Farmacia. Un presidio “di fiducia” per 9 anziani su 10

Fonte: www.ilfarmacistaonline.it

Un forte attaccamento ai negozi di vicinato e alle farmacie, dovuto principalmente alla difficoltà a spostarsi e raggiungere esercizi o centri commerciali più lontani, ma anche al bisogno di intrattenere rapporti sociali con i commessi o altri clienti. E’ quanto emerge da un sondaggio di Swg sulle esigenze e le abitudini degli anziani nella fruizione dei servizi sociosanitari in provincia di Venezia, su un campione di persone dai 60 anni in su, presentato sabato a Mogliano Veneto nel corso dell’iniziativa “La società debole nel territorio”, promossa da Federfarma Venezia, Senior Italia Veneto e Anla Onlus.

Quasi la metà degli intervistati necessita di aiuto per approvvigionarsi e il 69% sostiene di essere in difficoltà se non dovesse più avere negozi vicino a casa, in particolare le farmacie, prioritarie per chi segue cicli di cure. Tra le persone non autosufficienti e coloro che vivono da soli il disagio riguarda 3 anziani su 4. (altro…)

Bollini “fallati”, doppia ispezione dei Nas al Poligrafico dello Stato

Bollini “fallati”, doppia ispezione dei Nas al Poligrafico dello Stato

Fonte: www.federfarma.it

Sale di un altro gradino e arriva fin dentro l’Istituto Poligrafico-Zecca dello Stato l’indagine sui bollini “fallati” avviata nei mesi scorsi dalla procura di Salerno. Merito di due differenti ispezioni dei Nas, condotte tra il 5 e l’8 maggio nelle sedi del Poligrafico di Roma e Foggia per verificare qualità e caratteristiche della produzione. Sotto la lente, in particolare, sarebbero finiti i bollini freschi di stampa, che i militari avrebbero confrontato con quelli presenti sulle confezioni sequestrate ad aprile ad alcuni titolari di farmacia e distributori del salernitano, avellinese e beneventano. (altro…)

Studi di settore: attenzione a come leggere i dati del Mef

Studi di settore: attenzione a come leggere i dati del Mef

Fonte: www.federfarma.it

I dati delle Finanze che collocano le farmacie ai piani alti nella classifica dei redditi d’impresa vanno letti con cautela e senza raffronti inappropriati. E’ l’avvertenza con cui Federfarma commenta le statistiche del Mef sugli studi di settore 2016, relativi alle dichiarazioni di società e professionisti dell’anno precedente: con un reddito medio di 116mila euro, le farmacie si piazzano nella graduatoria del Mef al secondo posto dietro agli studi notarili, che hanno denunciato redditi pari a 244mila euro; seguono, staccati di alcuni gradini, gli studi medici (quasi 83mila euro), gli odontoiatri (51mila euro) e i laboratori di analisi (48mila euro). Podio assicurato anche nella classifica dei ricavi: con una media 2015 di poco inferiore a 1,2 milioni di euro, la farmacia si colloca stabilmente al terzo posto, lascia indietro tutte le attività del comparto sanitario e si fa sorpassare soltanto dai grossisti di alimentari e carburanti. (altro…)

Cosmesi in farmacia: un potenziale ancora inespresso

Cosmesi in farmacia: un potenziale ancora inespresso

Fonte: www.pharmaretail.it

Cosmetica Italia ha proposto a Cosmofarma la ricerca condotta da Focus Management – azienda di consulenza che lavora a supporto delle esigenze strategiche, di marketing, organizzative e commerciali delle imprese – sul cambiamento del consumatore in farmacia nella categoria dermocosmesi evidenziando le potenzialità del comparto anche alla luce dei dati tratti dallo scenario complessivo del mercato, fornito da New Line Ricerche di Mercato. A presentare la Prof. Erika Mallarini.

