di Redazione SoFarmaMorra | 14 Luglio 2023 | Mondo Farmacia
fonte: www.farma7.it
Può essere la farmacia punto di riferimento anche per i giovani in materia di salute? Certamente, se si pensa che, secondo una indagine di Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca Iard, nell’immaginario adolescenziale la farmacia ideale è “un luogo dove poter chiedere informazioni sulla salute e sulla prevenzione”.
Una recente indagine sulla vita degli adolescenti suggerisce l’ipotesi di una farmacia punto di riferimento per i giovani in tema di salute e prevenzione.
L’indagine annuale sugli stili di vita degli adolescenti in Italia è stata realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca Iard su un campione rappresentativo di oltre 5.600 studenti di età compresa tra i 13 e i 19 anni e fotografa una giovane generazione preoccupata per il futuro, con un’esistenza fortemente condizionata dai social, in cui i modelli da seguire sono i vari influencer o blogger del momento e le fonti di informazione più utilizzate sono Google, Instagram e Tik Tok.
I giovani preferiscono recarsi sempre nella stessa farmacia
In questo panorama fatto di incertezza e fragilità, per quanto riguarda la salute, la farmacia rappresenta un punto di riferimento sul territorio e il farmacista un professionista al quale rivolgersi per un consiglio. Ruoli sicuramente emersi con forza durante la pandemia e consolidati anche a emergenza sanitaria cessata: i giovani intervistati (mediante un questionario on line) dichiarano di andare, preferibilmente, sempre nella stessa farmacia quando hanno bisogno di un farmaco e di affidarsi al consiglio del farmacista quando devono acquistare un farmaco senza ricetta.
Se, come anticipato sopra, nell’immaginario adolescenziale la farmacia ideale è un luogo dove poter chiedere informazioni sulla salute e sulla prevenzione, è il caso di osservare che la farmacia dei servizi si sta evolvendo in una direzione che incontri le esigenze non solo dei più anziani o dei malati cronici, ma anche delle fasce più giovani della popolazione, che cercano -e trovano- nel farmacista una guida per preservare il proprio benessere fisico.
I risultati di questa indagine suggeriscono dunque che la farmacia deve continuare ad accogliere e ascoltare le necessità dei giovani, ai quali deve fornire risposte immediate ed efficaci. Ma deve anche impegnarsi per catturare la loro attenzione e sensibilizzarli su temi cruciali -pensiamo, per esempio, alle vaccinazioni- in termini adeguati, utilizzando le nuove tecnologie, i nuovi canali di comunicazione social e i nuovi linguaggi. (SM)
di Redazione SoFarmaMorra | 14 Luglio 2023 | Mondo Farmacia
fonte: www.pharmaretail.it
Il farmacista oggi svolge sempre di più un ruolo di pubblica utilità e di consiglio in area salute e ne è consapevole. Sono le conclusioni della survey realizzata da Ipsos “Il farmacista e la farmacia in continua evoluzione nel mondo della salute” presentata nel corso dell’evento Retail4pharma Day, che si è tenuto lo scorso 5 luglio a Milano. L’indagine ha coinvolto 700 farmacisti intervistati: la consapevolezza di trovarsi al centro di un percorso di evoluzione professionale è testimoniata anche dall’ambizione dichiarata di incrementare e differenziare i servizi da offrire al cittadino. È infatti, in crescita, rispetto al 2022, la volontà di fornire in futuro ulteriori prestazioni all’interno della farmacia attraverso la collaborazione con professionisti sanitari, quali fisioterapista, infermiere e psicologo; ma anche i servizi di telemedicina, spirometria e deblistering.
