di Redazione SoFarmaMorra | 8 Aprile 2025 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacianews.it
Qualche mese fa, Linkedin riportava un’immagine di un gruppo di persone molto attente a scattare selfie di loro stesse e dei propri amici con il telefonino all’interno di una galleria d’arte.
Lo scenario era quello di molti quadri d’autore da poter guardare e commentare. Solo una persona, “il saggio contadino”, ammirava uno splendido quadro con l’attenzione e la concentrazione necessaria per osservare un’opera d’arte (1). Il commento dell’autore è stato il seguente: “Tutto quello che pensiamo di sapere sul mondo è un modello. Per evitare di inciampare nelle buche di ogni giorno, cerchiamo di alzare gli occhi e di costruire modelli reali e concreti”.
È questa la filosofia che un’azienda come la farmacia dovrebbe applicare per giocare la partita di ogni giornata lavorativa, avendo definito in modo chiaro le tre principali regole di ingaggio:
Se non inseguo ciò che voglio, non lo avrò mai;
Se non domando, la risposta sarà sempre no;
Se non faccio un primo passo, sarò sempre fermo su me stesso.
La “filosofia” di queste tematiche è da personalizzare in base alla singola impresa farmaceutica. Difficilmente potrà essere affidata a funzioni esterne alla farmacia. Vedere il mondo interno ed esterno per quello che realmente è, evitando di costruirne uno esemplificato alla propria idea, potrebbe trovare spazi di obiettività nella metodica di un esercizio basato sulle matrici di business. Queste vengono applicate periodicamente nei piani di sviluppo aziendale. Utilizzandole, la direzione potrà avere un quadro sintetico e chiaro dello stato dell’arte, degli obiettivi e delle strategie da implementare per raggiungerli.
Il gioco vale la candela?
La Swot analisys è una delle matrici più conosciute e diffuse. Nella sua semplicità, consente di racchiudere in modo sintetico una miriade di sfaccettature, attivando momenti di riflessione per dare la forza all’impresa di realizzare i propri obiettivi di business.
È una metodologia che, in azienda, consente di:
delineare i propri punti di forza (Strengths) e di debolezza (Weaknesses) provenienti dall’ambiente interno;
identificare le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats) provenienti dall’ambiente esterno.
La domanda è se vale la pena utilizzarla, appesantendo l’impegno della proprietà aziendale già oberata di varie attività in larga parte burocratizzate. Potrebbe essere invece di utilità definire le più appropriate strategie al raggiungimento di un dato obiettivo, considerando i fattori che maggiormente influenzano il business, attraverso:
lo sfruttamento dei punti di forza e delle opportunità;
la minimizzazione dei punti di debolezza e delle minacce.
È quindi un esercizio che l’imprenditore già svolge. Ma allora, è davvero utile applicarla?
Analisi Swot step by step
L’analisi Swot può essere usata per definire le strategie attraverso la risposta alle seguenti domande:
Come voglio usare ogni singolo punto di forza?
Come voglio ovviare e/o minimizzare ogni punto di debolezza?
Come voglio sfruttare le opportunità?
Come voglio fronteggiare le minacce?
Qual è il campo di applicazione delle Strenghts e Weaknesses?
Proviamo a dividere gli argomenti in due step, in modo da procedere a piccoli passi verso l’utilizzo pratico. Il primo step è preparare una macroanalisi sui dati dell’impresa, come:
risorse (finanziarie, umane);
costruzione e mantenimento del brand (farmacia);
peso e utilità della logica di Customer Service;
capacità manageriali;
livelli di know-how;
qualità;
strutture organizzative;
reputazione.
Il secondo step, invece, consiste nel preparare una microanalisi sui dati dell’impresa, quali:
prezzi;
costi;
etica;
produttività: lean management (efficienza dei processi);
vendite;
marketing.
Occorre sottolineare che ogni singolo elemento può essere un punto di forza, oppure di debolezza. Questi aspetti sono conosciuti con obiettività solo da chi gestisce le imprese.
In questa seconda parte, anche le funzioni esterne possono fornire il loro contributo fattivo.
