Prosegue l’erosione degli ingressi in farmacia, che nei primi dieci mesi del 2025 registrano una perdita dell’1,1% rispetto all’anno precedente, fermandosi a una media di 174 scontrini battuti al giorno per farmacia. Questo dato negativo sulla riduzione delle visite s’accompagna anche alla contrazione dei pezzi per scontrino: 2,5 prodotti venduti, vale a dire 0,9% in meno, sempre rispetto ai primi dieci mesi del 2024. Consola però almeno un altro dato: cresce del 2,6% il valore dello scontrino medio, che arriva a 29,17 euro, segnando un incremento che, però, è frutto soltanto dell’inflazione, “che nel corso dell’anno ha soffiato sui prezzi”.
Questi numeri arrivano dall’analisi degli ingressi in farmacia che New Line Ricerche di Mercato ha portato alla terza edizione di Scanner Orizzonti, il forum della farmacia organizzato a Milano da Pharmacy Scanner. Il calo, ha spiegato Viki Nellas, R&D lead di New Line, è generalizzato e riguarda tanto gli ingressi che hanno come driver l’etico (-0,6% nei primi dieci mesi del 2025), quanto quelli guidati da acquisti dell’area commerciale (-1,3%).
Indubbio, dice infine l’analisi di New Line, l’effetto drenante che l’e-commerce ha esercitato nel 2025 sugli ingressi nelle farmacie fisiche. «Le politiche di prezzo praticate dall’online sui prodotti utilizzati in modo più continuativo» è la valutazione di Viki Nellas «inducono il consumatore a fare scorta per risparmiare». Lo conferma un raffronto su base regionale tra il valore dello scontrino medio delle farmacie digitali e quello delle farmacie fisiche: a una maggiore penetrazione dell’e-commerce, corrisponde una differenza più marcata tra l’uno e l’altro. Ed ecco allora un altro dato su cui è opportuno meditare.
Nei primi cinque mesi del 2025 avevamo assistito a un vero e proprio boom di ricerche online di integratori e vitamine, un fenomeno di cui avevamo parlato in questo articolo.
L’indagine annuale di Trovaprezzi, principale comparatore di prezzi in Italia, sull’e-commerce 2025 in Italia mostra adesso che si tratta di un trend che, nel corso dell’anno, non si è affatto arrestato.
Integratori e Vitamine si conferma, infatti, la categoria più cercata con 28,5 milioni di ricerche, in forte crescita (+17,5%) rispetto al 2024. Un segnale evidente che il benessere non è più episodico, ma una voce strutturale nel carrello digitale degli italiani. Soprattutto se letto insieme a un altro elemento: nel 2025 la salute continua a intercettare più attenzione della tecnologia, storicamente al vertice delle ricerche online.
Accanto agli integratori crescono in modo marcato anche i prodotti per la salute, farmaci da banco e l’intero universo della cura della persona (viso e corpo), che intercettano un bisogno continuo, quotidiano e trasversale alle fasce d’età. Interessante anche la tenuta di categorie come i prodotti per i capelli e il pet food, con oltre 3 milioni di ricerche.
Un consumatore digitale più senior (ma sempre mobile) Il mobile resta il punto di accesso dominante allo shopping online, con oltre 180 milioni di ricerche, contro circa 58 milioni da desktop, in calo rispetto al 2024, e una quota residuale da tablet. La ricerca online è ormai un gesto abituale, integrato nella quotidianità.
Il profilo del consumatore, però, sta cambiando. Le fasce 35-54 anni continuano a trainare il mercato, ma nel 2025 a sorprendere è la crescita degli over 65, che superano per volume di ricerche i più giovani tra i 18 e i 24 anni (24 milioni contro 22 milioni). Un dato che racconta una familiarità con gli strumenti digitali ormai acquisita anche tra le generazioni senior.
Dal punto di vista geografico, la Lombardia si conferma il principale motore dell’e-commerce italiano, concentrando il 31% delle ricerche complessive. Seguono Lazio e Campania, mentre Emilia-Romagna, Veneto, Puglia e Sicilia mostrano una diffusione sempre più omogenea della comparazione online. Anche le regioni con volumi più contenuti partecipano in modo attivo, segno di un mercato ormai capillare.
«I dati del 2025 descrivono un consumatore meno influenzabile dalle mode e più attento al valore reale delle scelte», commenta Dario Rigamonti, CEO di Trovaprezzi. «Il podio delle categorie resta in continuità con il 2024, ma cambiano in modo significativo i volumi e le motivazioni d’acquisto. La crescita strutturale della salute e una maggiore prudenza verso la tecnologia indicano un passaggio chiaro: la comparazione evolve da semplice leva di risparmio a strumento per decisioni più informate e coerenti con i propri bisogni».
