La mossa giusta: il potere dei dati, anche in farmacia

La mossa giusta: il potere dei dati, anche in farmacia

fonte: www.farmacianews.it

Il valore dei numeri nasce dalla capacità umana di interpretarli: in farmacia servono analisi, ascolto dei clienti e uso delle cosiddette 5P per ridurre errori, anticipare il mercato e creare valore tramite servizi, esperienza e conoscenza

“Senza dati, sei solo un individuo con un’opinione”. Questa frase, attribuita a W. Edwards Deming, un esperto americano di management e qualità, fa chiarezza sulla conoscenza, sulla comprensione e sulla capacità di lettura dei numeri nella propria attività professionale, imprenditoriale e comunicativa.

Acquistare dati e farli elaborare da un modello di AI potrebbe non essere sufficiente. Se è vero che i numeri “parlano da soli”, perché molte esperienze di importanti aziende sono fallite o scomparse? Mancata “percezione dei segnali” dei mercati, mancata comprensione delle tendenze, repentine mutazioni di scenari, mancata valorizzazione delle competenze interne ed esterne all’azienda: queste sono le principali sentenze di insuccesso, analizzate nei differenti articoli anche economici.

Durante una partita a scacchi
“…le maggiori conoscenze del giocatore esperto sono il risultato, non la causa, della sua bravura, che invece deriva dalla sua capacità di organizzare fruttuosamente l’informazione che ha accumulato in molte e molte ore di gioco” (1). Le valutazioni di mercato e le conseguenti scelte nascono dalla capacità di saper organizzare i dati.

Il “sentito dire”, la “sensazione di” e la “percezione di” provengono dai segnali della clientela. Il tutto va assemblato e convalidato, rendendo solido il dato. “Abbiamo fatto sempre così ed è andata bene, perché dobbiamo cambiare?” è spesso la giustificazione dietro a un insuccesso.

Concentrarsi unicamente sui dati di vendita può essere limitante nel garantire la solidità dell’impresa. I “tesoretti nascosti” vanno percepiti, individuati, catturati, raccolti e custoditi. Sono beni patrimoniali identificativi dell’azienda e del suo valore.

Le analisi di mercato, la localizzazione dell’azienda, la brand equity come valore intangibile del “marchio farmacia” sono alla base della percezione delle persone, dei collaboratori, della clientela fedele e di quella potenziale. Questi elementi contribuiscono a sprigionare valori che dimostrano la potenza del dato.

Avere la “logica di mercato” vuol dire “ricostruire” dove siamo arrivati, ma anche “anticipare” la mossa concorrenziale, come fa il giocatore di scacchi davanti a una partita già iniziata.

La domanda individuale
Il soggetto, sia esso paziente, consumatore o cliente, per scegliere un prodotto e/o un servizio e stabilire come utilizzarlo (aderenza terapeutica ad esempio), ha fatto un viaggio che si basa su tre caratteristiche di ricerca: qualità, valore, prezzo.

Quest’ultimo parametro non si limita alla “pura transazione economica”. Il valore assegnato al tempo ha un prezzo. “Quanto tempo ci vorrà per guarire, quanto per tenere sotto controllo la mia patologia? Che prezzo sono disposto a pagare per ottenere questi risultati?”. Sono queste le domande concrete che ogni paziente si pone nella scelta “intangibile” di un prodotto salutistico.

Come fa lo scacchista, le storie dei singoli individui si ricostruiscono dal percorso di viaggio (journey) che il singolo individuo ha affrontato. Si effettua la media delle esperienze e si propone la soluzione, che può essere utile per quel target di persone. A seguire, si otterrà la valutazione: la risposta di accettazione o di rifiuto.

Il peso delle 5 P del marketing
La “soluzione” proposta al singolo cliente si basa sul controllo di gestione delle cosiddette “5 P”. Sono le leve di marketing: persone, prezzo, posto, promozione e personalizzazione. Ogni leva deve essere valutata come un singolo investimento.

Il potere del dato è di permettere al manager di valutare come “sbagliare meno”. Il più grande investimento che si effettua in farmacia è l’ottimizzazione del tempo del farmacista speso nel proprio lavoro. Questo patrimonio non può che essere valorizzato e valutato in base al piano di attività che si sceglie. L’informazione scientifica, piuttosto che la pura promozione, prevedono differenti livelli di investimento nelle 5P.

