Ciclo mestruale, dolore e ormoni: il counseling in farmacia

Ciclo mestruale, dolore e ormoni: il counseling in farmacia

fonte: www.farmacianews.it

Una consulenza consapevole significa offrire strumenti, spiegare il meccanismo, impostare misure efficaci, prevenire rischi di automedicazione e riconoscere i segnali che meritano approfondimento.

Il ciclo mestruale è molto più di un “fastidio mensile”: è un indicatore di benessere che riflette l’equilibrio tra ormoni, stile di vita e, talvolta, condizioni ginecologiche che meritano attenzione. In farmacia, il tema emerge spesso con richieste rapide (“mi serve qualcosa per i crampi”, “ho un mal di testa da ciclo”), ma un counseling breve e strutturato può cambiare l’esito: ridurre l’automedicazione disordinata, migliorare l’efficacia dei rimedi scelti e intercettare i segnali che richiedono approfondimento. Quando possibile, offrire un momento di ascolto in riservatezza aiuta a raccogliere informazioni utili e a normalizzare la richiesta di aiuto, senza minimizzare.

Perché fa male
Nel corso del mese, estrogeni e progesterone salgono e scendono. Dopo l’ovulazione il progesterone contribuisce a stabilizzare l’endometrio; quando, a fine fase luteale, estrogeni e progesterone calano, l’endometrio si sfalda e aumentano mediatori locali dell’infiammazione, in particolare le prostaglandine. Se la loro produzione è elevata, le contrazioni uterine diventano più intense e la sensibilità al dolore aumenta. Non è raro che i crampi si accompagnino a nausea, alvo alterato o lombalgia: sono manifestazioni legate agli stessi mediatori e alla risposta individuale.

Dismenorrea primaria e secondaria
La dismenorrea primaria è la forma più comune: dolore crampiforme, ciclico, spesso presente dai primi anni dopo il menarca, con picco nelle prime 24–48 ore di flusso e tendenza a migliorare con l’età. In genere risponde bene a misure fisiche e a un uso corretto degli analgesici.

La dismenorrea secondaria, invece, può essere legata a cause come endometriosi, adenomiosi, fibromi, cisti ovariche o infezioni: può comparire più tardi, peggiorare nel tempo e non essere limitata ai primi giorni. In farmacia non si fa diagnosi, ma si può riconoscere un pattern sospetto e suggerire una valutazione, soprattutto quando la risposta ai trattamenti di primo livello è scarsa o l’impatto sulla vita quotidiana è alto.

Interventi non farmacologici
Il calore locale (borsa dell’acqua calda o cerotto termico) è spesso sottovalutato e può ridurre i crampi. Anche un’attività fisica leggera nei giorni premestruali e nel primo giorno di flusso (camminata, stretching, yoga dolce) può attenuare la percezione del dolore e ridurre la rigidità lombare.


Ciclo mestruale, dolore e ormoni: il counseling in farmacia
Sullo sfondo contano regolarità dei pasti, idratazione e sonno: quando il riposo è scarso, la soglia del dolore tende ad abbassarsi. Nel counseling funziona l’approccio “a step”: iniziare con calore e movimento, aggiungere l’analgesico se l’intensità supera una soglia “funzionale” (per esempio quando impedisce di studiare o lavorare), e valutare il risultato nel giro di poche ore.

Farmaci da banco
I FANS (antinfiammatori non steroidei) sono spesso l’opzione più efficace perché riducono la sintesi di prostaglandine. L’errore più comune è assumerli tardi, “a singola dose di emergenza”. In molte persone è più utile iniziare ai primi segnali o con l’inizio del flusso e mantenere una copertura regolare nelle prime 24-48 ore, sempre rispettando foglietto illustrativo, dose massima e durata.

Questo non significa “prenderne di più”, ma usarli con metodo per evitare picchi di dolore e ridurre l’alternanza tra sofferenza e sedazione. Un consiglio pratico è programmare le prime somministrazioni nelle ore in cui di solito il dolore sale, senza aspettare che diventi insopportabile.

