Fonte: www.federfarma.it

«Anche a causa dell’invecchiamento della popolazione, c’è bisogno di interventi e servizi sempre più fruibili nel territorio, in special modo per la prevenzione e la cura delle patologie croniche. In questo quadro la farmacia, sia per le professionalità che esprime sia per la capillare distribuzione sul territorio, deve rappresentare la prima interfaccia del cittadino con il Ssn». E’ una delle premesse più incoraggianti dell’atto d’indirizzo con cui le Regioni hanno tracciato il perimetro nel quale vogliono negoziare il rinnovo della convenzione. Il testo era stato approvato a marzo dal Comitato di settore-Sanità, quindi era andato in Consiglio dei ministri per i pareri di rito e infine è tornato alle Regioni, che a luglio l’hanno licenziato.

In teoria, la Struttura interregionale avrebbe dovuto “convertire” l’atto in una piattaforma negoziale strutturata, ieri invece Federfarma e Assofarm si sono visti riproporre il documento delle Regioni senza modifiche sostanziali. Sarà su questo articolato, dunque, che le parti dovranno confrontarsi e allora diventa esercizio utile andarsi a rileggere le proposte salienti di quel testo.

La mission della farmacia
Del ruolo di prossimità che le Regioni vedono per le farmacie si è detto in apertura. «A livello regionale» si legge ancora «la farmacia deve trovare spazi nell’organizzazione sanitaria in relazione alla programmazione sanitaria definita dalle singole amministrazioni. La rete delle farmacie, pertanto, può costituire anche uno strumento ulteriore per il governo della spesa, nonché per le attività di affiancamento ai servizi territoriali del Ssn. Da ciò consegue che dovranno essere definiti requisiti e condizioni affinché l’erogazione nelle farmacie dei servizi aggiuntivi avvenga in modo omogeneo a livello nazionale».

La farmacia come parte di un sistema integrato
Oltre alla dispensazione dei medicinali, «è fondamentale lo sviluppo di ulteriori attività» come il monitoraggio della terapia farmacologica, con particolare attenzione ai cronici; il supporto alle campagne di informazione, la verifica delle procedure amministrative legate alla dispensazione (piano terapeutico, note Aifa, indicazioni registrate), il monitoraggio dei consumi di farmaci non rimborsati e l’integrazione in rete (per l’assistenza domiciliare, la continuità assistenziale, la consegna a domicilio dei farmaci, il Cup e la consegna dei referti); infine, la partecipazione a programmi di farmacovigilanza attiva e di screening, così come alle campagne vaccinali e alle iniziative orientate all’educazione sanitaria.

Assistenza farmaceutica
Per superare la frammentazione che oggi caratterizza la dpc, «appare necessaria una riflessione complessiva sul sistema di erogazione dei medicinali da parte del Ssn, con l’obiettivo di individuare, per quanto possibile, criteri uniformi sull’intero territorio nazionale». La dpc dovrà quindi diventare «un servizio essenziale e come tale obbligatorio, garantito da tutte farmacie oltre alla distribuzione convenzionale». E’ anche opportuno, osservano le Regioni, «che venga definito un elenco unico nazionale dei farmaci da erogare in distribuzione per conto», nel quale dovranno essere presenti anche farmaci non appartenenti al Pht «purché in linea con i criteri definiti dalla legge 405/2001». Allo stesso modo «è auspicabile un’analisi degli attuali compensi corrisposti (alle farmacie, ndr) per armonizzare progressivamente le tariffe applicate sul territorio nazionale».

Assistenza integrativa
Anche per i prodotti dell’assistenza integrativa «è auspicabile che venga definita una tariffa massima a livello nazionale da applicare a tutti i fornitori» e che «la prescrizione e distribuzione avvengano in modalità elettronica fruibile su tutto il territorio nazionale».

Nuovi servizi
«E’ necessario che i servizi, per poter essere presi in considerazione ai fini di una possibile remunerazione, soddisfino almeno due requisiti: avere reale utilità ed essere misurati». A una prima disamina, i servizi che sembrano soddisfare tali requisiti sono «la dispensazione e la consegna domiciliare di farmaci e dispositivi medici, la dpc, Cup e consegna referti, i programmi di screening». La farmacovigilanza e l’aderenza terapeutica, invece, «possono essere prese in considerazione a patto che vengano definiti gli indicatori di processo»: numero e tipo di interventi effettuati, incremento delle segnalazioni di farmacovigilanza e\o di risultato, benefici per il paziente.

Ristrutturazione del compenso
Considerato l’obiettivo di trasformare la farmacia «in una struttura a prevalente attività sanitaria integrata con il Ssn», si ritiene opportuno «individuare meccanismi di remunerazione dell’attività svolta dal farmacista scollegati dal prezzo dei medicinali». Allo scopo, «è auspicabile un’analisi degli attuali compensi corrisposti per armonizzare progressivamente le tariffe applicate sul territorio nazionale, oggi caratterizzate da un’ampia variabilità». La convenzione nazionale, inoltre, «deve prevedere l’obbligatorietà dell’adesione di tutte le farmacie ai contenuti degli accordi regionali anche per quanto riguarda l’erogazione dei servizi aggiuntivi che la qualificazione del ruolo implica».

Ruralità
E’ necessario rivedere la definizione di farmacia rurale sussidiata «in quanto ad oggi il concetto di ruralità deve essere sostituito dal concetto di farmacia disagiata», con gli eventuali benefici «ancorati al fatturato della farmacia determinato ai fini della dichiarazione iva».