Le analisi di mercato, sia quanti che qualitative, “peseranno” sull’efficacia o meno dei piani. Immaginiamo alcune domande preventive da porre a un panel di clientela selezionata, con l’obiettivo di ridurre i rischi delle “visioni aziendali” e degli investimenti:

è il prodotto che si adatta ai bisogni del paziente oppure viceversa?
il prezzo è un elemento “percepito” come importante e fondamentale tale da richiedere una “sensitivity analisys”?
è il posto fisico e digitale (omnicanalità) che fa la differenza?
è la comunicazione bidimensionale l’elemento di successo?
è il “locker di dispensazione dei prodotti” – vedi il recente modello Amazon USA – dove il paziente trova all’uscita del medico un chiosco disponibile ad erogare la dispensazione del prodotto, senza fila in farmacia? Potrebbe fare la differenza. O meglio: potrebbe avvenire anche in Italia (2)?
è il messaggio comunicativo che necessita di una forte personalizzazione e tempo da dedicare al cliente?
Dopo la scelta e la messa in operatività del progetto, è dall’analisi finale del dato che il manager può comprendere gli errori e gli imprevisti commessi. Le analisi critiche su errori e imprevisti sono operazioni valutative sull’operato svolto dal farmacista. Valutazioni di performance che vanno effettuate allo scopo di poter far nascere nuove proposte e soluzioni. Il farmacista “antifragile”, con poche domande è in grado di valutare cosa migliorare:

Cosa vogliono i nostri clienti/pazienti? Siamo certi di aver compreso o abbiamo dubbi?
La gestione delle scorte dei prodotti commerciali si può avvicinare a quella del farmaco etico?
L’IA può essere utile nella profilazione e segmentazione della clientela e nell’analisi di efficienza del magazzino? Oppure l’AI fa talmente paura che è meglio non considerarla?
Su quest’ultimo punto, è bene precisare che il potere del dato rimane nella capacità di elaborazione della conoscenza umana, che può avere aiuto dalla macchina ma difficilmente quest’ultima potrà sostituirla.

Mix-match nella creazione del valore

Il valore nasce da una “partita di abbinamento e mescolanza” tra due giocatori. Il gioco si svolge tra differenziazione della posizione competitiva per il farmacista e rilevanza per il cliente. In mezzo, c’è il corrispondente valore del prezzo. I punti salienti:

“Una comodity”: un farmaco equivalente, ad esempio, è percepito generalmente dal cliente come irrilevante in termini di differenza di efficacia contro il brand (competitività indifferenziata e prezzo basso).
“Vendere un bene”: esempio, uno spray per la gola contro delle caramelle. L’esigenza del cliente è di assegnare valore al concetto di “utilità generata”. La farmacia vede la posizione competitiva nel valore economico, relazionale e strategico. La logica di costo e prezzo diviene irrilevante.
“Il valore di un servizio”: prevenzione contro diagnosi medica. È il dato clinico ed esperienziale che produce impatto sull’esigenza di salute del paziente. Per la farmacia, la prevenzione ha valore di competitività strategico-economica.
“Inscenare esperienza”. L’esempio del Teach&Back (2) per migliorare la comprensione del paziente verso la terapia in 99’ è un modello di “vitalità della farmacia che non viene vissuta più come un negozio commerciale, ma come spazio di salute dove il paziente può trovare rifugio per comprendere meglio le sue patologie. La scena tenderà a presentare risultati netti come, ad esempio, significativa differenza nei ricoveri per complicanze in particolare nei pazienti diabetici (4).
Lo scorso anno si è valutato un incremento del 10% delle entrate di clientela nelle farmacie indipendenti (5). La perdita sullo scontrino medio, quantizzata in 0.77€ in meno verso l’anno precedente, dimostrerebbe tuttavia che non sia stata “colta questa opportunità”. Sicuramente tutte le spiegazioni saranno razionali, ma il modello del “Farmacista antifragile” dovrebbe farne tesoro. Un esempio concreto potrebbe essere quello di valutare una nuova visone dell’analisi del budget e del ROI, anche con l’aiuto dell’AI.
Allocazione dinamica

L’AI comprende il maggiore accesso della clientela come potenzialità di mercato. Spostare il budget delle 5P verso attività più performanti, migliorando l’efficienza e riducendo gli sprechi. Potrebbe essere la modalità di adattarsi in tempo reale agli andamenti del mercato.

Roi come return on intelligence

L’AI nel caso analizzato potrebbe dimostrare che il vero ritorno di un’azienda non è solo economico ma anche emotivo e cognitivo. Spostando l’attenzione da quanto si guadagna a «quanto abbiamo capito e migliorato il nostro impatto» nell’investimento, vuol dire aver creato un “marketing attento all’ascolto”. In conclusione, potrebbe questo modello essere la modalità applicativa per avere “certezze e non opinioni” dando correttamente potere al dato?

l’SPF supera la stagionalità. Nel mondo il solare entra nella skincare quotidiana

l’SPF supera la stagionalità. Nel mondo il solare entra nella skincare quotidiana

fonte: www.pharmaretail.it

Nei sei principali mercati europei la categoria Sun Care vale oggi circa 1,6 miliardi di euro, con vendite in crescita dell’11,6% anno su anno: è uno dei segnali che emergono dall’analisi Circana su come sta cambiando il rapporto dei consumatori con la protezione solare. Non più solo un acquisto legato alle vacanze, ma una componente sempre più stabile delle routine quotidiane di skincare, spinta dalla consapevolezza crescente sui danni dell’esposizione ai raggi UV, dalle raccomandazioni dei dermatologi e dall’influenza dei social media.

