Gen Z: la salute diventa un progetto, con l’aiuto di AI e professionisti

Gen Z: la salute diventa un progetto, con l’aiuto di AI e professionisti

fonte: www.phrarmaretail.it

Per la Gen Z “stare bene” non è semplicemente non essere malati, ma è un concetto più ampio che si trasforma in un progetto da costruire nel tempo: dormire meglio, avere più energia, sentirsi lucidi, mangiare in modo più consapevole, prendersi cura della salute mentale. Fondamentale in questo processo capire a chi affidarsi quando si ha un dubbio e provare a costruire oggi una versione più stabile di sé. È quanto emerge dalla ricerca “Gen Z Health & Wellness”, realizzata da Ipsos Doxa per Weber Shandwick Italia (Gruppo Ebano), che ha analizzato il rapporto dei giovani adulti italiani tra i 22 e i 30 anni con salute, benessere, alimentazione, prevenzione e informazione. Dalla ricerca emerge che quasi un giovane su due (46%) considera la salute una responsabilità nei confronti del futuro o un investimento su sé stesso. Una prospettiva che porta il concetto di benessere fuori dalla dimensione della cura della malattia e lo inserisce nella gestione ordinaria della vita quotidiana.

La salute mentale al centro del benessere
Quando pensa allo stare bene, la Gen Z guarda prima di tutto alla propria dimensione psicologica. Il 26% degli intervistati associa infatti il benessere soprattutto alla salute mentale, mentre il 23% lo identifica con l’assenza di malattie. È un dato importante perché sposta il baricentro della salute. Per questa generazione, sentirsi bene non coincide solo con parametri clinici, visite o diagnosi. Contano anche energia mentale e concentrazione (16%), energia fisica (16%), alimentazione equilibrata (9%), qualità del sonno (4%), vita sociale (3%) e forma fisica (3%).

All’interno della generazione emergono però approcci differenti. Il 23% è rappresentato dai cosiddetti “Coinvolti”, giovani che hanno già inserito la cura di sé in routine quotidiane strutturate e mostrano una maggiore attenzione alla prevenzione. Il gruppo più numeroso, pari al 60%, è quello degli “Aspirazionali”: interessati e informati, ma non sempre capaci di trasformare l’intenzione in comportamenti costanti. Infine, il 17% appartiene ai “Distaccati”, meno orientati verso pratiche strutturate di prevenzione e benessere. Una segmentazione che evidenzia, quindi, bisogni diversi: dalla necessità di consolidare abitudini già presenti a quella di trasformare la consapevolezza in azione, fino alla ricerca di modalità efficaci per intercettare chi è più distante dai temi della salute.

Il medico resta il riferimento, ma l’informazione passa da molti canali
Tra le fonti considerate più autorevoli, il 41% degli intervistati indica il medico e il 9% il farmacista, ma il percorso che porta i giovani a informarsi sulla salute è ormai molto più articolato. Google viene utilizzato dal 40%, Instagram dal 29%, YouTube dal 23% e TikTok dal 18%. In questo ecosistema si è inserita rapidamente anche l’intelligenza artificiale: il 30% dei giovani dichiara di utilizzare ChatGPT o altri strumenti di AI per cercare informazioni su salute, benessere e alimentazione e il 20% li considera addirittura la prima risorsa alla quale rivolgersi di fronte a un dubbio concreto. L’AI, quindi, non sembra necessariamente sostituire il professionista sanitario, ma rappresenta sempre più un primo punto di accesso all’informazione. Prima di arrivare a una decisione, il giovane tende a cercare, confrontare e verificare attraverso più canali. In un contesto nel quale quasi sette intervistati su dieci dichiarano di informarsi con continuità su salute e benessere, la sfida diventa dunque soprattutto quella dell’orientamento. Per il sistema sanitario e per i professionisti della salute, compresa la farmacia, questo significa confrontarsi con una generazione che non cerca soltanto informazioni, ma strumenti per interpretarle e trasformarle in scelte concrete.

