Il ruolo dei farmacisti per la sostenibilità ambientale

Il ruolo dei farmacisti per la sostenibilità ambientale

Il report della Fip sulla sostenibilità riassume quanto emerso da una tavola rotonda di esperti sul tema tenutasi lo scorso 21 febbraio. Ai farmacisti viene riconosciuto un ruolo importante per quanto attiene alla sostenibilità ambientale, che deve essere favorita e sostenuta dall’uso delle tecnologie, da strategie di misurazione degli outcome e da una formazione continua dei professionisti

Il ruolo dei farmacisti rispetto all’ambiente è duplice: da una parte contribuiscono nella loro pratica quotidiana alla sostenibilità ambientale, mentre dall’altra si occupano di pazienti colpiti da patologie determinate da fattori ambientali, come l’inquinamento.

È quanto emerge dal report “Sustainability in health care: the role of the pharmacist and pharmacy practice” pubblicato dalla Fip (International pharmaceutical federation). Il report riassume quanto emerso nel corso di una round table di esperti riunitisi sul tema lo scorso 21 febbraio.

«I farmacisti sono fondamentali nella gestione delle cure respiratorie e nella promozione di cambiamenti pratici tra i pazienti delle loro comunità. Possono migliorare i risultati di salute dei pazienti consentendo diagnosi tempestive attraverso meccanismi di screening precoce, ottimizzando la scelta dei farmaci e fornendo istruzione e consulenza ai pazienti. Possono anche sostenere in modo proattivo i pazienti nell’adozione di misure preventive contro l’inquinamento atmosferico, in modo che possano respirare meglio» si legge nel documento.

La tavola rotonda ha cercato di:

identificare e mappare programmi educativi e processi di valutazione per sostenere la forza lavoro in farmacia;
comprendere e dare priorità alle strategie che le farmacie possono adottare per favorire la sostenibilità sociale, ambientale ed economica;
identificare le opportunità per la farmacia di sostenere e contribuire allo sviluppo e all’avanzamento delle politiche sull’inquinamento atmosferico e sulla salute.
I farmacisti, figure di riferimento per i cittadini e non solo
L’importante ruolo dei farmacisti per la sostenibilità è un tema cruciale emerso dalla tavola rotonda, che ha evidenziato la necessità che i farmacisti assumano un ruolo proattivo nella promozione della sostenibilità. Come professionisti di fiducia per i cittadini, possono svolgere un ruolo nell’educare il pubblico e gli altri operatori sanitari alle pratiche sostenibili.

Promuovere una formazione continua
Un secondo tema importante emerso dalla tavola rotonda è quello relativo alla necessità di una formazione continua dei farmacisti. Poiché il panorama sanitario continua a evolversi e l’impatto dell’inquinamento atmosferico e della sostenibilità diventano sempre più rilevanti, è fondamentale che i farmacisti si mantengano aggiornati sugli ultimi sviluppi e sulle migliori pratiche in materia di sostenibilità, cambiamenti climatici e altre aree correlate. Programmi di istruzione e formazione continua possono contribuire a garantire che i farmacisti siano dotati delle conoscenze e delle competenze necessarie per fornire cure di alta qualità, riducendo al minimo l’impatto ambientale della loro attività.

Un aspetto importante in tal senso è relativo al corretto smaltimento dei farmaci, un aspetto non noto a tutti i professionisti di settore. «Attraverso l’istruzione e la formazione continua, i farmacisti possono essere resi edotti sui modi adeguati per smaltire i medicinali e su come questo aspetto vada a impattare sulle emissioni di carbonio» si legge nel report.

Misurare la sostenibilità e implementare le tecnologie
Altri due aspetti considerati cruciali dai partecipanti alla tavola rotonda sono stati l’esigenza di monitorare e misurare i progressi in termini di sostenibilità ambientale. «La misurazione dell’impatto è un aspetto cruciale di qualsiasi progetto o iniziativa perché consente di valutare sistematicamente se i risultati previsti sono stati raggiunti o meno” recita ancora il rapporto FIP. Infine, largo spazio alle tecnologie, il cui ricorso risulta comunque favorevole anche per aspetti legati all’ambiente.

