di Redazione SoFarmaMorra | 12 Dicembre 2024 | Mondo Farmacia
Gli sport invernali più famosi Sulla neve
Sci di fondo e sci alpino
Salto con gli sci
Sci escursionismo
Sci freestyle o sci acrobatico
La combinata nordica
Snowboard
Ciaspole
Sul ghiaccio
Hockey
Pattinaggio
Bob
Curling
Come prepararsi ad una giornata di sport invernali?
Che belli gli sport invernali! Noi di Pensavital siamo grandi appassionati di attività fisica e sport, non perché siamo competitivi, ma perché praticare sport (specialmente all’aria aperta) libera la mente dai pensieri quotidiani!
Se ci immaginiamo anche un paesaggio innevato, in montagna, con alberi e aria fresca, non possiamo che pensare: “Non vedo l’ora di sapere tutto sugli sport invernali!”
Gli sport invernali più famosi
Quando si parla di sport invernali si pensa subito allo sci e al pattinaggio su ghiaccio, in realtà gli sport invernali sono tantissimi!
Alcuni sono più conosciuti, altri meno famosi e più raramente praticati, come la combinata nordica o vela su ghiaccio ad esempio.
Per semplificare, possiamo parlare di due macro-aree: gli sport invernali su neve e gli sport invernali su ghiaccio.
Sulla neve
Gli sport su neve sono molto divertenti, non solo perché la neve è un elemento naturale bellissimo, ma anche perché ci permettono di vedere paesaggi diversi.
Come non parlare dello sci? Lo sci si divide in sci di fondo, sci alpino, sci escursionismo, salto con gli sci, sci freestyle.
Possiamo anche sperimentare la combinata nordica, lo snowboard e le ciaspole.
Sci di fondo e sci alpino
Lo sci di fondo si pratica in pianura o in lieve pendenza, usando sci sottili e più lunghi rispetto a quelli da discesa (anche chiamato sci alpino). Lo sci da discesa, dunque, è uno sport che prevede la discesa lungo il dorso delle montagne, utilizzando sci, racchette e (fondamentale) il caschetto.
Salto con gli sci
Il salto con gli sci è uno sport spettacolare, in cui gli atleti, muniti di sci ai piedi, scendono a massima velocità lungo una rampa con trampolino finale spiccando un lungo balzo. Lo scopo è quello di atterrare il più lontano possibile.
Sci escursionismo
Una pratica molto faticosa, consiste nell’unire lo sci nordico (o da discesa) con escursioni.
Sci freestyle o sci acrobatico
Lo sci freestyle o sci acrobatico è uno sport invernale in cui allo sci da discesa si unisce la capacità di compiere acrobazie aeree.
La combinata nordica
Unisce sci di fondo e salto con gli sci.
Snowboard
Lo snowboard è uno sport molto simile allo sci da discesa (o sci alpino), tranne per il fatto che viene svolto con una sola tavola a cui sono attaccati entrambi i piedi.
Dunque, al posto degli sci, ai piedi di uno snowboardista c’è un’unica tavola.
Ciaspole
Le ciaspole sono vere e proprie racchette da neve da mettere ai piedi che permettono di camminare senza troppa fatica anche sulla neve fresca. Sono l’ideale per chi vuole immergersi nei paesaggi innevati e non sa sciare o non vuole praticare sport più movimentati.
Su ghiaccio
Tra gli sport su ghiaccio sicuramente i più famosi sono hockey e pattinaggio, ma come dimenticare bob e curling?
Hockey
Uno sport di squadra molto diffuso nei Paesi nordici e in Canada. L’obiettivo è mandare un disco di gomma nella porta della squadra avversaria utilizzando un bastone ricurvo. Il tutto su pattini da ghiaccio.
Pattinaggio
Il pattinaggio su ghiaccio è uno sport invernale molto divertente, sia praticato nella sua variante figurata (o artistica) che in quella di velocità.
Bob
Anche il bob è uno sport di squadra, si pratica su una slitta dotata di pattini. La slitta deve compiere un percorso su una pista ghiacciata; lo scopo è quello di terminare il percorso nel minor tempo possibile. È incredibile pensare che i bob possono sfiorare anche i 130 km orari.
Curling
Il curling è assolutamente particolare. Due squadre si affrontano in un gioco che consiste nel far scivolare sul pavimento ghiacciato una pesante pietra di granito levigato verso un’area ben precisa. Le due squadre lanciano a turno la pietra con un effetto di rotazione (in inglese “curl”) che accompagna e guida la pietra verso la meta.