La capacità imprenditoriale richiede alcune regole applicative, ovvero:
essere sempre realistici e onesti nel definire le proprie “strengths” e “weaknesses”;
l’analisi deve essere sempre specifica: evitare le aree grigie/indefinite;
applicare sempre la SWOT in relazione ai concorrenti;
una Swot efficace è breve, concisa e semplice, bisogna evitare ogni complessità;
valutare forze e debolezze in rapporto a quelle dei concorrenti;
distinguere tra dove l’impresa vorrebbe essere e dove effettivamente è attualmente.
Un esempio pratico
Nella Swot sottostante è rappresentata una macroanalisi nazionale della farmacia odierna, mirata ad alcuni elementi di analisi e di potenzialità del mercato. Chi lo desidera, può utilizzare lo schema come base per provare a valutare gli elementi riportati nella propria singola realtà. Potrebbe infatti essere interessante valutare gli scostamenti da questo modello nazionale. Ad esempio: si può analizzare se, nella propria microarea, si è sopra o sotto il parametro di 7/10 clienti che hanno fiducia nella farmacia, oppure sopra o sotto il parametro 2 Mmg o Pdl che andranno in pensione nel 2025. Questo strumento potrebbe essere di supporto per meglio ragionare su dove andare, come posizionarsi sul territorio, come migliorare la propria immagine.
L’ argomento fedeltà della clientela e carenza di medici potrebbero essere legati a doppio filo nell’indicazione di un bisogno di mercato noto o meno nella routine lavorativa. Si potrebbe creare una nuova opportunità per affrontare la minaccia dettata dal rumore di fondo nei confronti dell’utilizzo dei servizi da svolgere in farmacia da parte della cosiddetta “opinione pubblica”. Al contrario, potrebbe diventare una minaccia quello di essere un “me too”, perché “siccome lo fanno gli altri, allora lo faccio anche io”. A sostegno di questa ipotesi, molti pazienti si rivolgono alla farmacia come sportello della prevenzione. A ben rifletterci, questo mercato difficilmente trova spazio in altre realtà del Sistema Sanitario, a meno di progetti specifici organizzati e mirati alla ricerca di una patologia precisa. Sembra quindi evidente come questa attenzione a tutto campo alla prevenzione che la farmacia attua si può trasformare in un’opportunità in grado di controbilanciare la minaccia creata dal rumore di fondo. Allo stesso tempo, però, potrebbe confliggere con chi vede in questa attività elementi di “concorrenza”. Tuttavia, nell’ambito della prevenzione, si potrebbe prendere una decisione in base ai parametri della singola impresa: mi dedico alla prevenzione primaria tout court, oppure preferisco specializzarmi nell’area “prevenzione secondaria”, dove già conosco i pazienti “per nome e cognome”?
Se abbiamo chiara la situazione – interna ed esterna – della nostra realtà, se abbiamo identificato tutti i possibili percorsi degli scenari, allora possiamo iniziare a lavorare su quelle che sono le nostre strategie definite e successive operatività, allocando correttamente il peso delle tre componenti del nostro patrimonio aziendale:
la conoscenza, fatta di educazione continua, di esperienza e di sviluppo delle competenze;
il tempo, che racchiude il passato, il viaggio nel presente e nel futuro;
le potenzialità economiche, basate su innovazione, investimento e crescita.
Ogni singolo passaggio di crescita di ogni singolo componente rappresenta un lavoro continuo e costruttivo. Questo lavoro richiede dedizione, in quanto le tre componenti conoscenza, tempo e potenzialità economica sono saldamente legate le une alle altre. Pertanto, se facciamo crescere due componenti del patrimonio possiamo trascinare a un miglioramento anche la terza. Il lavoro manageriale sarà quindi impegnato sull’ armonia delle conoscenze e competenze del singolo e del team, sul “dosaggio” preciso delle attività da svolgere e sulla “amplificazione dei piccoli risultati” ai singoli e al team, a dimostrazione della concretezza di ciò che si sta svolgendo.
