di Redazione SoFarmaMorra | 15 Maggio 2026 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacista33.it
Il paracetamolo è uno dei farmaci più utilizzati in Italia per il trattamento del dolore e della febbre e, se assunto correttamente, presenta un profilo di sicurezza ben consolidato. Proprio questa percezione di “farmaco sicuro”, tuttavia, può rappresentare un elemento di rischio, soprattutto tra i più giovani. È su questo punto che si concentra il recente richiamo dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che invita a mantenere alta l’attenzione sull’uso appropriato del paracetamolo, con particolare riferimento agli adolescenti.
L’iniziativa nasce dall’analisi congiunta dei dati nazionali di farmacovigilanza, inclusi quelli della Rete nazionale di farmacovigilanza e del Centro Antiveleni di Pavia. Le informazioni raccolte evidenziano un numero significativo di casi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo nella popolazione adolescenziale, un fenomeno che, pur non mostrando un aumento nel tempo né legami con comportamenti imitativi o “sfide social”, rappresenta comunque un rischio clinico rilevante.
Secondo Aifa, nella maggior parte dei casi il sovradosaggio tra i giovani non è riconducibile a una reale intenzionalità autolesiva strutturata, ma piuttosto a gesti impulsivi o dimostrativi, associati a una sottovalutazione dei potenziali effetti tossici del farmaco
La convinzione che il paracetamolo sia privo di conseguenze gravi può portare ad assunzioni in quantità superiori a quelle raccomandate, con esiti che, nei casi più severi, possono essere anche irreversibili.
Il principale organo bersaglio del sovradosaggio è infatti il fegato. L’assunzione di dosi eccessive può determinare epatotossicità grave, richiedendo un intervento medico tempestivo anche in assenza di sintomi immediati. Da qui l’importanza d’intercettare precocemente i comportamenti a rischio e di promuovere una corretta informazione sull’uso dei medicinali. Nel suo richiamo l’Aifa ribadisce alcune raccomandazioni fondamentali: attenersi scrupolosamente alle dosi indicate nel foglio illustrativo o dal medico; rispettare gli intervalli tra le somministrazioni; evitare l’assunzione contemporanea di più prodotti contenenti paracetamolo o di altre sostanze potenzialmente epatotossiche; rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza o ai Centri Antiveleni in caso di sospetto sovradosaggio.
In questo contesto, il ruolo del farmacista si conferma centrale. La dispensazione consapevole, il counseling mirato e l’attenzione ai segnali di un possibile uso improprio possono contribuire in modo significativo alla prevenzione. Informare adolescenti e famiglie sui rischi reali legati all’assunzione scorretta del paracetamolo significa non solo tutelare la sicurezza dei pazienti, ma rafforzare quella cultura del farmaco responsabile che resta uno dei pilastri della sanità pubblica.
di Redazione SoFarmaMorra | 15 Maggio 2026 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacianews.it
Questi prodotti rispondono a esigenze diverse: idratazione e naturalezza, correzione delle discromie o trattamento delle pelli mature. Il professionista del banco può suggerirle in base al tipo di pelle, ricordando che non sostituiscono una skincare completa.
Uscire di casa con la consapevolezza che i pori dilatati, le piccole rughe, le discromie, sono quasi impercettibili e il viso si mostri in tutta la sua naturalezza: è quello che ci si aspetta quando si utilizza una BB, CC o DD cream. Ma il farmacista quando e a chi può consigliare uno di questi prodotti anziché l’altro?
Le BlemishBalmCream nascono con l’idea che dopo il lavaggio del viso non occorra utilizzare alcun altro prodotto se non appunto, la BB cream che funge da idratante, protezione solare, primer, fondotinta. Le BB cream, infatti, vantano un fattore di protezione solare di almeno 30, possiedono componenti che vantano azione antietà come peptidi e antiantiossidanti come vitamina A e C. Non mancano componenti come la liquirizia e l’arbutina che aiutano a uniformare il colorito della pelle; contengono componenti in grado di riflettere la luce e dare uniformità all’incarnato, ma anche idratanti come l’acido ialuronico.
