COME RIMETTERSI IN FORMA A 50 ANNI

COME RIMETTERSI IN FORMA A 50 ANNI

Non è facile rimettersi in forma dopo una certa età… anzi, quando il metabolismo cambia, ritrovare il proprio peso forma diventa sempre più difficile.
Eppure, ci sono dei modi che ci indicano come rimettersi in forma a 50anni e, attenzione, sono alla portata di tutti!

COSA FARE PER RIMETTERSI IN FORMA A 50 ANNI
Prima di iniziare a parlare di come rimettersi in forma a 50 anni, è bene sottolineare alcuni aspetti che stanno a cuore a noi di Pensavital.
Il benessere passa anche e specialmente per la salute fisica, ma anche per quella emotiva: cosa intendiamo con “rimettersi in forma”?

  • Rientrare all’interno di canoni di peso considerati salutari dalla scienza medica
  • Sentirsi giovani e attivi
  • Vivere con vitalità le proprie giornate
  • Avere un’alimentazione sana, permettendosi anche qualche sfizioso sgarro senza compromettere la salute.
    Altrettanto importante (anzi, fondamentale!) è accettare se stessi e i cambiamenti del proprio corpo: con l’avanzare dell’età e, per le donne con l’arrivo della menopausa, il metabolismo rallenta e il corpo si modifica. Questi sono processi del tutto naturali, che dobbiamo accettare e apprezzare.

STEP 1- CHECK UP
Dopo aver deciso di rimettersi in forma, la prima cosa da fare è prenotare un check-up dal vostro medico curante, che controllerà il vostro stato di salute generale.
È fondamentale, infatti, non sforzare troppo il cuore, articolazioni, muscoli o parti del corpo specifiche se abbiamo problemi.
Senza un chek up generale potremmo correre inutili rischi.

STEP 2 – ALLENAMENTO MIRATO
Rivolgetevi a esperti per studiare un allenamento mirato alle vostre necessità: potenziare la muscolatura? Tonificare il corpo? Perdere peso?
Basta un’ora di allenamento due o tre volte a settimana per vedere già netti miglioramenti. Pensiamo ad una passeggiata a passo sostenuto, un’ora di nordic walking, o acquagym o nuoto per fare attività cardio.
Per allenare i muscoli possiamo usare pesetti da 1.5 kg o 2 kg e anche gli elastici appositi. Non dimentichiamo che anche praticare Yoga è molto utile!
Un piccolo consiglio se decidete di rimettervi in forma autonomamente: pianificate le vostre sessioni di allenamento, scegliendo giorni e orari da dedicare all’attività fisica.

STEP 3 – CURARE LO STRETCHING POST ALLENAMENTO
Lo stretching post allenamento è fondamentale! Non dimenticate mai di allungare i muscoli e rilassarvi dopo una sessione!

COSA NON FARE
Come rimettersi in forma a 50 anni? Abbiamo detto che è necessario un check up completo, che è bene scegliere l’attività sportiva che preferiamo anche in base alle nostre necessità e che è importante fare stretching.
Cosa non dobbiamo fare?

STEP 1 – ECCEDERE
Non dobbiamo strafare! Il nostro corpo ha un ritmo che dobbiamo rispettare: diamoci tempo perché non serve fare allenamenti estenuanti e infiniti. Lasciate perdere workout di ore e optate per: equilibrio e regolarità.
Due o tre allenamenti alla settimana della durata di 1 ora vi daranno i risultati che sperate e non affaticheranno il vostro corpo.

STEP 2 – ALIMENTAZIONE SBAGLIATA
Un’alimentazione sbagliata può vanificare i vostri sforzi, ecco qualche consiglio per una dieta sana ed equilibrata.
Non digiunate e non saltate i pasti perché non vi aiuterà a dimagrire, anzi rallenta il vostro metabolismo. Al contrario, 5 pasti al giorno (colazione, pranzo, cena e due spuntini), equilibrati e ben bilanciati sono la scelta giusta.
E, come sempre, bevete molta acqua: almeno 2 litri al giorno per reintegrare i sali minerali persi durante l’attività sportiva.

Ecco quindi come rimettersi in forma a 50 anni!

