di Redazione SoFarmaMorra | 20 Febbraio 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.pharmaretail.it
VI Rapporto sulla farmacia: il rapporto di fiducia e la preferenza per i farmaci equivalenti
Un cittadino italiano su due sceglie sempre la stessa farmacia, grazie al rapporto di fiducia che ha instaurato. E il livello di fidelizzazione è ancora più solido tra le persone affette da patologia cronica. Per quanto riguarda l’utilizzo di farmaci, più di uno su tre fra i cittadini intervistati dichiara di preferire «abitualmente» i farmaci equivalenti. Sono alcuni dei risultati emersi dal VI Rapporto sulla Farmacia, a cura di Cittadinanzattiva in collaborazione con Federfarma.
Il Rapporto di quest’anno è focalizzato sul ruolo della farmacia in una dimensione strutturale di servizi di prevenzione e screening, sull’attività core della dispensazione del farmaco e in particolare del farmaco equivalente, sul supporto all’aderenza alle terapie, sul contrasto all’antibiotico-resistenza e sull’impegno delle farmacie in tema di sostenibilità (Esg).
Farmacia come supporto del Ssn nelle realtà locali
I dati raccolti testimoniano il processo evolutivo verso la Farmacia dei servizi ma anche, nel breve termine, la capacità delle farmacie di mettersi a disposizione delle comunità locali come supporto del sistema sanitario. In questo quadro emerge la necessità di un potenziamento ulteriore della Farmacia dei servizi – a partire dalla valorizzazione del rapporto di fiducia tra cittadini e farmacie – e del rafforzamento del ruolo di queste ultime sia in termini di personalizzazione delle cure sia nella prevenzione e tutela della salute di comunità, attraverso gli screening, mentre cresce la diffusione dei farmaci equivalenti.
«Quest’anno, tra i servizi più apprezzati emerge la telemedicina, utile per superare le diseguaglianze di accesso ai servizi sul territorio e alleggerire il carico delle strutture pubbliche», ha affermato Marco Cossolo, presidente di Federfarma. «La telemedicina è fondamentale anche ai fini della prevenzione, soprattutto in ambito cardiovascolare, e implementa le attività di prevenzione e screening già svolte in farmacia. Sul fronte dell’antimicrobico-resistenza la farmacia interviene non solo con la somministrazione di tamponi, ma anche con la formazione e l’informazione nei confronti dei cittadini».
La raccolta dei dati per il VI Rapporto, a cui hanno partecipato 1.500 farmacie e 4.000 cittadini (il 42,6% di essi è affetto da almeno una patologia cronica), si è svolta da luglio a settembre 2023. Tra la popolazione coinvolta prevalgono di gran lunga le donne (72,5%), mentre le fasce di età maggiormente rappresentate sono quella degli adulti dai 31 ai 50 anni e quella appena successiva (51/63 anni). Poco più di un terzo dei farmacisti interpellati (34,7%) ha indicato che la propria farmacia si trova in una zona rurale. Di queste, l’80% si colloca in un Comune con meno di 3000 abitanti.
Ben il 71,8% delle farmacie ha dichiarato di aver svolto negli ultimi dodici mesi campagne di screening per individuare soggetti a rischio.
Le altre attività svolte in questa direzione sono principalmente la consegna di materiale informativo (71,9%), l’esecuzione di test/esami diagnostici attraverso la telemedicina (60,7%), la misurazione di parametri vitali (50,0%) e la compilazione di questionari (47,5%).
I servizi maggiormente offerti in farmacia sono: monitoraggio dei parametri (misurazione della pressione: 97,7%; misurazione del peso: 83,2%); prenotazione di farmaci e altri prodotti da ritirare (88,5%); test/analisi di prima istanza quali l’esame della glicemia (81,6%), del colesterolo (78,4%), dei trigliceridi (73%); Cup (77,4%); telemedicina (65,5%). Per quanto riguarda i cittadini, i servizi a maggiore fruizione sono la prenotazione di farmaci e altri prodotti da ritirare in farmacia (86,5%), il tampone Covid-19 (76,8%), il monitoraggio dei parametri (46,3%), il Cup (38,7%) e le preparazioni galeniche (34%).