La parte più importante del consiglio in farmacia è la sicurezza: evitare la somma di due FANS diversi; cautela in caso di storia di ulcera o sanguinamento gastrointestinale, insufficienza renale, ipertensione non controllata, asma sensibile ai FANS, terapia anticoagulante/antiaggregante o cortisonica.

Il paracetamolo può essere un’alternativa quando i FANS sono controindicati o mal tollerati, pur avendo in media minore efficacia sui crampi. Se l’analgesico serve per molti giorni ogni mese o se l’effetto è scarso nonostante l’uso corretto, non è “solo sfortuna”: è il momento di rivalutare il quadro con il medico.

PMS, umore e cefalea
Molte persone riferiscono irritabilità, tristezza, tensione mammaria, gonfiore o fame nervosa nei 7-10 giorni prima del flusso. Un suggerimento pratico è registrare i sintomi: se compaiono regolarmente nella fase premestruale e migliorano con l’arrivo delle mestruazioni, si può lavorare su sonno, gestione dello stress e regolarità dei pasti, e indirizzare al medico quando l’impatto è elevato.

Anche la cefalea può essere “ciclica”: chiedere se compare sempre negli stessi giorni e se sono presenti segnali di aura aiuta a orientare, perché in alcuni casi è opportuno un inquadramento clinico prima di scegliere strategie di trattamento.

Pensare anche al ferro
Un flusso molto abbondante può contribuire a carenza di ferro e anemia, con stanchezza, pallore, fiato corto o tachicardia. Segnali pratici: necessità di cambiare assorbente/tampone ogni 1-2 ore, perdite notturne che macchiano lenzuola, sanguinamento oltre 7 giorni, coaguli frequenti o sensazione di “non riuscire a gestirlo”. In questi casi la farmacia può orientare a una valutazione clinica e, se indicato, a controlli come emocromo e ferritina, evitando il fai-da-te con integratori assunti “a tentativi”, che rischiano di essere inutili o mal tollerati.

Le 7 domande utili al banco (in 60 secondi)
Da quando è iniziato il dolore? È cambiato o peggiorato?
In quali giorni compare e quanto dura?
Intensità (0–10) e impatto su scuola/lavoro/sonno?
Sintomi associati: nausea, diarrea, cefalea, vertigini, lombalgia?
Dolore nei rapporti o con minzione/evacuazione?
Com’è il flusso: durata >7 giorni, coaguli, necessità di cambiare spesso?
Cosa è stato già provato (farmaco, dose, tempi) e con quale beneficio?
In farmacia, il tema dei dolori da ciclo mestruale emerge spesso con richieste rapide: un counseling breve e strutturato può cambiare l’esito: ridurre l’automedicazione disordinata, migliorare l’efficacia dei rimedi scelti e intercettare i segnali che richiedono approfondiment
In farmacia, il tema dei dolori da ciclo mestruale emerge spesso con richieste rapide: un counseling breve e strutturato può cambiare l’esito: ridurre l’automedicazione disordinata, migliorare l’efficacia dei rimedi scelti e intercettare i segnali che richiedono approfondiment
Queste domande servono a impostare un consiglio più preciso e a capire se è opportuno suggerire un controllo. Un diario per 2 cicli (giorni, intensità, farmaci e risposta) è uno strumento semplice ma potente: aiuta la persona a “vedere” l’andamento, limita gli errori di memoria e rende più efficace anche l’eventuale visita.

Quando inviare senza aspettare il ciclo successivo

  • Dolore nuovo dopo anni “normali” o progressivamente crescente
  • Dolore che non risponde a FANS usati correttamente o dura molti giorni
  • Dolore pelvico anche fuori ciclo; dolore nei rapporti; sintomi urinari/intestinali ciclici
  • Flusso molto abbondante con segni di possibile anemia
  • Febbre, secrezioni anomale, svenimento, sospetta gravidanza, dolore improvviso e intenso
La Marca del Distributore conquista il 50% del mercato nei principali paesi europei

La Marca del Distributore conquista il 50% del mercato nei principali paesi europei

fonte: www.pharmaretail.it

La Marca del Distributore conquista il 50% del mercato nei principali paesi europei
Per la prima volta, la Marca del Distributore ha raggiunto una quota del 50% in unità di vendita in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito. A rilevarlo è Circana che ha diffuso con un comunicato stampa i dati della sua ultima analisi sul mercato europeo del largo consumo, basata sui 12 mesi terminanti a dicembre 2025 e che monitora le vendite di milioni di referenze in oltre 230 categorie.