Proprio in termini di valorizzazione delle tre componenti del patrimonio aziendale e, quindi, del servizio, sarebbe opportuno poter far comprendere che il servizio in farmacia non è lo stesso che si ottiene con i beni di largo consumo. Fornire un servizio valido e poco costoso, se si ha a cuore la salute del cliente, dovrà richiedere precisione e meticolosità. Chiedere la “velocità”, tipica del business di un bene da largo consumo, sarà impossibile per la farmacia. Al paziente andrà dedicato il giusto equilibrio sia di spazio, sia di corretto tempo di ascolto. È questa la reale differenza che qualifica la farmacia italiana.
Alcuni esempi di Opportunities e Threats
Nuovi trend emergenti
Legislazioni/normative a carattere generale
Condizioni economiche
Influenza di nuovi merger, joint venture (ad esempio: catene farmacie)
Alleanze (rapporti con i distributori, partnership con aziende)
Bisogni insoddisfatti della clientela (per esempio: necessità di cross-counselling)
Azioni della concorrenza
Cambiamenti delle abitudini e degli stili di vita
Nuovi concorrenti
Prodotti innovativi
Guerra dei prezzi
Elementi demografici
Nuovi canali distributivi (vendite on-line, marketplace)
Restrizioni regolatorie
Nuovi stakeholder
Evitare errori comuni: qualche suggerimento
Meglio non costruire una SWOT senza prima aver definito un obiettivo.
Non confondere le opportunità esterne con i propri punti di forza: i due fattori vanno tenuti separati.
Non confondere la SWOT con la strategia: la SWOT descrive una condizione, uno status quo; la strategia definisce come raggiungere l’obiettivo.
Evitare i fattori troppo generici, come le “economie di scala”.
Fare una lunga lista di valutazioni, con il rischio che manchi una logica unificatrice (è preferibile un elenco breve e ben argomentato).
Mantenere l’obiettività nelle valutazioni. Un punto di forza potrebbe diventare un’opportunità, oppure una minaccia in base alla vision aziendale.
di Redazione SoFarmaMorra | 11 Marzo 2025 | Mondo Farmacia
fonte: www.farma7.it
La Conferenza Stato-Regioni ha firmato l’Accordo Collettivo Nazionale che disciplina i rapporti delle farmacie pubbliche e private con il Servizio sanitario nazionale. Una convenzione che aggiorna, dopo 26 anni, la normativa che regola il rapporto tra le farmacie italiane -le 19 mila farmacie private e 2 mila pubbliche- e il Ssn, adeguandola alle nuove esigenze di assistenza sanitaria territoriale e all’evoluzione vissuta dalla farmacia in questi anni.
La Convenzione appena siglata regola non solo le modalità di erogazione dei farmaci, la disponibilità dei farmaci essenziali, gli orari di apertura delle farmacie, ma anche tutti i servizi, dai test con prelievo di sangue capillare alle prestazioni di telemedicina, alla somministrazione dei vaccini.
«Federfarma accoglie con soddisfazione la firma della Convenzione farmaceutica da parte della Conferenza Stato-Regioni e ringrazia i presidenti Massimiliano Fedriga e Marco Alparone per la proficua e solerte collaborazione» ha commentato Marco Cossolo, presidente di Federfarma nazionale. «Ringrazio anche il Governo Meloni, in particolare il ministro della Salute Orazio Schillaci e il Sottosegretario Marcello Gemmato, per il ruolo determinante svolto nella pronta revisione dell’Atto di Indirizzo, che ha consentito l’accelerazione dell’intero iter del provvedimento».
Questo accordo -ora in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale- regolamenta ufficialmente, servizi quali: la possibilità di prenotare in farmacie visite Ssn, effettuare test e vaccinazioni, e prestazioni quali la telemedicina. Grazie alla nuova Convenzione i servizi in farmacia «saranno erogati e disciplinati in maniera strutturata ed uniforme per consentire ai cittadini un accesso equo sull’intero territorio nazionale. Tutte le farmacie opereranno secondo gli standard previsti, in qualità di presidi sanitari di prossimità, anello di congiunzione tra cittadino e Ssn» ha sottolineato Cossolo, che ha, inoltre, aggiunto: «l’applicazione della nuova Convenzione rafforzerà l’assistenza sanitaria di prossimità, con una particolare attenzione ai bisogni di salute degli anziani, dei malati cronici e delle persone fragili». In pratica, conclude Marco Cossolo, «viene data piena attuazione, con regole chiare e uniformi, alla farmacia dei servizi».