Il passaparola in farmacia non è mai stato un gesto spontaneo o un regalo della buona sorte. È sempre il risultato di una regia consapevole, di un’intenzione strategica e di una cultura interna che trasforma ogni interazione in un’opportunità concreta. Nelle farmacie di oggi, dove la concorrenza è ovunque e i clienti-pazienti arrivano già sovraccarichi di stimoli, il passaparola nasce solo quando il servizio supera il semplice soddisfare un bisogno e diventa un’esperienza che merita di essere raccontata.
Creare passaparola non è questione di iniziative isolate: è un metodo. E questo metodo si fonda su cinque leve strategiche.
L’esperienza: la prima leva del passaparola in farmacia L’esperienza del cliente-paziente è la base più potente per generare passaparola. Il modo in cui le persone vengono accolte, ascoltate e guidate ha un impatto emotivo superiore a qualunque messaggio pubblicitario.
Quando qualcuno percepisce che la farmacia lo prende davvero in carico, ricorda la sua storia clinica e si muove per offrirgli una soluzione su misura, il racconto nasce spontaneamente. Il servizio diventa conversazione.
La differenza percepita: ciò che sorprende si racconta La maggior parte delle farmacie appare simile. E quando tutto sembra uguale, nulla si distingue.
Il passaparola si sviluppa quando le persone vivono qualcosa che non si aspettavano:
un consiglio più accurato
un controllo in più
un’attenzione che va oltre il minimo necessario
Ciò che sorprende, si racconta. Ciò che rassicura, si ricorda. E la differenziazione reale diventa il motore del passaparola positivo.
La coerenza: il valore che si ripete crea reputazione Il passaparola non nasce da un singolo momento di entusiasmo, ma da una sequenza costante di comportamenti professionali. La farmacia che vuole essere raccontata deve essere prevedibile nel modo più virtuoso possibile: sempre presente, sempre competente, sempre attenta.
La ripetizione del valore è ciò che costruisce una reputazione solida, e una reputazione solida alimenta il passaparola naturale.
La guida: la farmacia come punto di riferimento culturale Il passaparola oggi si amplifica quando la farmacia non si limita a offrire prodotti e servizi, ma si assume il ruolo di riferimento culturale per la salute. Ogni contenuto informativo, ogni consulenza, ogni evento diventa un pretesto per portare le persone a parlare della farmacia come luogo che illumina, che orienta, che semplifica la loro vita. La farmacia diventa un punto di attrazione, non un semplice luogo di transito.
Il coraggio: l’atto che rende il passaparola inevitabile Infine, il passaparola richiede coraggio. Coraggio di scegliere una direzione chiara, di alzare gli standard, di investire in formazione e in design, di costruire un’identità visibile e memorabile. I clienti-pazienti non parlano delle farmacie “ok”: parlano di quelle che li fanno sentire protetti, ascoltati, compresi. Parlano di quelle che non si accontentano.
Creare passaparola oggi in farmacia significa avere una visione. Significa decidere che la farmacia non è soltanto un esercizio commerciale, ma un presidio di benessere che lavora ogni giorno per lasciare un’impronta nella vita delle persone. Quando questa scelta diventa reale, il passaparola non è più un obiettivo: diventa una naturale conseguenza.
Il dibattito sull’uso sconsiderato dei farmaci agonisti del GLP-1 per fini estetici rischia di oscurarne il reale valore terapeutico. Per ristabilire il giusto equilibrio tra allarme mediatico e realtà scientifica, abbiamo affrontato il tema con il Professor Arrigo F.G. Cicero, Direttore della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’Università di Bologna.
Elena D’Alessandri5 dicembre 2025 L’introduzione degli agonisti del GLP-1, come la Semaglutide, ha segnato un punto di svolta nel trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2, grazie alla loro straordinaria efficacia nel controllo metabolico e nella perdita di peso. Tuttavia, la loro recente visibilità mediatica, alimentata dall’uso non autorizzato per fini puramente estetici da parte di figure pubbliche e dello showbiz, ha generato una crisi, prima di approvvigionamento e poi di percezione.
Dopo l’invito alla calma della professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, per inquadrare correttamente la questione, ci siamo rivolti al professor Arrigo Cicero, direttore della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione presso l’Università Alma Mater Studiorum di Bologna.