«La domanda di prodotti con SPF sta diventando meno dipendente dal sole e dalle condizioni meteo, e più strettamente legata ad abitudini di skincare preventiva, alla cultura del benessere e alla consapevolezza degli effetti cumulativi dell’esposizione quotidiana ai raggi UV, anche durante i mesi più freddi o nuvolosi», ha dichiarato Larissa Jensen, SVP Global Beauty Industry Advisor di Circana. Una trasformazione che PharmaRetail ha già esplorato nell’intervista a Roberto Isolda, Responsabile Centro Studi di Cosmetica Italia, sulla fotoprotezione oltre il concetto di SPF.

Dall’estate alla prevenzione quotidiana
Nei sei principali mercati europei monitorati da Circana – Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito – la categoria Sun Care nel retail vale oggi circa 1,6 miliardi di euro, con vendite in crescita dell’11,6% anno su anno nelle 52 settimane terminate il 29 marzo 2026. Le unità vendute sono aumentate dell’8% nell’intera area.

Il Regno Unito registra una performance superiore alla media EU6, con vendite in crescita del 16,3% a valore e dell’11,5% a unità. I prodotti con forte identità di brand hanno contribuito al 69% della crescita totale a unità nel Regno Unito e al 92% in Spagna, a conferma della domanda per marche di protezione solare affidabili e riconoscibili.

Il prestige spinge il solare viso
La spinta non riguarda soltanto il mass market. Nei cinque principali mercati europei considerati per il beauty prestige – Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna – i prodotti prestige “In-Sun” con SPF sono cresciuti del 20% a valore nel primo trimestre del 2026, periodo che di norma non coincide con il picco stagionale della categoria.

Nel mercato beauty prestige europeo, la protezione solare ha generato 239,7 milioni di euro di vendite nei 12 mesi terminati a marzo 2026, in aumento del 17% anno su anno, con oltre 10,2 milioni di unità vendute. I solari viso risultano uno dei segmenti più dinamici, con vendite in crescita del 26% a valore.

Premiumizzazione, e-commerce, nuovi mercati
Al di fuori dell’Europa, l’analisi Circana restituisce segnali diversi, ma orientati nella stessa direzione. In Australia, le vendite di prodotti per la protezione solare sono cresciute di quasi il 60% nelle ultime quattro estati, passando da 64,4 milioni di dollari australiani nell’estate 2022 a 102,7 milioni nell’estate 2026. Le vendite a volume, nello stesso periodo, sono aumentate del 18%, mentre il prezzo medio per unità è salito del 35%, da circa 11 a oltre 15 dollari australiani. Il dato riflette uno spostamento verso prodotti a prezzo più elevato e formati più piccoli, insieme a una dinamica di premiumizzazione della categoria.

Negli Stati Uniti, il valore complessivo della categoria Sun Care ha raggiunto 2,7 miliardi di dollari nei 12 mesi terminati a marzo 2026, con una crescita del 6% anno su anno. I brand SPF di fascia media, definiti “masstige”, hanno sovraperformato i tradizionali prodotti mass market, con un aumento del 23% e vendite pari a 323 milioni di dollari. Anche la protezione solare prestige si mantiene solida, con 774,9 milioni di dollari di vendite e una crescita dell’11% anno su anno. Parallelamente al crescente interesse dei consumatori per gli ingredienti, la crescita della protezione solare a base minerale sta superando in modo significativo quella dei filtri chimici.

In America Latina, nel retail prestige, la protezione solare ha generato 76 milioni di dollari nei 12 mesi terminati a marzo 2026, pari al 9% delle vendite totali di skincare e in crescita dell’11% anno su anno. La categoria resta però ancora fortemente stagionale: quasi la metà delle vendite, il 47%, si concentra nei mesi estivi. L’e-commerce rimane il canale principale, con quasi tre quarti delle vendite, e cresce cinque volte più rapidamente rispetto al retail fisico. In Brasile, le vendite online rappresentano il 63% delle vendite SPF prestige e crescono tre volte più velocemente rispetto ai negozi fisici. Sempre in Brasile, nel retail prestige, le vendite di protezione solare hanno raggiunto 10 milioni di dollari, con un aumento del 12% anno su anno.

In Cina, la categoria Sun Care prestige ha generato 287 milioni di dollari di vendite e-commerce nel 2025, pari al 3% del mercato skincare prestige complessivo. Pur con una quota ancora contenuta, il suncare è risultato il segmento prestige skincare a più rapida crescita, con vendite in aumento del 32% anno su anno.