Anche la Federazione degli ordini ha accolto con favore la firma dell’accordo. La nuova Convenzione Nazionale Farmaceutica, ha commentato Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi) «va nella direzione del potenziamento dell’assistenza territoriale, affermando il fondamentale ruolo dei farmacisti nell’erogazione dei servizi di primo e secondo livello ai cittadini, e favorendo un approccio multidisciplinare nella gestione dei pazienti. Si valorizzano la professionalità, la presenza capillare sul territorio e la relazione fiduciaria con il cittadino-paziente che fanno dei farmacisti e della rete delle farmacie un presidio sanitario di prossimità insostituibile per la collettività e per il SSN». L’accordo è di estrema rilevanza «non soltanto perché colma un vuoto che dura da quasi trent’anni, ma perché fissa degli standard, uniformi su tutto il territorio nazionale, volti ad assicurare la massima qualità delle prestazioni sanitarie rese ai cittadini». La Federazione, nella sua qualità di ente pubblico sussidiario dello Stato, sta lavorando alla predisposizione di linee guida per l’esecuzione dei test ematico capillari, che saranno sottoposte alle istituzioni competenti. Questo, «garantire i più elevati standard di qualità e sicurezza delle prestazioni che eroghiamo a favore dei cittadini che ogni giorno a noi si rivolgono per avere risposte ai loro bisogni di salute» ha concluso Mandelli.
di Redazione SoFarmaMorra | 11 Marzo 2025 | Mondo Farmacia
fonte: www.farma7.it
Oltre la metà degli italiani ammette di non avere un sonno continuo e solo il 23% si alza sentendosi riposato, ma rispetto a qualche anno fa c’è più consapevolezza dell’importanza di prendersi cura della qualità del sonno. A rivelarlo, in occasione della Giornata Mondiale del Sonno, è la nuova ricerca “Ho solo dormito meglio!” di ZzzQuil, brand di Procter & Gamble, che, dopo una prima indagine nel2019, torna sul rapporto tra italiani e sonno.
I dati di questa nuova ricerca mostrano come il 90% degli italiani riconosce che dormire bene impatta in modo rilevante sulla mente, sul fisico, sull’umore e persino sulla bellezza. La consapevolezza dell’importanza di un sonno di qualità, testimoniata dalle numerose accortezze e rituali che gli italiani seguono per favorire l’addormentamento e un sonno continuo.
Per semplificare la lettura dei dati, la ricerca ha identificato tre categorie: zombie, lepri e troll. La prima, quella degli zombie, è composta dagli italiani (ben il 41%) che si svegliano trascinandosi per casa ancora addormentati e che, rispetto agli altri, vedono il loro riposo disturbato più frequentemente da stress e ansia (rispettivamente 55% contro il 50% di media campionaria e 44% vs 39%). All’estremo opposto troviamo le lepri, ovvero gli italiani (il 33%) che si svegliano pimpanti e subito attivi: rispetto agli altri, tendono ad andare a letto prima delle 23:00, addormentandosi appena toccano il cuscino (32% vs 22% di media), a godere più frequentemente di un sonno continuo (45% vs 38%) e, non stupisce, a non posporre la sveglia la mattina. Infine, la categoria dei Troll raggruppa quel 26% di italiani che si svegliano irritabili e ancora stanchi, colpa probabilmente di un sonno frammentato e interrotto da momenti di veglia che li interessa più frequentemente rispetto agli altri (57% vs 52% di media campionaria).