Cicero, infatti, è autore di un recente commento sul tema pubblicato sul New England Journal of Medicine per approfondire non solo il reale meccanismo d’azione e il valore clinico di questi farmaci, ma anche i rischi sanitari derivanti dal loro utilizzo non supervisionato, le implicazioni di governance legate alla rimborsabilità AIFA e i dati emergenti dalla ricerca scientifica su nuovi trial clinici.
Il valore clinico e il meccanismo d’azione Il professor Cicero ha definito gli agonisti recettoriali di GLP-1 come «farmaci estremamente rivoluzionari nel loro settore in quanto hanno consentito una svolta nella gestione del paziente con obesità. Benchè il loro profilo di sicurezza sia globalmente molto elevato, lo stesso deve essere conosciuto perché ci sono potenziali rischi connessi alla loro assunzione».
Arrigo Cicero, direttore della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione presso l’Università Alma Mater Studiorum di Bologna Questi farmaci, ha continuato, agiscono «sull’attivazione di recettori che si trovano a vari livelli del nostro organismo. Inizialmente si pensava che la collocazione fosse principalmente cerebrale e che quindi l’effetto di questi farmaci fosse concentrato sulla modulazione dei centri della fame a livello di sistema nervoso centrale, mentre nel tempo si è capito che sono distribuiti anche (e non solo) a livello dell’apparato digerente. Il meccanismo di azione centrale è legato alla regolazione della percezione del senso di fame, tanto è vero che alcuni effetti collaterali comunemente descritti non sono altro che una magnificazione dell’effetto del medicinale stesso. La riduzione del senso di fame indotto da questi farmaci è infatti centrale ma anche secondario al rallentamento dello svuotamento gastrico e di quello intestinale, che possono contribuire ad indurre nausea e stipsi. Ma questi effetti, entro certi limiti, non sono altro che gli effetti del farmaco dovuti alla sua intrinseca efficacia».
Farmaci efficaci ma non miracolosi: l’importanza di una informazione corretta Si tratta quindi di farmaci estremamente efficaci. Tuttavia, come ha sottolineato Cicero, «la loro efficacia nei trial clinici è magnificata dal fatto che i pazienti arruolati sono sempre seguiti non solo farmacologicamente ma anche da un punto di vista dietetico-comportamentale. Ne consegue che la possibilità di ridurre il peso corporeo anche del 20-25% in un anno è concreta laddove il paziente si attenga anche ad uno stile di vita prescritto. Non sono dunque miracolosi, ed è essenziale che tutti i professionisti sanitari siano in grado di trasmettere in modo chiaro questo tipo di informazione».
I rischi dell’uso improprio e della “rincorsa al calo di peso rapido” Sebbene il profilo di sicurezza sia molto alto, l’uso sconsiderato moltiplica i potenziali pericoli. Il professor Cicero ha circoscritto i rischi più gravi legati alla malagestione: «i pochi effetti collaterali che possono essere rilevanti sono un aumento del rischio di litiasi biliare, di colecistite e l’aumento di rischio di pancreatite».
Questi eventi, sebbene rari, sono spesso innescati dal desiderio di accelerare i risultati. L’esperto ha spiegato il nesso causale: «Le pancreatiti derivano fondamentalmente dal fatto che si vuole accelerare molto sulla rapida perdita di peso accelerando l’aumento delle dosi. Se uno rispetta i tempi di adattamento del corpo, e quindi un calo ponderale più lento, si raggiungono solo vantaggi, in genere più duraturi nel tempo, rispetto ad una perdita di peso repentina che, se non associata ad una rieducazione comportamentale, rischia di produrre una ripresa del peso molto rapida all’interruzione del trattamento».
L’uso improprio può esporre i soggetti non diabetici anche al rischio di ipoglicemie, seppure raramente. Di recente, invece, sono stati studiati i presunti effetti negativi a carico del cuore.
La crisi di governance e il nodo della rimborsabilità AIFA Il nodo cruciale che alimenta l’uso improprio è la disparità di accesso e rimborso in Italia. Cicero ha precisato che questi farmaci sono rimborsati da AIFA solo in seconda linea per i pazienti affetti da diabete, lasciando per ora scoperti i pazienti con obesità ma non diabetici che devono acquistarli a proprie spese.
Questa politica crea delle distorsioni per cui alcuni pazienti con obesità cercano di accelerare la perdita di peso puntando subito al dosaggio più alto anche per ragioni squisitamente economiche.