COMUNICARE I SERVIZI IN FARMACIA: GUIDA PRATICA

COMUNICARE I SERVIZI IN FARMACIA: GUIDA PRATICA

di Luca Sartoretto Verna

Con l’evoluzione delle esigenze dei pazienti e le innovazioni tecnologiche, il ruolo della farmacia si sta rapidamente espandendo per includere una serie di #servizi come la #telemedicina, le #medicalSpa e le #autoanalisi.

Da architetto specializzato in farmacie, vorrei condividere alcuni consigli su come pubblicizzare efficacemente questi nuovi servizi, creando un ambiente accogliente, funzionale ed intuitivo.

  1. Segnaletica:
    La segnaletica gioca un ruolo cruciale nella guida dei pazienti attraverso la farmacia. Creare segnaletica chiara e visibile per i nuovi servizi, utilizzando un linguaggio semplice e immediatamente riconoscibile. Posizionate i cartelli in punti strategici: vicino all’entrata, nelle zone di attesa, nelle vetrine e nelle zone di passaggio.
  2. Tone of Voice:
    Il modo in cui comunichiamo con i clienti è fondamentale. Il tono deve essere professionale, ma anche cordiale e accessibile. Per esempio, “Scopri la nostra nuova Medical Spa. Un luogo dedicato al tuo benessere, con trattamenti personalizzati per te”.
  3. Approccio al paziente:
    L’approccio al paziente dovrebbe essere proattivo. Educate i collaboratori su come presentare i nuovi servizi ai pazienti. La chiave è capire le esigenze e suggerire il servizio appropriato.
  4. Gestione delle Informazioni:
    È essenziale gestire con cura le informazioni relative ai nuovi servizi. Creare dei volantini informativi e assicurarsi che il personale sia ben informato per rispondere a tutte le domande dei pazienti.
  5. Prenotazioni e pagamenti:
    Fornire più opzioni per le prenotazioni e i pagamenti. Ad esempio, potete offrire prenotazioni tramite telefono, e-mail, sito web o app dedicata. Per i pagamenti, considerate l’opzione del pagamento online o tramite app, oltre ai metodi tradizionali.
  6. Approccio alla Vendita:
    L’approccio alla vendita deve essere orientato al servizio. Mostrate ai pazienti come questi nuovi servizi possono migliorare la loro salute e il loro benessere.
  7. Segnaletica in Vetrina:
    Usate la vetrina per pubblicizzare i nuovi servizi. Una vetrina ben progettata può attirare l’attenzione dei passanti e invitarli a entrare per scoprire di più.

Insomma, pubblicizzare efficacemente i nuovi servizi in farmacia richiede una comunicazione chiara, un ambiente ben progettato e un approccio al servizio orientato al cliente. Con questi suggerimenti, siete pronti per portare la vostra farmacia al prossimo livello.

INTEGRATORI: 30 MILIONI DI ITALIANI LI UTILIZZANO. OLTRE IL 70% LI ACQUISTA IN FARMACIA O PARAFARMACIA

INTEGRATORI: 30 MILIONI DI ITALIANI LI UTILIZZANO. OLTRE IL 70% LI ACQUISTA IN FARMACIA O PARAFARMACIA

Trenta milioni di persone utilizzano oggi in Italia integratori alimentari. Un settore in continua ascesa, che nel 2022 ha superato i 4 miliardi di euro di fatturato. Gli utilizzatori (in leggera prevalenza donne e adulti nella fascia d’età 35-54 anni), secondo quanto emerge dallo studio “Lo scenario degli integratori, tra benessere e star bene” – commissionato da Integratori & Salute al Future Concept Lab – ne fanno un uso consapevole: infatti 8 italiani su 10 hanno una conoscenza corretta dei prodotti che scelgono. Sostegno al sistema immunitario, supplemento energetico e aiuto per le ossa sono gli ambiti considerati più utili.

Per l’acquisto gli italiani si affidano alle farmacie e ai farmacisti
Nell’ultimo anno, il 73,3% degli italiani (soprattutto adulti tra i 35 e i 54 anni e con una leggera prevalenza delle donne) ha utilizzato integratori alimentari almeno una volta e più di 8 italiani su 10 (82,8%) li hanno usati nel corso della propria vita. Gli integratori sono visti come un “buon aiuto per tutti” (71,3%), ma anche come “un supporto per mangiare sano e fare movimento” (71,3%) e per “sostenere il benessere psicofisico” (64,5%).