Come prepararsi ad una giornata di sport sulla neve?
Come prepararsi ad una giornata sulla neve, sia che voi vogliate praticare uno di questi sport invernali o solo godervi il paesaggio?
La prima cosa da fare è preparare l’attrezzatura dell’attività che vorrete svolgere. Non possono mancare occhiali da sole, guanti, calze pesanti, calzamaglia invernale e vestiti da sci. Al tempo stesso ricordatevi di fare stretching prima o dopo l’attività: il freddo esterno può intirizzire i muscoli.
Un consiglio sempre utile è quello di vestirsi a strati, in questo modo avrete il totale controllo sul caldo e sul freddo che proverete.
di Redazione SoFarmaMorra | 10 Dicembre 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.farma7.it
Richiamiamo l’attenzione del farmacista -esperto del farmaco- su una innovativa classe terapeutica, la Sglt2, la cui importanza nel trattamento in ambito diabetologico, cardiologico e nefrologico viene dimostrata da diversi studi clinici.
Per quanto riguarda il diabete mellito di tipo 2 -una condizione che interessa 3,7 milioni di individui e provoca ogni anno più di 24.000 decessi- gli Sglt2 hanno dimostrato di poter ridurre il tasso di ospedalizzazione, con una associata diminuzione sia dei costi Ssn per oltre 11 milioni di euro, sia dei costi indiretti (considerata anche l’evitata potenziale perdita di produttività), stimata in oltre 10,8 miliardi di euro all’anno.
Gli Sglt2 hanno dimostrato di poter ridurre il tasso di ospedalizzazione per il diabete mellito di tipo 2, di rallentare la progressione della malattia renale cronica e di migliorare la gestione della terapia per lo scompenso cardiaco.
Per quanto riguarda, invece, la malattia renale cronica -che colpisce il 7% della popolazione italiana, causando una spesa che nel 2021 ha raggiunto i 4 miliardi di euro- si è riscontrato che l’utilizzo degli Sglt2 è in grado di rallentare la progressione della malattia renale, permettendo così sia di ridurre il rischio di progressione verso la fase terminale, sia di diminuire del 31% anche la mortalità.
Analizziamo, infine, i riflessi sullo scompenso cardiaco, a maggior prevalenza in Italia, cioè superiore ai 100 casi per 1.000 abitanti negli over-65, con una mortalità che raggiunge il 20% nelle sue forme più gravi e un burden economico associato pari a oltre 2,1 miliardi di euro, di cui l’85% assorbito dal ricovero ospedaliero. Anche per il trattamento dello scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta l’utilizzo di questa classe di farmaci ha costituito un grande passo avanti, migliorando significativamente gli esiti clinici, offrendo una gestione più efficace della terapia, grazie anche alla facile modalità di somministrazione.
Per quanto riguarda l’impiego per il trattamento dello scompenso con frazione di eiezione preservata, gli inibitori Sglt2 rappresentano oggi la prima e unica alternativa terapeutica disponibile in grado di migliorare la prognosi.
di Redazione SoFarmaMorra | 10 Dicembre 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.farma7.it
La presa in carico del paziente cronico e il controllo della sua aderenza terapeutica è sempre più importante. Un recente convegno a Roma, organizzato da The European House – Ambrosetti propone, infatti, dati allarmanti: le malattie croniche colpiscono in Italia 24 milioni di persone e sono responsabili dell’85% dei decessi, oltre a causare una spesa sanitaria per la loro gestione che supera i 65 miliardi di euro all’anno.
Sono dati destinati peraltro ad aumentare, per il progressivo invecchiamento della popolazione, che necessariamente comporta un aumentato rischio, per esempio, di scompensi cardiaci, diabete di tipo 2 e malattie renali.
Le malattie croniche colpiscono in Italia 24 milioni di persone e sono responsabili dell’85% dei decessi, oltre a causare una spesa sanitaria per la loro gestione che supera i 65 miliardi di euro all’anno. Per contribuire al miglioramento nella gestione delle malattie croniche, si è elaborato un apposito “paper”, studiato per ripensare la cronicità. Il progetto si fonda su quanto emerso in sei tavole rotonde multidisciplinari regionali, con il coinvolgimento di oltre 40 esperti tra clinici, associazioni di pazienti, rappresentanti delle farmacie e decision maker.