Per quanto riguarda i farmaci equivalenti più di uno su tre dei cittadini intervistati (36,5%) dichiara di preferirli «abitualmente». Nello specifico, la preferenza per l’equivalente è nettamente superiore tra i pazienti con patologia cronica (43,4% rispetto al 31,4%). Tra le motivazioni addotte troviamo al primo posto la possibilità di risparmiare (52,1% dei rispondenti), seguita dalla fiducia della proposta fatta dal farmacista (44%) e dalla prescrizione ricevuta dal medico (20,1%). Anche a detta dei farmacisti il risparmio rappresenta la leva principale che spinge le persone a scegliere il farmaco equivalente.
In tema di antimicrobico-resistenza, i farmacisti intervistati dimostrano un livello di consapevolezza abbastanza (63,8%) o molto buono (15,3%); c’è, comunque, spazio anche per ulteriori sforzi formativi, specialmente tra coloro che si sentono poco (20,1%) o per nulla (0,7%) informati sul tema. Proprio la partecipazione dei farmacisti a eventi formativi è un aspetto da incentivare, visto che il 66,1% dei rispondenti ha dichiarato di non averne preso parte negli ultimi tre anni. Per quanto riguarda i cittadini, più della metà (53,8%) dichiara di essere ben informato sull’argomento, il 13% ammette invece di non sapere cosa sia; a questo dato si abbina un ulteriore 33,1% che riferisce di averne sentito parlare, ma di non conoscerne i dettagli, tantomeno le implicazioni.
Su aspetti ambientali e sostenibilità̀, le principali tipologie di pratiche o iniziative messe in atto dalle farmacie sono: riduzione consumi energetici (76,7%); iniziative di riciclo o riduzione dei rifiuti (65,5%); riduzione dell’uso della carta (64,0%); utilizzo di confezioni riciclabili o biodegradabili (44,9%).
In occasione della presentazione del Rapporto sono stati resi noti anche i risultati della campagna “Cuore di donna in farmacia”, che ha coinvolto, attraverso un questionario di valutazione del rischio cardiovascolare e un elettrocardiogramma con i servizi di telemedicina, oltre 1.500 donne dai 40 anni in su in 3 regioni italiane (Lombardia, Marche e Sicilia), che hanno svolto lo screening completo, rispondendo al Questionario indicizzato volto a valutare il loro grado di rischio cardiovascolare e sottoponendosi, tramite servizi di Telemedicina, a un elettrocardiogramma (Ecg) gratuito.
Sulla base di 22 parametri presi in considerazione, tra patologie pregresse e stili di vita, per 1 donna su 5 il rischio cardiovascolare è risultato alto (17,3%) o molto alto (3,6%). Tra le donne che hanno dichiarato di essere in terapia antipertensiva (30,5%) si sono riscontrati valori alti della pressione in ben il 38,6% dei casi e valori medio-alti nel 18,7% dei casi; di fatto, in oltre la metà delle donne già in terapia, i valori della pressione si discostano da parametri normali.
di Redazione SoFarmaMorra | 20 Febbraio 2024 | Mondo Farmacia
Fonte: www.farmacista33.it
Sul funzionamento del computo delle ferie, organizzazione del tempo, gestione delle pause nel turno di lavoro non mancano dubbi da parte dei farmacisti. Ecco alcuni spunti di chiarimento
Ferie e pause dal lavoro, modalità organizzative e gestione del tempo dei dipendenti di farmacia
Il Contratto nazionale del lavoro delle farmacie private stabilisce che i lavoratori hanno diritto a un periodo di 26 giorni di ferie annuali. Ma in merito al funzionamento del computo, alle modalità in cui vengono organizzati e stabiliti i periodi, così come alla gestione delle pause nel turno di lavoro non mancano dubbi da parte dei farmacisti. A fare un quadro sulla necessità di coordinare e gestire al meglio ferie e pause sono due recenti approfondimenti proposti dallo Studio Bacigalupo Lucidi.