Riorganizzazione degli spazi e incremento dei servizi
Fra i 700 farmacisti intervistati nel corso della survey, giunta al terzo anno, il 71% è rappresentato da titolari di farmacia: 54% uomini, 46% donne, con in media 25 anni di professione. Quest’anno l’indagine è stata focalizzata sul ruolo del farmacista e l’implementazione della farmacia dei servizi, sui nuovi competitor della farmacia e sulla nuova organizzazione degli spazi in farmacia
Per l’86% degli intervistati il farmacista svolge un ruolo di pubblica utilità in area salute attraverso l’offerta di numerosi servizi; per 81% è sempre più una figura di riferimento in area salute per il cittadino e ha sempre più il ruolo di consiglio in area salute. D’altra parte, per quasi 9 farmacisti su 10 il lavoro è oberato da pratiche burocratiche e amministrative.
Per 8 su 10 il farmacista deve essere sempre più informato sui diversi farmaci/prodotti per la salute in modo da poter consigliare al cliente il farmaco/prodotto più adatto.
Tra i servizi offerti: il 96% del campione propone la misurazione della pressione, l’80 la misurazione della glicemia, il 74% la misurazione di colesterolo e trigliceridi, il 12% la spirometria. Per quanto riguarda i servizi relativi ai farmaci, il 92% degli intervistati fa Dpc, il 69% ordinazione di farmaci con ritiro in farmacia, il 57% fa consegna a domicilio di farmaci. Il servizio Cup è erogato dal 72% degli intervistati, la telemedicina dal 64%.
Tra i servizi che si vorrebbero implementare in futuro ci sono: servizi infermieristici (41%), spirometria (38%), telemedicina (41%), fisioterapista in farmacia (27%) e psicologo (23%).
Il deblistering, indicato come servizio attuale dal 4% degli intervistati, è un servizio che il 25% dei farmacisti vorrebbe proporre in futuro.
In uno scenario in forte mutamento, soprattutto le piattaforme di e-commerce specializzate ma anche le piattaforme generaliste vengono viste dal farmacista come i principali concorrenti. Tra i competitor della farmacia, il 69% considera le piattaforme di e-commerce specializzate del farmaco, il 64% le piattaforme generaliste, il 36% la Gdo e il 10% la parafarmacia. Le due tipologie di piattaforme si differenziano per la commercializzazione di categorie di prodotto differenti: la piattaforma specializzata soprattutto per integratori, farmaci Otc/Sop e prodotti veterinari, mentre le piattaforme generaliste per dispositivi medici, prodotti per il benessere sessuale e la dermocosmesi. La farmacia rimane un importante punto di riferimento grazie alla competenza del farmacista in grado offrire un counseling esperto.
Secondo quanto riportato nella survey, il farmacista ha già intrapreso alcune attività per rispondere ai nuovi bisogni; per esempio, il 76% ha una pagina social della farmacia gestita autonomamente; il 38% ha una Fidelity card che permette al cliente di ottenere sconti/sfruttare alcuni servizi esclusivi; il 9% un sito e-commerce.
Il farmacista negli ultimi anni ha percepito la necessità di fare alcune modifiche nell’organizzazione degli spazi interni alla farmacia: più della metà ha cambiato l’organizzazione degli spazi e l’arredo della mia farmacia, non essendo più un solo luogo di dispensazione di farmaci. Il 55% ha dichiarato che l’incremento dei servizi offerti ha portato a una riorganizzazione degli spazi (es. creazione di aree dedicate, inserimento gondole/espositori ecc.). Il 66% ha riorganizzato i prodotti a scaffale e il 14% intende farlo in futuro. Il 28% ha creato spazi per effettuare consulenze al cliente (es. chek-up cutaneo, consulenza al paziente oncologico…) e il 30% intende farlo nei prossimi 6/12 mesi. Il 16% ha creato aree dedicate a prestazioni offerte da professionisti sanitari. Come si può intuire, sono in particolare le farmacie più grandi quelle che hanno realizzato maggiori cambiamenti nello store.