Necessario, pertanto, prevedere interventi mirati in materia di prevenzione, diagnosi precoce, percorsi di presa in carico, che devono coinvolgere tutti i professionisti sanitari, farmacisti compresi. Migliorare la gestione delle cronicità, infatti, non solo consente di limitare il pericoloso evolversi delle malattie, a protezione dei pazienti, ma anche garantisce la sostenibilità del Sistema sanitario nazionale, che il trend in continuo sviluppo mette a rischio. Da tempo si propone un maggior intervento del farmacista nell’aderenza terapeutica, ma troppo spesso ci si ferma alle parole, come pure per quanto riguarda una presa in carico da parte sua del paziente cronico.
Per contribuire al miglioramento nella gestione delle malattie croniche, si è elaborato un apposito “paper”, studiato proprio per ripensare la cronicità. Il progetto si fonda su quanto emerso in sei tavole rotonde multidisciplinari regionali, con il coinvolgimento di oltre 40 esperti tra clinici, associazioni di pazienti, rappresentanti delle farmacie e decision maker, i cui risultati sono stati raccolti all’interno di un paper e presentati al convegno di Roma. “I numeri delle cronicità in termini di mortalità, disabilità e impatto economico ci spingono a riflettere sull’evoluzione degli attuali modelli di gestione” ha detto Rossana Bubbico, Senior Consultant, Teha Group.
L’accelerazione delle innovazioni scientifiche e tecnologiche, insieme al coinvolgimento di tutti i professionisti sanitari, potrebbe permettere infatti di migliorare lo stato di salute dei malati e di garantire risposte più efficaci ai nuovi bisogni di una popolazione destinata a essere sempre più anziana e fragile. “Oggi però l’accesso all’innovazione farmacologica è ostacolato da una visione parcellizzata e a silos, che guarda soltanto all’aumento della spesa farmaceutica, senza considerare l’intero percorso del paziente, le possibili riduzioni di altre voci di spesa sanitaria e sociale e il miglioramento dello stato di salute del paziente”. È allora un salto di qualità quello che il problema impone, nel quale anche la farmacia deve trovarsi disponibile e ben preparata.
di Redazione SoFarmaMorra | 10 Dicembre 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmaciavincente.it
di Luca Sartoretto Verna
Non c’è ragione di stupirsi se oggi i clienti mostrano riserve e timori prima di accogliere i tuoi suggerimenti. È una realtà diffusa: per quanto il tuo approccio comunicativo possa essere all’apparenza impeccabile, persuasivo e allettante, la consapevolezza del pubblico lo spinge a diffidare di qualunque promessa, a leggere tra le righe, a interpretare le tue parole come un tentativo di condurlo verso scelte non del tutto libere.
Non è una questione di astuzia o ingenuità, ma di naturale prudenza. Gli individui percepiscono spesso ogni messaggio come uno strumento al servizio dell’interesse di chi lo diffonde. Si ergono, così, barriere difensive che rendono difficile stabilire un contatto sincero. In questo scenario, ogni strategia, ogni campagna, ogni sforzo di comunicazione rischia di infrangersi contro il muro della diffidenza. A volte, con fatica, si riesce ad abbatterlo per un istante, ma non sempre si ottiene il risultato desiderato.
C’è, però, una soluzione antica e sempre attuale: la raccomandazione di un amico. Quando a suggerire una scelta d’acquisto è qualcuno di cui ci si fida, l’ostacolo della diffidenza si riduce a un semplice gradino da superare con naturalezza. La formula del passaparola, tuttavia, se lasciata al caso, non può essere considerata uno strumento strategico. Non consente di prevedere i tempi, i profili dei nuovi clienti e il loro effettivo arrivo. È un “forse” in un mondo che richiede certezze.
Ciò che serve è un metodo più rigoroso, una strategia scientifica capace di trasformare i tuoi clienti più soddisfatti in veri e propri ambasciatori del tuo valore professionale, in venditori discreti, ma efficaci. In altre parole, si tratta di mettere in campo una strategia di referral pianificata, un passaparola potenziato e orientato al risultato. Non stai sperando che i clienti parlino bene di te, li stai incoraggiando, supportando e indirizzando, in modo tale che ogni loro suggerimento diventi un invito chiaro e convincente rivolto a persone con profili simili ai loro.