Dalla ricerca emerge anche l’opinione che gli italiani hanno degli integratori, cioè che sostengono il benessere e non sostituiscono le medicine. Sono stati definiti spontaneamente soprattutto come un “aiuto a colmare le carenze dell’organismo”, ma anche come “un supporto per rafforzare l’abitudine a mangiare sano e a fare movimento” e, parimenti, “sono per tutti, per un benessere complessivo”.

«Ci fa piacere constatare -– come, in base alle principali evidenze emerse dallo studio, gli italiani abbiano una conoscenza corretta degli integratori alimentari e delle loro specificità», dichiara Germano Scarpa, presidente di Integratori & Salute. «Grazie alla forte impronta innovativa del comparto siamo impegnati a ricercare e progettare gli integratori del futuro, che dovranno rappresentare un sostegno sempre più mirato e strategico per il benessere delle persone. Un utilizzo più strutturato degli integratori nei prossimi anni, in linea con quanto auspicato dagli italiani nello studio del Future Concept Lab, può costituire un’importante risorsa per i sistemi sanitari nazionali». A dimostrazione di questo, l’elaborazione PwC Italia su dati Food Supplements Europe che, sottolinea Scarpa, «ha stimato in 1,3 miliardi di euro il potenziale risparmio annuale del sistema sanitario nazionale correlato a minori casi di ospedalizzazione, se le persone over 55 o a rischio di malattie cardiovascolari assumessero Omega 3 regolarmente. Allo stesso tempo, se la popolazione a rischio assumesse giornalmente calcio e vitamina D, si potrebbero riscontrare minori fratture ossee correlate all’osteoporosi ed avere così un potenziale risparmio per il Ssn di 0,7 miliardi di euro».

Per comprare un integratore alimentare gli italiani si affidano ai professionisti della salute, prima di tutto al medico (48,4%), seguito dal farmacista (36,3%), nutrizionista e fitoterapista (19,1%) ed erboristerie (9,1%). Non pochi quelli che si affidano a familiari, amici e colleghi (15,9%), ricerche su Google (14,5%). Per il 70,2% degli italiani, la farmacia e/o la parafarmacia sono il principale luogo di acquisto di integratori.

Molto meno diffuso – lo fanno 2 italiani su 10 (22,4%) – è l’acquisto in autonomia al supermercato. Stesso risultato per gli acquisti online sui siti specializzati in salute (22,4%). Più indietro gli acquisti di integratori su Amazon (19,7%), nei negozi di alimenti naturali (14,2%) e quelli online sul sito web di una specifica marca (6,4%).

Lo studio ha individuato anche una segmentazione in 5 nuclei generazionali (dai 25 ai 65 anni) che hanno mostrato caratteristiche distintive per quanto concerne le tendenze nel consumo di integratori alimentari, gli orientamenti socio-culturali, il rapporto con l’alimentazione e la salute.

La fascia più giovane è stata chiamata “Pro actives” (giovani adulti 25-34 anni): sono nativi digitali, attenti alla dieta, amano il fitness. L’83,3% di loro dichiara di usare integratori alimentari, che servono a riequilibrare la dieta e bilanciare l’alimentazione (per il 32,7% degli intervistati) e a integrare vitamine e proteine (per il 22,4%). Sono i più attenti alla tutela della salute: cercano – più di ogni altra generazione – alimenti che li aiutino a prevenire disturbi e problemi (il 35,9% rispetto a una media del 27,3%). 3 su 10 (32,7%) sostengono infine che, in alcune fasi della vita, gli integratori siano proprio necessari per integrare specifiche carenze.

Il nucleo successivo è costituito dai “Pro tasters” (giovani adulti 35-44 anni): edonisti, alla ricerca del bello e del benessere. Gli integratori vengono usati da questa generazione soprattutto per sostenere il benessere psico-fisico (compresi il sonno e la stanchezza): affermazione condivisa dal 68,5% (rispetto al 64,5% della media e più di ogni altra generazione).

Sempre sotto i 40 anni, la terza fascia, definita “Pro families” (giovani adulti 30-39 anni): l’organizzazione è alla base del loro equilibrio. L’organizzazione familiare (39,7%) e la preoccupazione (12,2%) orientano la loro vita quotidiana. La frequentazione dei social network e le community li aiutano a sviluppare la prima e affrontare la seconda. Considerano gli integratori funzionali a colmare le carenze dell’organismo per sé e i propri figli (è così per il 26,9% rispetto al 16,9% della media). A farne uso, nel complesso, sono l’82,7%.