La ricerca mostra inoltre che, quando si parla di salute e benessere sui social, la credibilità è legata soprattutto alla competenza. Medici, nutrizionisti, farmacisti e altri professionisti della salute sono considerati riferimenti affidabili dal 35% del campione, mentre creator e influencer generalisti si fermano al 10% nei processi di scelta e orientamento. Per intercettare la Gen Z è quindi importante offrire contenuti riconoscibili, comprensibili e fondati su competenze professionali. La stessa logica emerge anche nel rapporto con l’alimentazione. Gli ingredienti rappresentano il principale criterio di scelta, indicato dal 44% degli intervistati, seguiti dal prezzo (40%), dal gusto (35%) e dai benefici funzionali per il benessere (31%). Il consiglio di social e creator generalisti incide invece appena per il 3%. La salute, dunque, entra sempre più nelle decisioni quotidiane: cosa mangiare, quali prodotti scegliere, come costruire le proprie routine e a quali fonti affidarsi diventano tasselli di una più ampia strategia personale di benessere.

Tracciabilità del farmaco: nasce una banca dati centrale

Tracciabilità del farmaco: nasce una banca dati centrale

fonte: www.pharmaretail.it

La tracciabilità del farmaco diventa più puntuale e regolata, grazie alla istituzione di una Banca dati centrale che ha lo scopo di seguire la singola confezione di medicinali lungo la filiera distributiva, dalla produzione fino alla dispensazione, con ricadute sulla sicurezza della filiera, sul controllo dei medicinali e sul monitoraggio della spesa farmaceutica. Un sistema che coinvolge produttori, depositari, grossisti, farmacie, parafarmacie, strutture sanitarie, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e Archivio nazionale. A definire le modalità tecniche per la raccolta, la registrazione e la trasmissione delle informazioni destinate alla nuova Banca dati centrale, delineando l’architettura operativa del sistema nazionale di tracciabilità dei medicinali è il decreto del ministero della Salute, in collaborazione con il ministero dell’Economia e delle Finanze, del 16 giugno 2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 agosto.

La banca dati è collegata al Sistema tessera sanitaria
Il principio alla base del sistema è quello di considerare ciascun soggetto della filiera come ‘un magazzino caratterizzato da movimenti di entrata e uscita della merce, a cui è legata una causale di movimentazione: sono oggetto di trasmissione alla Banca dati centrale i movimenti delle confezioni di medicinali in uscita da parte di ciascun soggetto’. Per produttori, depositari e grossisti le informazioni da comunicare comprendono: il codice AIC della confezione, gli identificativi di mittente e destinatario, il documento di trasporto, il tipo di movimentazione, la data e l’ora della spedizione, il lotto e la scadenza, quando previsti, oltre al numero di confezioni movimentate. Sono inoltre tracciate le uscite dal canale distributivo, comprese quelle dovute a distruzione, furto, smaltimento o esportazione. Per i medicinali a uso umano sono previsti specifici tracciati informatici per la trasmissione dei dati sulle movimentazioni e sugli sfridi di produzione. Nel caso delle forniture di medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale è previsto anche un tracciato dedicato ai valori economici delle movimentazioni, con cadenza mensile.

Per le farmacie, uno degli elementi di maggiore interesse riguarda il canale attraverso cui dovranno essere trasmesse le informazioni: il provvedimento stabilisce che l’alimentazione della Banca dati centrale avvenga attraverso il Sistema Tessera Sanitaria. La dispensazione viene associata all’identificazione univoca della confezione, all’identificativo della farmacia e alla data e ora dell’operazione. In questo modo il sistema punta a rendere possibile una ricostruzione sempre più precisa del percorso compiuto dal medicinale. L’identificazione delle confezioni farà riferimento al bollino farmaceutico e, per i medicinali interessati, all’identificativo univoco previsto dalla normativa europea. Durante il periodo di stabilizzazione previsto dalla normativa nazionale, potranno essere utilizzati anche gli specifici dispositivi introdotti dal decreto del 20 maggio 2025. Il nuovo sistema richiede inoltre una trasmissione tempestiva delle informazioni. Per produttori, depositari e grossisti i dati relativi alle movimentazioni devono essere inviati per via elettronica entro 24 ore dalla spedizione delle confezioni.

Le informazioni già comunicate possono essere successivamente rettificate o integrate entro i due mesi successivi a quello di riferimento. La documentazione trasmessa deve essere conservata localmente per almeno tre mesi. L’invio dei file avviene attraverso la sezione «Gestione accoglienza flussi» dell’applicazione NSIS «Tracciabilità del farmaco».

La Banca dati centrale non avrà soltanto una funzione di controllo dei flussi: i dati saranno messi a disposizione delle amministrazioni pubbliche secondo specifici livelli di accesso. Regioni, Province autonome e ASL potranno consultare le informazioni relative al proprio territorio. AIFA avrà accesso completo ai dati per le attività di monitoraggio della spesa farmaceutica, compreso il calcolo dell’eventuale superamento dei tetti di spesa a carico delle singole aziende.