Occorre altresì ricordare che «l’uso sconsiderato di questi farmaci ha determinato un problema di carenza di scorte e quindi una indisponibilità per pazienti che realmente ne necessitavano. Questa è stata una importante criticità, in buona parte rientrata. Per il momento il prezzo rappresenta ancora un deterrente anche se i benefici percepiti dal paziente che assume questi medicinali in maniera corretta sono tali per cui spesso in maniera inattesa il reddito non rappresenta la variabile determinante nella scelta di assunzione».
In ogni caso, il ruolo educativo e di filtro dello specialista è essenziale per garantire che l’accesso sia prioritario per chi ha una reale indicazione clinica, distinguendo la terapia cronica da una soluzione estetica temporanea.
Le nuove frontiere della ricerca e le sfumature di genere In un recente commento pubblicato sul NEJM di cui il professor Cicero è coautore, è stata evidenziata una curiosa disparità di genere negli studi su questi farmaci per cui le donne risultano sovra-rappresentate nei trial sull’obesità, mentre gli uomini in quelli sul diabete.
Trattandosi di farmaci molto studiati con un numero elevatissimo di trial, questa disparità non sembra inficiare sulla sicurezza complessiva per gli eventi avversi comuni: «in un’ottica di valutazione globale degli effetti anche su macro-sottogruppi si fa più fatica a settorializzare, anche rispetto ad analisi su fasce d’età, mentre sugli eventi rari potrebbe esserci un gap dovuto allo sbilanciamento anche se lo stesso da un punto di vista fisiopatologico non dovrebbe determinare grandi differenze.
In un setting controllato, ha aggiunto Cicero, «gli eventi avversi sono bassissimi, quelli che vediamo sul territorio sono in genere imputabili a malagestione. È più interessante capire il meccanismo alla base della differenza di arruolamento in assenza di una ragione reale. Potrebbe trattarsi di un problema di natura culturale o determinato da un maggiore timore negli uomini legato al diabete e quindi una maggior facilità per gli stessi nel farsi arruolare su studi sperimentali di settore mentre per le donne il fattore estetico potrebbe portare ad un loro più facile coinvolgimento in studi sull’obesità».
Infine, la ricerca sta attualmente studiando tante indicazioni diverse per questi farmaci con risultati promettenti a partire dalla perdita di peso – miglioramento delle patologie respiratorie croniche, piuttosto che della funzionalità renale. L’unica “nota dolente” sinora rilevata è il mancato impatto positivo sul declino cognitivo, probabilmente imputabile al fatto che gli studi finora condotti hanno arruolato soggetti in una fase già conclamata e non reversibile di patologia.
Tra soluzioni anti-caduta, forfora e capelli devitalizzati: qual è il ruolo del farmacista?
Gabriella Daporto dicembre 2025
Per molti, i capelli hanno un’importanza pari a quella della pelle e ne rispecchiano anche il carattere. Per questo, occorre individuare le varie anomalie che li colpiscono e trovare soluzioni adeguate al trattamento.
Spesso la capigliatura è stressata da shampoo troppo aggressivi, da lavaggi frequenti, dallo styling e dal colore, ma anche il cuoio capelluto può presentare problematiche fastidiose come la forfora, la seborrea e le dermatiti. Infine, si manifestano drammatici diradamenti quando le radici vanno incontro a variazioni dell’hair cycle clock, causando la caduta prematura.
È importante che il farmacista, quando si trova a dover consigliare un trattamento tricologico al proprio cliente, innanzitutto sappia effettuare un approfondito check up.
Una volta individuato il problema e le relative cause, occorre consigliare un trattamento nutri-cosmetico completo ed efficace.
Caduta In caso di caduta, si parte innanzitutto con prodotti in fiale, lozione o mousse che agiscono inibendo la 5 alfa reduttasi (responsabile della sintesi del diidrotestosterone) o la lisilidrossilasi (responsabile della fibrosi della guaina connettivale che riveste la radice). Si riduce così l’azione degli ormoni androgeni sul follicolo, si previene l’atrofia del bulbo e si contrasta l’infiammazione.
In pratica, la fase di anagen si allunga frenando la caduta e facilitando la ricrescita. I principi attivi sono molecole o complessi brevettati, nati dalla ricerca scientifica dell’industria della cosmesi (ad esempio Aminexil e Biogenina), ma anche Serenoa Repens, Ajuga Reptans e altri ingredienti botanici. Fondamentale importanza hanno le vitamine, i sali minerali (ferro, zinco, rame e selenio) e gli aminoacidi, in particolare la cistina che presenta una elevata concentrazione di zolfo ed è la struttura portante della cheratina.