Le attese per il futuro dei farmacisti intervistati vanno nella direzione dello sviluppo e consolidamento di servizi che offrano una assistenza ancor più evoluta e specifica al paziente, cioè una ulteriore specializzazione in area diagnostica e un ampliamento dell’assistenza al paziente. Infine, secondo i risultati della ricerca, rispetto al passato la farmacia si trova a convivere con due anime diverse: da una parte quella che avvicina la farmacia a un piccolo poliambulatorio, con ampliamento dei servizi al cittadino e il ruolo di counselling esperto del farmacista; dall’altra, quella che per competere con Gdo e canali online deve investire per migliorare l’esperienza in store.
di Redazione SoFarmaMorra | 4 Luglio 2023 | Mondo Farmacia
Stop green pass. Certificazione per viaggiare si ottiene online, in farmacia, da Mmg: ecco come fare
Dal 1° luglio stop al rilascio dei green pass, ma nei viaggi extraeuropei non si esclude la richiesta: come e a chi rivolgersi per ottenerlo
A partire dal 1° luglio 2023 i green pass che attestano la vaccinazione, la guarigione o l'effettuazione del test per Covid-19 non verranno più rilasciati. Ma se si viaggia in Paesi che richiedono ancora per l'ingresso la Certificazione è possibile recuperarla utilizzando le piattaforme digitali oppure recandosi in farmacia o dal proprio medico di base. Ecco in dettaglio come ottenerla e a chi rivolgersi.
I Paesi che richiedono la certificazione
Con il 30 giugno 2023 è scaduto il Regolamento Europeo n. 953/2021 che stabiliva "il rilascio, la verifica e l'accettazione di certificati interoperabili di vaccinazione, di test e di guarigione da COVID-19". In Italia, la Certificazione è emessa solo attraverso la piattaforma nazionale del Ministero della Salute, in formato sia digitale sia cartaceo. Si riconosce per il QR code firmato digitalmente per impedirne la falsificazione.
Ad oggi nessuna nazione chiede il "green pass" formale. Alcuni paesi, però, chiedono una copertura assicurativa per i contagi eventuali da Covid-19 (Israele) o un'autocertificazione sul proprio stato di salute (Singapore) o una quarantena "leggera" (Kenya) per chi presenta sintomi o ancora un periodo di isolamento a seguito di positività riscontrata dopo test a campione (Tanzania). Tuttavia, è bene non sottovalutare la possibilità che venga richiesto il Green Pass, soprattutto per chi intraprende viaggi extra-europei.
Dove e a chi richiedere il Green Pass
Nel caso il documento venisse richiesto è ancora possibile scaricare le Certificazioni precedentemente generate e non scadute utilizzando la app Io, la piattaforma per accedere al fascicolo sanitario elettronico o tramite il sito dgc.gov con la propria tessera sanitaria o tramite Spid. Chi, però, non fosse nelle condizioni di utilizzare un computer o uno smartphone può ugualmente ottenere il proprio certificato rivolgendosi "al proprio medico di medicina generale, al pediatra di libera scelta, in farmacia, presso laboratori pubblici e privati accreditati, professionisti sanitari e operatori di interesse sanitario" si legge sul sito. Le documentazioni rilasciate dai professionisti o dalle strutture sanitarie "che attestano l'avvenuta vaccinazione, la guarigione dall'infeziuone o l'esito negativo di un test molecolare effettuato nelle 72 ore antecedenti o antigenico rapido effettuato nelle 48 ore antecedenti hanno analoga validità della Certificazione verde Covid-19". Inoltre, la propria ASL può rilasciare il certificato anche in lingua inglese.
di Redazione SoFarmaMorra | 4 Luglio 2023 | Mondo Farmacia
fonte: www.farma7.it
Negli ultimi anni il campo dei test diagnostici e analisi praticabili in farmacia si è notevolmente allargato e modificato, ampliando il ruolo del farmacista e la sua possibilità di offrire nuovi servizi al cittadino. Anche sollecitata da diverse richieste di chiarimenti, Federfarma ha ritenuto opportuno riepilogare la situazione odierna, secondo le norme vigenti, con la Circolare 294/2023, disponibile sul sito nell’area riservata.
Che cosa può fare oggi il farmacista nel campo di test diagnostici e analisi? Molte più cose che in passato. Federfarma riepiloga la situazione alla luce delle norme oggi in vigore.