Sono sicuramente prodotti pratici anche se nonostante i continui miglioramenti formulativi, la loro texture non riesce a essere sempre del tutto leggera e piacevole come può risultare quella di una crema idratante colorata, come pure l’idratazione fornita, in inverno soprattutto, per le pelli più mature non è ottimale. Di solito sono formulate in tono chiaro o medio, quindi consigliare a clienti molto diverse fra loro, potendo scegliere fra sole due nuance non assicura di trovare il colore perfetto per il proprio incarnato. La loro applicazione, tuttavia, può risultare più agevole e fornire alla pelle un aspetto più naturale rispetto a quello che si ottiene mettendo un fondotinta.
Se è vero che solitamente garantiscono una buona idratazione superficiale soprattutto per le pelli più giovani, è bene tenere presente che non sono adatte per le pelli a tendenza acneica poiché è vero che contengono una protezione solare, ma non elementi specifici per l’acne. CC cream è l’acronimo per ColourCorrectingCream: sono formulate con ingredienti tali da rendere più uniforme l’incarnato, andando a correggere i difetti di iperpigmentazione o le piccole discromie; gli ingredienti usati per la loro produzione sono in grado di ridurre il rossore e promuovere la luminosità.
Al tatto e alla stesura sulla pelle risultano più piacevoli di una BB cream e assicurano una buona correzione del colore. Al pari delle BB cream, la scelta di colore è ridotta, ma meglio delle BB cream si prestano anche a essere un’ottima base per l’applicazione del fondotinta. La presenza dell’arbutina, che si estrae dalle foglie di alcune piante come l’uva ursina, il mirtillo o il mirtillo rosso, è comune: non sensibilizzando la pelle al sole, permette l’uso delle CC cream d’estate come d’inverno.
L’arbutina, inoltre, vanta proprietà depigmentanti sulle macchie scure, ma avendo anche proprietà antiossidanti è efficace anche nei confronti dei radicali liberi che si liberano a causa dell’azione svolta dai raggi ultravioletti, per esempio, ed ecco perchè può ridurre la formazione di macchie a causa dell’esposizione solare. La sola presenza dell’arbutina, tuttavia, non garantisce protezione solare. Sono più coprenti di una BB cream e si adattano anche alle esigenze di una pelle acneica, pur senza avere la coprenza di un fondotinta.
Le DailyDefenceCream o Disguise and DiminishCream DD cream, sono pensate per la pelle matura contengono ingredienti dall’azione antiossidante e nutriente come burro di karité, estratto di mirto, ibisco e vitamina E, sono provviste di un fattore di protezione solare. Anche in questo caso la coprenza del prodotto è medio bassa, a fronte però di una buona uniformità del colore dell’incarnato e di un’applicazione molto semplice e di una texture gradevole.
«Accanto a tutti questi effetti promessi bisognerebbe però soffermarsi su come un prodotto del genere possa realmente agire. Ben vengano attivi per la protezione degli effetti nocivi delle radiazioni solari, gli idratanti di superficie e gli ingredienti per il soft focus ma, se pensiamo ad azioni antiage più importanti, che comportano il raggiungimento di distretti cutanei più profondi, allora il problema si complica – riflette Paola Perugini, PhD Dipartimento di Scienze del Farmaco, Università degli Studi di Pavia -. Gli ingredienti contenuti nel prodotto, infatti, dovrebbero, in modo intelligente, sapere se devono penetrare o no negli strati della cute per agire, ovviamente senza trascinarsi dietro gli ingredienti specificatamente utilizzati per un’attività di superficie. Detto questo, forse il ritorno della routine cosmetica composta da almeno due prodotti potrebbe risolvere diversi problemi di sicurezza d’uso, garantendo magari maggiormente l’efficacia vantata».
di Redazione SoFarmaMorra | 15 Maggio 2026 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacista33.it
La farmacia è sempre più centrale nella self-care: dalla gestione dei disturbi minori alla prevenzione, fino al counselling e al triage. Focus della Fip su test diagnostici, AI, digital health, remunerazione dei servizi e trasformazione della farmacia verso un modello orientato alla consulenza e alla presa in carico.