In casi severi, l’approccio farmacologico alla cura dell’alopecia androgenica è legato al Minoxidil, alla concentrazione del 2 – 5% in soluzione alcoolica.
La vendita complementare è sicuramente lo shampoo + il balsamo che non possono arrestare la caduta, ma, in caso di alopecia, il fusto viene compromesso dalla miniaturizzazione. Occorre quindi utilizzare uno shampoo delicato e specifico e un balsamo per favorire la pettinabilità.
Se c’è forfora In caso di forfora, seborrea, cuoio capelluto irritato si consiglia uno shampoo per capelli grassi, antiforfora e uno shampoo d’alternanza lenitivo + il balsamo. Lo shampoo seboregolatore risponde all’esigenza di riequilibrare la produzione di sebo senza seccare eccessivamente il cuoio capelluto; quello anti-forfora contrasta la proliferazione della Malassezia ed elimina la forfora presente sul cuoio capelluto grazie ad agenti esfolianti, astringenti e regolarizzanti quali l’acido salicilico, Ortica, Rosmarino, Salvia, Menta, argilla e alghe marine.
Se invece il problema del cliente è legato solo al fusto e i capelli si presentano devitalizzati, spenti, secchi, senza volume si consiglia uno shampoo rinforzante + un balsamo e maschera ristrutturanti che contengano attivi in grado di penetrare in profondità. La maschera ha una funzione curativa, dona ai capelli forza e luminosità e non bisogna applicarla insieme al balsamo, infatti, quest’ultimo, aiutando a chiudere le cuticole, impedirebbe alla maschera di penetrare bene nel capello.
Durante la posa della maschera si consiglia di avvolgere i capelli in una pellicola trasparente, per fare in modo che il calore faciliti la penetrazione dei principi attivi. La posa deve essere di almeno 10 minuti; non usare la maschera quotidianamente perché potrebbe appesantire i capelli.
L’integrazione Nel protocollo tricologico non deve mai mancare un integratore alimentare. Si consiglia quando i capelli cadono o risultano deboli e fragili a causa di cambiamenti fisiologici o squilibri ormonali. Molteplici sono i componenti dei prodotti presenti sul mercato: antiossidanti (licopene, thè verde, semi d’uva, resveratrolo, flavonoidi, Goji, cardo mariano), vitamine (B, E, C, biotina), minerali (zinco, rame, ferro, silicio, selenio), aminoacidi solforati (cisteina, metionina, cistina, arginina, taurina), aminoacidi essenziali (omega 3, 6, 9, olio di pesce, olio di semi di Ribes nero, di lino, di Enotera, ornitina), collagene, ac. ialuronico, Reishi, Serenoa Repens, Ajuga Reptans, Galeopsis.
Gli integratori anticaduta da consigliare alla donna in menopausa sono formulati a base di isoflavoni e fitosteroli da Soia fermentata che inibiscono l’attività del DHT occupandone il recettore e svolgendo attività estrogenica.
Per combattere la forfora si consigliano i probiotici. Come per tutti gli integratori, è necessaria l’assunzione almeno per 3 mesi. Importante è quindi, per il farmacista, rivalutare il comparto tricologico impegnandosi nel check up, nel consiglio e nella vendita abbinata per assicurare i migliori risultati al cliente/paziente e favorire lo scontrino lungo.
Si possono presentare i seguenti sei casi problematici:
alopecia androgenetica uomo alopecia androgenetica donna in menopausa telogen effluvium lieve(stagionale), acuto e cronico forfora, seborrea, irritazioni del cuoio capelluto capelli devitalizzati, spenti, secchi pediculosi
Regali di Natale in farmacia: abbiamo chiesto consiglio a tre pharmainfluencer È appena passato il Black Friday, appuntamento di scontistica prenatalizia importato dagli Usa e ormai entrato anche nelle abitudini del nostro Paese. L’impatto sul mercato della farmacia quest’anno è stato relativo, anche se ha portato un po’ di boost all’area commerciale.
Adesso il prossimo appuntamento è quello di Natale. Se fino a qualche tempo fa la farmacia non era considerata il luogo più adatto in cui trovare idee regalo, da qualche anno grazie alle proposte delle aziende e la tendenza a fare regali ‘utili’, il Natale può essere l’occasione per proporre a chi entra in farmacia soluzioni con prezzi contenuti e di valore. PharmaRetail ha chiesto a tre Pharmainfluencer come sfruttare questa occasione di vendita.