È stata l’emergenza pandemica a dare l’impulso al cambiamento e a portare il legislatore a varare provvedimenti che, nel 2020 e nel 2022, consentivano al farmacista di svolgere attività precedentemente non previste o permesse nell’ambito di test diagnostici e analisi in farmacia.
Infatti, Federfarma ricorda anzitutto “il primo epocale cambiamento”, introdotto dalla Legge 178/2020, che consentiva l’effettuazione presso le farmacie, da parte di un farmacista, di test diagnostici che prevedono il prelievo di sangue capillare, prima non permesso.
Poi, nel 2022, con la Legge 52, è diventato possibile effettuare in farmacia test diagnostici a uso professionale che prevedono il prelevamento del campione biologico a livello nasale, salivare o orofaringeo.
Superato così il vecchio concetto di autodiagnosi del paziente in farmacia, oggi il farmacista può utilizzare direttamente dispositivi a uso professionale per eseguire questi prelievi (di sangue o di campioni biologici).
I dispositivi che il farmacista può usare -chiarisce Federfarma- sono i near patient testing (Npt) o point of care test (Poct), cioè quelli non destinati all’autotest ma all’esecuzione di test al di fuori di un ambiente di laboratorio, generalmente vicino o al fianco del paziente da parte di un operatore sanitario.
I test diagnostici a uso professionale sono utilizzabili autonomamente dal farmacista in farmacia quando i referti non devono essere firmati da un medico di laboratorio o da altro professionista, all’interno del laboratorio.
Pertanto, specifica la circolare di Federfarma, questi test diagnostici a uso professionale “sono utilizzabili autonomamente dal farmacista in farmacia quando i relativi referti non devono essere firmati da un medico di laboratorio o da altro professionista, all’interno del laboratorio, specificamente individuato (come, per esempio, il direttore tecnico di laboratorio, che può essere solo ed esclusivamente un medico, un biologo o un chimico)”.
Eseguito il test, il farmacista deve consegnare obbligatoriamente il referto o esito al paziente, senza effettuare alcuna attività di diagnosi. È invece buona prassi ricordare al cittadino che l’esito del test deve essere visionato dal medico curante, per le valutazioni e le diagnosi del caso.
Permane, per contro, il divieto di effettuare prelievo di sangue venoso in farmacia.
Federfarma ricorda ancora che la normativa attuativa di riferimento della disposizione relativa ai test diagnostici è contenuta nel Protocollo d’intesa del 28 luglio 2022 tra Governo, Regioni e organizzazioni rappresentative delle farmacie.
Ma esistono elenchi dettagliati dei dispositivi utilizzabili e dei test eseguibili in farmacia? Federfarma chiarisce in proposito che “non esiste un elenco positivo e tassativo di tipologie di dispositivi medici a uso professionale per test diagnostici, effettuabili in farmacia, ma possono essere effettuati tutti i test, non destinati all’attività di laboratorio, per l’effettuazione del prelievo di sangue capillare e il prelevamento del campione biologico a livello nasale, salivare o orofaringeo”.
di Redazione SoFarmaMorra | 4 Luglio 2023 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacianews.it
Si tratta di una delle patologie dermatologiche più frequenti nella popolazione italiana. Come si realizza nel concreto il supporto di questo professionista? I segni da osservare e i consigli da dispensare soprattutto nella gestione della fase di mantenimento dopo la terapia
La dermatite atopica, dopo l’acne, è la patologia dermatologica più frequente nella popolazione italiana e mondiale. Pertanto, è facile che il farmacista si imbatta in un paziente che ne soffre personalmente o che riporta i sintomi di un familiare affetto.
«È una patologia che colpisce gli epiteli, rendendoli meno efficienti nella difesa da agenti esterni (per esempio pollini o alimenti) – ci spiega Giovanni Damiani, medico ricercatore e docente di Dermatologia e Venereologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche dell’Università di Milano, Clinical Professor presso il Case Western Reserve University di Cleveland (USA) – Le manifestazioni cliniche spaziano dall’asma alla rinite, per arrivare alla congiuntivite e alle allergie.