Giornata mondiale del farmacista, il ruolo cruciale nella promozione della salute pubblica

Giornata mondiale del farmacista, il ruolo cruciale nella promozione della salute pubblica

fonte: www.farmacista33.it

La Giornata Mondiale del Farmacista del 25 settembre 2024 guidata dalla FIP evidenzia il ruolo cruciale dei farmacisti nella promozione della salute pubblica in tutto il mondo. un'opportunità per riconoscere il loro contributo e potenziale nel costruire sistemi sanitari più forti e comunità più sane
I farmacisti sono membri integranti dei sistemi sanitari e ogni giorno svolgono un ruolo vitale nel rispondere ai bisogni di salute e celebrarlo ogni anno con Giornata mondiale del farmacista è un’occasione anche per far conoscere e ricordare ai decisori e al pubblico il contributo che apportano per migliorare la salute in tutto il mondo. Lo sottolinea la Fip, Federazione internazionale dei farmacisti che nel 2009 ha istituito la Giornata, per poi estenderla nel 2020 con la Settimana Mondiale della Farmacia, per ampliare le celebrazioni all'intera professione e includendo apertamente tutti i settori della professione farmaceutica.

Il tema, scelto dal Bureau della FIP, nel 2024 si focalizza sulla risposta dei farmacisti ai bisogni della salute globale riconoscendo che le sfide sanitarie sono sempre più internazionali e multidimensionali. Garantire una buona salute e sistemi sanitari solidi e sostenibili in ogni paese, eliminando le disuguaglianze sanitarie, è una necessità evidenziata dalla pandemia COVID-19. Le sfide più urgenti attuali e future oggi includono “la mancanza di accesso alle cure sanitarie, la carenza di professionisti sanitari, la resistenza antimicrobica, il cambiamento climatico e l'inquinamento atmosferico, l'HIV e le malattie infettive emergenti”.

Fip: farmacisti sono membri integranti dei sistemi sanitari
In questo contesto i farmacisti sono membri integranti dei sistemi sanitari e svolgono un ruolo vitale: prima di tutto, garantiscono l'accesso ai medicinali essenziali e il loro uso ottimale, ma utilizzano anche la loro competenza per contribuire significativamente alla cura del paziente e alla salute pubblica. In molti modi diversi, il farmacista ogni giorno risponde ai bisogni di salute. In molti luoghi, i farmacisti sono il primo punto di contatto per consigli sanitari e assistenza sanitaria primaria, soprattutto in contesti con risorse limitate. Aiutano a prevenire malattie (ad esempio, somministrando vaccini); effettuano screening sanitari, educano i pazienti e migliorano l'alfabetizzazione sanitaria; supportano campagne di salute pubblica, partecipano alla ricerca e allo sviluppo di nuovi farmaci, guidano la farmacovigilanza e assicurano che gli antibiotici vengano usati solo quando necessario; stanno implementando modi di lavorare più sostenibili e affrontano l'impatto del cambiamento climatico sulla salute; e promuovono cambiamenti politici che favoriscano migliori risultati sanitari. Come dimostrato durante la pandemia di COVID-19, i farmacisti sono in prima linea nell'affrontare le crisi sanitarie globali.

“La campagna della Giornata Mondiale del Farmacista della FIP è un mezzo per la professione di celebrare e far conoscere i contributi che apporta per migliorare la salute in tutto il mondo. È anche un'opportunità per evidenziare il nostro ulteriore potenziale nel migliorare la salute globale” scrive la Fip e invita “i colleghi di ogni paese a unirsi a noi nel celebrare la Giornata Mondiale del Farmacista, ricordando ai decisori e al pubblico quanto il ruolo dei farmacisti nel rispondere ai bisogni di salute sia cruciale per costruire comunità più sane ovunque”.

Origine della Giornata mondiale del farmacista
La Giornata Mondiale del Farmacista (25 settembre) segna l'anniversario della fondazione della FIP nel 1912 ed è stata adottata dal Consiglio della FIP nel 2009. In quanto tale, la campagna della Giornata Mondiale del Farmacista è guidata ogni anno dalla FIP, con il tema scelto dal Bureau della FIP. Nel 2020, la FIP ha anche creato la Settimana Mondiale della Farmacia, estendendo le celebrazioni all'intera professione e includendo apertamente tutti i settori della professione farmaceutica.