Self-care, il consiglio del farmacista orienta le scelte. In Italia viene seguito nel 70% dei casi

Self-care, il consiglio del farmacista orienta le scelte. In Italia viene seguito nel 70% dei casi

fonte: www.pharmaretail.it

Il consiglio del farmacista continua a pesare nelle scelte di self-care, anche mentre aumentano i canali attraverso cui i consumatori cercano informazioni sulla salute. È quanto emerge dal Better Health Report 2026, realizzato dalla società di consulenza Simon-Kucher in collaborazione con l’Association of the European Self-Care Industry (AESGP).

Lo studio si basa su una survey condotta su oltre 500 farmacisti in Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna, integrata da più di 20 interviste a esperti del settore e membri AESGP. In Italia, quando il farmacista suggerisce una soluzione specifica, il 70% dei consumatori segue la raccomandazione. Secondo le risposte raccolte tra i farmacisti, inoltre, il self-care rappresenta il 33% dei ricavi della farmacia, una quota superiore alla media del 31% rilevata nei cinque mercati analizzati.

L’indagine mette al centro il ruolo della farmacia nel self-care e il rapporto con le aziende produttrici. A livello europeo, il 59% dei farmacisti dichiara che oggi sono più numerosi rispetto a cinque anni fa i consumatori che si rivolgono a loro per un consiglio. Il 42% dei consumatori chiede proattivamente alla farmacia indicazioni sul self-care.

Il consiglio del farmacista porta alla scelta
L’Italia si colloca nella parte alta della classifica europea per capacità della raccomandazione del farmacista di tradursi nella scelta del consumatore.

Nel nostro Paese, secondo i risultati della survey, i farmacisti raccomandano una soluzione specifica nel 57% dei casi considerati e, quando lo fanno, il consiglio viene seguito nel 70% dei casi. La propensione alla raccomandazione è quindi superiore alla media europea, pari al 54%, mentre il tasso di adesione è sostanzialmente allineato al dato complessivo del 69%.

Il confronto tra Paesi mostra differenze soprattutto nella frequenza con cui il farmacista arriva a proporre una soluzione: in Germania accade nel 59% dei casi, in Polonia e Italia nel 57%, in Francia nel 50% e in Spagna nel 47%. Molto più raccolta è invece la forbice relativa alla risposta del consumatore: segue la raccomandazione il 71% dei tedeschi, il 70% di polacchi, italiani e francesi e il 66% degli spagnoli.

È un elemento su cui Simon-Kucher insiste anche nella lettura complessiva della ricerca: la farmacia non agisce soltanto come luogo di acquisto, ma interviene nella scelta del prodotto e nelle modalità con cui viene utilizzato. Il peso della consulenza diventa particolarmente rilevante nelle categorie in cui i sintomi possono essere meno immediati da interpretare o le differenze tra prodotti richiedono una spiegazione.

Il peso del self-care secondo i farmacisti
Uno dei risultati della survey riguarda il peso attribuito al self-care sui ricavi della farmacia. Non si tratta naturalmente di una misurazione delle vendite del mercato, ma delle indicazioni raccolte da Simon-Kucher presso i farmacisti coinvolti nell’indagine.

Su questa base, in Italia il self-care rappresenta il 33% dei ricavi della farmacia, contro una media del 31% nei cinque mercati analizzati. La quota indicata dai farmacisti scende al 19% in Francia, è del 29% in Germania e del 30% in Spagna, mentre raggiunge il 46% in Polonia. Tra i mercati considerati, l’Italia presenta quindi la seconda percentuale più elevata dopo la Polonia.

Per Simon-Kucher questa componente assume maggiore importanza anche per ragioni economiche: alla pressione sulla remunerazione dei medicinali con ricetta e all’aumento dei costi operativi si accompagna, in alcuni mercati, una marginalità del self-care che può arrivare al doppio di quella dell’Rx. Il report individua quindi nel self-care un’area alla quale i farmacisti attribuiscono un ruolo crescente nell’economia della farmacia.

Per quasi un farmacista italiano su due cresce il ruolo della prevenzione
La survey restituisce anche le aspettative dei farmacisti sull’evoluzione del proprio ruolo. In Italia è soprattutto la prevenzione a emergere tra le attività destinate ad acquistare importanza: la indica il 48% degli intervistati.