Ben 8 italiani su 10, infatti, faticano ad addormentarsi e 6 su 10 lamentano un sonno discontinuo; le 8 ore di sonno restano un miraggio per l’80% degli italiani (il 17% ne dorme meno di 5) e il grado di soddisfazione medio della qualità del proprio sonno è appena sufficiente (6,5 in una scala da 1 a 10). Tra le cause che disturbano un buon riposo, le più frequentemente indicate sono stress (50%), ansia (39%) e preoccupazioni famigliari (38%), seguite da eccessivo caldo/freddo, malattie, preoccupazioni lavorative o economiche. Non stupisce quindi che ben il 93% degli italiani metta in atto qualche escamotage per godersi una notte di buon sonno: evita di bere caffè e tè il 38% e di mangiare pesante la sera il 36%, rende più confortevole la camera con il buio (40%), alla giusta temperatura (37%) e silenziosa (31%); legge un libro il 24%. Ci sono poi alcuni italiani che fanno ricorso a integratori naturali che aiutino a facilitare l’addormentamento e un riposo continuo (21%, in crescita rispetto al 16% del 2019).
«Sebbene il quadro generale non sia perfettamente positivo, l’indagine evidenzia come stia crescendo la consapevolezza dell’importanza di un riposo adeguato, considerato essenziale quanto una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo per la salute e, più in generale, per la qualità della vita. È importante sottolineare che i benefici di un buon riposo sono supportati da evidenze scientifiche e non costituiscono semplicemente aspirazioni irrealistiche. Numerosi studi hanno dimostrato la correlazione tra sonno di qualità e effetti positivi sulla salute mentale, fisica, emotiva e generale. Anche la longevità può essere influenzata» ha commentato Oliviero Bruni, esperto in Medicina del sonno.
di Redazione SoFarmaMorra | 11 Marzo 2025 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmaciavincente.it
di Luca Sartoretto Verna
Ricordo una farmacista, Lara, che mi raccontò di aver passato mesi a progettare un servizio di consulenza nutrizionale personalizzata. Studi, corsi, attenzione ai dettagli. Ma quando lo propose, molti reagirono con sorpresa: “Pagare? Ma non è compreso nel prezzo dei prodotti?”
Lara si sentì sminuita. Fino a quando capì che il problema non era il valore del suo lavoro, ma come lo comunicava.
La verità è semplice: le persone pagano volentieri per ciò che percepiscono come professionale, attendibile e svolto in ambienti che ispirano fiducia. Pensate a un ristorante: non paghiamo solo per il cibo, ma per l’esperienza — l’accoglienza, la competenza dello chef, l’atmosfera curata. Perché per la farmacia dovrebbe essere diverso?
🏡 Il primo passo: trasformare lo spazio fisico
Immaginate un angolo dedicato alle consulenze, con sedie ergonomiche, una piccola libreria con guide sulla salute, magari una scrivania ordinata dove il farmacista si siede accanto al paziente, non dietro un bancone.
È qui che nasce la percezione di un servizio premium. Un ambiente che dice: “Qui non si vendono solo prodotti, si costruiscono soluzioni.”
🗣️ Il potere della comunicazione
Quante volte un paziente entra in farmacia chiedendo un farmaco per il mal di testa, e noi ci limitiamo a consegnarlo? Provate a cambiare approccio:
🟢 “Mi racconti com’è iniziato il dolore. Ha provato altri rimedi? Potremmo valutare insieme una soluzione più mirata.”
Questo non è vendere, è ascoltare. E dall’ascolto nasce la fiducia. Quando proponete un servizio a pagamento, fatelo con la stessa naturalezza con cui consigliereste un integratore:
🟢 “Per questo percorso, ho ideato un piano personalizzato. Vorrei spiegarle come funziona e quali benefici potrebbe portarle.”
💰 Siate trasparenti sui prezzi
Un errore comune è nascondere il costo. Siate chiari. Lara, ad esempio, appese un elegante pannello all’ingresso con la lista dei servizi e i costi, accompagnati da testimonianze di pazienti soddisfatti.
📌 “Vedere che altri hanno apprezzato mi ha fatto sentire sicuro di investire”, le confessò un cliente.
🎯 Costruite valore nel tempo
✔️ Offrite un primo incontro gratuito per valutare le esigenze, e proponete un follow-up a pagamento con analisi più approfondite.