Così facendo, la tua farmacia non sarà più un semplice punto vendita, bensì un vero centro di relazioni umane, basate sulla stima reciproca. E questa fiducia diverrà una risorsa strategica per il tuo futuro.
di Redazione SoFarmaMorra | 29 Novembre 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacista33.it
La sentenza del 14 novembre 2024 del TAR Campania, oltre a intervenire sull'utilizzo degli spazi esterni per gli screening oncologici è “destinata a fare giurisprudenza” come fa notare l’avv. Ferrari in un’analisi pubblicata su Il Sole 24 Ore
di Redazione Farmacista33
Tar interviene legittimità prelievo capillare refertazione
Con la sentenza n. 6225 del 14 novembre 2024, il TAR Campania si è espresso in merito alla distinzione tra le attività svolte dalle farmacie dei servizi e quelle dei laboratori di analisi. La sentenza risponde al ricorso di Federlab Italia e Ati Laboratori Italiani Riuniti contro il Decreto Dirigenziale della Regione Campania n. 939/2023. Farmacista33 se ne è occupato nei giorni scorsi mettendo in evidenza il tema dell’utilizzo degli spazi esterni con un’analisi a cura dell’avvocato Rodolfo Pacifico, ora una lettura dell’avvocato Paola Ferrari, pubblicata su Il Sole 24 Ore, evidenzia i punti cardine della sentenza: le differenze di natura e funzione tra farmacie e laboratori di analisi.
Ricadute operative sull'utilizzo degli spazi esterni
Il ricorso riguardava nello specifico gli allegati 5 e 6 del decreto regionale relativi alla somministrazione di test per emoglobina glicata e quadro lipidico e l’effettuazione di screening oncologici al di fuori dei locali della farmacia. In termini operativi la sentenza ha annullato solo l’articolo 2 dell'Allegato 6 del decreto, che consentiva l’uso di spazi esterni alle farmacie per screening oncologici, come il test per la rilevazione di sangue occulto nelle feci. Secondo il TAR, tale previsione manca di una base normativa solida ed è lesiva delle prerogative dei laboratori accreditati. L’utilizzo di spazi esterni è consentito solo se adeguatamente regolamentato, cosa che al momento non avviene.
Diagnostica in farmacia: cosa è consentito
Il TAR ha tuttavia respinto altre istanze presentate dai ricorrenti, ritenendo “irrilevante e manifestamente infondata, la questione di legittimità costituzionale” sollevata dal ricorso, e come sottolinea l’avvocato Ferrari è una sentenza “destinata a fare giurisprudenza” in quanto “ha ripercorso la storia normativa che ha portato a dotare le farmacie ad assumere un nuovo ruolo nell’attività di prevenzione e cura delle malattie attraverso la fornitura di servizi di primo livello, rivolti all’intera popolazione (collaborazione a programmi di educazione sanitaria e a campagne di prevenzione) e di secondo livello, concretantesi in prestazioni a favore dei pazienti che le richiedano e, nel contempo, ha chiarito i limiti dell’erogazione di alcuni servizi ormai ampiamente diffusi nelle farmacie”. Nello specifico il riferimento è all’effettuazione di test che prevedono il prelievo di sangue capillare (ad esempio, emoglobina glicata e quadro lipidico). Per la corte tali attività sono ausiliarie ai compiti del Servizio Sanitario Nazionale e non costituiscono un’invasione delle competenze dei laboratori, poiché non implicano diagnosi o prescrizioni.
L’avvocato Ferrari fa notare che il “punto di conflitto tra biologi e farmacisti” è proprio relativo alla “effettuazione presso le farmacie da parte di un farmacista di test diagnostici che prevedono il prelievo di sangue capillare”, possibilità che secondo i ricorrenti “avrebbe l’intento di riconoscere ai farmacisti non solo l’esecuzione di test di autocontrollo “autodiagnostici”, ma anche “diagnostici”, eseguibili da prelievo capillare”. Contestazione respinta in quanto, come spiega Ferrari, “diversamente dal prelievo di sangue venoso quello capillare è una procedura attraverso cui si raccoglie un campione di sangue, al fine di indagare lo stato di salute, il cui esame è effettuato in laboratorio. Per i farmacisti resta fermo il divieto di “attività di prescrizione e diagnosi, nonché il prelievo di sangue o di plasma mediante siringhe o dispositivi equivalenti””.