La percentuale è ancora più elevata in Spagna, dove raggiunge il 61%, e in Polonia, al 57%. Francia e Germania mostrano invece priorità differenti: in Francia il 47% individua maggiori possibilità di sviluppo nell’ampliamento dei servizi clinici, mentre in Germania il 55% continua ad attribuire un ruolo centrale alla gestione dei problemi acuti.

Il report lega questa evoluzione a quattro direttrici: maggiore attenzione alla salute proattiva – dai prodotti vitaminici al monitoraggio della pressione e alla gestione del peso –, ampliamento dei servizi clinici, pressione crescente sull’assistenza primaria e richiesta di una guida professionale in un’offerta di self-care sempre più ampia.

Più informazioni digitali, più bisogno di orientamento
L’intelligenza artificiale non emerge dalla ricerca soltanto come possibile concorrente del consiglio professionale. Simon-Kucher rileva anche un effetto di segno opposto: strumenti digitali, app, symptom checker e chatbot aumentano la quantità di informazioni con cui il consumatore arriva in farmacia e il farmacista è chiamato anche a interpretarle, validarle o correggerle.

Complessivamente, il 54% dei consumatori considera AI e strumenti digitali – tra cui symptom checker, app per la salute e ChatGPT – nelle proprie decisioni relative alla salute.

L’intensità del fenomeno varia però molto tra i cinque Paesi. Tra i farmacisti che associano l’AI a una maggiore domanda di consulenza, la percentuale più alta si registra in Spagna, con il 33%, seguita da Germania (30%) e Polonia (27%). L’Italia è al 19%, davanti soltanto alla Francia, al 13%.

Anche gli utilizzi dell’intelligenza artificiale immaginati all’interno della farmacia differiscono: per Italia e Francia il potenziale maggiore viene individuato nell’automazione delle attività amministrative, mentre l’educazione del consumatore è l’area nella quale viene riconosciuto il potenziale minore.

Self-care, gli ostacoli alla raccomandazione secondo i farmacisti
Se il consiglio del farmacista mantiene una forte capacità di orientare la scelta, dalla survey emerge anche che non tutte le occasioni di self-care vengono intercettate.

A livello dei cinque mercati, tra gli ostacoli alla raccomandazione indicati dai farmacisti figurano soprattutto la carenza di formazione, citata dal 45% degli intervistati, e una domanda insufficiente da parte dei consumatori, al 41%. Seguono la scarsa fiducia nei prodotti (30%), il timore di fornire un consiglio sbagliato (29%) e la mancanza di conoscenze (29%).

L’Italia si distingue nettamente: il 57% dei farmacisti intervistati individua nella bassa domanda dei consumatori il principale ostacolo. In Francia e Spagna prevale invece il problema della formazione, citato dal 53% degli intervistati in entrambi i Paesi; in Polonia pesano maggiormente il timore di fornire un consiglio errato e la scarsa fiducia nei prodotti.

Da qui deriva una delle indicazioni centrali dello studio per l’industria: il supporto alle farmacie non può essere identico in tutti i mercati. Dove manca formazione occorre investire sulle competenze; dove, come in Italia, il limite percepito dai farmacisti è la domanda, diventano più importanti le iniziative capaci di attivare il consumatore.

Dalle aziende i farmacisti chiedono strumenti, non solo visibilità
Il rapporto tra farmacia e produttori è uno dei punti sui quali il report individua maggiore spazio di intervento. Circa il 66% dei farmacisti coinvolti nella ricerca dichiara che negli ultimi cinque anni il supporto ricevuto dalle aziende è rimasto invariato o è diminuito. La Spagna è l’unico mercato nel quale la maggioranza, il 56%, ritiene che sia migliorato.

Ma a cambiare, secondo Simon-Kucher, dovrebbe essere anche la natura di questo sostegno. Nella graduatoria delle richieste espresse dai farmacisti dei cinque mercati, al primo posto c’è una differenziazione chiara dei prodotti, che permetta di motivare la scelta rispetto alle alternative. Seguono una formazione orientata alla vendita, strumenti che facilitino la raccomandazione, attività capaci di generare domanda e, soltanto al quinto posto, materiali e visibilità nel punto vendita.

Anche qui emergono specificità nazionali: la formazione commerciale è particolarmente richiesta proprio in Francia e Italia, mentre in Polonia acquistano maggiore peso gli strumenti a supporto della raccomandazione e in Spagna le attività per stimolare la domanda.