I FARMACISTI DEL FUTURO

I FARMACISTI DEL FUTURO

Fonte: www.farma7.it

Comprendere i bisogni e le motivazioni dei giovani farmacisti non significa soltanto indagare sulle loro aspettative, ma anche sul futuro stesso della farmacia e, di conseguenza, capire quali saranno le direttrici di sviluppo dei suoi modelli organizzativi e gestionali. Assai interessante è stato allora il convegno “Generation next: I farmacisti del futuro e il futuro della farmacia” organizzata da Federfarma Milano, Lodi e Monza Brianza, occasione per presentare una ricerca condotta da “TradeLab” su 1.200 giovani farmacisti di tutt’Italia (in media 32 anni), con circa 4 anni di esperienza in farmacia (87% collaboratori, 13% titolari).

I giovani laureati che operano in farmacia credono nella farmacia dei servizi e nel suo sviluppo, sono motivati più dal desiderio di lavorare in un ambiente sereno, che dalla retribuzione economica, vogliono avere stima (reciproca) nei confronti del titolare e chiedono di essere coinvolti nelle decisioni e nella condivisione di obiettivi e risultati. Non temono l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale, perché ritengono potrà fornire un’assistenza più personalizzata.
Tra i risultati più interessanti dell’indagine emerge che i giovani laureati che operano in farmacia credono nella farmacia dei servizi e nel suo sviluppo, sono motivati più dal desiderio di lavorare in un ambiente sereno (76%), che dalla retribuzione economica (72%), vogliono avere stima (reciproca) nei confronti del titolare (73%) e chiedono di essere coinvolti nelle decisioni e nella condivisione di obiettivi e risultati (70%). E ancora, credono nelle innovazioni tecnologiche (sito web, app, automazione ecc.) e non temono l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale, perché ritengono potrà fornire un’assistenza più personalizzata (21%).

L’incontro è stato aperto dal presidente di Federfarma Milano, Lodi e Monza Brianza e di Federfama Lombardia, Annarosa Racca, che ha precisato come i dati offerti dall’indagine offrano “spunti preziosi di confronto e di riflessione, Come imprenditori, dobbiamo valorizzare i nostri collaboratori e promuoverne la crescita, contribuendo anche al dialogo tra le nuove generazioni di professionisti e le aziende di produzione e di distribuzione con cui ci interfacciamo costantemente”. Quindi, è intervenuto il presidente dell’Ordine e della Fofi, Andrea Mandelli, soffermandosi sull’importanza di un corso di studi ora “rinnovato e arricchito di contenuti professionalizzanti, in linea con la valorizzazione del nostro ruolo nella rete dell’assistenza sul territorio”. “I risultati dell’indagine -ha poi precisato- confermano la bontà dell’intuizione che la Federazione ha avuto nel ridisegnare il futuro della professione e sono per me motivo di grande soddisfazione, perché significa che la strada tracciata è quella giusta”.

All’incontro è intervenuto anche Emanuele Monti, Presidente della IX Commissione Permanente Sostenibilità sociale, casa e famiglia e membro del Consiglio di amministrazione dell’Aifa, che ha ricordato l’importante ruolo garantito dai farmacisti di comunità, “presidio sanitario insostituibile sul territorio, punto di riferimento immediato e accessibile per i cittadini”. E ha poi precisato “Nostro obiettivo è rafforzare questa rete di professionisti preparati e motivati, assicurando che ogni cittadino lombardo possa contare su un servizio di qualità, vicino e tempestivo, all’interno del proprio contesto di vita quotidiana”.

L’incontro ha poi offerto due interessanti tavole rotonde, moderate da Paolo Bertozzi, Head of Industry di TradeLab, la prima che indicato il punto di vista delle aziende (che cosa chiedono e come possono contribuire) e l’altra il punto di vista delle farmacie e dei farmacisti.

