come questa possa diventare una leva strategica per creare valore lungo l’intera filiera. Ogni intervento è stato collegato a questo tema centrale.

La giornata è stata arricchita da interventi accademici, dati forniti dall’Osservatorio E-Fidelity e prospettive provenienti dal panorama aziendale. Cristina Ziliani, Ph.D e Responsabile dell’Osservatorio Fedeltà dell’Università di Parma, ha evidenziato l’importanza della figura del farmacista nell’ambito della loyalty. Affermando, infatti, che il 100% delle aziende coinvolte nello studio ritiene fondamentale incorporare il personale nei programmi fedeltà, ma solo il 3% ha adottato una strategia formalizzata e di lungo periodo per coinvolgere i propri dipendenti.

Viky Nellas, R&D Lead di New Line Ricerche di Mercato, ha presentato dati che dimostrano come il cliente dia valore all’assortimento della farmacia rispetto ad altri canali. Nonostante ciò, solo ¼ delle farmacie italiane utilizza un programma strutturato di loyalty o una fidelity card. Un dato sorprendente considerando che i pazienti-clienti sono sempre più fidelizzati e meno nomadi. Inoltre, è emerso durante la conferenza che l’utilizzo di una fidelity card porta a un valore più elevato per ogni singola transazione poiché il consumatore che possiede la card tende ad acquistare prodotti differenziati e più costosi.

In conclusione, l’evento E-fidelity ha messo in luce l’importanza della loyalty nel mercato farmaceutico e ha evidenziato come un corretto utilizzo di programmi fedeltà possa portare vantaggi sia alle aziende che ai consumatori.

Rapporto sulla farmacia: il rapporto di fiducia e la preferenza per i farmaci equivalenti

Rapporto sulla farmacia: il rapporto di fiducia e la preferenza per i farmaci equivalenti

fonte: www.pharmaretail.it

VI Rapporto sulla farmacia: il rapporto di fiducia e la preferenza per i farmaci equivalenti
Un cittadino italiano su due sceglie sempre la stessa farmacia, grazie al rapporto di fiducia che ha instaurato. E il livello di fidelizzazione è ancora più solido tra le persone affette da patologia cronica. Per quanto riguarda l’utilizzo di farmaci, più di uno su tre fra i cittadini intervistati dichiara di preferire «abitualmente» i farmaci equivalenti. Sono alcuni dei risultati emersi dal VI Rapporto sulla Farmacia, a cura di Cittadinanzattiva in collaborazione con Federfarma.

Il Rapporto di quest’anno è focalizzato sul ruolo della farmacia in una dimensione strutturale di servizi di prevenzione e screening, sull’attività core della dispensazione del farmaco e in particolare del farmaco equivalente, sul supporto all’aderenza alle terapie, sul contrasto all’antibiotico-resistenza e sull’impegno delle farmacie in tema di sostenibilità (Esg).

Farmacia come supporto del Ssn nelle realtà locali
I dati raccolti testimoniano il processo evolutivo verso la Farmacia dei servizi ma anche, nel breve termine, la capacità delle farmacie di mettersi a disposizione delle comunità locali come supporto del sistema sanitario. In questo quadro emerge la necessità di un potenziamento ulteriore della Farmacia dei servizi – a partire dalla valorizzazione del rapporto di fiducia tra cittadini e farmacie – e del rafforzamento del ruolo di queste ultime sia in termini di personalizzazione delle cure sia nella prevenzione e tutela della salute di comunità, attraverso gli screening, mentre cresce la diffusione dei farmaci equivalenti.

«Quest’anno, tra i servizi più apprezzati emerge la telemedicina, utile per superare le diseguaglianze di accesso ai servizi sul territorio e alleggerire il carico delle strutture pubbliche», ha affermato Marco Cossolo, presidente di Federfarma. «La telemedicina è fondamentale anche ai fini della prevenzione, soprattutto in ambito cardiovascolare, e implementa le attività di prevenzione e screening già svolte in farmacia. Sul fronte dell’antimicrobico-resistenza la farmacia interviene non solo con la somministrazione di tamponi, ma anche con la formazione e l’informazione nei confronti dei cittadini».