La refertazione nelle farmacie: limiti e modalità
Uno dei punti controversi riguardava l’obbligo, per i farmacisti, di registrare e “refertare” i risultati dei test eseguiti. Secondo il TAR, la refertazione in farmacia non equivale a una diagnosi medica, bensì si limita alla registrazione dei dati rilevati dai dispositivi diagnostici, in linea con il Decreto Ministeriale del 16 dicembre 2010. E come commenta l’avvocato Ferrari “la possibilità di effettuare il prelievo di sangue capillare si lega alla raccolta del dato sanitario, consentendo al farmacista il prelievo di sangue capillare, con un dispositivo che emette lo scontrino con i valori riportati. Va così intesa la “refertazione” a cui è fatto solo incidentalmente riferimento negli Accordi, che affidano al farmacista i compiti di registrare il paziente sulla piattaforma informatica, effettuare il test e refertarlo, conservando la documentazione. Non vi è alcuna “invasione di campo”, afferma la sentenza, può quindi desumersi dalla previsione di legge, che non sottrae affatto ai laboratori autorizzati le funzioni ad esse spettanti e disimpegnate con figure professionali specifiche, quali biologi e chimici”.
di Redazione SoFarmaMorra | 29 Novembre 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacianews.it
Un passo necessario per elevare la qualità dell’assistenza sanitaria. A fare il punto sulla situazione è Andrea Mandelli, presidente FOFI
La sburocratizzazione delle attività professionali nel campo della salute rappresenta un tema cruciale per il miglioramento dell’assistenza farmaceutica e, di conseguenza, per la salute dei cittadin
Come evidenziato dal presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi), Andrea Mandelli, in occasione della sua relazione al Consiglio Nazionale Fofi, la semplificazione dei processi burocratici non è solamente una misura di alleggerimento per i professionisti, ma si configura come un intervento necessario per innalzare gli standard di qualità del servizio sanitario offerto ai cittadini.
Contesto normativo e necessità di semplificazione
Attualmente, il parlamento italiano è impegnato nell’analisi di due provvedimenti significativi in materia di sburocratizzazione: la “Delega per la semplificazione dei procedimenti amministrativi” e il Ddl Semplificazioni bis.
La normativa vigente ha creato un sistema burocratico complesso e macchinoso che grava sull’attività dei farmacisti, costretti a gestire oneri burocratici talvolta superflui, una realtà che si fa ancor più allarmante in un contesto di crescente carenza di professionisti.
Misure di semplificazione proposte
Fra le misure proposte, vi è l’aggiornamento di normative obsolete, come il Testo Unico delle leggi sanitarie del 1934, che impedisce ai farmacisti di esercitare altre professioni sanitarie, e la Legge 475/1968, che pone limitazioni ingiustificate per i farmacisti in ambito accademico. Con l’introduzione di queste modifiche, si mira a rendere il sistema più fluido e reattivo alle necessità di salute della popolazione.
Altre disposizioni discutono la possibilità per i farmacisti di dispensare terapie prescritte per pazienti cronici per dodici mesi e di monitorare l’aderenza terapeutica, funzioni cruciali per la gestione delle malattie croniche, particolarmente rilevanti nell’era delle malattie non trasmissibili.
Innovazioni promosse attraverso i nuovi progetti di legge
Il Ddl Semplificazioni bis si propone di definire e riconoscere formalmente i servizi offerti dai farmacisti, inclusa la somministrazione di vaccini e test diagnostici.
Tale evoluzione potrebbe non solo ampliare l’offerta di servizi, ma anche consolidare il ruolo del farmacista come punto di riferimento sanitario nel territorio, contrastando la resistenza agli antibiotici attraverso l’implementazione di test PCR in farmacia.
Formazione professionale e innovazione digitale
La formazione professionale è un aspetto essenziale per garantire che i farmacisti mantengano elevati standard di qualità. I recenti corsi ECM e le iniziative di formazione continua mirano a rinfrescare le competenze necessarie per affrontare le nuove sfide in ambito sanitario.
Parallelamente, l’adozione di tecnologie digitali e di intelligenza artificiale mira a migliorare l’efficienza del sistema sanitario e a facilitare l’accesso alle cure.
Farmacisti: ruolo centrale nella salute pubblica
In sintesi, la sburocratizzazione dell’attività farmaceutica emerge come un elemento imprescindibile per innalzare gli standard di qualità dell’assistenza sanitaria in Italia. Attraverso l’adozione di misure legislative efficaci e un rinnovato approccio alla formazione e innovazione, i farmacisti possono svolgere un ruolo sempre più centrale nella salute pubblica, contribuendo così a un sistema sanitario più reattivo e di qualità per i cittadini.
Questa trasformazione, come sottolineato da Mandelli, non rappresenta solo il raggiungimento di un obiettivo di lunga data, ma segna l’inizio di un nuovo capitolo per la professione farmaceutica, ricco di sfide e opportunità che necessitano di essere affrontate con coraggio e determinazione.
Nell’evoluzione della professione, il farmacista non è solo un dispensatore di farmaci, ma un attore chiave nella salute e benessere della comunità.