Dermatologi, social, K-Beauty
A sostenere questa evoluzione concorrono più fattori: le raccomandazioni dei dermatologi, le campagne di salute pubblica, la diffusione delle skincare routine e il ruolo dei social media, in particolare TikTok e Instagram. Anche la crescita dei brand K-Beauty e dei prodotti skincare ibridi contribuisce ad accelerare l’innovazione nella categoria, soprattutto nei prodotti viso con SPF.

«Sebbene la stagionalità continui a influenzare la domanda, le evidenze indicano sempre più chiaramente che l’SPF sta diventando una componente permanente delle routine quotidiane di skincare dei consumatori, piuttosto che un acquisto reattivo legato all’estate», ha concluso Jensen.

Farmaci e caldo: eventi avversi, uso corretto e conservazione. Le indicazioni per i pazienti

Farmaci e caldo: eventi avversi, uso corretto e conservazione. Le indicazioni per i pazienti

fonte: www.farmacista33.it

Le ondate di calore possono incidere sia sulla stabilità dei medicinali sia sulla sicurezza di alcune terapie. Dalle raccomandazioni Aifa ai consigli dei farmacisti, ecco quali farmaci richiedono particolare attenzione, come conservarli correttamente e quali comportamenti consigliare ai pazienti.

Antipertensivi, diuretici, antidepressivi, antiepilettici e beta-bloccanti sono solo alcune delle classi di farmaci che richiedono particolare attenzione durante le ondate di calore e i periodi di temperature elevate persistenti. Caldo, umidità ed esposizione ai raggi solari possono infatti alterare l'integrità e l'efficacia di alcuni medicinali, mentre determinate terapie possono aumentare il rischio di disidratazione, ipotensione, alterazioni della termoregolazione o altri effetti indesiderati. Negli anni, in occasione di questi fenomeni climatici estremi, l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha diffuso indicazioni e raccomandazioni per l'uso sicuro dei medicinali, cui si affiancano i consigli diffusi in questi giorni da Federfarma Verona, che invita i pazienti a prestare particolare attenzione alla gestione dei farmaci durante l'estate e, soprattutto, a non modificare autonomamente le terapie.

Antipertensivi, diuretici e farmaci cardiovascolari: rischio disidratazione, ipotensione e capogiri
Tra i farmaci che meritano particolare attenzione durante l'estate figurano quelli utilizzati per il controllo della pressione arteriosa e delle patologie cardiovascolari.
Gli antipertensivi e i diuretici possono favorire disidratazione e riduzione della pressione arteriosa; tra gli effetti indesiderati dei diuretici rientra anche l'iponatriemia, che può aggravarsi in presenza di un'eccessiva assunzione di liquidi.
Gli antiadrenergici e i beta-bloccanti possono invece ridurre la capacità dell'organismo di disperdere il calore attraverso la cute, mentre i vasodilatatori, compresi nitrati e calcio-antagonisti, possono accentuare l'ipotensione nei soggetti più vulnerabili.

Durante i mesi estivi il caldo provoca già di per sé vasodilatazione e perdita di liquidi attraverso la sudorazione. Quando questi effetti si sommano a quelli della terapia farmacologica possono comparire spossatezza marcata, vertigini e anche episodi di svenimento, soprattutto quando ci si alza rapidamente dalla posizione seduta o sdraiata.

Per questo è consigliabile controllare con maggiore frequenza la pressione arteriosa e mantenere una corretta idratazione, senza sospendere o ridurre autonomamente i farmaci. In presenza di valori pressori molto bassi o di sintomi persistenti è necessario rivolgersi al medico curante, che valuterà l'eventuale adeguamento della terapia.

Psicofarmaci, antistaminici e anticolinergici: più difficile disperdere il calore
Diversi farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale o sul sistema colinergico possono richiedere particolari precauzioni durante le ondate di calore. Gli anticolinergici possono interferire con la termoregolazione, ostacolare la sudorazione e ridurre lo stato di vigilanza. Gli antipsicotici possono diminuire la pressione arteriosa, interferire con i meccanismi di termoregolazione e ridurre la capacità del paziente di adottare comportamenti protettivi nei confronti del caldo. Gli antidepressivi possono ridurre la sudorazione e interferire con la termoregolazione centrale.

Anche gli antistaminici possono ridurre la sudorazione e abbassare la pressione arteriosa, mentre gli antiparkinsoniani possono favorire vertigini e stato confusionale oltre a ridurre la sudorazione. Gli ansiolitici e i rilassanti muscolari possono provocare vertigini, diminuire la gittata cardiaca, influenzare il raffreddamento dell'organismo attraverso la vasodilatazione e aggravare alcuni sintomi respiratori.

Tra i medicinali da considerare rientrano anche quelli utilizzati nel trattamento di nausea e vomito, disturbi gastrointestinali e incontinenza urinaria, che possono determinare squilibri idro-elettrolitici, e gli antiepilettici, che possono aumentare lo stato confusionale e ridurre la vigilanza. In questi casi è opportuno limitare l'attività fisica e l'esposizione all'aperto nelle ore più calde della giornata, bere regolarmente anche quando non si avverte lo stimolo della sete e favorire il raffreddamento del corpo, ad esempio bagnando frequentemente polsi, collo e viso.