La quota è cresciuta costantemente ogni anno dal 2021, con un aumento complessivo di oltre tre punti percentuali nel periodo. I mercati più avanzati sono la Spagna, dove la MDD arriva al 59% e i Paesi Bassi al 56%, trainati dal modello discount. Nel Regno Unito e in Germania la quota si attesta al 52%, mentre in Francia è al 46% e in Italia al 36%. A valore, la MDD rappresenta il 42% delle vendite nei sei mercati, per un totale di 324 miliardi di euro, con quote che variano dal 31% in Italia al 55% nei Paesi Bassi, passando per il 36% in Francia, il 44% in Germania e nel Regno Unito e il 52% in Spagna.

Secondo Circana, i retailer sono riusciti a mantenere prezzi bassi abbinati a una qualità elevata, intercettando i trend legati alla salute e agli stili di vita con proposte premium e lanci di prodotti innovativi. Anche la strategia di presidiare i social media per raggiungere le generazioni più giovani, meno fedeli ai marchi tradizionali, ha contribuito a sostenere la domanda.

I marchi industriali sotto pressione
«Nell’ultimo decennio, le Marche del Distributore sono diventate marchi potenti a tutti gli effetti. Considerando che oggi un carrello della spesa medio costa quanto un carrello premium dello scorso anno, i consumatori attenti al prezzo devono compiere decisioni difficili su quali prodotti acquistare. L’assortimento dei distributori spazia dai prodotti base a prezzi contenuti alle prelibatezze premium, fino ad alimenti salutari, iperproteici e articoli di tendenza: un’alternativa affidabile e attraente alle Marche Industriali che sta cambiando il modo in cui le persone fanno la spesa in tutto il mondo», ha dichiarato Ananda Roy, Senior Vice President of Strategic Growth Insights di Circana.

Nei sei principali mercati europei, il 34% delle vendite a volume dei brand industriali è avvenuto in promozione, contro il 14% della MDD. Circana rileva che promozioni a scaffale, prezzi riservati ai programmi fedeltà e strategie di allineamento dei prezzi si sono intensificati nell’ambito di una vera e propria guerra dei prezzi nel settore. «I retailer si rivolgono anche alle generazioni più giovani, meno fedeli ai grandi brand, attraverso TikTok Shop e contenuti virali; i discount stanno aprendo nuovi punti vendita e l’AI rende più semplice che mai confrontare i prodotti solo su prezzo e funzionalità. Le Marche Industriali dovranno contare su qualcosa di più della semplice reputazione del marchio o di forti sconti per attirare i consumatori», ha aggiunto Roy. «Con margini già ridotti, dovranno analizzare a fondo i dati sulla fedeltà dei consumatori e le strategie di prezzo e promozione se vogliono competere e sopravvivere. Saturare il mercato di promozioni non è una tattica di sopravvivenza a lungo termine.»

Le categorie Food & Beverage sono state il principale motore della crescita, mentre il Non-Food continua a subire la maggiore pressione da parte delle Marche Industriali.

Per il 2026 Circana prevede un’ulteriore accelerazione della MDD. «Si prevede che la crisi del costo della vita si intensificherà nella seconda metà dell’anno, poiché le tensioni geopolitiche stanno aumentando i prezzi di fertilizzanti, trasporti, distribuzione e ingredienti. È probabile che ciò offra un ulteriore vantaggio ai distributori, con una rapida crescita della MDD mentre le famiglie cercano nuovi modi per risparmiare», ha dichiarato Roy. A questo si aggiunge la crescita dello shopping online e guidato dall’intelligenza artificiale, che tende a privilegiare i prodotti più economici a parità di benefici.