«I consumatori si fidano dei farmacisti per farsi consigliare le soluzioni più giuste, e questo rappresenta un’opportunità chiara per i produttori: investire nel canale farmacia significa contribuire a migliori risultati. La ricerca evidenzia inoltre una chiara opportunità per i produttori di allineare meglio il proprio supporto alle esigenze in evoluzione dei farmacisti», commenta Eleonora Sirena, Senior Director in Simon-Kucher, nella nota che accompagna la diffusione dei risultati in Italia.

Con un maggiore supporto, i farmacisti italiani stimano un +10%
Simon-Kucher ha chiesto ai farmacisti quanto potrebbero crescere i ricavi legati al self-care nei prossimi tre anni in presenza di un adeguato supporto da parte delle aziende.

Le risposte indicano un potenziale superiore al 10% nel complesso dei mercati analizzati, ma con differenze tra Paesi. I farmacisti polacchi stimano un possibile +15%, quelli tedeschi +13%, gli spagnoli +11%, gli italiani +10% e i francesi +9%.

È interessante che il valore più elevato appartenga proprio alla Polonia, il Paese nel quale gli intervistati attribuiscono già al self-care la quota maggiore dei ricavi della farmacia. Simon-Kucher interpreta il dato come indicazione del fatto che il supporto dell’industria può produrre ritorni particolarmente elevati anche laddove il self-care è già profondamente integrato nel modello economico della farmacia.

«L’opportunità va ben oltre il singolo prodotto. Aiutando le farmacie a coinvolgere i consumatori in modo più efficace, e offrendo ai farmacisti strumenti concreti e formazione mirata, i produttori del comparto farmaceutico possono rafforzare la fiducia nel self-care e generare una crescita sostenibile per l’intera categoria», conclude Paolo Vagliasindi, Senior Manager in Simon-Kucher, nella nota diffusa in Italia.

So.Farma.Morra Group rafforza la logistica in Emilia-Romagna: al via l’ampliamento della filiale Corofar Distribuzione di Forlì

So.Farma.Morra Group rafforza la logistica in Emilia-Romagna: al via l’ampliamento della filiale Corofar Distribuzione di Forlì

L’intervento, realizzato nell’ambito della proprietà immobiliare di Corofar Coop, prevede nuovi spazi e oltre 4,3 milioni di euro di investimenti in impianti, movimentazione merci e automazione. La piena operatività è prevista entro la fine dell’anno.

So.Farma.Morra Group prosegue il proprio piano di investimenti per il potenziamento e la modernizzazione della rete logistica. Dopo la recente apertura del nuovo magazzino di Carini (PA) in Sicilia, il Gruppo consolida la propria presenza anche in Emilia-Romagna con l’ampliamento della filiale di Forlì di Corofar Distribuzione, società partecipata dallo stesso Gruppo e dalla Corofar Cooperativa.

L’intervento, avviato alla fine di maggio, trasformerà il sito in un hub ancora più capiente, moderno e automatizzato, in grado di sostenere la crescita dei volumi gestiti e migliorare ulteriormente efficienza, produttività e qualità del servizio.

Attualmente, la filiale opera in un magazzino di circa 8.000 m², mentre il progetto prevede un incremento di quasi il 50%, realizzato perpendicolarmente al capannone esistente.

L’investimento, realizzato grazie alla sinergia tra cooperativa e distribuzione privata, dimostra che lavorare per gli stessi obiettivi è possibile, senza perdere la propria identità e concentrandosi sul risultato finale.

Gran parte degli investimenti è destinata a nuovi spazi, impianti, sistemi di movimentazione e convogliamento delle merci e nuove soluzioni di automazione, con l’obiettivo di incrementare la capacità di stoccaggio e i volumi movimentabili, migliorando l’efficienza logistica e creando le condizioni per sostenere la crescita futura.

Sul fronte dell’automazione – già particolarmente sviluppata nella filiale – il progetto consentirà di aumentare ulteriormente la quota di allestimento automatico degli ordini, riducendo la gestione manuale a circa il 15%, ottimizzando le attività, i tempi operativi e riducendo le possibilità di errore, al fine di elevare ulteriormente gli standard di efficienza del servizio.

La nuova struttura comporterà la completa riorganizzazione dell’area di ricevimento merci ed il potenziamento del sistema automatico di convogliamento di colli e contenitori già presente nel magazzino.