Il farmacista può assumere un ruolo ancora più centrale nella self-care: dalla gestione dei disturbi minori alla prevenzione, fino al counselling e al triage. Diagnostica, strumenti digitali e intelligenza artificiale possono sostenere questa evoluzione, ma servono anche nuovi modelli di remunerazione, formazione e integrazione nei sistemi sanitari. È il quadro delineato dalla International Pharmaceutical Federation (Fip) nel documento “FIP Self-care Summit 2026: Key insights to advancing the future of self-care through pharmacy”, che raccoglie le conclusioni del summit internazionale dedicato al futuro della self-care attraverso la farmacia.
Disturbi minori e prevenzione: cittadini sempre più autonomi
Infezioni respiratorie, febbre e dolore negli adulti e nei bambini, oltre ai disturbi gastrointestinali sono tra i principali disturbi gestiti in farmacia e la gestione dei common ailments è una delle aree in cui il farmacista può ampliare il proprio contributo clinico grazie ad accessibilità, rapidità di accesso e rapporto di fiducia con il cittadino.
Come si legge nel documento, “le persone stanno adottando un approccio sempre più proattivo nella gestione e nell’ottimizzazione della propria salute”, con un passaggio “dalla cura alla prevenzione”, “dal paziente al consumatore consapevole” e “dai prodotti agli ecosistemi”.
Dal summit della Fip emerge che per andare in questa direzione i farmacisti ricorrono sempre più a e-learning, contenuti digitali e strumenti di AI per aggiornarsi e supportare il counselling.
Self-care, wearable, telefarmacia: farmacia del futuro è digitale
La crescita dell’autocura, secondo la Fip è connessa anche allo sviluppo di tecnologie emergenti: wearable, health app, strumenti di auto-monitoraggio, telefarmacia, point-of-care testing, medical device, fino ai “digital twins” cioè la rappresentazione virtuale del paziente hanno stanno trasformando l’autogestione della salute da parte dei cittadini.
Secondo la Fip, infatti, “il futuro della farmacia è sempre più digitale” e il farmacista avrà un ruolo crescente nell’health literacy intesa come capacità di comprendere e utilizzare le informazioni sanitarie da parte del paziente e nell’engagement del paziente stesso, nonché nell’utilizzo delle tecnologie a supporto dei percorsi di salute.
La federazione richiama però anche la necessità di mantenere un approccio centrato sulla persona: “La self-care dovrebbe essere erogata in modo centrato sulla persona, supportato dalla tecnologia e adeguato al contesto”. Il documento sottolinea inoltre che AI e strumenti digitali potranno supportare i professionisti nell’educazione sanitaria, nel monitoraggio e nell’accesso ai servizi, ma richiederanno nuove competenze e investimenti nella formazione.
Tra i focus del summit anche gli approcci clinici e le soluzioni tecnologiche applicate alla gestione dei disturbi minori, con particolare attenzione a test diagnostici in farmacia, triage, prescrizione del farmacista, symptom checker e sistemi di supporto decisionale basati sull’AI.
Sul fronte AI, la Fip evidenzia il potenziale di strumenti come l’assistente virtuale basato su intelligenza artificiale e gli strumenti di supporto alle decisioni, ma sottolinea che “la tecnologia non può sostituire il giudizio professionale, il supporto all’health literacy o le relazioni di fiducia che i pazienti attribuiscono al farmacista”.
Criticità e sfide per la trasformazione della farmacia
Secondo quanto emerso dal summit, i principali ostacoli allo sviluppo dei servizi riguardano normativa, costi, spazi, accesso ai dispositivi, formazione e assenza di remunerazione, con un gap esistente in molti Paesi tra possibilità di effettuare test diagnostici e possibilità di prescrivere o avviare il trattamento.
La Fip richiama anche il tema della responsabilità professionale e della necessità di protocolli standardizzati.
“L’ampliamento delle competenze prescrittive deve essere supportato da un quadro chiaro di prassi professionale, tutele legali, standard di competenza, accountability e riconoscimento pubblico”, si legge nel report.
Dalla farmacia product-based a un modello consultation-based
Il summit ha dedicato ampio spazio anche alla sostenibilità economica e organizzativa dei servizi di self-care in farmacia. Tra le priorità individuate figurano remunerazione, integrazione con i sistemi sanitari, accesso ai fascicoli elettronici, interoperabilità, protocolli condivisi, formazione e raccolta dati.