Computo delle ferie e settimana lavorativa: il punto degli esperti
«Il periodo di ferie per il dipendente di farmacia privata» si legge nell’approfondimento di settimana scorsa «è stabilito dal Ccnl in 26 giorni annuali». Un aspetto che spesso suscita domande da parte dei farmacisti riguarda le modalità di conteggio, in particolare all’interno della settimana. «Indipendentemente dalla distribuzione settimanale dell’orario di lavoro, la settimana, proprio al fine del computo delle ferie, viene considerata di sei giorni lavorativi, cioè dal lunedì al sabato compreso, escludendo quindi le domeniche e le altre festività».
Pianificazione delle ferie: è compito della farmacia coordinare il processo
Ma in che maniera possono essere organizzate le ferie in modo da garantire la continuità del servizio? «Un elemento di cui occorre sempre tener conto» spiegano ancora gli esperti «è che la farmacia è chiamata a garantire un servizio pubblico affidato dal sistema normativo». Alla luce di questo, «l’assegnazione del periodo di ferie al singolo lavoratore resta una competenza della farmacia stessa». Certamente, si tratta di un tema «delicato, anche perché la farmacia deve prendere in considerazione le esigenze manifestate dai singoli dipendenti. Questo delicato equilibrio richiede una corretta gestione e per questo è opportuno che nello stabilire i periodi di ferie il titolare raccolga preventivamente - e in tempo utile rispetto al periodo dedicato alla fruizione delle ferie - i vari desiderata del personale». In questo modo, «diventa più agevole raggiungere una organizzazione condivisa, anche se l’effettivo coordinamento tra le esigenze e opzioni di tutti spesso è laborioso e richiede di mediazione».
Gestione delle pause tra paletti normativi e esigenze organizzative
Anche la gestione delle pause, soprattutto quando la farmacia osserva un orario continuato, «non sempre è facile». Un paletto di cui occorre tenere conto è che, «se l’orario di lavoro eccede le sei ore giornaliere, il collaboratore ha diritto a un intervallo di almeno dieci minuti, e questo a prescindere dalla pausa pranzo contemplata per il dipendente a tempo pieno e tutelata dal D.lgs. 66/2003, che stabilisce appunto che dopo sei ore di lavoro consecutive tale pausa sia obbligatoria. Da par suo, il CCNL delle farmacie private non si occupa espressamente della questione e neppure di un autentico diritto del lavoratore alla pausa pranzo. È nostro parere che la durata di quest’ultima debba essere gestita in rapporto alle esigenze organizzative e produttive della farmacia e alle esigenze espresse dai dipendenti».
Anche per questo aspetto «è di nuovo compito del datore di lavoro prendersi in carico l’organizzazione delle turnazioni lavorative dei collaboratori, in modo che tutti possano usufruire della pausa pranzo». È, cioè, necessario «arrivare ad articolare l’orario giornaliero – sia in termini di ore effettive sia di turni tra i dipendenti appartenenti alla stessa area lavorativa -, in modo da garantire che il personale possa nel concreto veder soddisfatto quello che è un vero diritto soggettivo».
di Redazione SoFarmaMorra | 20 Febbraio 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.pharmaretail.it
Il sistema sanitario del Regno Unito (Nhs) ha inserito nel piano quinquennale per la salute mentale la formazione per farmacisti, che potrebbero assumere posizioni in nuovi team integrati di assistenza primaria e comunitaria per le persone con malattia mentale, come psicosi e disturbo bipolare dell’umore.