Cross caring: una nuova opportunità per la farmacia

Cross caring: una nuova opportunità per la farmacia

fonte: www.farmacianews.it

Si tratta di un approccio centrato sul paziente, basato sull'ascolto attivo e sulla comprensione delle esigenze di salute del cliente, per offrire consigli personalizzati e pertinenti per passare dal reparto a un servizio a un consiglio al banco in una singola vendita.

L’evoluzione della farmacia dei servizi passa anche attraverso un diverso approccio alla cura del cliente/paziente: ne parliamo con Ginevra Giannanotonio, farmacista territoriale e presidente di Agifar Latina, anticipando alcuni temi che saranno oggetto del convegno “Nuovi orizzonti: le opportunità del cross caring in farmacia” in programma a Cosmofarma sabato 9 maggio.

Com’è cambiato nel tempo il suo approccio al consiglio in farmacia, passando dal cross selling al concetto di cross caring centrato sul paziente?
«Il passaggio è stato del tutto naturale, soprattutto dopo il Covid, gli ambienti in cui mi muovevo, i servizi che potevo svolgere e la possibilità di essere sempre più vicina ai miei pazienti hanno modificato il mio sentire la professione e quindi sull’agire nei confronti del paziente. In passato, l’approccio era spesso focalizzato sulla vendita di più prodotti, senza considerare appieno le esigenze del paziente. Si cercava di massimizzare le vendite suggerendo articoli complementari. Oggi, molti farmacisti operano nel concetto di Cross Caring, senza neanche esserne consapevoli. Il focus professionale, infatti, si è spostato verso un approccio centrato sul paziente, dove l’attenzione è rivolta al benessere globale. Si tratta di ascoltare attivamente e comprendere le esigenze di salute del cliente, per offrire consigli personalizzati e pertinenti che possano passare dal reparto a un servizio a un consiglio al banco in una singola vendita».
Può raccontare un caso concreto in cui, partendo da una richiesta specifica, ha individuato altri bisogni di salute del paziente e ha costruito un consiglio più completo?
«La possibilità concreta è nata grazie alla farmacia dei servizi, dove è stato necessario sviluppare un diverso approccio comunicativo che ha portato ad osservare il paziente nella sua complessità e completezza. Infatti, non si guarda solo il sintomo immediato, o la necessità di effettuare un servizio, ma si prende in considerazione il benessere complessivo del paziente. Il consiglio completo, quindi, sta nella capacità di muovere il paziente, e le sue necessità, attraverso i vari reparti e servizi della farmacia».

Quanto conta la relazione con il cliente-paziente nel cross caring e quali strumenti o atteggiamenti ritiene fondamentali per costruire fiducia?
«Le parole chiave nel cross caring sono relazione e ascolto. Un buon rapporto, infatti, permette di costruire fiducia, essenziale per un consiglio efficace. Gli strumenti sono sempre quelli, ascolto attivo, empatia e comunicazione chiara del farmacista, tuttavia, l’evoluzione sta nella visione olistica della farmacia e delle possibilità che il paziente ha, all’interno della farmacia. Fondamentale nel cross caring è il follow-up e il richiamo a breve termine nel sapere come sta il paziente».

Quali competenze deve sviluppare oggi un farmacista per applicare il cross caring in modo efficace?
«Non c’è possibilità di cross caring senza la formazione, professionalità e specializzazione del farmacista. Le competenze comunicative devono essere approfondite ed affinate per capire che tipo di paziente si ha di fronte e saper parlare anche con quelli più resistenti alla possibilità di presa in carico. Un secondo elemento fondamentale è la conoscenza approfondita del paziente che emerge attraverso le capacità comunicative e la preparazione su prodotti, trattamenti, servizi e patologie. Una capacità che deve essere allenata è quella del problem solving, sia da un punto di vista gestionale di come far ruotare in maniera armonica banco/servizi/prodotti, sia problem solving per la salute del paziente, essendo in grado di analizzare situazioni e fornire soluzioni appropriate».