Permessi dal lavoro, approvato emendamento per vertici ordini professioni sanitarie dipendenti Ssn

Permessi dal lavoro, approvato emendamento per vertici ordini professioni sanitarie dipendenti Ssn

fonte: www.farmacista33.it

È stato approvato l’emendamento al DDL lavoro che introduce permessi non retribuiti per i rappresentanti degli Ordini professionali nell’esercizio delle proprie funzioni legate al loro mandato istituzionale

di Redazione Farmacista33
ordini professioni sanitarie dipendenti Ssn permessi lavoro
I vertici degli Ordini delle professioni sanitarie e delle rispettive Federazioni nazionali, se dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale potrebbero vedersi riconosciuto il diritto di usufruire di permessi non retribuiti per partecipare a attività istituzionali legate al loro mandato. Lo prevede un emendamento al DDL lavoro presentato da Marta Schifone (Fdi) e approvato in XI Commissione della Camera

Permessi non retribuiti: otto ore lavorative mensili
L'emendamento si riferisce ai permessi non retribuiti concessi ai vertici elettivi degli Ordini delle professioni sanitarie e delle rispettive Federazioni nazionali. Questi vertici, “qualora dipendenti delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale” possono usufruire di permessi non retribuiti per partecipare a attività istituzionali legate al loro mandato. Il limite è fissato a un massimo di 8 ore lavorative mensili. I dipendenti che vogliono avvalersi di questi permessi devono fare una richiesta scritta e “motivata all’amministrazione di appartenenza con almeno tre giorni di anticipo, salve comprovate ragioni di urgenza”.
L'emendamento fa riferimento agli Ordini delle professioni sanitarie istituiti secondo l'articolo 4 della legge 11 gennaio 2018, n. 3 tra cui medici, veterinari, farmacisti, biologi, infermieri.

Il passaggio in Commissione ha ricevuto il plauso di alcune Federazioni nazionali, tra cui Fnomceo, Fnopi, Fnovi e altre incluse tra le categorie delle professioni sanitari, che commentano così la modifica: “Si sana in questo modo una storica discriminazione tra chi svolge attività ordinistica ed altri settori di rappresentanza pubblica. Un segnale importante per gli Ordini professionali che, come Enti sussidiari dello Stato, operano tutti i giorni e in tutto il territorio nazionale a tutela di cittadini e persone assistite. Auspichiamo ora che il provvedimento possa essere approvato definitivamente in Aula in tempi rapidi”.

Stagione influenzale e Covid-19: farmaci, vaccini e consigli professionali

Stagione influenzale e Covid-19: farmaci, vaccini e consigli professionali

fonte: www.farmacista33.it

Presentati i dati della ricerca condotta da Human Highway per Assosalute, sugli italiani e la gestione di influenza, Covid-19 e virus stagionali

influenza Covid-19 e virus stagionali automedicazione farmaci
Con l’approssimarsi della nuova stagione influenzale, circa un italiano su due si dice preoccupato per l'impatto che i virus potrebbero avere, temendo un aumento dell'aggressività e della contagiosità. In particolare, per due italiani su tre il Covid virus non è scomparso e potrebbe ripresentarsi sotto nuove varianti e il 51,6% lo considera una "normale infezione virale” un dato quasi raddoppiato rispetto al 2023, quando solo il 27% lo assimilava all’influenza. Il 43% degli italiani ritiene di aver acquisito maggiore resistenza ai virus stagionali, ma c’è una diffusa preoccupazione per le conseguenze del Covid-19 sulla salute delle persone vulnerabili, con il 59% (soprattutto over 55 e over 65) che continua a temere per la salute dei membri più fragili della propria famiglia. I dati emergono dalla ricerca condotta da Human Highway per Assosalute, presentata oggi in occasione dell’evento stampa “Tra vecchie e nuove ‘influenze’: come il Covid-19 influenzerà ancora la diffusione e la gestione dei virus stagionali”.