Antibiotici, Fans e altri farmaci sensibili al sole o al calore
Durante l'estate occorre prestare attenzione anche ai farmaci fotosensibilizzanti. Alcuni antibiotici ad ampio spettro, come i fluorochinoloni, e alcuni antinfiammatori non steroidei, come il ketoprofene, possono reagire ai raggi ultravioletti provocando reazioni cutanee che vanno da eritemi intensi fino a ustioni e macchie della pelle difficili da eliminare.
Durante il trattamento, e nei due o tre giorni successivi alla sua conclusione, è consigliabile evitare l'esposizione diretta al sole e le lampade abbronzanti, utilizzando una protezione solare ad alta protezione anche per le normali attività quotidiane all'aperto.

Accanto ai farmaci fotosensibilizzanti esistono medicinali particolarmente sensibili alle alte temperature, nei quali il problema principale non è rappresentato dagli effetti sul paziente, ma dal possibile deterioramento del prodotto. Tra questi rientrano antibiotici, farmaci adrenergici, insulina, analgesici, sedativi, antiepilettici e anticoagulanti. Anche i farmaci per la tiroide, i contraccettivi e altri medicinali contenenti ormoni sono particolarmente sensibili alle variazioni termiche e richiedono particolare attenzione durante la conservazione.

Conservazione dei farmaci: il caldo comprome efficacia e sicurezza
Le modalità di conservazione indicate nel foglio illustrativo devono essere sempre rispettate. Quando non sono previste indicazioni particolari, i medicinali vanno conservati in un luogo fresco e asciutto, generalmente a una temperatura inferiore a 25 °C.

Esporre un farmaco per poche ore o uno o due giorni a temperature superiori ai 25 °C non ne compromette necessariamente la qualità, ma un'esposizione prolungata può ridurne significativamente la validità. Se il foglio illustrativo riporta una temperatura specifica di conservazione, il mancato rispetto delle indicazioni può compromettere l'efficacia del medicinale e, in alcuni casi, renderlo potenzialmente dannoso.

È altrettanto importante evitare di conservare i farmaci in bagno o in cucina, ambienti caratterizzati da elevata umidità e da continui sbalzi di temperatura. Il luogo ideale è un ambiente fresco, asciutto e lontano da fonti di calore.

Durante viaggi e spostamenti è consigliabile utilizzare un contenitore termico e non lasciare mai i medicinali in auto sotto il sole, neppure per periodi limitati. L'insulina rappresenta un caso particolare e deve essere mantenuta alle temperature indicate, ricorrendo, se necessario, a contenitori refrigerati. Al contrario, non tutti i medicinali devono essere conservati in frigorifero: è sempre necessario attenersi alle indicazioni riportate nel foglio illustrativo.

Per i farmaci utilizzati attraverso aperture ripetute della confezione può essere utile annotare la data della prima apertura, rispettando il periodo di validità indicato dal produttore. È inoltre opportuno conservare sempre il medicinale nel contenitore originale, progettato per proteggerlo dalla luce, dall'aria e dagli sbalzi termici.

Quando sospettare che un farmaco sia stato alterato dal caldo
Le alte temperature possono modificare le caratteristiche del medicinale. Un cambiamento di colore, odore, sapore o consistenza, la presenza di particelle solide in sospensione o sul fondo del flacone oppure la separazione dei componenti di una crema possono essere segnali di un possibile deterioramento.Tuttavia, l'assenza di alterazioni visibili non garantisce che il farmaco sia integro. Alcuni medicinali possono infatti perdere efficacia pur mantenendo un aspetto apparentemente normale.

"Se si nota una qualsiasi alterazione del farmaco, come colore, sapore, consistenza, presenza di particelle solide in sospensione o sul fondo, ci si deve allertare e portare la confezione in farmacia per un attento controllo, tenendo comunque conto che i medicinali possono essere deteriorati anche senza presentare alcuna manifestazione esteriore", spiega Gianmarco Padovani, vicepresidente di Federfarma Verona.

Il farmacista come riferimento per la gestione sicura della terapia
Oltre a verificare l'aderenza terapeutica, il farmacista rappresenta un punto di riferimento per fornire indicazioni sulla corretta conservazione e sul trasporto dei medicinali.

"Se possibile è meglio preferire l'assunzione di quelle solide (pastiglie e capsule) rispetto alle liquide (gocce e spray) che sono in genere più sensibili alle alte temperature. Anche per i viaggi, e con qualsiasi mezzo, è bene chiedere consiglio al farmacista sul corretto trasporto perché alcuni farmaci come quelli per la tiroide, i contraccettivi e altri medicinali che contengono ormoni sono molto sensibili alle variazioni termiche. In città è bene non lasciare mai i farmaci in auto sotto il sole tropicale di questi giorni, se non per brevissimi lassi di tempo. Un consiglio pratico è di riporli nella borsa termica anche per il solo tragitto farmacia-casa", sottolinea Padovani.