La raccolta dei dati per il VI Rapporto, a cui hanno partecipato 1.500 farmacie e 4.000 cittadini (il 42,6% di essi è affetto da almeno una patologia cronica), si è svolta da luglio a settembre 2023. Tra la popolazione coinvolta prevalgono di gran lunga le donne (72,5%), mentre le fasce di età maggiormente rappresentate sono quella degli adulti dai 31 ai 50 anni e quella appena successiva (51/63 anni). Poco più di un terzo dei farmacisti interpellati (34,7%) ha indicato che la propria farmacia si trova in una zona rurale. Di queste, l’80% si colloca in un Comune con meno di 3000 abitanti.

Ben il 71,8% delle farmacie ha dichiarato di aver svolto negli ultimi dodici mesi campagne di screening per individuare soggetti a rischio.

Le altre attività svolte in questa direzione sono principalmente la consegna di materiale informativo (71,9%), l’esecuzione di test/esami diagnostici attraverso la telemedicina (60,7%), la misurazione di parametri vitali (50,0%) e la compilazione di questionari (47,5%).

I servizi maggiormente offerti in farmacia sono: monitoraggio dei parametri (misurazione della pressione: 97,7%; misurazione del peso: 83,2%); prenotazione di farmaci e altri prodotti da ritirare (88,5%); test/analisi di prima istanza quali l’esame della glicemia (81,6%), del colesterolo (78,4%), dei trigliceridi (73%); Cup (77,4%); telemedicina (65,5%). Per quanto riguarda i cittadini, i servizi a maggiore fruizione sono la prenotazione di farmaci e altri prodotti da ritirare in farmacia (86,5%), il tampone Covid-19 (76,8%), il monitoraggio dei parametri (46,3%), il Cup (38,7%) e le preparazioni galeniche (34%).

Per quanto riguarda i farmaci equivalenti più di uno su tre dei cittadini intervistati (36,5%) dichiara di preferirli «abitualmente». Nello specifico, la preferenza per l’equivalente è nettamente superiore tra i pazienti con patologia cronica (43,4% rispetto al 31,4%). Tra le motivazioni addotte troviamo al primo posto la possibilità di risparmiare (52,1% dei rispondenti), seguita dalla fiducia della proposta fatta dal farmacista (44%) e dalla prescrizione ricevuta dal medico (20,1%). Anche a detta dei farmacisti il risparmio rappresenta la leva principale che spinge le persone a scegliere il farmaco equivalente.

In tema di antimicrobico-resistenza, i farmacisti intervistati dimostrano un livello di consapevolezza abbastanza (63,8%) o molto buono (15,3%); c’è, comunque, spazio anche per ulteriori sforzi formativi, specialmente tra coloro che si sentono poco (20,1%) o per nulla (0,7%) informati sul tema. Proprio la partecipazione dei farmacisti a eventi formativi è un aspetto da incentivare, visto che il 66,1% dei rispondenti ha dichiarato di non averne preso parte negli ultimi tre anni. Per quanto riguarda i cittadini, più della metà (53,8%) dichiara di essere ben informato sull’argomento, il 13% ammette invece di non sapere cosa sia; a questo dato si abbina un ulteriore 33,1% che riferisce di averne sentito parlare, ma di non conoscerne i dettagli, tantomeno le implicazioni.

Su aspetti ambientali e sostenibilità̀, le principali tipologie di pratiche o iniziative messe in atto dalle farmacie sono: riduzione consumi energetici (76,7%); iniziative di riciclo o riduzione dei rifiuti (65,5%); riduzione dell’uso della carta (64,0%); utilizzo di confezioni riciclabili o biodegradabili (44,9%).

In occasione della presentazione del Rapporto sono stati resi noti anche i risultati della campagna “Cuore di donna in farmacia”, che ha coinvolto, attraverso un questionario di valutazione del rischio cardiovascolare e un elettrocardiogramma con i servizi di telemedicina, oltre 1.500 donne dai 40 anni in su in 3 regioni italiane (Lombardia, Marche e Sicilia), che hanno svolto lo screening completo, rispondendo al Questionario indicizzato volto a valutare il loro grado di rischio cardiovascolare e sottoponendosi, tramite servizi di Telemedicina, a un elettrocardiogramma (Ecg) gratuito.

Sulla base di 22 parametri presi in considerazione, tra patologie pregresse e stili di vita, per 1 donna su 5 il rischio cardiovascolare è risultato alto (17,3%) o molto alto (3,6%). Tra le donne che hanno dichiarato di essere in terapia antipertensiva (30,5%) si sono riscontrati valori alti della pressione in ben il 38,6% dei casi e valori medio-alti nel 18,7% dei casi; di fatto, in oltre la metà delle donne già in terapia, i valori della pressione si discostano da parametri normali.