Come riporta un articolo del Pharmaceutical Journal il piano è sostenuto da 2,3 miliardi di sterline di finanziamenti, riservati per sistemi di assistenza integrati per raggiungere obiettivi specifici per migliorare l’assistenza nei servizi di salute mentale. Il progetto consiste in un “Percorso di formazione in farmacia specializzata in salute mentale” dal Nhs, ma secondo i dati forniti dall’Università di Bradford, ci sono state solo 39 iscrizioni, sui 70 posti messi a disposizione dei farmacisti nell’anno 2023/2024.
Indentificare possibili segnali di sofferenza psicologica
Un’occasione mancata, secondo il PJ. È documentato, infatti, che i farmacisti siano una risorsa preziosa per i servizi di salute mentale del sistema sanitario: per esempio un articolo pubblicato sull’Irish Journal of Psychological Medicine nel novembre 2023 ha evidenziato il valore dei farmacisti specializzati in salute mentale nella gestione in particolare dei pazienti con malattia mentale, descrivendoli «nella posizione migliore per fornire leadership per l’ottimizzazione dei farmaci», migliorando l’aderenza e fornendo informazioni. Inoltre, una revisione sistematica di 37 studi pubblicati nel 2022 ha concluso che gli interventi di salute mentale supportati dai farmacisti migliorano i risultati clinici per i pazienti.
Pharmaretail ha chiesto a Lara Bellardita – psicologa, psicoterapeuta e dottore di ricerca in Psicologia Clinica, che svolge attività clinica e di consulenza e formazione con principale riferimento all’ambito della Psicologia della salute e del benessere – un commento sul ruolo che il farmacista potrebbe avere in Italia nell’ambito della salute mentale.
Ritiene questa iniziativa del Nhs importante?
I farmacisti proprio per la loro presenza sul territorio sono spesso, come loro stessi affermano, i primi professionisti sanitari che le persone incontrano e a cui fanno riferimento quando presentano un disagio che sia a livello fisico o mentale. È quindi estremamente importante che ricevano un’adeguata formazione non per andare a sostituirsi agli specialisti della salute mentale, psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, ma per orientare e indirizzare le persone che si trovano in uno stato di difficoltà e vulnerabilità.
I farmacisti sul territorio possono svolgere un ruolo anche nell’ambito della salute mentale?
Secondo il mio parere sì. Infatti, se da una parte il tema della salute mentale è stato “sdoganato” dal disagio psicologico che è emerso durante e soprattutto dopo la pandemia, tuttavia dall’altra parte rimane spesso tabù, in particolare in alcuni contesti rurali o nelle piccole realtà di paese. La formazione ai farmacisti dovrebbe riguardare come identificare possibili segnali di una sofferenza psicologica e come affrontare il discorso di un invio a un professionista della salute mentale.
Come potrebbero essere sfruttate le competenze acquisite?
È evidente l’importanza del supporto del farmacista nell’aderenza alle terapie farmacologiche e comportamentali (per esempio, oggi conosciamo bene il ruolo dell’esercizio fisico sulla salute mentale e sul benessere psicologico). In un certo senso, i farmacisti adeguatamente preparati possono avere il ruolo di “navigatore” sul territorio per affrontare la complessità del disagio psicologico, ovviamente anche quello legato alla presenza di malattie croniche e oncologiche.
C’è poi il tema dello stress a cui sono sottoposti i farmacisti dietro al banco, anche nella gestione del benessere personale una formazione in ambito psicologico potrebbe essere d’aiuto?
Per i farmacisti sarebbe utile avere degli strumenti per tutelare la propria salute mentale e il benessere psicologico. Infatti, i farmacisti rischiano di farsi coinvolgere troppo o, al contrario, di prendere eccessivamente le distanze, per evitare la fatica emotiva che comprensibilmente può derivare dall’essere una figura sanitaria di riferimento per il paziente. Una formazione specifica può essere utile per imparare a riconoscere le emozioni che si provano dietro al banco, e poi viverle in maniera utile, all’interno del rapporto professionale.
di Redazione SoFarmaMorra | 13 Febbraio 2024 | Mondo Farmacia
Nel 2023 7 millennials su 10 (70%) hanno consumato integratori e l’82% dichiara di aver fatto ricorso a questi prodotti almeno una volta nella vita. È questa la fotografia scattata da un recente studio realizzato dal Future Concept Lab e commissionato da Integratori & Salute, l’associazione che rappresenta il comparto degli integratori alimentari in Italia e che è parte di Unione Italiana Food.