Può colpire a tutte le età, dalla prima infanzia fino alla vecchiaia, e ha vari gradi di intensità, che vengono calcolati in base a diversi indici di severità, tra cui lo SCORAD (SCOring of Atopic Dermatitis). Nessun indice, però, tiene conto della globalità delle possibili manifestazioni, che nel loro insieme costituiscono la cosiddetta “sindrome atopica”, ossia dermatite atopica associata a rinite, congiuntivite e allergie alimentari».
L’intervento del farmacista
Data la diffusione della patologia, il farmacista si trova spesso a essere consultato da pazienti che ne soffrono personalmente o che riportano i sintomi di un familiare che ne è affetto. Come si esplica la gestione di questo utente da parte del professionista sanitario? In fase di diagnosi, «oltre a osservare eventuali farmaci prescritti e ad ascoltare i sintomi che il paziente lamenta, il farmacista può notare piccoli segni tipici della dermatite atopica nelle parti di pelle esposta e visibile, che cambiano come localizzazione a seconda dell’età del paziente – prosegue Damiani – Per esempio, nel neonato le guance sono una sede tipica, mentre nell’adulto e nell’anziano lo è il collo.
Nell’anziano, inoltre, la dermatite atopica può dare segno di sé con un eczema e un prurito generalizzato che prende il nome di “prurigo nodulare”, caratterizzata da noduli escoriati. Quando la patologia si manifesta in forma eritematosa desquamativa le lesioni sono siero-gementi e possono anche infettarsi facilmente».
I prodotti da suggerire
Il ruolo principale del farmacista nella dermatite atopica, tuttavia, secondo il dermatologo riguarda una skincare efficace da utilizzare nei periodi di mantenimento. «Un paziente, infatti, anche se ben trattato non è “guarito” dalla dermatite atopica, ma è un paziente in remissione, che non va incontro a flare o che lo fa meno spesso. È qui che il farmacista può diventare un alleato fondamentale, giocando una parte preminente, suggerendo vari interventi utili a potenziare la barriera cutanea.
Per la detersione è bene consigliare prodotti a base oleosa rigorosamente senza profumo e colore, il più possibile privi di parabeni e senza sostanze di origine vegetale potenzialmente allergizzanti, compresa l’aloe. Inoltre, serve consigliare l’applicazione almeno una volta al giorno di un prodotto riccamente emolliente, avendo però cura che la texture rispetti la stagione di utilizzo. Per esempio, un emolliente molto grasso d’estate va evitato, perché blocca la traspirazione della pelle. Nella stagione calda sono preferibili gel a base di ceramidi, senza mai cedere alla tentazione del profumo, che può peggiorare la situazione o causare addirittura un flare».
Gestire il trattamento
Un altro consiglio utile che il farmacista può dare, suggerisce Damiani, è quello di mescolare il cortisonico prescritto dal medico con una crema emolliente, per compensare gli effetti troppo aggressivi sulla pelle. «Per ragioni analoghe, e anche per evitare l’intenso bruciore al sito di applicazione, un suggerimento prezioso può essere quello di miscelare le creme con principio attivo tacrolimus con un gel a base di ceramidi, soprattutto quando il farmaco deve essere applicato intorno agli occhi, dove possono formarsi le tipiche ragadi dell’eczema atopico perioculare, che tormentano grandi e piccini.
Nei pazienti obesi un’altra cosa importante da ricordare è quella di consigliare sempre una texture molto bassa dei prodotti emollienti, perché tra le pieghe della pelle si verifica un importante fenomeno di macerazione della pelle, da non peggiorare. Nell’anziano magro, al contrario, è più opportuno consigliare una texture più consistente, perché la pelle è atrofica e va incontro a una Trans epidermal water loss (Tewl) molto più alta; il rischio di disidratazione è elevato e va contrastato.