Adulti tra i 40 e i 54 anni sono i “New normal”, che credono nell’innovazione e si fidano degli esperti. Più di ogni altra generazione, quella dei “New normal” è alla ricerca di soluzioni innovative, che la ricerca scientifica metterà a disposizione per migliorare la propria condizione di salute nel tempo. L’83% del campione usa integratori alimentari e il 68,2% li acquista in farmacia/parafarmacia (mentre il 26,7% al supermercato). Quasi 1 su 2 (49,7%) fa affidamento a fonti di informazione attendibili. I “New normal” considerano gli integratori un utile complemento ai farmaci tradizionali, in caso di specifiche malattie: lo dichiara il 54%. Tra le funzioni principali attribuite a questi prodotti, per questa generazione c’è quella di migliorare il sistema immunitario (32,1% del campione).

Infine, un quinto gruppo è quello delle “Singular women” (donne tra 55 e 65 anni): pragmatiche promotrici della sostenibilità. L’innovazione green, sia funzionale che creativa, in un’ottica di impegno e assunzione di responsabilità, è una priorità essenziale per il 67,1% di questo nucleo generazionale, che fa uso di integratori alimentari per l’83,6%. Circa la metà (48,4%) crede nell’importanza di tradurre i principi della difesa dell’ambiente, dell’economia circolare, della sostenibilità sociale in azioni creativo-educative, con la richiesta di ritrovare basi scientifiche nei contenuti dell’informazione. Rispetto alla percezione e all’uso di integratori, questa visione sostenibile si concretizza nella volontà di “prevenire e mantenere il proprio benessere”, che tra le donne sfonda l’80% dei consensi, con declinazioni salutiste e rigenerative, in linea con l’economia circolare.

Per il futuro, gli italiani si aspettano che gli integratori siano ancora più strategici nella vita delle persone. In primo luogo, perché sono convinti che la ricerca scientifica metterà a disposizione nuove soluzioni per vivere più a lungo e in salute (60,5%) e perché saranno sempre più innovativi e utili al mantenimento dello stato di salute grazie al contributo della scienza (55,6%).

Per il 61,5% l’utilità degli integratori sarà massima soprattutto quando consigliati con più rigore, solo per specifiche occasioni o carenze. Guardando alla forma futura degli integratori, un italiano su due (52,7%) li preferirebbe in capsule, ma con un elemento di innovazione: un involucro biotech tale per cui si possano assumere senza acqua. Il 30,8% degli italiani li vorrebbe assumere liquidi, in fialette di materiale bio. Molto più staccati quelli che li preferirebbero in polvere, da spargere sul cibo come una spezia (9,7%) o in gocce (6,8%).

IL RESTYLING RADICALE DI UN PUNTO VENDITA È SEMPRE UNA BUONA IDEA?

IL RESTYLING RADICALE DI UN PUNTO VENDITA È SEMPRE UNA BUONA IDEA?

Si chiama “pregiudizio della visione rosea”: è quello che induce il management di un’azienda a sovrastimare le percezioni positive dei loro clienti di fronte a una trasformazione radicale del, o dei loro, punti vendita sulla base dell’equazione grandi investimenti di budget e di competenze uguale grandi risultati.

Ma la realtà non sempre si conforma a queste aspettative. Ne ha parlato Els Breugelmans, docente di Marketing dell’Università belga Ku Leven nel recente webinar organizzato dall’Osservatorio Fedeltà dell’Università di Parma “Misurare l’effetto dei touchpoint sul clienti” che ha presentato ricerche nazionali e internazionali con l’obiettivo di indagare l’impatto dei diversi touchpoint sui consumatori.

Breugelmans ha illustrato il suo ultimo studio sull’effetto del restyling di una catena di supermercati europea. Prima del restyling il punto vendita aveva un format “prezzi bassi, senza fronzoli” ed è stato trasformato in qualcosa di radicalmente diverso ovvero una proposta di alto livello premium che puntava a offrire un’esperienza di acquisto più raffinata. I clienti si sono dunque trovati di fronte a un punto vendita in cui molte delle caratteristiche del vecchio negozio come i prezzi bassi e l’aspetto no frills che venivano sottolineate nel vecchio formato, erano completamente sparite. La location non era cambiata e anche le dimensioni del negozio erano rimaste invariate così come il programma fedeltà.