✔️ Create pacchetti che uniscano prodotti e consulenze — ad esempio, un kit per il controllo della pressione con due sessioni di monitoraggio incluse.
di Redazione SoFarmaMorra | 21 Febbraio 2025 | Mondo Farmacia
fonte: www.pharmaretail.it
Nei volantini della grande distribuzione, la dermocosmesi è la categoria con la maggiore visibilità, mentre nel canale farmacia scivola al quinto posto, superata da segmenti più legati alla cura della salute. Le differenze non si fermano qui: nelle farmacie, le creme per il corpo ricevono più spazio rispetto alla cosmesi viso, mentre nella GDO accade l’opposto. Anche sul fronte dei prezzi emergono divergenze significative: i volantini delle farmacie mostrano un prezzo medio al litro generalmente più basso rispetto alla GDO, con alcune eccezioni.
A fotografare queste dinamiche è l’ultima analisi di QBerg, che ha mappato la presenza della dermocosmesi nelle promozioni della GDO e delle farmacie, evidenziando strategie e posizionamenti differenti. Se nella grande distribuzione i primi 30 produttori coprono oltre il 90% della visibilità, nei volantini delle farmacie la quota lasciata ai brand follower è più ampia, suggerendo un mercato più frammentato.
Cosa determina queste differenze? Si tratta di scelte strategiche o di una risposta a un diverso comportamento del consumatore? E quali spazi di crescita ci sono per la dermocosmesi nel canale farmacia? Lo abbiamo chiesto a Fabrizio Pavone (nella foto), founder QBerg.
Dai vostri dati emerge che la dermocosmesi è molto più visibile nei volantini della GDO rispetto a quelli delle farmacie, dove si ferma al quinto posto. Come si può leggere questa differenza? Dipende più dalle scelte promozionali o da un diverso approccio alla categoria?
Senz’altro dipende dalle scelte promozionali che non sono sempre di facile interpretazione. Quello che possiamo dire sicuramente è che il volantino della GD (strumento di vecchia data, con cui i retailer si assicurano importanti fette di fatturato) deve trattare la bellezza di oltre 570 sottocategorie di prodotto appartenenti al mondo FMCG. Per questo, lo spazio lasciato al cosiddetto “Corner Pharma” (dato che l’analisi prende in esame solo le pagine espressamente dedicate alla parafarmacia) sono limitate. Ha senso, quindi, cercare di ottimizzare una risorsa limitata con prodotti che, oltre ad essere forti driver di spesa, garantiscono una battuta di cassa mediamente più alta.
Guardando alle sottocategorie, nei volantini delle farmacie prevalgono le creme per il corpo, mentre nella GDO domina la cosmesi viso. È un riflesso di ciò che cercano i consumatori in farmacia o dipende dalle strategie commerciali dei punti vendita?
Anche qui mi sento di affermare che si tratta di una conseguenza del punto precedente. La Dermocosmesi Viso garantisce battute di cassa mediamente più alte rispetto a quelle dei prodotti per il corpo. E se ottimizzare vuol dire cercare di massimizzare i ritorni, perché non usare uno strumento a cui il grande pubblico è molto avvezzo e che porta con sé un concetto intrinseco di “offerta”?
Dalla vostra ricerca emerge che il prezzo medio al litro della dermocosmesi nei volantini delle farmacie è più basso rispetto alla GDO, tranne in alcune eccezioni come le Acque speciali. Come possiamo interpretare questo dato? È una leva competitiva o ci sono altri fattori in gioco?
Con i volantini la GD gioca il ruolo della “vecchia volpe”. Abituata ad utilizzare questa leva oramai da decenni, ha sviluppato tecniche di posizionamento che misurano in modo molto accorto il mix e la competitività dei vari prodotti. Su questo fronte sicuramente la farmacia fisica ha da lavorare. Consentitemi di “portare un po’ di acqua al mio mulino”: è proprio per questo che da anni oramai ci sforziamo di “evangelizzare” i clienti sull’adozione di strumenti multicanale come il nostro. Perché insistere a guardare come competitor solo gli operatori del tuo stesso canale è troppo limitativo. Se adesso aggiungiamo anche tutto lo sconvolgimento apportato dall’online nel mondo farmacia, questa non è più una semplice opzione, ma una necessità.