Pier Luigi Zuccari, Presidente di Corofar Coop, sottolinea il valore anche prospettico dell’intervento:
«Vedere realizzato il progetto ideato nel lontano 2005 per la gestione ottimizzata delle aree di arrivo e uscita merci e dell’intero processo di allestimento rappresenta una grande soddisfazione. Grazie alla collaborazione tra la Cooperativa Corofar e So.Farma.Morra Group abbiamo raggiunto un traguardo fondamentale, consolidando una partnership che continuerà a generare benefici per l’intera compagine sociale

Ettore Morra, Co-CEO di So.Farma.Morra Group, commenta:
«L'estensione di Forlì conferma il ruolo strategico del sito romagnolo all’interno del network distributivo nazionale di So.Farma.Morra Group e rappresenta un ulteriore tassello del nostro percorso di crescita e modernizzazione. In un mercato nel quale garantire continuità, qualità e sostenibilità del servizio è sempre più complesso, riteniamo fondamentale continuare a investire. Le progettualità destinate ad ampliamenti, tecnologia, automazione ed efficienza rappresentano una scelta industriale precisa e testimoniano la solidità del nostro Gruppo e la volontà di guardare al medio-lungo periodo.

Il nostro obiettivo è rendere la distribuzione farmaceutica più efficiente, sicura e affidabile. È su questi elementi che vogliamo continuare a costruire la nostra crescita e il rapporto di fiducia con i nostri soci, farmacie, partner e stakeholder

Di Stefano Spina

Public Affairs | So.Farma.Morra Group

Estate sicura: i consigli del farmacista per vacanze senza rischi

Estate sicura: i consigli del farmacista per vacanze senza rischi

fonte: www.farma7.it

L’estate è sinonimo di viaggi, vacanze, attività all’aria aperta, eventi e occasioni di socialità. Tuttavia, proprio queste abitudini, unite alle temperature più elevate e ai cambiamenti ambientali, possono aumentare l’esposizione a diverse malattie infettive.

È in questo contesto che il farmacista può svolgere un ruolo strategico di educazione sanitaria, fornendo consigli pratici e personalizzati ai cittadini prima della partenza e durante tutto il periodo estivo
Queste le raccomandazioni offerte dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), per ridurre in modo significativo i rischi per la salute associati alla stagione estiva.

Tra i temi più attuali vi sono sicuramente le malattie trasmesse dalle zanzare. Dengue, chikungunya e virus del Nilo occidentale rappresentano una preoccupazione crescente anche in Europa. Se dengue e chikungunya restano prevalentemente legate ai viaggi internazionali, in alcune aree europee si stanno registrando sempre più frequentemente casi di trasmissione locale, favorita dalla diffusione delle specie di zanzare vettori. Il virus del Nilo occidentale, invece, è già presente in diversi Paesi europei.

Dal banco della farmacia è possibile richiamare l’attenzione sull’importanza dell’utilizzo corretto dei repellenti, dell’impiego di zanzariere e dell’adozione di comportamenti che limitino la proliferazione degli insetti, come l’eliminazione dei ristagni d’acqua in giardini e terrazzi. Per chi viaggia, è inoltre utile verificare in anticipo eventuali raccomandazioni sanitarie relative alla destinazione scelta.

Non meno importante è il rischio legato alle zecche, particolarmente attive durante la bella stagione. Escursioni, passeggiate nei boschi e attività outdoor possono aumentare l’esposizione a questi parassiti, responsabili della trasmissione della malattia di Lyme e dell’encefalite da zecca (Tbe). Anche in questo caso il farmacista può promuovere misure preventive semplici, ma efficaci: indossare abiti adeguati durante le escursioni, utilizzare prodotti repellenti e controllare accuratamente la pelle al rientro dalle attività all’aperto, prestando particolare attenzione ai bambini e agli animali domestici. Nelle aree a rischio può inoltre essere opportuno informare i cittadini sulla disponibilità della vaccinazione contro la Tbe.

L’estate coincide spesso anche con una maggiore socialità e con nuove relazioni. Per questo l’Ecdc richiama l’attenzione sulla salute sessuale, alla luce dei dati che mostrano un aumento record delle infezioni sessualmente trasmesse in Europa. Il farmacista può contribuire a diffondere una corretta cultura della prevenzione, ricordando l’importanza dell’uso del preservativo e invitando a effettuare controlli o test in caso di rapporti non protetti o di possibili esposizioni al rischio. Un aspetto da non sottovalutare è che molte di queste infezioni possono essere asintomatiche, favorendo una trasmissione inconsapevole e aumentando il rischio di complicanze.