Ferie e pause dal lavoro, modalità organizzative e gestione del tempo dei dipendenti di farmacia

Ferie e pause dal lavoro, modalità organizzative e gestione del tempo dei dipendenti di farmacia

Fonte: www.farmacista33.it

Sul funzionamento del computo delle ferie, organizzazione del tempo, gestione delle pause nel turno di lavoro non mancano dubbi da parte dei farmacisti. Ecco alcuni spunti di chiarimento
Ferie e pause dal lavoro, modalità organizzative e gestione del tempo dei dipendenti di farmacia
Il Contratto nazionale del lavoro delle farmacie private stabilisce che i lavoratori hanno diritto a un periodo di 26 giorni di ferie annuali. Ma in merito al funzionamento del computo, alle modalità in cui vengono organizzati e stabiliti i periodi, così come alla gestione delle pause nel turno di lavoro non mancano dubbi da parte dei farmacisti. A fare un quadro sulla necessità di coordinare e gestire al meglio ferie e pause sono due recenti approfondimenti proposti dallo Studio Bacigalupo Lucidi.

Computo delle ferie e settimana lavorativa: il punto degli esperti
«Il periodo di ferie per il dipendente di farmacia privata» si legge nell’approfondimento di settimana scorsa «è stabilito dal Ccnl in 26 giorni annuali». Un aspetto che spesso suscita domande da parte dei farmacisti riguarda le modalità di conteggio, in particolare all’interno della settimana. «Indipendentemente dalla distribuzione settimanale dell’orario di lavoro, la settimana, proprio al fine del computo delle ferie, viene considerata di sei giorni lavorativi, cioè dal lunedì al sabato compreso, escludendo quindi le domeniche e le altre festività».

Pianificazione delle ferie: è compito della farmacia coordinare il processo
Ma in che maniera possono essere organizzate le ferie in modo da garantire la continuità del servizio? «Un elemento di cui occorre sempre tener conto» spiegano ancora gli esperti «è che la farmacia è chiamata a garantire un servizio pubblico affidato dal sistema normativo». Alla luce di questo, «l’assegnazione del periodo di ferie al singolo lavoratore resta una competenza della farmacia stessa». Certamente, si tratta di un tema «delicato, anche perché la farmacia deve prendere in considerazione le esigenze manifestate dai singoli dipendenti. Questo delicato equilibrio richiede una corretta gestione e per questo è opportuno che nello stabilire i periodi di ferie il titolare raccolga preventivamente – e in tempo utile rispetto al periodo dedicato alla fruizione delle ferie – i vari desiderata del personale». In questo modo, «diventa più agevole raggiungere una organizzazione condivisa, anche se l’effettivo coordinamento tra le esigenze e opzioni di tutti spesso è laborioso e richiede di mediazione».

Gestione delle pause tra paletti normativi e esigenze organizzative
Anche la gestione delle pause, soprattutto quando la farmacia osserva un orario continuato, «non sempre è facile». Un paletto di cui occorre tenere conto è che, «se l’orario di lavoro eccede le sei ore giornaliere, il collaboratore ha diritto a un intervallo di almeno dieci minuti, e questo a prescindere dalla pausa pranzo contemplata per il dipendente a tempo pieno e tutelata dal D.lgs. 66/2003, che stabilisce appunto che dopo sei ore di lavoro consecutive tale pausa sia obbligatoria. Da par suo, il CCNL delle farmacie private non si occupa espressamente della questione e neppure di un autentico diritto del lavoratore alla pausa pranzo. È nostro parere che la durata di quest’ultima debba essere gestita in rapporto alle esigenze organizzative e produttive della farmacia e alle esigenze espresse dai dipendenti».
Anche per questo aspetto «è di nuovo compito del datore di lavoro prendersi in carico l’organizzazione delle turnazioni lavorative dei collaboratori, in modo che tutti possano usufruire della pausa pranzo». È, cioè, necessario «arrivare ad articolare l’orario giornaliero – sia in termini di ore effettive sia di turni tra i dipendenti appartenenti alla stessa area lavorativa -, in modo da garantire che il personale possa nel concreto veder soddisfatto quello che è un vero diritto soggettivo».

Farmacisti e formazione nell’ambito della salute mentale, quali opportunità?