Cosa fare quando appaiono i primi sintomi influenzali
La stagione delle infezioni respiratorie quest'anno non si è mai veramente conclusa. “Anche durante l'estate a causa degli sbalzi termici, i livelli di contagio non sono scesi sotto la soglia critica, con una persistenza di infezioni causate non solo da virus influenzali, ma anche da ‘virus cugini’, come il virus respiratorio sinciziale (RSV), il rinovirus, il metapneumovirus e i virus parainfluenzali, insieme al contributo del Covid-19 e di alcuni batteri che hanno provocato problemi polmonari.” Ha spiegato Fabrizio Pregliasco, Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva – Università degli Studi di Milano. Questi virus continueranno a circolare anche nella prossima stagione, che sarà “piuttosto intensa, simile a quella del 2022 e più vivace rispetto allo scorso anno, con circa 14 milioni e mezzo di casi di influenza e infezioni respiratorie, tra cui il SARS-CoV-2. Se tra i principali virus in circolazione, per l’influenza segnalo l'A/H1N1 e l'A/H3N2 – ha precisato Pregliasco – per quanto riguarda il Covid19, la variante che si diffonderà nei prossimi mesi è la Xec che è immunoevasiva. Ci aspettiamo quindi in autunno una presenza importante del SARS-CoV-2”.

Secondo lo studio di Human Highway, il 49,3% degli italiani adotta un approccio prudente in caso di sintomi influenzali, scegliendo riposo e automedicazione, e contattando il medico solo dopo tre giorni se non si osserva miglioramento. Un altro 22,4% si rivolge subito al medico di base, una tendenza in calo rispetto agli anni della pandemia. Le donne sono più inclini a utilizzare farmaci di automedicazione (57%) rispetto agli uomini (42,5%). Gli over 65 mostrano una maggiore propensione a contattare immediatamente il medico e a considerare la vaccinazione antinfluenzale una priorità.

La doppia vaccinazione: protezione più alta
Non solo per il SARS-CoV-2, ma anche per l’influenza. "Raccomando la doppia vaccinazione per le persone fragili che necessitano di una protezione aggiuntiva ma non solo per loro: chi manifesta i sintomi può diventare un potenziale vettore di infezione”, ha affermato Pregliasco.

Secondo lo studio, il 34% degli italiani ha dichiarato di voler fare il vaccino antinfluenzale, mentre il 47% lo ritiene improbabile. La motivazione principale che spinge alla vaccinazione resta la protezione di sé stessi e dei propri cari, soprattutto i bambini. Per molti, il vaccino antinfluenzale è ormai una routine (40,7%), spesso consigliata dal medico (nel 25% dei casi). I più propensi alla vaccinazione sono gli over 45 (40%), sotto consiglio del medico, e gli over 65 (60,5%) che dichiarano di volerla fare prossimamente.

Medico di base, farmacista e automedicazione: cambiano le abitudini
Negli ultimi anni è aumentato il ricorso al medico di base per influenza e sindromi respiratorie, con il 60% degli italiani che si rivolge al medico per un consulto. Cresce anche l'uso di farmaci di automedicazione (25,5%) e il ricorso al consiglio del farmacista (17,8%). Le donne tendono a gestire i sintomi autonomamente, mentre gli uomini consultano più spesso amici o cercano informazioni online. Tra i giovani, il 28,6% utilizza Internet per ottenere consigli sulla salute, mentre tra gli over 65 prevale il contatto diretto con il medico.

I farmaci di automedicazione si confermano il rimedio più utilizzato dagli italiani in caso di affezioni respiratorie. Il 64% della popolazione sceglie infatti questi medicinali per alleviare la gestione dei sintomi influenzali, dimostrando una forte fiducia in queste specialità medicinali: il ricorso ai farmaci di automedicazione risulta trasversale a tutte le fasce d'età, dimostrando quanto le persone reputino l’utilizzo efficace, sicuro, tempestivo e pratico.

Accanto a questa tendenza, è ancora significativo il numero di coloro che in caso di sintomi influenzali credono che l’antibiotico sia il rimedio più efficace: dichiarano di ricorrere all’antibiotico il 15% degli italiani, percentuale che raggiunge il 24% tra i giovani tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia, si osserva una leggera e costante diminuzione dell'uso di questi medicinali in caso di infezioni virali, un segnale positivo verso un uso più consapevole e appropriato di questi farmaci. “È essenziale che i pazienti (e i medici) siano consapevoli che gli antibiotici devono essere prescritti solo quando strettamente necessario, ad esempio in caso di complicazioni batteriche. L'uso indiscriminato di antibiotici può aggravare la problematica della resistenza e non contribuisce al trattamento delle infezioni virali”, ha precisato Pregliasco.