Nei volantini della GDO, i primi 30 produttori coprono oltre il 90% della visibilità, mentre nelle farmacie la quota lasciata ai brand follower è più ampia. Questo significa che il mercato farmacia è più aperto a nuovi ingressi rispetto alla GDO o ci sono altre chiavi di lettura?
Siamo sempre, secondo me, nello stesso ambito. Il volantino GD è una “risorsa scarsa”, molto ambita, per la sua diffusione e visibilità, e quindi costosa. Non mi sorprende che a dividersi questa torta limitata siano pochi player di grandi dimensioni.
L’Oréal, Istituto Ganassini e Avène dalla vostra ricerca risultano i marchi con maggiore presenza nei volantini, sia in farmacia che in GDO. Questa visibilità è frutto di strategie simili nei due canali o ci sono differenze rilevanti?
Gli investimenti promozionali, che nel mondo odierno si articolano su media e “touchpoint” che aumentano di giorno in giorno, richiedono investimenti pesanti da parte delle aziende. Per questo, e mi scuso se mi ripeto, non mi stupisco che a mettere il “carico da 90” sul touchpoint volantino siano soprattutto tre aziende di primaria importanza come quelle citate.
Sulla base della vostra ricerca ed esperienza, quali potrebbero essere dunque le opportunità per le farmacie che vogliono valorizzare meglio la dermocosmesi nelle loro promozioni?
Qui il discorso sarebbe davvero lungo: parliamo infatti di una vocazione, quella della farmacia fisica, che ancora è molto diversa (parlando in ambito promozionale) da quella della GD fisica ma anche da quella delle farmacie online. È un’equazione di cui spesso ho parlato in diversi convegni del settore “farmacia fisica=automedicazione”, mentre per l’online, così come per il volantino della GD, siamo molto più sbilanciati sul benessere/cura persona. Forse questo potrebbe essere uno spunto? Tenuto fermo (paradigma incrollabile, secondo me, ancora per gli anni a venire) il fatto che la farmacia fisica è il presidio privilegiato per il consumatore/paziente, perché non approfittare del veicolo promozionale per attirare in farmacia il consumatore/”cerca benessere”?
di Redazione SoFarmaMorra | 21 Febbraio 2025 | Mondo Farmacia
fonte: www.pharmaretail.it
Anche nella gestione dell’obesità il farmacista è strategico: l’intervista a Rachele Aspesi
Il mercato dei farmaci contro l’obesità sta vivendo un boom senza precedenti: secondo i dati GlobalData, è cresciuto del 32,3% nei principali sette mercati globali – Francia, Germania, Italia, Giappone, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. Ma l’obesità è una condizione complessa che richiede più di una semplice terapia farmacologica: servono strategie integrate e un approccio multidisciplinare. Qual è dunque il ruolo della farmacia e dei farmacisti nella gestione di uno dei problemi di salute più rilevante nei Paesi occidentali?
PharmaRetail lo ha chiesto a Rachele Aspesi (nella foto), presidente dell’Ordine dei farmacisti di Varese, farmacista specializzata in Educazione alimentare e Dietetica applicata.
Qual è il ruolo della farmacia e del farmacista nella gestione di una patologia trattata anche con farmaci, il cui uso può essere a rischio di impiego improprio?
Si tratta di farmaci che hanno necessità di prescrizione da parte di uno specialista previa visita del soggetto. Il nostro ruolo è quello prima di tutto di conoscere il farmaco, di dispensare, ma anche di evitarne un utilizzo sbagliato, magari per passaparola. Molti di questi farmaci vengono prescritti con dosi a scalare, compito nostro è spiegare ai pazienti che vogliono accelerare i tempi, arrivando in meno tempo alla dose massima, quanto questo passaggio a dosi successive sia fondamentale per il successo della terapia.