La Fip sostiene la necessità di superare un modello centrato esclusivamente sul prodotto per evolvere verso una farmacia orientata alla consulenza e ai servizi professionali. Nel report si sottolinea, infatti, la necessità di “trasformare la pratica professionale della farmacia in un modello assistenziale basato sulla consulenza, supportato da cartelle condivise, evidenze di health economics, percorsi strutturati di servizio e sistemi collaborativi di governance”.
Tra le priorità finali indicate dal summit figura anche la produzione di evidenze economiche e cliniche. Per la Fip, infatti, sarà proprio la capacità di documentare outcome e valore generato dai servizi a favorire l’evoluzione della farmacia come punto di accesso alle cure e presidio di primary care.
di Redazione SoFarmaMorra | 21 Aprile 2026 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacianews.it
Una consulenza consapevole significa offrire strumenti, spiegare il meccanismo, impostare misure efficaci, prevenire rischi di automedicazione e riconoscere i segnali che meritano approfondimento.
Il ciclo mestruale è molto più di un “fastidio mensile”: è un indicatore di benessere che riflette l’equilibrio tra ormoni, stile di vita e, talvolta, condizioni ginecologiche che meritano attenzione. In farmacia, il tema emerge spesso con richieste rapide (“mi serve qualcosa per i crampi”, “ho un mal di testa da ciclo”), ma un counseling breve e strutturato può cambiare l’esito: ridurre l’automedicazione disordinata, migliorare l’efficacia dei rimedi scelti e intercettare i segnali che richiedono approfondimento. Quando possibile, offrire un momento di ascolto in riservatezza aiuta a raccogliere informazioni utili e a normalizzare la richiesta di aiuto, senza minimizzare.
Perché fa male
Nel corso del mese, estrogeni e progesterone salgono e scendono. Dopo l’ovulazione il progesterone contribuisce a stabilizzare l’endometrio; quando, a fine fase luteale, estrogeni e progesterone calano, l’endometrio si sfalda e aumentano mediatori locali dell’infiammazione, in particolare le prostaglandine. Se la loro produzione è elevata, le contrazioni uterine diventano più intense e la sensibilità al dolore aumenta. Non è raro che i crampi si accompagnino a nausea, alvo alterato o lombalgia: sono manifestazioni legate agli stessi mediatori e alla risposta individuale.
Dismenorrea primaria e secondaria
La dismenorrea primaria è la forma più comune: dolore crampiforme, ciclico, spesso presente dai primi anni dopo il menarca, con picco nelle prime 24–48 ore di flusso e tendenza a migliorare con l’età. In genere risponde bene a misure fisiche e a un uso corretto degli analgesici.
La dismenorrea secondaria, invece, può essere legata a cause come endometriosi, adenomiosi, fibromi, cisti ovariche o infezioni: può comparire più tardi, peggiorare nel tempo e non essere limitata ai primi giorni. In farmacia non si fa diagnosi, ma si può riconoscere un pattern sospetto e suggerire una valutazione, soprattutto quando la risposta ai trattamenti di primo livello è scarsa o l’impatto sulla vita quotidiana è alto.
Interventi non farmacologici
Il calore locale (borsa dell’acqua calda o cerotto termico) è spesso sottovalutato e può ridurre i crampi. Anche un’attività fisica leggera nei giorni premestruali e nel primo giorno di flusso (camminata, stretching, yoga dolce) può attenuare la percezione del dolore e ridurre la rigidità lombare.
Ciclo mestruale, dolore e ormoni: il counseling in farmacia
Sullo sfondo contano regolarità dei pasti, idratazione e sonno: quando il riposo è scarso, la soglia del dolore tende ad abbassarsi. Nel counseling funziona l’approccio “a step”: iniziare con calore e movimento, aggiungere l’analgesico se l’intensità supera una soglia “funzionale” (per esempio quando impedisce di studiare o lavorare), e valutare il risultato nel giro di poche ore.