Cosa raccontano gli Stati Generali sul diabete e il ruolo della farmacia

Cosa raccontano gli Stati Generali sul diabete e il ruolo della farmacia

fonte: www.farmacianews.it

Si è tenuta a Roma, presso il CNEL, la terza edizione degli Stati Generali sul Diabete, promossa da FeSDI e dall’Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e malattie croniche non trasmissibili.

Un appuntamento che non ha solo tracciato la strategia 2026-2028, ma ha messo a nudo le profonde ferite del nostro sistema sanitario: i gap territoriali e il peso insostenibile dei determinanti socio-economici di una patologia che oggi vanta numeri da pandemia. In Italia, infatti, oltre 4 milioni di persone convivono con il diabete, con un impatto economico sul SSN pari a 20 miliardi di euro l’anno.

Il paradosso della periferia: il caso Roma
Un dato su tutti ha scosso la platea, citato dalla professoressa Raffaella Buzzetti, Presidente SID: all’interno della stessa capitale, il diabete morde in modo diverso. A Tor Bella Monaca, quartiere della periferia est segnato da fragilità economica, l’incidenza del diabete tocca il 7%, mentre ai Parioli scende al 4%. Questo gap del 3% racconta come la prevenzione non sia sempre una scelta, ma spesso un lusso legato al reddito e al contesto abitativo.

Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, in un messaggio di apertura, ha confermato questo legame: «Il diabete è correlato agli stili di vita oltre che a condizioni socio-economiche svantaggiate. La nostra strategia è diretta a promuovere la prevenzione primaria e a rendere accessibili a tutti le innovazioni terapeutiche, necessaria a ridurre disuguaglianze».

Accesso all’innovazione e criticità territoriali
Nonostante l’Italia vanti eccellenze nella ricerca, l’accesso ai nuovi device e ai farmaci innovativi non è uniforme. Salvatore De Cosmo, presidente FeSDI, ha ricordato che ai pazienti diagnosticati si aggiungono circa 3 milioni di persone che non sanno di avere la malattia o sono ad alto rischio di svilupparla.

Marcello Grussu, Presidente di Diabete Italia, ha evidenziato la persistenza di “silos” amministrativi e la fatica dei servizi territoriali nel fare rete. Le Case di Comunità restano spesso scatole da riempire, mentre il gap tra le 21 regioni italiane crea pazienti di “serie A” e “serie B” nell’accesso alle tecnologie.

Sul fronte tecnologico, in molti casi resta ancora un’incognita la reale “messa a terra” dei servizi. L’esperienza della Regione Toscana, presentata da Andrea Belardinelli, Direttore del Settore Sanità Digitale e Innovazione della Direzione Diritti di Cittadinanza e Coesione Sociale di Regione Toscana, indica la via: con un utilizzo avanzato della telemedicina e l’integrazione dei dati dei sensori (CGM) direttamente nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). Tuttavia, come emerso dai tavoli, la digitalizzazione deve essere interregionale e tariffata in modo uniforme per non diventare l’ennesimo fattore di esclusione.

La sfida della farmacia: informazione contro l’infodemia
In un contesto dove l’IA e il digitale corrono, la farmacia resta il luogo della fiducia. È stato ricordato il portale “ISS Salute” nato per certificare l’informazione scientifica in un’era in cui la rete è popolata da informazioni scorrette o ‘soluzioni miracolose’.

Il farmacista territoriale, in questo scenario di “ecosistemi interconnessi”, ha il compito di guidare il paziente, contrastando il sensazionalismo e supportando lo screening precoce.

Come sottolineato dalla Senatrice Daniela Sbrollini, Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche non Trasmissibili, lo sport e i corretti stili di vita devono diventare “farmaci naturali”: in questo, la farmacia è l’interlocutore primario per educare il cittadino, specialmente nelle aree più svantaggiate dove la cultura della prevenzione fatica a radicarsi per ragioni economiche.

La risposta alla “pandemia diabete” risiede in una risposta integrata fatta di ricerca, innovazione, approccio clinico e sociale, senza mai dimenticare la prevenzione.

Integratori: come cambiano utilizzo, fiducia e scelte degli italiani?