Il vicepresidente di Federfarma Verona richiama infine l'attenzione su uno degli errori più frequenti durante l'estate: modificare autonomamente la terapia antipertensiva. "I casi più frequenti riguardano la terapia ipertensiva perché con l'aumentare del caldo è possibile che la pressione sanguigna cali e quindi molti pazienti decidono di 'aggiustare' la terapia da soli. Si tratta di una prassi pericolosa per la salute perché solo il medico può variare posologia e farmaci. Mai, inoltre, affidarsi alla Rete o seguire la vox populi perché ciò che giova a un soggetto può essere deleterio per un altro, anche nell'ambito della stessa famiglia".

Farmaci da banco in vacanza: il farmacista guida la preparazione del kit

Farmaci da banco in vacanza: il farmacista guida la preparazione del kit

fonte: www.farmacista33.it

Il 90% degli italiani porta con sé almeno un farmaco di automedicazione quando parte per le vacanze e quasi uno su tre (30%) adatta il contenuto del proprio kit in base alla destinazione e alle caratteristiche del viaggio. Tra le donne la percentuale sale al 92%. Sono i dati emersi dalla survey Assosalute-Human Highway presentata in occasione di un incontro dedicato alla gestione dei più comuni disturbi estivi, che mette in evidenza anche il ruolo del farmacista nella preparazione del kit di automedicazione e nella corretta gestione dei medicinali durante il periodo delle ferie.

Kit di automedicazione, quali farmaci non dovrebbero mancare

Secondo gli esperti, non esiste un kit di automedicazione valido per tutti: il contenuto dovrebbe essere adattato alla destinazione, alla durata del soggiorno, alle attività previste e alle caratteristiche dei viaggiatori. Per una famiglia con bambini diretta al mare, ad esempio, le esigenze possono essere diverse rispetto a quelle di una coppia in viaggio avventura, di chi visita una città d'arte o di chi si reca in una destinazione esotica. Particolare attenzione va inoltre riservata alle persone anziane e a chi segue terapie continuative, verificando di avere una scorta sufficiente dei medicinali abitualmente utilizzati per tutta la durata della vacanza.

Tra i farmaci che possono trovare posto nel kit figurano prodotti per il trattamento dei più comuni disturbi estivi. Per affrontare scottature ed eritemi possono essere utili creme emollienti e idratanti per la pelle arrossata, oltre ad antisettici e antinfiammatori per uso topico.

Sul fronte dei disturbi gastrointestinali, frequenti durante le vacanze a causa dei cambiamenti nelle abitudini alimentari e negli orari dei pasti, il comunicato segnala medicinali per acidità e bruciore di stomaco, procinetici contro le difficoltà digestive, farmaci per la stitichezza occasionale, prodotti contro il gonfiore addominale e medicinali per la diarrea occasionale. In via preventiva, soprattutto in caso di viaggi o cambiamenti alimentari importanti, possono essere utili anche prodotti a base di lattobacilli e lieviti per favorire il benessere intestinale.

Per le attività all'aria aperta, che aumentano il rischio di punture di insetti, irritazioni cutanee e piccole ferite, possono essere inseriti nel kit repellenti per insetti, creme lenitive, antistaminici topici, disinfettanti, cerotti e materiale per la medicazione. Chi è già in trattamento per una micosi dovrebbe inoltre ricordarsi di portare con sé i medicinali antimicotici e proseguire la terapia per tutto il periodo indicato.

In valigia è inoltre consigliabile prevedere antinfiammatori e antipiretici, utili in caso di rialzo febbrile, mal di testa o mal di gola che possono comparire anche a seguito di sbalzi di temperatura, come quelli dovuti all'aria condizionata durante i viaggi o alle visite nelle grandi città durante le giornate più calde.

Per chi soffre di problemi circolatori o affronta lunghi spostamenti in auto, treno o aereo, possono infine essere utili medicinali ad azione capillaro-protettrice, indicati per alleviare il senso di pesantezza e il gonfiore agli arti inferiori favorito dal caldo e dalla prolungata permanenza in posizione seduta.

Il farmacista supporta la scelta e la verifica dei medicinali

Prima della partenza è consigliabile controllare le date di scadenza dei farmaci che si intende portare con sé e verificare che siano stati conservati correttamente. In questa fase il farmacista può rappresentare un supporto nella personalizzazione del kit di automedicazione, aiutando il cittadino a individuare i medicinali più adatti in base alla destinazione, alla durata del soggiorno, alle attività previste e alle specifiche esigenze di salute del viaggiatore.