Un altro fronte sul quale la consulenza del farmacista risulta preziosa è la sicurezza alimentare. Picnic, barbecue, sagre e viaggi possono favorire episodi di tossinfezione alimentare, soprattutto quando il caldo compromette la corretta conservazione degli alimenti. Un rischio spesso sottovalutato, anche perché i cibi contaminati possono mantenere un aspetto, un odore e un sapore apparentemente normali. Tra le regole fondamentali da ricordare ai cittadini figurano il lavaggio accurato delle mani, la corretta cottura degli alimenti, il lavaggio di frutta e verdura, la separazione tra cibi crudi e cotti e il rispetto della catena del freddo. Piccoli accorgimenti che possono prevenire numerose infezioni gastrointestinali.

Particolare attenzione merita inoltre il batterio Vibrio, che trova condizioni favorevoli nelle acque marine durante i periodi più caldi. Sebbene le infezioni siano ancora relativamente rare in Europa, il contagio può verificarsi attraverso l’esposizione di ferite aperte all’acqua di mare o mediante il consumo di molluschi e crostacei crudi o poco cotti. Il consiglio è semplice: proteggere eventuali lesioni cutanee durante la balneazione e consumare prodotti ittici adeguatamente cotti. Informazioni che il farmacista può facilmente integrare nella propria attività quotidiana di counselling.

Infine, l’Ecdc sottolinea l’importanza della vaccinazione come parte integrante della preparazione al viaggio. Prima della partenza è opportuno verificare che adulti e bambini siano in regola con il calendario vaccinale e valutare, insieme ai professionisti sanitari, eventuali vaccinazioni aggiuntive richieste o consigliate in base alla destinazione. Alcuni vaccini necessitano infatti di più dosi o di un certo intervallo di tempo prima di garantire una protezione efficace.

Il messaggio finale è chiaro: la maggior parte dei rischi sanitari legati all’estate può essere prevenuta attraverso comportamenti consapevoli e semplici misure di protezione. In questo percorso la farmacia territoriale rappresenta un punto di riferimento privilegiato, capace di trasformare ogni richiesta di consiglio in un’occasione di educazione sanitaria, contribuendo concretamente a rendere le vacanze più serene e sicure per tutti.

Conservazione medicinali in farmacia: obblighi, controlli e responsabilità del farmacista

Conservazione medicinali in farmacia: obblighi, controlli e responsabilità del farmacista

fonte: www.farmacista33.it

Dalle indicazioni riportate sulle confezioni alla catena del freddo, fino alla custodia degli stupefacenti e alla gestione dei prodotti scaduti: le principali regole che il farmacista deve rispettare e i rischi sanzionatori in caso di inosservanza.


Conservazione medicinali in farmacia: obblighi, controlli e responsabilità del farmacista
Il recente richiamo del Ministero della Salute alle misure di sicurezza per la gestione degli stupefacenti, diffuso dopo il furto di fentanyl avvenuto all'Ospedale Israelitico di Roma, ha riportato l’attenzione sugli obblighi di custodia, conservazione e controllo dei medicinali. Le regole più stringenti previste per le sostanze stupefacenti si inseriscono in un quadro più ampio, che impone alle farmacie di conservare tutti i medicinali in condizioni idonee a mantenerne qualità, sicurezza ed efficacia, di controllare le giacenze e di separare tempestivamente i prodotti scaduti o non più dispensabili. Il mancato rispetto di questi obblighi può avere conseguenze amministrative, deontologiche e, nei casi più gravi, penali.

Le condizioni indicate per ciascun medicinale
Le modalità di conservazione vengono definite nell’ambito dell’autorizzazione all’immissione in commercio (Aic), sulla base degli studi di stabilità condotti sul principio attivo e sul prodotto finito. Il farmacista è quindi tenuto a rispettare le indicazioni riportate sull’imballaggio, nel foglio illustrativo e nel Riassunto delle caratteristiche del prodotto (Rcp).
L’etichettatura riporta, quando previste, le specifiche precauzioni di conservazione, come l’obbligo di mantenere il prodotto entro determinati limiti di temperatura, di non congelarlo oppure di conservarlo in frigorifero (d.lgs. 219/2006). Le formulazioni utilizzate derivano dalle indicazioni europee recepite in Italia con la circolare del Ministero della Sanità n. 2 del 13/01/2000 e con il decreto direttoriale 28/06/2001.

Quando il medicinale non richiede condizioni particolari, l’assenza di una temperatura specifica in etichetta non esonera comunque la farmacia dall’assicurare una conservazione appropriata. Devono essere evitati, per quanto possibile, gli sbalzi termici, l’esposizione diretta alla luce, l’umidità e le altre condizioni che potrebbero accelerare i processi di degradazione.

