fonte: www.farmacianews.it

Si è tenuta a Roma, presso il CNEL, la terza edizione degli Stati Generali sul Diabete, promossa da FeSDI e dall’Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e malattie croniche non trasmissibili.

Un appuntamento che non ha solo tracciato la strategia 2026-2028, ma ha messo a nudo le profonde ferite del nostro sistema sanitario: i gap territoriali e il peso insostenibile dei determinanti socio-economici di una patologia che oggi vanta numeri da pandemia. In Italia, infatti, oltre 4 milioni di persone convivono con il diabete, con un impatto economico sul SSN pari a 20 miliardi di euro l’anno.

Il paradosso della periferia: il caso Roma
Un dato su tutti ha scosso la platea, citato dalla professoressa Raffaella Buzzetti, Presidente SID: all’interno della stessa capitale, il diabete morde in modo diverso. A Tor Bella Monaca, quartiere della periferia est segnato da fragilità economica, l’incidenza del diabete tocca il 7%, mentre ai Parioli scende al 4%. Questo gap del 3% racconta come la prevenzione non sia sempre una scelta, ma spesso un lusso legato al reddito e al contesto abitativo.

Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, in un messaggio di apertura, ha confermato questo legame: «Il diabete è correlato agli stili di vita oltre che a condizioni socio-economiche svantaggiate. La nostra strategia è diretta a promuovere la prevenzione primaria e a rendere accessibili a tutti le innovazioni terapeutiche, necessaria a ridurre disuguaglianze».

Accesso all’innovazione e criticità territoriali
Nonostante l’Italia vanti eccellenze nella ricerca, l’accesso ai nuovi device e ai farmaci innovativi non è uniforme. Salvatore De Cosmo, presidente FeSDI, ha ricordato che ai pazienti diagnosticati si aggiungono circa 3 milioni di persone che non sanno di avere la malattia o sono ad alto rischio di svilupparla.

Marcello Grussu, Presidente di Diabete Italia, ha evidenziato la persistenza di “silos” amministrativi e la fatica dei servizi territoriali nel fare rete. Le Case di Comunità restano spesso scatole da riempire, mentre il gap tra le 21 regioni italiane crea pazienti di “serie A” e “serie B” nell’accesso alle tecnologie.

Sul fronte tecnologico, in molti casi resta ancora un’incognita la reale “messa a terra” dei servizi. L’esperienza della Regione Toscana, presentata da Andrea Belardinelli, Direttore del Settore Sanità Digitale e Innovazione della Direzione Diritti di Cittadinanza e Coesione Sociale di Regione Toscana, indica la via: con un utilizzo avanzato della telemedicina e l’integrazione dei dati dei sensori (CGM) direttamente nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). Tuttavia, come emerso dai tavoli, la digitalizzazione deve essere interregionale e tariffata in modo uniforme per non diventare l’ennesimo fattore di esclusione.

La sfida della farmacia: informazione contro l’infodemia
In un contesto dove l’IA e il digitale corrono, la farmacia resta il luogo della fiducia. È stato ricordato il portale “ISS Salute” nato per certificare l’informazione scientifica in un’era in cui la rete è popolata da informazioni scorrette o ‘soluzioni miracolose’.

Il farmacista territoriale, in questo scenario di “ecosistemi interconnessi”, ha il compito di guidare il paziente, contrastando il sensazionalismo e supportando lo screening precoce.

Come sottolineato dalla Senatrice Daniela Sbrollini, Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche non Trasmissibili, lo sport e i corretti stili di vita devono diventare “farmaci naturali”: in questo, la farmacia è l’interlocutore primario per educare il cittadino, specialmente nelle aree più svantaggiate dove la cultura della prevenzione fatica a radicarsi per ragioni economiche.

La risposta alla “pandemia diabete” risiede in una risposta integrata fatta di ricerca, innovazione, approccio clinico e sociale, senza mai dimenticare la prevenzione.