Il farmacista può inoltre contribuire a evitare acquisti inutili o duplicazioni di prodotti già presenti in casa, fornendo indicazioni pratiche sul corretto impiego dei farmaci di automedicazione e sui casi in cui è invece opportuno rivolgersi al medico. Un ruolo particolarmente utile per le persone anziane, per chi segue terapie continuative e per le famiglie con bambini, che devono prestare maggiore attenzione alla disponibilità dei medicinali necessari per tutta la durata della vacanza.

"Il momento della partenza è spesso frenetico e può capitare di preparare i medicinali da portare con sé all'ultimo minuto, senza verificare davvero cosa si sta portando. Il consiglio è invece di considerare il passaggio in farmacia come parte della preparazione al viaggio: un'occasione per fare ordine, controllare ciò che si ha già in casa, evitare prodotti non necessari e ricevere indicazioni pratiche su quando usare un farmaco di automedicazione e quando, invece, è opportuno rivolgersi a un medico. Anche questo significa partire in modo più consapevole", ha dichiarato Carolina Carosio, farmacista territoriale.

Conservazione dei farmaci: attenzione a caldo e viaggi in aereo

Assosalute richiama infine l'attenzione sulla corretta conservazione dei medicinali durante il viaggio. Temperature elevate, esposizione diretta al sole e umidità possono alterare alcuni farmaci e comprometterne l'efficacia. Per questo è raccomandato leggere sempre il foglio illustrativo e rispettare le indicazioni di conservazione riportate. In assenza di specifiche istruzioni, è opportuno evitare l'esposizione prolungata a fonti di calore, non lasciare i medicinali in auto sotto il sole e proteggerli dall'umidità. In caso di viaggio aereo, il kit di automedicazione dovrebbe essere trasportato nel bagaglio a mano per evitare l'esposizione alle basse temperature della stiva.

Paracetamolo e adolescenti: i consigli dell’Aifa

Paracetamolo e adolescenti: i consigli dell’Aifa

fonte: www.farmacista33.it

Il paracetamolo è uno dei farmaci più utilizzati in Italia per il trattamento del dolore e della febbre e, se assunto correttamente, presenta un profilo di sicurezza ben consolidato. Proprio questa percezione di “farmaco sicuro”, tuttavia, può rappresentare un elemento di rischio, soprattutto tra i più giovani. È su questo punto che si concentra il recente richiamo dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che invita a mantenere alta l’attenzione sull’uso appropriato del paracetamolo, con particolare riferimento agli adolescenti.

L’iniziativa nasce dall’analisi congiunta dei dati nazionali di farmacovigilanza, inclusi quelli della Rete nazionale di farmacovigilanza e del Centro Antiveleni di Pavia. Le informazioni raccolte evidenziano un numero significativo di casi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo nella popolazione adolescenziale, un fenomeno che, pur non mostrando un aumento nel tempo né legami con comportamenti imitativi o “sfide social”, rappresenta comunque un rischio clinico rilevante.

Secondo Aifa, nella maggior parte dei casi il sovradosaggio tra i giovani non è riconducibile a una reale intenzionalità autolesiva strutturata, ma piuttosto a gesti impulsivi o dimostrativi, associati a una sottovalutazione dei potenziali effetti tossici del farmaco

La convinzione che il paracetamolo sia privo di conseguenze gravi può portare ad assunzioni in quantità superiori a quelle raccomandate, con esiti che, nei casi più severi, possono essere anche irreversibili.

Il principale organo bersaglio del sovradosaggio è infatti il fegato. L’assunzione di dosi eccessive può determinare epatotossicità grave, richiedendo un intervento medico tempestivo anche in assenza di sintomi immediati. Da qui l’importanza d’intercettare precocemente i comportamenti a rischio e di promuovere una corretta informazione sull’uso dei medicinali. Nel suo richiamo l’Aifa ribadisce alcune raccomandazioni fondamentali: attenersi scrupolosamente alle dosi indicate nel foglio illustrativo o dal medico; rispettare gli intervalli tra le somministrazioni; evitare l’assunzione contemporanea di più prodotti contenenti paracetamolo o di altre sostanze potenzialmente epatotossiche; rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza o ai Centri Antiveleni in caso di sospetto sovradosaggio.

In questo contesto, il ruolo del farmacista si conferma centrale. La dispensazione consapevole, il counseling mirato e l’attenzione ai segnali di un possibile uso improprio possono contribuire in modo significativo alla prevenzione. Informare adolescenti e famiglie sui rischi reali legati all’assunzione scorretta del paracetamolo significa non solo tutelare la sicurezza dei pazienti, ma rafforzare quella cultura del farmaco responsabile che resta uno dei pilastri della sanità pubblica.

Uniformare l’incarnato: il consiglio al banco delle BB, CC e DD cream

Uniformare l’incarnato: il consiglio al banco delle BB, CC e DD cream

fonte: www.farmacianews.it

Questi prodotti rispondono a esigenze diverse: idratazione e naturalezza, correzione delle discromie o trattamento delle pelli mature. Il professionista del banco può suggerirle in base al tipo di pelle, ricordando che non sostituiscono una skincare completa.