Integratori & Salute ha diffuso in un comunicato stampa i risultati dell’ indagine che restituisce l’immagine di una generazione molto attenta al benessere fisico e mentale, perseguito attraverso una sana alimentazione, una costante attività fisica e l’utilizzo di integratori alimentari.
Il ruolo centrale dei professionisti, medici e farmacisti, anche nelle scelte d’acquisto della Gen Y
Nella scelta degli integratori, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, la Gen Y non si affida al fai da te: “Si tratta di un consumo consapevole che, nonostante riguardi una generazione cosiddetta “nativa digitale”, viene guidato dai canali tradizionali e autorevoli dei professionisti della salute: in primis, medico (42,3%) e farmacista (33,8%). Il consiglio dei professionisti del settore è il principale driver per orientare le scelte d’acquisto, nonché uno strumento fondamentale per sensibilizzare la Generazione Y su cosa siano realmente gli integratori alimentari: 3 millennials su 4 (75%) dimostrano di avere una giusta percezione di questi prodotti, riconoscendo che possono “sostenere il benessere, ma non sostituire le medicine”. «Come associazione, da sempre ci impegniamo per fare corretta informazione sul ruolo degli integratori e sul loro corretto utilizzo – è il commento di Germano Scarpa, Presidente di Integratori & Salute – e siamo soddisfatti di constatare come, in base alle principali evidenze emerse dallo studio del Future Concept Lab, i millennials dimostrino una corretta conoscenza e un uso consapevole di questi prodotti, essendo allo stesso tempo una generazione attenta al mantenimento del proprio stato di salute attraverso un sano stile di vita. Risulta evidente, inoltre, come oggi più che mai, il ruolo giocato dai professionisti della salute (medici di famiglia e farmacisti in testa) sia fondamentale per garantire che gli integratori vengano utilizzati in modo appropriato».
La farmacia è il principale canale d’acquisto per i giovani
Per il 65% dei millennials italiani, la farmacia e/o parafarmacia rappresenta il luogo preferito in cui acquistare gli integratori. Mentre solo 1 su 4 (26%) predilige gli acquisti online sui siti specializzati in salute. A maggiore distanza – lo fanno 2 su 10 (23%) – troviamo l’acquisto in autonomia al supermercato. Infine, c’è chi preferisce comprare gli integratori anche nei negozi di alimenti naturali (14,8%) oppure online sul sito web di una specifica marca (8,1%).
Con quali obiettivi i Millennials ricorrono agli integratori
I millennials consumano integratori con l’obiettivo di mantenere il benessere fisico e mentale: “Gli italiani tra i 26 e i 43 anni considerano questi prodotti come un “buon aiuto per tutti” (71%), ma anche come “un supporto al mangiar sano e fare movimento” (69,3%) e li reputano fondamentali per “sostenere il benessere psicofisico” (65,3%). Tra le funzioni cruciali per cui i millennials ricorrono agli integratori, troviamo: il potenziamento del sistema immunitario (30,4%), come complemento energetico (27%), come aiuto per rinforzare capelli/pelle/unghie (23%) e per il miglioramento della memoria (20%)”.
