Fonte: www.farmacista33.it – 9 maggio 2020

di Francesca Giani

Oltre alla tutela di chi lavora al banco, sono diverse le preoccupazioni avanzate dalle farmacie durante l’emergenza sanitaria. Tra queste, un forte calo di fatturato per le zone come i centri storici e le località turistiche
Oltre alla tutela di chi lavora al banco, a contatto con i cittadini, sono diverse le preoccupazioni avanzate dalle farmacie dall’inizio dell’emergenza Covid-19. Tra queste, a essere segnalata è una situazione di calo di fatturato per quelle zone, come i centri storici, le località turistiche, ma anche le aree con una maggiore presenza aziendale, connessa alle misure di contenimento, come pure una preoccupazione per quelle farmacie di più piccole dimensioni, di gestione soprattutto familiare, in caso di contagio.

Zone non residenziali: calo fatturato arriva anche all’80%
Il quadro emerge in particolare dal Promemoria per le Commissioni VI Finanze e X Attività produttive della Camera dei Deputati presentato da Federfarma in occasione dell’iter di conversione del cosiddetto Decreto Liquidità (Disegno di legge A.C. 2461). “Per quanto attiene agli impatti dell’emergenza sanitaria sulle farmacie – si legge – occorre evidenziare che il lockdown, determinando l’azzeramento delle presenze nelle località turistiche e nei centri storici, con danni economici enormi per le attività legate al turismo, ha comportato anche un crollo dell’utenza di riferimento per le farmacie presenti in tali zone, rimaste comunque aperte. Si tratta spesso di località con un ridotto numero di residenti” tanto che “nelle ultime due settimane di marzo 2020 – rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e/o alle medie di gennaio e della prima quindicina di febbraio di quest’anno – la riduzione di fatturato per le farmacie di queste zone eÌ oscillata tra il 40% e l’80%. L’eventuale perdurare di tale situazione potrebbe compromettere la sopravvivenza delle farmacie in questione”.
Da qui la proposta: alla luce di questa situazione “si rendono necessarie iniziative e provvedimenti volti a supportare quelle farmacie che hanno avuto sensibili cali di fatturato, estendendo, in particolare, anche a questa tipologia di esercizi le agevolazioni previste per le attività costrette alla chiusura. In particolare, si chiede l’estensione anche alle farmacie, che fanno registrare rilevanti perdite economiche, del credito di imposta del 60% dei canoni di locazione, previsto dal DL Cura Italia per le attività costrette alla chiusura. Appare poi necessario prevedere la possibilità di un accordo Governo-ABI per semplificare e rendere più rapide le procedure di erogazione dei finanziamenti stessi” anche per venire incontro alle difficoltà di approvvigionamento di beni legati all’emergenza.

Farmacie a gestione familiare: forte preoccupazione in caso di contagio
Sul fronte delle farmacie di zone disagiate, in una lettera ai colleghi firmata dalla rappresentante del Sunifar, Silvia Pagliacci, viene evidenziato ancora una volta il valore della presenza capillare della farmacia rurale, che, soprattutto in un momento di emergenza come quello attuale – che ha visto una riduzione della presenza dei medici in ambulatori e studi -, è spesso rimasto l’unico presidio sanitario per una popolazione fragile e in molti casi anziana. In questa situazione, sembra ancora più forte il rischio di contagio, certificato anche da Inail in termini generali, e riuscire a garantire il servizio è spesso la prima preoccupazione di farmacie di piccole dimensioni che non di rado sono di dimensioni famigliari. «Io e mio fratello» è il racconto di un titolare di un presidio nella campagna a nord di Firenze, «ci siamo trasferiti a vivere in farmacia, per tutta la durata del lockdown, senza più tornare a casa. Abbiamo organizzato fin da subito l’accesso e il layout in modo da limitare al massimo il rischio di contagio, con tutte le misure di sicurezza anche personali, e devo dire che i cittadini hanno subito accolto di buon grado le soluzioni. Le difficoltà sono state tante, anche solo per gli approvvigionamenti, specialmente nei momenti critici di carenza. E ancora di più, oggi, ci rendiamo che per la popolazione delle aree disagiate siamo l’unico punto di riferimento, anche solo per un consiglio o un dubbio».

Piemonte aggiorna indennità residenza. Pagliacci: sia modello per altre Regioni
Nella lettera ai colleghi Pagliacci sottolinea come «le farmacie non solo sono restate sempre aperte non interrompendo il servizio, né diminuendo il livello di assistenza alla popolazione, ma sono state chiamate a svolgere una funzione sicuramente più pericolosa e dura. Il prezzo che abbiamo pagato in questi giorni è stato altissimo: diversi colleghi ci hanno lasciato e molti altri sono stati ricoverati a lungo, con la preoccupazione, inoltre, di dovere, comunque, riprendere al più presto il servizio. Oggi, le difficoltà sono tutt’altro che superate, anche se il Paese, a poco a poco, sta recuperando parvenze di normalità».
Da qui la richiesta: «In questo momento riteniamo che sia nostro diritto e dovere rivolgerci ai nostri interlocutori locali che presiedono la sanità e chiedere loro di dare un primo concreto segnale di riconoscimento alle farmacie, al di là dei pur apprezzatissimi ringraziamenti ricevuti. A tale proposito, prendiamo spunto da quanto avvenuto nei giorni scorsi in Piemonte, dove la Regione ha provveduto ad aggiornare gli importi delle indennità di residenza».
In Piemonte, con delibera pubblicata il 23 aprile, è stato disposto un “aggiornamento di € 644 annui, per il biennio 2020-2021, dell’indennità di residenza per titolari, direttori responsabili e gestori provvisori per farmacie rurali ubicate in località con popolazione inferiore a 3000 abitanti”. Questo “sulla base della somma dei punti di variazione dell’indice del costo della vita, con riferimento al periodo intercorso tra il trimestre ottobre-novembre-dicembre 1977, considerato uguale a 100, e il 31.12.2019”.
«Un aggiornamento costante e prestabilito di tali indennità in favore delle farmacie rurali» conclude Pagliacci «ci sembra indispensabile e doveroso, anche e soprattutto per tutto quello che queste farmacie hanno fatto e continueranno a fare per la collettività e in quest’ottica occorre sollecitare tempestivi interventi».