Ma il restyling non ha dato gli esiti che il management della catena di supermercati aveva sperato: «Conservare i vecchi clienti e attrarne di nuovi era naturalmente l’obiettivo della catena, ma quello che abbiamo osservato è che c’è stata invece un’importante migrazione dal negozio trasformato verso i negozi vicini non trasformati e che questo avvenisse, in una fase iniziale, era stato ipotizzato dal nostro studio. Ma quello che abbiamo rilevato è che l’effetto negativo sulla performance del negozio trasformato a livello di flusso clienti e di vendite è continuato per tutta la durata del periodo di osservazione, ovvero 85 settimane. Si è attenuato alla fine del periodo, ma non si è mai trasformato in effetto positivo».

Un secondo studio condotto dalla ricercatrice ha esplorato l’impatto della trasformazione in base alla tipologia di clienti: «Sappiamo naturalmente che i consumatori non sono tutti uguali e per questo abbiamo preso in esame oltre 57.000 famiglie eterogenee tra di loro, per verificare come l’impatto della trasformazione radicale del negozio variasse a seconda del grado di fedeltà. Abbiamo quindi cercato di capire se i clienti maggiormente familiarizzati e che avevano più esperienza con il vecchio formato del negozio avevano reagito diversamente al restyling radicale, analizzando i comportamenti di acquisto in termini di incidenza di visita al negozio e spesa. E quello che abbiamo osservato è che i clienti esistenti più fedeli e che avevano maggiore familiarità con il “vecchio” punto vendita erano i più inclini a spostarsi nei negozi non trasformati».

Ha proseguito Breugelmans: «anche noi siamo rimasti sorpresi dai risultati e abbiamo consultato la letteratura e rilevato un concetto denominato “pregiudizio della visione rosea” che suggerisce che le aspettative del management riguardo gli effetti di una radicale trasformazione di un negozio tendono a sovrastimare le percezioni positive dei loro clienti. Questa teoria basata sull’equazione grandi investimenti/grandi risultati in realtà porta i manager a non comprendere correttamente i driver della percezione dei clienti rispetto all’offerta dell’azienda.

Mai dare per scontati i clienti, soprattutto i piu’ fedeli
La ricercatrice ha dunque concluso: «Vorremmo invitare i manager a non dare per scontati i clienti esistenti, soprattutto i clienti fedeli. In una strategia di restyling le trasformazioni radicali possono rivelarsi eccessive e possono danneggiare la performance del proprio negozio. Quando i punti vendita oggetto del restyling sono molteplici è utile conservare, almeno per una lunga fase, l’offerta di negozi vicini non trasformati per mantenere alcuni di questi clienti. Inoltre, poiché viviamo in un’epoca in cui il miglioramento dell’esperienza cliente è ormai una parola d’ordine per la sopravvivenza e il successo del mondo retail, consigliamo ai management di investire risorse e competenze per aiutare i clienti a muoversi nel nuovo negozio e abituarsi al nuovo ambiente e per organizzare una comunicazione mirata per i clienti “allenati”, ovvero coloro che preferiscono i vecchi attributi del negozio, evidenziando gli elementi di continuità: nell’assortimento, nelle promozioni e nei programmi fedeltà».

FARE SQUADRA CON I FARMACISTI COLLABORATORI: UNA SFIDA TRA MOTIVAZIONE E INNOVAZIONE

FARE SQUADRA CON I FARMACISTI COLLABORATORI: UNA SFIDA TRA MOTIVAZIONE E INNOVAZIONE

fonte: www.farmaciavincente.it

di Luca Sartoretto Verna

Nel panorama farmaceutico contemporaneo, la figura del farmacista collaboratore ha un ruolo cruciale. Non è più solo un custode di medicinali, ma un consulente di salute, un educatore, un promotore di benessere. In questo contesto, come possiamo suscitare l’interesse dei candidati farmacisti collaboratori per la vendita e lo sviluppo dei servizi in farmacia?

Prima di tutto, dobbiamo comprendere profondamente le aspirazioni e le motivazioni dei candidati. Ogni farmacista porta con sé un bagaglio unico di esperienze, di competenze e di passioni. La nostra sfida è riconoscere e valorizzare queste ricchezze individuali, creando un ambiente di lavoro che favorisca l’innovazione e la crescita professionale.