Farmaci da banco
I FANS (antinfiammatori non steroidei) sono spesso l’opzione più efficace perché riducono la sintesi di prostaglandine. L’errore più comune è assumerli tardi, “a singola dose di emergenza”. In molte persone è più utile iniziare ai primi segnali o con l’inizio del flusso e mantenere una copertura regolare nelle prime 24-48 ore, sempre rispettando foglietto illustrativo, dose massima e durata.
Questo non significa “prenderne di più”, ma usarli con metodo per evitare picchi di dolore e ridurre l’alternanza tra sofferenza e sedazione. Un consiglio pratico è programmare le prime somministrazioni nelle ore in cui di solito il dolore sale, senza aspettare che diventi insopportabile.
La parte più importante del consiglio in farmacia è la sicurezza: evitare la somma di due FANS diversi; cautela in caso di storia di ulcera o sanguinamento gastrointestinale, insufficienza renale, ipertensione non controllata, asma sensibile ai FANS, terapia anticoagulante/antiaggregante o cortisonica.
Il paracetamolo può essere un’alternativa quando i FANS sono controindicati o mal tollerati, pur avendo in media minore efficacia sui crampi. Se l’analgesico serve per molti giorni ogni mese o se l’effetto è scarso nonostante l’uso corretto, non è “solo sfortuna”: è il momento di rivalutare il quadro con il medico.
PMS, umore e cefalea
Molte persone riferiscono irritabilità, tristezza, tensione mammaria, gonfiore o fame nervosa nei 7-10 giorni prima del flusso. Un suggerimento pratico è registrare i sintomi: se compaiono regolarmente nella fase premestruale e migliorano con l’arrivo delle mestruazioni, si può lavorare su sonno, gestione dello stress e regolarità dei pasti, e indirizzare al medico quando l’impatto è elevato.
Anche la cefalea può essere “ciclica”: chiedere se compare sempre negli stessi giorni e se sono presenti segnali di aura aiuta a orientare, perché in alcuni casi è opportuno un inquadramento clinico prima di scegliere strategie di trattamento.
Pensare anche al ferro
Un flusso molto abbondante può contribuire a carenza di ferro e anemia, con stanchezza, pallore, fiato corto o tachicardia. Segnali pratici: necessità di cambiare assorbente/tampone ogni 1-2 ore, perdite notturne che macchiano lenzuola, sanguinamento oltre 7 giorni, coaguli frequenti o sensazione di “non riuscire a gestirlo”. In questi casi la farmacia può orientare a una valutazione clinica e, se indicato, a controlli come emocromo e ferritina, evitando il fai-da-te con integratori assunti “a tentativi”, che rischiano di essere inutili o mal tollerati.
Le 7 domande utili al banco (in 60 secondi)
Da quando è iniziato il dolore? È cambiato o peggiorato?
In quali giorni compare e quanto dura?
Intensità (0–10) e impatto su scuola/lavoro/sonno?
Sintomi associati: nausea, diarrea, cefalea, vertigini, lombalgia?
Dolore nei rapporti o con minzione/evacuazione?
Com’è il flusso: durata >7 giorni, coaguli, necessità di cambiare spesso?
Cosa è stato già provato (farmaco, dose, tempi) e con quale beneficio?
In farmacia, il tema dei dolori da ciclo mestruale emerge spesso con richieste rapide: un counseling breve e strutturato può cambiare l’esito: ridurre l’automedicazione disordinata, migliorare l’efficacia dei rimedi scelti e intercettare i segnali che richiedono approfondiment
In farmacia, il tema dei dolori da ciclo mestruale emerge spesso con richieste rapide: un counseling breve e strutturato può cambiare l’esito: ridurre l’automedicazione disordinata, migliorare l’efficacia dei rimedi scelti e intercettare i segnali che richiedono approfondiment
Queste domande servono a impostare un consiglio più preciso e a capire se è opportuno suggerire un controllo. Un diario per 2 cicli (giorni, intensità, farmaci e risposta) è uno strumento semplice ma potente: aiuta la persona a “vedere” l’andamento, limita gli errori di memoria e rende più efficace anche l’eventuale visita.