Farmacia luogo dei regali per prendersi cura Leyla Bicer, su instagram la_bicer (140mila follower), ha recentemente pubblicato un Reel con dieci idee regalo che si possono trovare in farmacia: dalla crema mani, alla saponetta profumata, dal mascara al cofanetto con creme viso. La scelta parte da pochi euro fino a 15 euro, e chiude affermando “liberi di fare regali dove volete, ma non dite che in farmacia ci sono solo cose brutte”. È vero che «spesso la farmacia viene vista solo come il posto dove vai quando stai male. In realtà, soprattutto a Natale, può diventare il luogo dei “regali che si prendono cura”, diversi dai soliti oggetti comprati di corsa all’ultimo minuto» ha spiegato Vincenza Angelucci, alias lafarmacistamamma (52800 follower) a PharmaRetail. «Per sfruttare bene questo periodo, secondo me servono due cose: far vedere e far capire. Far vedere, cioè creare angoli ben riconoscibili con cofanetti e idee regalo, magari suddivisi per fasce di prezzo (“idee regalo sotto i 20 €”) e per persona» continua Angelucci. Qualche esempio: «regalo per la mamma stanca che ha bisogno di un momento spa a casa; regalo per la neo-mamma con prodotti delicati per pelle e capelli nel post parto; regalo per la mamma pratica che ama cose utili ma belle (creme mani, stick labbra, trattamenti viso semplici ma efficaci)». Invece, «far capire significa raccontare in modo semplice che non stai vendendo solo una crema, ma un gesto di cura: un kit per la skincare che aiuta una mamma a ritagliarsi 10 minuti per sé la sera, un cofanetto corpo che diventa la sua “spa in bagno” dopo che i bambini dormono. Se colleghi il prodotto alla vita reale delle persone, la farmacia smette di essere un posto “triste” e diventa un alleato di benessere».
Natale, occasione ideale per valorizzare il reparto cosmetico Il Natale, ci spiega Jonathan Granatieri, (@farmacista di TikTok su TikTok con 119mila follower e Instagram dove conta 120mila follower e @Farmacista di Fiducia Facebook, con 98.600 follower) «è un momento strategico anche per le farmacie, anche se spesso non vengono percepite come un luogo dove acquistare regali. In realtà, negli ultimi anni i clienti cercano sempre di più prodotti utili, di qualità, facilmente reperibili e la farmacia è uno dei posti più affidabili per questo. Il periodo natalizio è l’occasione ideale per valorizzare il reparto cosmetico e dermocosmetico, proponendo idee regalo che uniscano cura della persona e sicurezza del consiglio professionale». Per quanto riguarda «le tante proposte delle aziende, la scelta dovrebbe partire dall’identità della singola farmacia: conoscere il proprio pubblico e capire quali brand sono già riconosciuti e apprezzati dai clienti aiuta a creare coerenza» sottolinea Granatieri. «È importante puntare su linee che garantiscano efficacia, tollerabilità e un buon rapporto qualità-prezzo, ma anche packaging curati e kit già pronti che facilitano la scelta last-minute».
La cura e la salute sempre al centro La farmacia può diventare luogo di acquisti natalizi, ma «a mio parere deve restare centrata su quello che è il suo essere comunque un consulente di salute, pur senza rinnegare l’aspetto commerciale» spiega a PharmaRetail Giacomo Pisano, @il_socialmente_farmacista (334mila follower). «Per cui anche a Natale, secondo me, bisogna mettere al centro contenuti che siano comunque facilmente identificabili dalle persone per la risoluzione di un problema. Quindi fare proposte commerciali di idea regalo che sia però in grado di risolvere un problema legato alla salute o al benessere» spiega Pisano. Per esempio «nella cosmesi, prendiamo il problema della pelle secca: si possono fare proposte con brand che offrono prodotti specifici che lo risolvano con proposte anche esteticamente attraenti». Certamente, «a Natale si vogliono regalare cosmetici che abbiano sensorialità e che siano anche belli: allora si possono proporre detergenti corpo profumati, ma che rispettino la pelle, quindi uniscano la piacevolezza cosmetica alla salute della pelle». L’errore che non deve fare il farmacista, secondo Pisano, è quello di far prevalere «l’aspetto scontistico, su cui puntano molto sia la grande distribuzione, sia le grandi catene, ma l’aspetto di cura e di salute deve essere sempre al centro».
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