Bisogna quindi presentare la farmacia non solo come un luogo di lavoro, ma come un vero e proprio laboratorio di crescita. Un luogo dove i collaboratori possono sperimentare, apprendere, crescere. Un luogo dove le idee non solo sono benvenute, ma sono ricercate e valorizzate.

Inoltre, è fondamentale far comprendere che la vendita e lo sviluppo dei servizi in farmacia non sono un compito da svolgere, ma un’opportunità da cogliere. Un’opportunità per fare la differenza nella vita delle persone, per contribuire al benessere della comunità, per creare un rapporto di fiducia e di cura con i clienti.

Infine, è essenziale costruire un ambiente di lavoro positivo, inclusivo, rispettoso. Un ambiente in cui ogni collaboratore si senta valorizzato, supportato, ascoltato. Un luogo in cui la formazione è continua, l’apprendimento è stimolato e la creatività è sempre ben accolta.

Se riusciamo a creare questo tipo di ambiente, non avremo solo candidati interessati, ma collaboratori farmacisti appassionati, motivati e impegnati a contribuire al successo della farmacia e alla salute della comunità.

Integratori allestiti in farmacia: solo con piante in elenco ministeriale e claim ammessi in etichetta

Integratori allestiti in farmacia: solo con piante in elenco ministeriale e claim ammessi in etichetta

fonte: www.farmacista33.it

Integratori allestiti in farmacia: solo con piante in elenco ministeriale e claim ammessi in etichettaL'allestimento di preparati vegetali a scopo salutistico è permesso in deroga alla farmacia in base ad alcune note ministeriali e utilizzando solo piante incluse nell'elenco delle piante ammesse negli integratori dal Ministero della salute. L'obiettivo di questi preparati è di promuovere il mantenimento dello stato di benessere e il raggiungimento di un ottimale stato di salute favorendo i processi fisiologici. Tali prodotti a base di piante non possono ovviamente vantare attività curative e devono attenersi ai claims riportati nell'elenco di cui sopra.
Sta al farmacista effettuare correttamente la preparazione, prestando attenzione non solo al fatto che la pianta sia inserita nell'elenco di cui sopra e che tutti gli aspetti formali, compresa l'etichettatura, siano corretti; ma anche si deve restare al passo con tutte le normative che riguardano l'utilizzo di queste piante (vedi i recenti casi della curcuma e del riso rosso fermentato, fino al divieto di utilizzo di alcune sostanze utilizzate nel colore delle capsule).

Allestire integratori a base di Passiflora incarnata
Tra le piante che si possono impiegare, possiamo pensare alla Passiflora incarnata, che oltre ad essere inserita nella lista delle piante ammesse, ha vari studi a supporto della sua potenziale efficacia contro stati di forte stress. Ad esempio, in uno studio (sebbene ormai abbia qualche annetto) è stata confrontata con l'oxazepam. In questo studio, durato 4 settimane, ai pazienti venivano somministrate giornalmente o 45 gocce di estratto fluido di passiflora o 30mg di oxazepam. I pazienti non hanno riportato significative differenze tra i due protocolli di trattamento; differenze che si sono invece manifestate riguardo le performance lavorative che erano ostacolate dall'assunzione della benzodiazepina.

Un esempio formulativo potrebbe essere il seguente
Materiali: cilindro graduato, incapsulatrice, mortaio, pestello
Passiflora 120 mg
Eccipienti qb.
Nel cilindro trasferire la quantità totale di eccipiente fino ad arrivare ad un volume confacente il tipo di capsule da impiegare. Ad esempio, per 100 capsule tipo 2 il cilindro dovrà arrivare a 30 ml.
Si pesa a parte il principio attivo e quindi si leviga su mortaio in progressione geometrica con l'eccipiente precedentemente calcolato fino ad omogeneità.
Dopo aver preparato l'incapsulatrice si procede quindi al riempimento delle capsule. Si effettuerà quindi il saggio di uniformità di massa, di tenuta delle capsule e del confezionamento e si valuterà la correttezza delle dosi posologiche allestite.
La conoscenza delle proprietà delle piante potrà poi permettere al farmacista di aggiungere altri componenti a queste capsule (esp. Valeriana, luppolo, ashwaganda, etc) conforme al beneficio che si vuole puntare ad ottenere.