Quando inviare senza aspettare il ciclo successivo
- Dolore nuovo dopo anni “normali” o progressivamente crescente
- Dolore che non risponde a FANS usati correttamente o dura molti giorni
- Dolore pelvico anche fuori ciclo; dolore nei rapporti; sintomi urinari/intestinali ciclici
- Flusso molto abbondante con segni di possibile anemia
- Febbre, secrezioni anomale, svenimento, sospetta gravidanza, dolore improvviso e intenso
di Redazione SoFarmaMorra | 21 Aprile 2026 | Mondo Farmacia
fonte: www.pharmaretail.it
La Marca del Distributore conquista il 50% del mercato nei principali paesi europei
Per la prima volta, la Marca del Distributore ha raggiunto una quota del 50% in unità di vendita in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito. A rilevarlo è Circana che ha diffuso con un comunicato stampa i dati della sua ultima analisi sul mercato europeo del largo consumo, basata sui 12 mesi terminanti a dicembre 2025 e che monitora le vendite di milioni di referenze in oltre 230 categorie.
La quota è cresciuta costantemente ogni anno dal 2021, con un aumento complessivo di oltre tre punti percentuali nel periodo. I mercati più avanzati sono la Spagna, dove la MDD arriva al 59% e i Paesi Bassi al 56%, trainati dal modello discount. Nel Regno Unito e in Germania la quota si attesta al 52%, mentre in Francia è al 46% e in Italia al 36%. A valore, la MDD rappresenta il 42% delle vendite nei sei mercati, per un totale di 324 miliardi di euro, con quote che variano dal 31% in Italia al 55% nei Paesi Bassi, passando per il 36% in Francia, il 44% in Germania e nel Regno Unito e il 52% in Spagna.
Secondo Circana, i retailer sono riusciti a mantenere prezzi bassi abbinati a una qualità elevata, intercettando i trend legati alla salute e agli stili di vita con proposte premium e lanci di prodotti innovativi. Anche la strategia di presidiare i social media per raggiungere le generazioni più giovani, meno fedeli ai marchi tradizionali, ha contribuito a sostenere la domanda.
I marchi industriali sotto pressione
«Nell’ultimo decennio, le Marche del Distributore sono diventate marchi potenti a tutti gli effetti. Considerando che oggi un carrello della spesa medio costa quanto un carrello premium dello scorso anno, i consumatori attenti al prezzo devono compiere decisioni difficili su quali prodotti acquistare. L’assortimento dei distributori spazia dai prodotti base a prezzi contenuti alle prelibatezze premium, fino ad alimenti salutari, iperproteici e articoli di tendenza: un’alternativa affidabile e attraente alle Marche Industriali che sta cambiando il modo in cui le persone fanno la spesa in tutto il mondo», ha dichiarato Ananda Roy, Senior Vice President of Strategic Growth Insights di Circana.
Nei sei principali mercati europei, il 34% delle vendite a volume dei brand industriali è avvenuto in promozione, contro il 14% della MDD. Circana rileva che promozioni a scaffale, prezzi riservati ai programmi fedeltà e strategie di allineamento dei prezzi si sono intensificati nell’ambito di una vera e propria guerra dei prezzi nel settore. «I retailer si rivolgono anche alle generazioni più giovani, meno fedeli ai grandi brand, attraverso TikTok Shop e contenuti virali; i discount stanno aprendo nuovi punti vendita e l’AI rende più semplice che mai confrontare i prodotti solo su prezzo e funzionalità. Le Marche Industriali dovranno contare su qualcosa di più della semplice reputazione del marchio o di forti sconti per attirare i consumatori», ha aggiunto Roy. «Con margini già ridotti, dovranno analizzare a fondo i dati sulla fedeltà dei consumatori e le strategie di prezzo e promozione se vogliono competere e sopravvivere. Saturare il mercato di promozioni non è una tattica di sopravvivenza a lungo termine.»
Le categorie Food & Beverage sono state il principale motore della crescita, mentre il Non-Food continua a subire la maggiore pressione da parte delle Marche Industriali.