Si tratta di piccoli accorgimenti apparentemente trascurabili, ma che in realtà non lo sono: rendono più tollerabile la terapia anche a beneficio dell’aderenza terapeutica e possono fare la differenza. I pazienti saranno grati a chi avrà cura di suggerirli, medico o farmacista».
di Redazione SoFarmaMorra | 27 Giugno 2023 | Mondo Farmacia
Dalla Società Italiana d'Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) le indicazioni su vaccini consigliati e farmaci da portare in viaggio
Per prepararsi a un viaggio in aree geografiche in cui ci si espone a nuovi ambienti, alimenti e contatti con persone provenienti da diverse parti del Mondo è consigliato e talvolta obbligatorio ricorrere alla vaccinazione da valutare a seconda della meta, del periodo di permanenza e delle condizioni di salute personali. A dare indicazioni specifiche in merito è la Società Italiana d'Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI).
Mettersi in regola con le vaccinazioni obbligatorie e con quelle raccomandate, di routine, per tutti
Viaggiare all'Estero, spiega Roberta Siliquini presidente della Società Italiana d'Igiene (SItI), richiede "un'adeguata prevenzione e protezione. A seconda della meta, del periodo di permanenza e delle condizioni di salute personali, sono diverse le tipologie di vaccinazioni consigliate e, talvolta, obbligatorie. È pertanto di cruciale importanza avviare le procedure con adeguato anticipo, preferibilmente con un margine di tempo compreso tra 3 e 6 mesi rispetto alla data prevista di partenza".
Tra i suggerimenti anche quello di mettersi in regola con le vaccinazioni obbligatorie e con quelle raccomandate, di routine, per tutti: vaccino DTPa (tetano-difterite-pertosse), antipolio, quello per l'epatite B, l'anti morbillo-parotite-rosolia e l'anti-HPV sono vaccinazioni efficaci contro patologie infettive che in parte soffrono ancora di una copertura non ottimale a livello di popolazione.
Il vaccino DTPa necessita di un richiamo decennale e vede una copertura, a 2 anni dalla nascita, del 94,04% a livello nazionale (dati 2020, coorte 2018), a fronte di una soglia ottimale del 95%. Allo stesso modo, anche il morbillo e l'Epatite B vedono una copertura vaccinale che fatica a raggiungere il livello ottimale raccomandato, con tassi di copertura rispettivamente del 91,79% e del 94,01% a 24 mesi (dati 2020, coorte 2018).
La vaccinazione contro l'Epatite B è raccomandata per tutti i viaggiatori che si recano in Paesi o in aree a rischio (l'infezione è particolarmente diffusa in Africa e Asia). Questa rientra tra le vaccinazioni obbligatorie in Italia a partire dalla nascita e rimane perciò raccomandata per tutti gli adulti non precedentemente vaccinati o appartenenti a categorie a rischio quali i diabetici, i dializzati, soggetti con infezione da HIV o con altra epatopatia cronica.
Africa, Asia, Medio Oriente e Sud America: i vaccini raccomandate o obbligatori
Altre vaccinazioni sono raccomandate o richieste obbligatoriamente, a seconda delle aree dove si intende recarsi. La vaccinazione per l'Epatite A è rivolta ai viaggiatori che desiderano visitare Paesi in Africa, Asia, del bacino Mediterraneo, Medio Oriente, Centro e Sud America, mentre quella contro l'Encefalite giapponese (JE), è raccomandata per chiunque si rechi in Asia. Il vaccino contro la Febbre Gialla dev'essere eseguito almeno 10 giorni prima della partenza, fornisce una validità per tutta la vita ed è richiesto obbligatoriamente per l'accesso in diversi Paesi dell'Africa centrale, occidentale e orientale e del Sud America in cui la malattia è endemica.
A tutti coloro che si recano nei paesi della cintura subsahariana è raccomandata la vaccinazione contro la meningite meningococcica mentre quella antirabbica è consigliata per tutti i viaggiatori diretti in aree endemiche di Asia, Africa e America Latina. La vaccinazione contro la febbre tifoide, invece, va considerata da chiunque si rechi in aree endemiche, in India o in zone con ceppi di Salmonella typhi resistenti agli antibiotici (Vietnam, Tajikistan).