Farmacisti e formazione nell’ambito della salute mentale, quali opportunità?

fonte: www.pharmaretail.it

Il sistema sanitario del Regno Unito (Nhs) ha inserito nel piano quinquennale per la salute mentale la formazione per farmacisti, che potrebbero assumere posizioni in nuovi team integrati di assistenza primaria e comunitaria per le persone con malattia mentale, come psicosi e disturbo bipolare dell’umore.

Come riporta un articolo del Pharmaceutical Journal il piano è sostenuto da 2,3 miliardi di sterline di finanziamenti, riservati per sistemi di assistenza integrati per raggiungere obiettivi specifici per migliorare l’assistenza nei servizi di salute mentale. Il progetto consiste in un “Percorso di formazione in farmacia specializzata in salute mentale” dal Nhs, ma secondo i dati forniti dall’Università di Bradford, ci sono state solo 39 iscrizioni, sui 70 posti messi a disposizione dei farmacisti nell’anno 2023/2024.

Indentificare possibili segnali di sofferenza psicologica
Un’occasione mancata, secondo il PJ. È documentato, infatti, che i farmacisti siano una risorsa preziosa per i servizi di salute mentale del sistema sanitario: per esempio un articolo pubblicato sull’Irish Journal of Psychological Medicine nel novembre 2023 ha evidenziato il valore dei farmacisti specializzati in salute mentale nella gestione in particolare dei pazienti con malattia mentale, descrivendoli «nella posizione migliore per fornire leadership per l’ottimizzazione dei farmaci», migliorando l’aderenza e fornendo informazioni. Inoltre, una revisione sistematica di 37 studi pubblicati nel 2022 ha concluso che gli interventi di salute mentale supportati dai farmacisti migliorano i risultati clinici per i pazienti.

Pharmaretail ha chiesto a Lara Bellardita – psicologa, psicoterapeuta e dottore di ricerca in Psicologia Clinica, che svolge attività clinica e di consulenza e formazione con principale riferimento all’ambito della Psicologia della salute e del benessere – un commento sul ruolo che il farmacista potrebbe avere in Italia nell’ambito della salute mentale.

Ritiene questa iniziativa del Nhs importante?

I farmacisti proprio per la loro presenza sul territorio sono spesso, come loro stessi affermano, i primi professionisti sanitari che le persone incontrano e a cui fanno riferimento quando presentano un disagio che sia a livello fisico o mentale. È quindi estremamente importante che ricevano un’adeguata formazione non per andare a sostituirsi agli specialisti della salute mentale, psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, ma per orientare e indirizzare le persone che si trovano in uno stato di difficoltà e vulnerabilità.

I farmacisti sul territorio possono svolgere un ruolo anche nell’ambito della salute mentale?

Secondo il mio parere sì. Infatti, se da una parte il tema della salute mentale è stato “sdoganato” dal disagio psicologico che è emerso durante e soprattutto dopo la pandemia, tuttavia dall’altra parte rimane spesso tabù, in particolare in alcuni contesti rurali o nelle piccole realtà di paese. La formazione ai farmacisti dovrebbe riguardare come identificare possibili segnali di una sofferenza psicologica e come affrontare il discorso di un invio a un professionista della salute mentale.

Come potrebbero essere sfruttate le competenze acquisite?

È evidente l’importanza del supporto del farmacista nell’aderenza alle terapie farmacologiche e comportamentali (per esempio, oggi conosciamo bene il ruolo dell’esercizio fisico sulla salute mentale e sul benessere psicologico). In un certo senso, i farmacisti adeguatamente preparati possono avere il ruolo di “navigatore” sul territorio per affrontare la complessità del disagio psicologico, ovviamente anche quello legato alla presenza di malattie croniche e oncologiche.

C’è poi il tema dello stress a cui sono sottoposti i farmacisti dietro al banco, anche nella gestione del benessere personale una formazione in ambito psicologico potrebbe essere d’aiuto?

Per i farmacisti sarebbe utile avere degli strumenti per tutelare la propria salute mentale e il benessere psicologico. Infatti, i farmacisti rischiano di farsi coinvolgere troppo o, al contrario, di prendere eccessivamente le distanze, per evitare la fatica emotiva che comprensibilmente può derivare dall’essere una figura sanitaria di riferimento per il paziente. Una formazione specifica può essere utile per imparare a riconoscere le emozioni che si provano dietro al banco, e poi viverle in maniera utile, all’interno del rapporto professionale.