Integratori: come cambiano utilizzo, fiducia e scelte degli italiani?

fonte: www.pharmaretail.it

Nell’ultimo anno un italiano su tre ha assunto regolarmente integratori tutti i mesi e il 78% di chi li ha assunti ritiene che abbiano migliorato il proprio benessere. A consigliarli sono principalmente medici e farmacisti e la farmacia è il principale canale di acquisto anche se l’online è in crescita. I più utilizzati? Quelli per le difese immunitarie e l’energia fisica.

È quanto emerge dell’indagine “Italiani e Integratori alimentari” realizzata da AstraRicerche per conto di Integratori & Salute, parte di Unione Italiana Food, aderente a Confindustria. Lo studio ha fotografato percezioni, conoscenze, modalità e frequenza di consumo degli italiani rispetto a questi prodotti.

Gli integratori sono entrati a far parte della routine di una quota sempre più ampia della popolazione: più di 8 italiani su 10 (85%) li hanno utilizzati nell’ultimo anno e 1 su 3 li assume regolarmente tutti i mesi. Mentre una parte (17%) lo fa per esigenze specifiche e solo il 15% dei nostri connazionali non li ha mai usati. In ogni caso, si tratta di un’esperienza d’uso che viene considerata pienamente positiva: quasi 8 su 10 ritengono che gli integratori abbiano migliorato il proprio benessere.

«Come emerge dalla ricerca, gli italiani mostrano una crescente fiducia verso gli integratori alimentari» afferma Germano Scarpa Presidente di Integratori & Salute. «Non si tratta di un acquisto impulsivo, ma di un utilizzo fatto con frequenza e metodo, basato sulla percezione di un reale giovamento per il benessere fisiologico e il miglioramento della qualità della vita. Il mercato degli integratori in Italia ha dimostrato una resilienza straordinaria, evolvendo da settore di nicchia a pilastro fondamentale del mantenimento del benessere. Gli italiani hanno compreso che l’integrazione, se inserita in uno stile di vita corretto e supportata dal parere di medici e farmacisti, è un investimento sulla longevità attiva. Il nostro impegno come associazione è da un lato continuare a investire in ricerca scientifica e innovazione nelle formulazioni per garantire prodotti sempre più efficaci e specifici; dall’altro, promuovere una corretta cultura di prodotto per abbattere i luoghi comuni che ancora ci sono.»

La farmacia è il principale luogo d’acquisto
La farmacia è il luogo di elezione per l’acquisto di integratori alimentari per il 61% dei nostri connazionali. L’online segue a distanza, con il 33%, segno che la consulenza umana conta ancora molto. Gli acquisti sul web superano comunque quelli effettuati presso la GDO che si piazzano al terzo gradino del podio con 21,5%.

Il consiglio su quali integratori assumere arriva per 2 utilizzatori su 3 (65%) da medici e farmacisti, che rappresentano le figure professionali più influenti sull’acquisto. Solo 1 italiano su 3 (34%) è solito seguire il “fai da te”, una pratica sconsigliata e che può comportare dei rischi per il consumatore.

Medici e farmacisti a pari merito sono le principali fonti di informazione sugli integratori, ma il digitale avanza
Per approfondire la conoscenza di questi prodotti, i nostri connazionali seguono in primis i professionisti della salute come medici (41%) e farmacisti (40%). Ma anche i canali digitali stanno acquistando un ruolo importante, in particolare per la Gen Z e i Millennials. Tra questi, spiccano la ricerca attiva su Google (22%) e i siti web dei produttori (12,5%); marginali risultano, invece, i social network (8%) e gli influencers (5%).

«Se la farmacia è un punto di riferimento per il consumatore è perché il cittadino riconosce nel professionista della salute un importante filtro di attendibilità», prosegue Germano Scarpa, Presidente di Integratori & Salute. «Occorre continuare a investire nella formazione, in quanto la qualità del prodotto deve sempre camminare di pari passo con la qualità del consiglio. Il farmacista deve conoscere la biochimica dell’integratore, essere in grado di spiegare il concetto di biodisponibilità e suggerire il momento migliore della giornata per l’assunzione di un integratore: solo così si combatte la disinformazione, anche del web».

