Fonte: www.federfarma.it
L’Italia è oggi in coda all’Europa quando si tratta di gestire in maniera professionale i farmaci innovativi. L’ennesima conferma si è avuta nel corso dell’ultimo gruppo di lavoro in materie economiche del PGEU lo scorso 8 settembre che aveva come oggetto le Specialty medicines, una categoria di cui si parla sempre più spesso in Europa.
Per specialty medicines (SP) s’intende una categoria di farmaci ad alto costo ad alta complessità e alta sensibilità, che hanno, cioè, bisogno di attenzioni speciali al momento della dispensazione/somministrazione. Gli SP sono spesso biologici per trattare condizioni croniche complesse o rare come cancro, artrite reumatoide, emofilia, HIV, psoriasi, malattie infiammatorie intestinali, epatite C. Se nel 1990 c’erano 10 “farmaci speciali” sul mercato oggi ce ne sono più di 300. Si definiscono così probabilmente perché il loro prezzo è ben più alto degli altri farmaci presenti sul mercato. I colleghi dell’Associazione delle farmacie portoghesi hanno condotto una piccola ricerca su questa categoria nella quale è risultato come questi farmaci sono disponibili in farmacia in Francia, Germania, Irlanda, Belgio, Svezia e parzialmente in Spagna, dove il Governo ha stilato una lista di farmaci ad altissimo costo da riservare all’ospedale. Non c’è alcuna armonizzazione in Europa né su una definizione di specialty medicines, né tanto meno su una lista comune. In quasi tutti i Paesi la dispensazione in farmacia viene remunerata secondo la regolamentazione ordinaria, mentre in Irlanda è previsto un fee for service.
Il motivo dell’interesse dei colleghi portoghesi non è solo di tipo accademico, in quanto il loro Governo ha dato, da tempo, la possibilità di partire con due progetti pilota sugli SP.
Il primo (tra il 2016 e il 2020) ha riguardato i farmaci antiretrovirali e ha coinvolto 211 farmacie e 240 pazienti. Il secondo, partito a dicembre 2019, riguarda farmaci per HIV, sclerosi multipla e cancro e ha come obiettivo il miglioramento dell’accesso al farmaco e una maggiore integrazione sia professionale che tecnologica con le strutture del servizio sanitario. Se il progetto ha incontrato le difficoltà del lockdown, le stesse difficoltà di potersi recare in ospedale per i pazienti, hanno dato la possibilità di partire con un progetto ancora più ampio, l’”Operazione luce verde” che riguarda la dispensazione di SP relativi a molte patologie, sta coinvolgendo 34 ospedali, più di 15.000 pazienti e 2.400 farmacie. Tale progetto sta incontrando grande soddisfazione tra i pazienti, che considerano la dispensazione in farmacia più comoda di quella ospedaliera, ma anche notevoli risultati clinici in quanto il dato di assenteismo dei pazienti (quindi l’aderenza alla terapia) si è praticamente azzerato nel momento in cui il farmaco viene dispensato in farmacia.
I colleghi portoghesi stanno attuando la medesima strategia che usarono per cercare di arrivare alla somministrazione generalizzata dei vaccini in farmacia. Il progetto pilota partito nel 2018 registrò infatti un aumento della copertura vaccinale di oltre il 32 %. Un bel biglietto da visita da presentare al momento delle negoziazioni con il Governo su nuove attività di pharmaceutical care che le farmacie portoghesi sono in grado di offrire “chiavi in mano” ai propri pazienti. (ML)