Customer journey
Nel settore la chiamiamo dermocosmesi, ma il 69% dei clienti della farmacia non sanno cosa voglia dire il termine dermocosmesi. Se nel mondo della cosmesi retailer e produttori devono confrontarsi con un customer journey che cambia, nel mondo della dermocosmesi la sfida è più complessa: cambia l’esperienza di acquisto di un soggetto con il quale sembrerebbe non esserci tanta conoscenza reciproca, visto che questi non riconosce nemmeno il settore e aziende e farmacie perseverano in strategie di posizionamento che non sembrano cogliere attese e comportamenti del consumatore. (altro…)

La dispensazione di farmaci oncologici, da difficoltà a opportunità

La dispensazione di farmaci oncologici, da difficoltà a opportunità

Fonte: www.pharmaretail.it

Dalla legge sulla riclassificazione dei farmaci ospedalieri (cosiddetta “Legge ex-Osp 2”), i farmacisti territoriali, man mano che si succedevano le delibere regionali in ottemperanza alla normativa nazionale, si sono trovati a dover gestire, con non poche difficoltà, anche farmaci destinati a pazienti oncologici su cui non avevano esperienza. Secondo uno studio recentemente pubblicato sul Canadian Pharmacists Journal (CPJ) i farmacisti territoriali dovrebbero rivestire un ruolo più importante nella presa in carico dei pazienti oncologici soggetti a terapie farmacologiche. In questo articolo ripercorriamo l’evoluzione della situazione italiana su questo fronte per concludere con le proposte avanzate dai farmacisti canadesi.

I problemi iniziali con le Legge ex OSP 2
Una delle prime esperienze è stata condotta dalla Regione Piemonte (DGR 26 6900 del dicembre 2013). La delibera era stata emanata anche per caratteri organizzativi e di economia sanitaria, come aveva spiegato Mario Giaccone, consigliere regionale e membro della IV Commissione Sanità. «L’esplosione della spesa ospedaliera e l’invecchiamento della popolazione impongono e imporranno sempre più di spostare la cura delle patologie croniche dall’ospedale al territorio. Anche alcune patologie oncologiche, trattabili con terapie orali, sono gestibili per alcuni aspetti fuori dall’ospedale. In linea con questo indirizzo, la Regione Piemonte ha previsto che per una serie di medicinali – in precedenza distribuiti soltanto dall’ospedale – gli assistiti potranno rivolgersi anche alle farmacie territoriali di comunità» Pur essendo ciò un fatto positivo per il malato, vi era la consapevolezza della necessità di preparare i professionisti del territorio ad affrontare le tematiche di valutazione dell’efficacia e della tossicità del farmaco antineoplastico, al fine di ridurre i rischi per i malati e ottimizzare il risultato dei trattamenti. (altro…)

Il farmacista può ottimizzare le cure nei pazienti con epatite C

Il farmacista può ottimizzare le cure nei pazienti con epatite C

Fonte: www.pharmaretail.it

Uno studio condotto negli USA e pubblicato sul “World Journal of Gastroenterology” ha evidenziato le capacità di un farmacista clinico di individuare le interazioni tra farmaci in pazienti infetti da HCV ed intervenire suggerendo la sospensione del trattamento. Si tratta di una sperimentazione pilota condotta in ambito universitario ma può essere interessante introdurre questo spunto in Italia, dove vi è, in alcuni casi, la possibilità di distribuire nelle farmacie antiretrovirali normalmente di uso esclusivo ospedaliero. Occorre poi considerare il valore aggiunto dell’importante ruolo svolto dal farmacista territoriale di counseling, educazione all’adesione al trattamento e monitoraggio degli effetti avversi.

I risultati di una ricerca USA
Nello studio condotto presso l’Ospedale dell’Università del Colorado gli autori (un gruppo di epatologi, farmacisti e farmacologi), hanno cercato di quantificare:
1) le interazioni tra farmaci (DDI) nei pazienti che assumevano medicine dirette contro il virus dell’epatite C (HCV);
2) gli interventi che sono stati condotti;
3) il tempo necessario per completare questi passaggi.
Sono state verificate le carte cliniche redatte dal farmacista clinico presso la Clinica Epatologica del medesimo ateneo in un periodo compreso tra il novembre del 2013 e il luglio del 2015 così da verificare la prescrizione di farmaci a pazienti sottoposti a trattamenti con antivirali direi (DAA) per l’HCV e mappate tutte le sovrapposizioni per riconoscere i rischi legati alle interazioni dannose. È stato identificato un totale di 664 pazienti, dei quali il 51,5% presentava cirrosi. I ricercatori hanno quindi riesaminato 5.217 farmaci (in media: 7,86 farmaci per paziente) e hanno riconosciuto 781 interazioni problematiche (1,18 per paziente). «I farmacisti» concludono gli autori «possono incoraggiare misure preventive per ridurre la trasmissione dell’HCV, aumentare l’educazione all’adesione alla terapia, fornire un supporto a iniziare il trattamento antiretrovirale, aiutare a monitorare gli effetti clinici e gli eventi avversi e facilitare l’approvvigionamento dei farmaci». (altro…)