Per il 2026 Circana prevede un’ulteriore accelerazione della MDD. «Si prevede che la crisi del costo della vita si intensificherà nella seconda metà dell’anno, poiché le tensioni geopolitiche stanno aumentando i prezzi di fertilizzanti, trasporti, distribuzione e ingredienti. È probabile che ciò offra un ulteriore vantaggio ai distributori, con una rapida crescita della MDD mentre le famiglie cercano nuovi modi per risparmiare», ha dichiarato Roy. A questo si aggiunge la crescita dello shopping online e guidato dall’intelligenza artificiale, che tende a privilegiare i prodotti più economici a parità di benefici.
di Redazione SoFarmaMorra | 21 Aprile 2026 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacianews.it
Si tratta di un approccio centrato sul paziente, basato sull'ascolto attivo e sulla comprensione delle esigenze di salute del cliente, per offrire consigli personalizzati e pertinenti per passare dal reparto a un servizio a un consiglio al banco in una singola vendita.
L’evoluzione della farmacia dei servizi passa anche attraverso un diverso approccio alla cura del cliente/paziente: ne parliamo con Ginevra Giannanotonio, farmacista territoriale e presidente di Agifar Latina, anticipando alcuni temi che saranno oggetto del convegno “Nuovi orizzonti: le opportunità del cross caring in farmacia” in programma a Cosmofarma sabato 9 maggio.
Com’è cambiato nel tempo il suo approccio al consiglio in farmacia, passando dal cross selling al concetto di cross caring centrato sul paziente?
«Il passaggio è stato del tutto naturale, soprattutto dopo il Covid, gli ambienti in cui mi muovevo, i servizi che potevo svolgere e la possibilità di essere sempre più vicina ai miei pazienti hanno modificato il mio sentire la professione e quindi sull’agire nei confronti del paziente. In passato, l’approccio era spesso focalizzato sulla vendita di più prodotti, senza considerare appieno le esigenze del paziente. Si cercava di massimizzare le vendite suggerendo articoli complementari. Oggi, molti farmacisti operano nel concetto di Cross Caring, senza neanche esserne consapevoli. Il focus professionale, infatti, si è spostato verso un approccio centrato sul paziente, dove l’attenzione è rivolta al benessere globale. Si tratta di ascoltare attivamente e comprendere le esigenze di salute del cliente, per offrire consigli personalizzati e pertinenti che possano passare dal reparto a un servizio a un consiglio al banco in una singola vendita».
Può raccontare un caso concreto in cui, partendo da una richiesta specifica, ha individuato altri bisogni di salute del paziente e ha costruito un consiglio più completo?
«La possibilità concreta è nata grazie alla farmacia dei servizi, dove è stato necessario sviluppare un diverso approccio comunicativo che ha portato ad osservare il paziente nella sua complessità e completezza. Infatti, non si guarda solo il sintomo immediato, o la necessità di effettuare un servizio, ma si prende in considerazione il benessere complessivo del paziente. Il consiglio completo, quindi, sta nella capacità di muovere il paziente, e le sue necessità, attraverso i vari reparti e servizi della farmacia».
Quanto conta la relazione con il cliente-paziente nel cross caring e quali strumenti o atteggiamenti ritiene fondamentali per costruire fiducia?
«Le parole chiave nel cross caring sono relazione e ascolto. Un buon rapporto, infatti, permette di costruire fiducia, essenziale per un consiglio efficace. Gli strumenti sono sempre quelli, ascolto attivo, empatia e comunicazione chiara del farmacista, tuttavia, l’evoluzione sta nella visione olistica della farmacia e delle possibilità che il paziente ha, all’interno della farmacia. Fondamentale nel cross caring è il follow-up e il richiamo a breve termine nel sapere come sta il paziente».
Quali competenze deve sviluppare oggi un farmacista per applicare il cross caring in modo efficace?
«Non c’è possibilità di cross caring senza la formazione, professionalità e specializzazione del farmacista. Le competenze comunicative devono essere approfondite ed affinate per capire che tipo di paziente si ha di fronte e saper parlare anche con quelli più resistenti alla possibilità di presa in carico. Un secondo elemento fondamentale è la conoscenza approfondita del paziente che emerge attraverso le capacità comunicative e la preparazione su prodotti, trattamenti, servizi e patologie. Una capacità che deve essere allenata è quella del problem solving, sia da un punto di vista gestionale di come far ruotare in maniera armonica banco/servizi/prodotti, sia problem solving per la salute del paziente, essendo in grado di analizzare situazioni e fornire soluzioni appropriate».