L’obesità ormai è considerata da tutti una patologia, o c’è ancora tanto da fare per superare lo stigma?
Purtroppo c’è ancora tanta strada da fare e molto da spiegare e tanto pregiudizio intorno alla obesità, che viene vista come una malattia da introito calorico eccessivo e scarso consumo calorico, però non è così. Comprende infatti tutta una serie di multifattorialità patologiche che comportano un riconoscimento dell’obesità come una vera patologia. Oggi sentire parlare dell’obesità come malattia ed avere dei farmaci specifici per trattarla è un segnale positivo, anche se da alcuni sanitari non è ancora considerata tale e ancor più nella percezione comune, compresi i caregiver e i pazienti stessi. A molti rimane la convinzione che si tratti di uno scarso autocontrollo nell’alimentazione. Invece il paziente obeso che viene introdotto all’interno di un percorso è consapevole che senza un aiuto multidisciplinare, sarebbe difficile arrivare ad un calo di peso graduale e continuativo, fino ad uscire dall’obesità.
Cosa può fare il farmacista in termini di prevenzione?
La prevenzione della condizione di obesità nasce nell’infanzia, con una buona educazione alimentare. La prevenzione deve essere mirata soprattutto alle famiglie dove già ci sono casi di obesità, per due motivi: da una parte perché c’è un fattore ereditario-genetico, dall’altra perché spesso le abitudini alimentari della famiglia sono scorrette. Per questo, di norma quando c’è soggetto obeso, spesso viene presa in carico tutta la famiglia. In questi anni cominciano ad esserci corsi di educazione alimentare all’interno delle scuole, con programmi scolastici mirati. In farmacia dovremmo fare prevenzione anche su questo, come viene fatto per altri aspetti patologici. Il farmacista può fare prevenzione all’obesità in modo trasversale per esempio quando arriva un paziente con altri sintomi, quali problematiche digestive, difficoltà nelle articolazioni, o ancora cutanee -per le dermatiti nelle pieghe della pelle. Il farmacista può allora consigliare ed indirizzare verso centri specializzati nel trattamento della patologia. Per quanto riguarda i servizi, si può proporre una misurazione impedenziometrica, che rilasci al paziente una prima fotografia corporea che in qualche modo lo renda consapevole della sua composizione fisica, con la quale andare dal medico. Questo perché spesso il paziente obeso è rassegnato al fatto che la sua condizione non sia risolvibile e dunque non agisce: metterlo a conoscenza delle possibilità terapeutiche ad hoc, può dare loro una diversa prospettiva.
Il farmacista ha già una formazione adeguata per questo?
Alcuni sono molto preparati nell’ambito della nutrizione e dell’accompagnamento di questi soggetti. Queste conoscenze possono essere molto utili per accompagnare il paziente che viene seguito dallo specialista, proprio perché il farmacista è a loro disposizione sul territorio.
In questo senso il progetto ObeCare può essere un buon punto di partenza?
ObeCare è un’iniziativa in stretta collaborazione tra Fenagifar e Utifar nata per promuovere la prevenzione e l’educazione sanitaria sul tema dell’obesità, coinvolgendo attivamente i farmacisti. L’obiettivo di ObeCare è quello di sensibilizzare la popolazione e fornire strumenti pratici per aiutare il paziente al banco, che difficilmente chiede consiglio per la sua patologia, che ritiene non risolvibile. Per questo aprire un dialogo con loro è ancora più importante. Nel progetto le farmacie sono pensate come centri di prevenzione e consulenza e i farmacisti protagonisti attivi che offriranno consulenze personalizzate, e questionari diagnostici. L’idea è che grazie alla loro presenza capillare sul territorio, le farmacie possano diventare veri e propri punti di riferimento per la prevenzione e la gestione dell’obesità. La formazione per i farmacisti è mirata, non troppo lunga. Le farmacie che hanno aderito raccoglieranno i questionari i cui dati verranno rielaborati e presentati in un prossimo futuro, con lo scopo di dare un senso al ruolo del farmacista nell’ambito della gestione del paziente obeso.