Catena del freddo e controllo delle temperature
Particolare attenzione richiedono i medicinali termolabili, generalmente da conservare tra 2 e 8 °C, per i quali deve essere garantita la continuità della catena del freddo. La farmacia deve disporre di frigoriferi e apparecchiature idonee e organizzare controlli che permettano di verificare il rispetto delle temperature previste.
Il monitoraggio deve consentire anche di individuare eventuali escursioni termiche e di valutarne le conseguenze prima che il prodotto sia dispensato. In presenza di anomalie, il medicinale deve essere separato dalle confezioni utilizzabili fino alla verifica della sua conformità, evitando che possa essere consegnato al paziente prima degli opportuni accertamenti.

La corretta conservazione riguarda inoltre l’organizzazione degli spazi, la rotazione delle scorte e il controllo periodico delle scadenze. I medicinali non più vendibili devono essere rimossi dagli scaffali e collocati in un’area separata, chiaramente identificata e non accessibile durante le normali operazioni di dispensazione.

Stupefacenti, obblighi rafforzati di custodia e registrazione
Per i medicinali stupefacenti si aggiungono obblighi specifici di custodia, registrazione e controllo, disciplinati dal Testo unico in materia di stupefacenti (Dpr 309/1990). Le sostanze soggette alle disposizioni più stringenti devono essere custodite in modo da impedirne l’accesso alle persone non autorizzate e da ridurre il rischio di sottrazioni.

Nelle recenti indicazioni ministeriali è stato richiamato l’utilizzo di armadi chiusi a chiave, insieme alla necessità di individuare un responsabile per la gestione delle giacenze e delle chiavi. È stata inoltre ribadita l’importanza della corrispondenza tra le quantità materialmente presenti e quelle riportate nel registro di entrata e uscita, nel quale i movimenti devono essere annotati in ordine cronologico e senza lacune. Il registro e la documentazione collegata rappresentano elementi sottoposti a verifica durante i controlli delle autorità competenti.

Il recente intervento del Ministero ha indicato anche la registrazione delle movimentazioni entro 48 ore e controlli puntuali delle giacenze. In caso di furto o smarrimento delle sostanze o dei documenti obbligatori, devono essere attivate le procedure di denuncia e comunicazione previste dalla disciplina sugli stupefacenti.

Farmaci scaduti e procedure di smaltimento
I medicinali scaduti devono essere separati da quelli in corso di validità e resi chiaramente non dispensabili. Lo smaltimento deve essere affidato a imprese autorizzate o al gestore del servizio pubblico, nel rispetto della normativa sui rifiuti sanitari (Dpr. 254/2003; d.lgs. 152/2006).

Per gli stupefacenti soggetti all’obbligo di registrazione è prevista una procedura specifica. Prima del conferimento all’impresa incaricata, l’Azienda sanitaria locale (Asl) deve constatare i prodotti scaduti, redigere il relativo verbale e sigillarli in un contenitore affidato al farmacista. Il documento di presa in carico consente lo scarico dal registro, mentre la distruzione è accompagnata dalla verbalizzazione prevista (nota del Ministero della Salute del 24 maggio 2011). In attesa dell’intervento della Asl, è opportuno inviare tempestivamente una richiesta formale di verbalizzazione, conservandone la documentazione.

Le conseguenze in caso di irregolarità
La detenzione di medicinali scaduti, guasti o imperfetti può comportare sanzioni amministrative quando, per la quantità limitata, le modalità di conservazione e la consistenza complessiva delle scorte, possa essere concretamente esclusa la destinazione al commercio (art. 123 del TULS, modificato dalla legge 11 gennaio 2018, n. 3).

Quando, invece, il medicinale guasto o imperfetto risulta detenuto per il commercio, posto in commercio o somministrato, può trovare applicazione l’art. 443 del Codice penale, che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa. La responsabilità penale deve essere valutata sulla base delle condizioni concrete del prodotto e delle modalità con cui è detenuto.

Alle conseguenze amministrative e penali può aggiungersi il profilo disciplinare: la violazione delle norme che regolano l’esercizio professionale e il servizio farmaceutico può determinare l’avvio di un procedimento deontologico (Codice deontologico del farmacista, art. 37). La corretta conservazione non è quindi soltanto un requisito organizzativo, ma un obbligo professionale diretto a tutelare la sicurezza dei medicinali e la salute dei pazienti.