Come dovrebbero essere gli integratori del futuro secondo i Millennials
“Immaginando gli integratori del futuro, i millennials prevedono che questi prodotti assumeranno un ruolo sempre più importante nella vita quotidiana, diventando componenti ancor più strategici per il benessere e il mantenimento dello stato di salute, in ogni fascia d’età. Guardando alla ‘forma’ futura degli integratori, quasi la metà dei millennials preferirebbe che fossero in capsule con involucro biotech (45%) oppure liquidi, in fialette di materiale bio (35%). Seguono, a grande distanza, coloro che li vorrebbero assumere in polvere, da spargere sul cibo come una spezia (13%) o in gocce (7,4%)”.
di Redazione SoFarmaMorra | 13 Febbraio 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacista33.it
Il 17 febbraio sarà completamente applicabile il Digital services act, la normativa europea che armonizza le regole del mercato digitale per servizi online e digitali, tra cui e-commerce. Ecco gli ambiti di applicazione
Servizi digitali, online e e-commerce: le nuove regole per piattaforme e operatori
Cambiamenti in vista per servizi online e digitali, tra cui e-commerce: dal 17 febbraio sarà completamente applicabile il Digital services act (Dsa), la normativa della Commissione europea che ha l’obiettivo di armonizzare le regole del mercato digitale, creare “un ambiente online sicuro, prevedibile e affidabile”, tutelare i diritti di utenti e consumatori, agevolare l'innovazione, contenendo i rischi relativi. Un punto sugli ambiti di applicazione.
Nuove regole per i servizi online a tutela di utenti e consumatori
Il Dsa (Regolamento UE 2022/2065) ha visto un percorso di applicazione a step, con un passaggio recente, ad agosto, in cui sono state interessate le grandi piattaforme – definite dalla normativa come servizi con oltre 45 milioni di utenti unici in Europa. La prossima deadline è fissata al 17 febbraio e vede l’estensione a tutte le piattaforme online della necessità di conformarsi alle norme, anche se resta il principio che micro e piccole imprese hanno obblighi proporzionati alle dimensioni e al raggio di azione.
La filosofia alla base del regolamento è chiara: come si legge nella premessa, “modelli di business e servizi nuovi e innovativi, quali i social network e le piattaforme online che consentono ai consumatori di concludere contratti a distanza con operatori commerciali hanno permesso agli utenti e ai consumatori di accedere alle informazioni ed effettuare transazioni in modi nuovi. Attualmente la maggior parte dei cittadini dell'Unione utilizza tali servizi quotidianamente. La trasformazione digitale e il maggiore utilizzo di tali servizi hanno tuttavia anche dato origine a nuovi rischi e sfide per i singoli destinatari dei vari servizi, per le imprese e per la società nel suo insieme”. Tra i vari Paesi, pertanto, si è generata una spinta alla regolamentazione che da parte dell’Europa è stata affrontata in un ambito sovranazionale, dato “il carattere intrinsecamente transfrontaliero di internet”. Anche a tutela dei diritti dei cittadini europei “è pertanto opportuno stabilire una serie mirata di norme obbligatorie uniformi, efficaci e proporzionate a livello dell'Unione al fine di tutelare e migliorare il funzionamento del mercato interno. Da qui l’esigenza del “regolamento che stabilisce le condizioni per lo sviluppo e l'espansione di servizi digitali innovativi nel mercato interno”. Il Digital Services Act, d’altra parte, insieme al Digital Markets Act Regolamento (DMA) UE 2022/1925, costituiscono il “Digital Services Package”, che, nel complesso, si pongono l’obiettivo di creare uno spazio digitale più sicuro in cui siano tutelati i diritti fondamentali di tutti gli utenti dei servizi digitali, e creare condizioni di parità per promuovere l'innovazione, la crescita e la competitività, sia nel mercato unico europeo che a livello globale.
Effetti e ricadute sulle vendite online
Un elemento importante riguarda la definizione di illegale e un aspetto rimarcato è che “Per conseguire l'obiettivo di garantire un ambiente online sicuro, prevedibile e affidabile, il concetto di «contenuto illegale» deve rispecchiare ampiamente le norme vigenti nell'ambiente offline. In particolare, il concetto di «contenuto illegale» dovrebbe essere definito in senso lato per coprire anche le informazioni riguardanti i contenuti, i prodotti, i servizi e le attività illegali”. Tale concetto ha un valore esteso e tra le varie casistiche viene citata anche “la vendita di prodotti non conformi o contraffatti”.