Solo 4 italiani su 10 sanno che non serve la prescrizione per acquistare un integratore
Spesso, quando si parla di integratori alimentari, ci si imbatte in luoghi comuni, fake news o informazioni incomplete. Le più ricorrenti sono che “curano” le malattie, si prestano tranquillamente a un uso “fai da te”, “sono come i farmaci”. E poi ancora: sono solo “palliativi”; non servono a nulla o di contro sono “elisir miracolosi di lunga vita”.

Dall’indagine realizzata da AstraRicerche emerge che gli italiani legano l’utilizzo degli integratori al mantenimento del benessere generale. Gli intervistati sono d’accordo con il fatto che questi prodotti servono a sostenere la salute generale (42%), aumentare l’energia (34%) e aiutare il sistema immunitario (33%).

Tuttavia, su altre questioni c’è ancora molto da fare per diffondere una corretta informazione. Ad esempio, solo 4 italiani su 10 (40%) sanno – correttamente – che nessun integratore richiede una prescrizione. Mentre poco più della metà (51%), crede – erroneamente – che sia necessaria la ricetta di un medico almeno per alcuni di essi.

Integratori per le difese immunitarie e per l’energia fisica i più utilizzati
Tra le tipologie di integratori più diffuse, troviamo in testa quelli per le difese immunitarie (39%) e per l’energia fisica (37%), seguiti dagli integratori per bisogni più specifici, come aiuto per le ossa, supporto alla dieta, bellezza, intestino. Anche quelli per il sonno, stress o umore (18%) e concentrazione (16%) raccolgono una buona fetta di mercato confermando che per i consumatori il benessere mentale è importante quanto quello fisico.

Cala la fiducia nella sanità pubblica, cresce il ruolo della farmacia

Cala la fiducia nella sanità pubblica, cresce il ruolo della farmacia

fonte: www.farma7.it

Una recente indagine, realizzata da “Noto Sondaggi” per “Il Sole 24 Ore”, ha fotografato la percezione che i cittadini di cinque Paesi europei -Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito- hanno del proprio sistema sanitario pubblico. Il quadro che emerge per l’Italia è critico: solo il 47% degli italiani, infatti, esprime un giudizio positivo sul Servizio sanitario nazionale, una percentuale nettamente inferiore rispetto agli altri Paesi coinvolti.

Di fronte a una sanità percepita come affaticata, la farmacia si conferma invece un punto di riferimento stabile e affidabile.
Sanità pubblica: giudizi in calo e liste d’attesa sempre più pesanti
Secondo l’indagine, condotta su un campione rappresentativo di oltre mille cittadini per Paese, le principali criticità riguardano:

tempi di attesa per visite specialistiche, esami e ricoveri che provocano rinuncia alle cure
giudizi meno favorevoli rispetto ad altri Paesi sulla professionalità degli operatori sanitari
crescente sfiducia nel futuro del sistema: il 42% degli italiani teme addirittura un peggioramento dei servizi nei prossimi 2-3 anni
La farmacia si conferma presidio sanitario di prossimità

In questo scenario, la rete delle farmacie italiane mostra un dato in controtendenza: la fiducia dei cittadini. L’indagine, infatti, evidenzia che:

24% degli italiani ha prenotato visite specialistiche in farmacia
14% ha effettuato un elettrocardiogramma
12% si è sottoposto a un holter cardiaco
Sono valori in linea, se non leggermente migliori, rispetto a quelli registrati negli altri quattro Paesi.

Federfarma: “La farmacia dei servizi è realtà consolidata”
Il presidente di Federfarma sottolinea come i dati confermino il ruolo crescente della farmacia come presidio sanitario vicino ai cittadini. Secondo Marco Cossolo, infatti, la possibilità di accedere in farmacia a servizi come prenotazioni, Ecg e holter rappresenta una risposta concreta alle difficoltà del Ssn, migliorando:

accessibilità delle prestazioni
prevenzione
alleggerimento del carico sulle altre strutture sanitarie.
Il presidente Cossolo, pertanto, invita a continuare a investire nel modello di sanità territoriale che la farmacia oggi rappresenta.