I viaggiatori che hanno intenzione di recarsi, durante le stagioni più calde, in aree endemiche, boschive e rurali - principalmente in Austria, Cina, Repubblica Ceca, Paesi Baltici, Slovenia, Svezia, Svizzera ed alcune aree della Norvegia e della Russia meridionale - dovrebbero considerare la vaccinazione contro l'encefalite da zecche. La chemioprofilassi contro la malaria, infine, è rivolta a chi si vuole recare in vaste zone di Asia, Africa, America latina e centrale, isole caraibiche e Oceania.
Consulenza medica e farmaci da portare in valigia
Prima di fare un viaggio è fondamentale agire in maniera preventiva ed informarsi: su tutto il territorio italiano, infatti, esistono dei Servizi, nelle ASL di riferimento, dedicati alla Medicina dei Viaggi. I numerosi esperti a disposizione possono fornire consulenza personalizzata e informazioni aggiornate sulle malattie endemiche, le vaccinazioni consigliate e le precauzioni da adottare. Inoltre, è sempre necessaria una consulenza medica. Fattori come la presenza di patologie croniche, l'età avanzata o uno stato di immunodeficienza, possono infatti aumentare il rischio di contrarre forme gravi di malattie infettive. In caso il viaggiatore assuma dei farmaci regolarmente prescritti, è senz'altro utile assicurarsene una scorta che possa coprire tutta la durata del soggiorno ed una copia della prescrizione che attesti la necessità del farmaco.
Altre utili accortezze riguardano i farmaci antidiarroici che, essendo di vario tipo e diversamente impiegati a seconda della gravità della condizione, richiedono un consulto medico anche in previsione della partenza. In via sempre precauzionale, vengono sempre più spesso assunti farmaci che possano essere d'aiuto se si prevede di viaggiare in regioni ad alta altitudine. Anche qui, il parere medico è sempre indispensabile onde evitare eventuali effetti collaterali. Altre categorie di farmaci frequentemente utili da portare in viaggio sono gli antipiretici e analgesici (paracetamolo, ibuprofene) e gli antistaminici in caso di sintomatologie allergiche. Occorre infine tenere in considerazione le restrizioni applicate al trasporto di farmaci stupefacenti o psicotropi, verificando sempre la normativa vigente nel paese ospitante e avendo cura di segnalare con anticipo la necessità di portare quel determinato farmaco, abbinato alla prescrizione medica.
Oltre a consultare la propria ASL territoriale di riferimento, per avere maggiori informazioni, potrebbe essere utile consultare VaccinarSì.org, portale istituito dalla Società Italiana d'Igiene (SItI) per approfondire i molteplici aspetti legati alla prevenzione vaccinale, in cui è presente una sezione dedicata proprio ai viaggi e alle vaccinazioni.
Corrette norme igieniche e comportamentali su alimenti e bevande
Infine, le corrette norme igieniche e comportamentali: "I principali accorgimenti da considerare sono di bere solo acqua e bevande imbottigliate e sigillate, anche per lavarsi i denti, ed evitare il ghiaccio. In mancanza di acqua potabile, sarebbe sicuro consumarla solo dopo bollitura o con l'aggiunta di disinfettante. Sul fronte alimentare ricordiamo di lavare accuratamente con acqua 'sicura' e sbucciare personalmente le verdure e la frutta prima di consumarle crude e di mangiare solo cibi ben cotti e ancora caldi, evitando carne, pesce e uova crudi o poco cotti. Una delle misure più efficaci nel contrastare la contaminazione da patogeni è poi l'igiene delle mani, durante tutta la giornata. Per quanto riguarda le misure comportamentali per ridurre il rischio di sviluppare condizioni associate a punture di zanzare infette, ricordiamo l'importanza di un abbigliamento che non lasci scoperte zone di potenziale attacco di insetti o zecche, le applicazioni di opportuni repellenti sulla cute e l'utilizzo di servizi igienici ben mantenuti".