Uscire di casa con la consapevolezza che i pori dilatati, le piccole rughe, le discromie, sono quasi impercettibili e il viso si mostri in tutta la sua naturalezza: è quello che ci si aspetta quando si utilizza una BB, CC o DD cream. Ma il farmacista quando e a chi può consigliare uno di questi prodotti anziché l’altro?

Le BlemishBalmCream nascono con l’idea che dopo il lavaggio del viso non occorra utilizzare alcun altro prodotto se non appunto, la BB cream che funge da idratante, protezione solare, primer, fondotinta. Le BB cream, infatti, vantano un fattore di protezione solare di almeno 30, possiedono componenti che vantano azione antietà come peptidi e antiantiossidanti come vitamina A e C. Non mancano componenti come la liquirizia e l’arbutina che aiutano a uniformare il colorito della pelle; contengono componenti in grado di riflettere la luce e dare uniformità all’incarnato, ma anche idratanti come l’acido ialuronico.

Sono sicuramente prodotti pratici anche se nonostante i continui miglioramenti formulativi, la loro texture non riesce a essere sempre del tutto leggera e piacevole come può risultare quella di una crema idratante colorata, come pure l’idratazione fornita, in inverno soprattutto, per le pelli più mature non è ottimale. Di solito sono formulate in tono chiaro o medio, quindi consigliare a clienti molto diverse fra loro, potendo scegliere fra sole due nuance non assicura di trovare il colore perfetto per il proprio incarnato. La loro applicazione, tuttavia, può risultare più agevole e fornire alla pelle un aspetto più naturale rispetto a quello che si ottiene mettendo un fondotinta.

Se è vero che solitamente garantiscono una buona idratazione superficiale soprattutto per le pelli più giovani, è bene tenere presente che non sono adatte per le pelli a tendenza acneica poiché è vero che contengono una protezione solare, ma non elementi specifici per l’acne. CC cream è l’acronimo per ColourCorrectingCream: sono formulate con ingredienti tali da rendere più uniforme l’incarnato, andando a correggere i difetti di iperpigmentazione o le piccole discromie; gli ingredienti usati per la loro produzione sono in grado di ridurre il rossore e promuovere la luminosità.

Al tatto e alla stesura sulla pelle risultano più piacevoli di una BB cream e assicurano una buona correzione del colore. Al pari delle BB cream, la scelta di colore è ridotta, ma meglio delle BB cream si prestano anche a essere un’ottima base per l’applicazione del fondotinta. La presenza dell’arbutina, che si estrae dalle foglie di alcune piante come l’uva ursina, il mirtillo o il mirtillo rosso, è comune: non sensibilizzando la pelle al sole, permette l’uso delle CC cream d’estate come d’inverno.

L’arbutina, inoltre, vanta proprietà depigmentanti sulle macchie scure, ma avendo anche proprietà antiossidanti è efficace anche nei confronti dei radicali liberi che si liberano a causa dell’azione svolta dai raggi ultravioletti, per esempio, ed ecco perchè può ridurre la formazione di macchie a causa dell’esposizione solare. La sola presenza dell’arbutina, tuttavia, non garantisce protezione solare. Sono più coprenti di una BB cream e si adattano anche alle esigenze di una pelle acneica, pur senza avere la coprenza di un fondotinta.

Le DailyDefenceCream o Disguise and DiminishCream DD cream, sono pensate per la pelle matura contengono ingredienti dall’azione antiossidante e nutriente come burro di karité, estratto di mirto, ibisco e vitamina E, sono provviste di un fattore di protezione solare. Anche in questo caso la coprenza del prodotto è medio bassa, a fronte però di una buona uniformità del colore dell’incarnato e di un’applicazione molto semplice e di una texture gradevole.

«Accanto a tutti questi effetti promessi bisognerebbe però soffermarsi su come un prodotto del genere possa realmente agire. Ben vengano attivi per la protezione degli effetti nocivi delle radiazioni solari, gli idratanti di superficie e gli ingredienti per il soft focus ma, se pensiamo ad azioni antiage più importanti, che comportano il raggiungimento di distretti cutanei più profondi, allora il problema si complica – riflette Paola Perugini, PhD Dipartimento di Scienze del Farmaco, Università degli Studi di Pavia -. Gli ingredienti contenuti nel prodotto, infatti, dovrebbero, in modo intelligente, sapere se devono penetrare o no negli strati della cute per agire, ovviamente senza trascinarsi dietro gli ingredienti specificatamente utilizzati per un’attività di superficie. Detto questo, forse il ritorno della routine cosmetica composta da almeno due prodotti potrebbe risolvere diversi problemi di sicurezza d’uso, garantendo magari maggiormente l’efficacia vantata».