Una riflessione ulteriore, al riguardo, arriva da una nota di Federfarma, che fornisce alcune indicazioni: “Il Regolamento stabilisce norme relative a specifici obblighi in materia di dovere di diligenza adattati a determinate categorie di prestatori di servizi intermediari. Nello specifico, gli obblighi che la nuova normativa europea impone ai marketplace e ai siti web che effettuano servizi di intermediazione impongono ai colossi del marketplace un’opera di controllo ex ante che dovrebbe evitare la vendita di prodotti spacciati come prodigiosi”.
Ambito di applicazione: le indicazioni
Secondo quanto si legge, a ogni modo, il Regolamento si applica “ai servizi intermediari offerti a destinatari il cui luogo di stabilimento si trova nell'Unione o che sono ubicati nell'Unione”; “non si applica comunque ai servizi che non sono servizi intermediari neì alle prescrizioni imposte in relazione a tali servizi, indipendentemente dal fatto che i servizi siano prestati facendo ricorso a servizi intermediari”. Al riguardo da Federfarma viene indicato che “tale disposizione chiarisce come la normativa non si applica alle farmacie che, autonomamente, vendono prodotti, ad esclusione dei farmaci ad uso umano, attraverso il proprio sito web. La normativa non si applica neanche nel caso in cui la vendita online riguardi farmaci, poiché, come espressamente stabilito dalla Circolare ministeriale del 10 maggio 2016, non eÌ consentita la vendita di medicinali online tramite marketplace ovvero siti web intermediari”.
di Redazione SoFarmaMorra | 13 Febbraio 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmaciavincente.it
In un mondo dove i prodotti sono onnipresenti e la concorrenza è a un clic di distanza, il futuro della farmacia si gioca su un campo inaspettato: il branding. Il brand non è più prerogativa esclusiva delle grandi catene, ma un imperativo strategico anche per la farmacia indipendente. Ogni farmacia, con le sue peculiarità e la sua storia, possiede il potenziale per trasformarsi in un brand distintivo e significativo.
Nel tessuto urbano di negozi e servizi, la farmacia deve emergere come un faro di fiducia e competenza, un luogo che si associa non solo alla risposta immediata a un bisogno, ma a una soluzione di benessere a 360 gradi. La sfida è ridefinire l’esperienza del cliente, facendo leva su elementi che rendono unica la vostra farmacia: il calore umano, la conoscenza approfondita, l’innovazione dei servizi e la capacità di essere sempre un passo avanti nelle soluzioni di salute.
Creare un brand significa forgiare un legame emotivo con i clienti, un legame che va oltre il singolo acquisto e si proietta nella continuità di un rapporto basato sulla fiducia e sulla personalizzazione dell’offerta. Significa diventare la prima immagine che affiora nella mente del cliente di fronte a una necessità di salute o benessere: la farmacia come sinonimo di cura e attenzione.
Ma come si concretizza questa transizione?
Inizia con l’ascolto attivo del territorio e dei clienti, per poi plasmare gli spazi e l’offerta in maniera che riflettano la vostra unicità. È un percorso che va dalla scoperta di sé come professionisti della salute alla definizione di una strategia comunicativa chiara, capace di raccontare la vostra storia e i vostri valori.
Questo è un invito, rivolto ai farmacisti, a intraprendere un viaggio di riscoperta e affermazione della propria identità professionale, per emergere in un panorama commerciale saturo e competitivo.
Il messaggio è chiaro: non è più tempo di vendere prodotti, ma esperienze, relazioni, fiducia. La vostra farmacia può e deve diventare il brand di riferimento per la salute e il benessere della comunità.
di Luca Sartoretto Verna