di Redazione SoFarmaMorra | 20 Febbraio 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.pharmaretail.it
Il sistema sanitario del Regno Unito (Nhs) ha inserito nel piano quinquennale per la salute mentale la formazione per farmacisti, che potrebbero assumere posizioni in nuovi team integrati di assistenza primaria e comunitaria per le persone con malattia mentale, come psicosi e disturbo bipolare dell’umore.
Come riporta un articolo del Pharmaceutical Journal il piano è sostenuto da 2,3 miliardi di sterline di finanziamenti, riservati per sistemi di assistenza integrati per raggiungere obiettivi specifici per migliorare l’assistenza nei servizi di salute mentale. Il progetto consiste in un “Percorso di formazione in farmacia specializzata in salute mentale” dal Nhs, ma secondo i dati forniti dall’Università di Bradford, ci sono state solo 39 iscrizioni, sui 70 posti messi a disposizione dei farmacisti nell’anno 2023/2024.
Indentificare possibili segnali di sofferenza psicologica
Un’occasione mancata, secondo il PJ. È documentato, infatti, che i farmacisti siano una risorsa preziosa per i servizi di salute mentale del sistema sanitario: per esempio un articolo pubblicato sull’Irish Journal of Psychological Medicine nel novembre 2023 ha evidenziato il valore dei farmacisti specializzati in salute mentale nella gestione in particolare dei pazienti con malattia mentale, descrivendoli «nella posizione migliore per fornire leadership per l’ottimizzazione dei farmaci», migliorando l’aderenza e fornendo informazioni. Inoltre, una revisione sistematica di 37 studi pubblicati nel 2022 ha concluso che gli interventi di salute mentale supportati dai farmacisti migliorano i risultati clinici per i pazienti.
Pharmaretail ha chiesto a Lara Bellardita – psicologa, psicoterapeuta e dottore di ricerca in Psicologia Clinica, che svolge attività clinica e di consulenza e formazione con principale riferimento all’ambito della Psicologia della salute e del benessere – un commento sul ruolo che il farmacista potrebbe avere in Italia nell’ambito della salute mentale.
Ritiene questa iniziativa del Nhs importante?
I farmacisti proprio per la loro presenza sul territorio sono spesso, come loro stessi affermano, i primi professionisti sanitari che le persone incontrano e a cui fanno riferimento quando presentano un disagio che sia a livello fisico o mentale. È quindi estremamente importante che ricevano un’adeguata formazione non per andare a sostituirsi agli specialisti della salute mentale, psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, ma per orientare e indirizzare le persone che si trovano in uno stato di difficoltà e vulnerabilità.
I farmacisti sul territorio possono svolgere un ruolo anche nell’ambito della salute mentale?
Secondo il mio parere sì. Infatti, se da una parte il tema della salute mentale è stato “sdoganato” dal disagio psicologico che è emerso durante e soprattutto dopo la pandemia, tuttavia dall’altra parte rimane spesso tabù, in particolare in alcuni contesti rurali o nelle piccole realtà di paese. La formazione ai farmacisti dovrebbe riguardare come identificare possibili segnali di una sofferenza psicologica e come affrontare il discorso di un invio a un professionista della salute mentale.
Come potrebbero essere sfruttate le competenze acquisite?
È evidente l’importanza del supporto del farmacista nell’aderenza alle terapie farmacologiche e comportamentali (per esempio, oggi conosciamo bene il ruolo dell’esercizio fisico sulla salute mentale e sul benessere psicologico). In un certo senso, i farmacisti adeguatamente preparati possono avere il ruolo di “navigatore” sul territorio per affrontare la complessità del disagio psicologico, ovviamente anche quello legato alla presenza di malattie croniche e oncologiche.
C’è poi il tema dello stress a cui sono sottoposti i farmacisti dietro al banco, anche nella gestione del benessere personale una formazione in ambito psicologico potrebbe essere d’aiuto?
Per i farmacisti sarebbe utile avere degli strumenti per tutelare la propria salute mentale e il benessere psicologico. Infatti, i farmacisti rischiano di farsi coinvolgere troppo o, al contrario, di prendere eccessivamente le distanze, per evitare la fatica emotiva che comprensibilmente può derivare dall’essere una figura sanitaria di riferimento per il paziente. Una formazione specifica può essere utile per imparare a riconoscere le emozioni che si provano dietro al banco, e poi viverle in maniera utile, all’interno del rapporto professionale.
di Redazione SoFarmaMorra | 13 Febbraio 2024 | Mondo Farmacia
Nel 2023 7 millennials su 10 (70%) hanno consumato integratori e l’82% dichiara di aver fatto ricorso a questi prodotti almeno una volta nella vita. È questa la fotografia scattata da un recente studio realizzato dal Future Concept Lab e commissionato da Integratori & Salute, l’associazione che rappresenta il comparto degli integratori alimentari in Italia e che è parte di Unione Italiana Food.
Integratori & Salute ha diffuso in un comunicato stampa i risultati dell’ indagine che restituisce l’immagine di una generazione molto attenta al benessere fisico e mentale, perseguito attraverso una sana alimentazione, una costante attività fisica e l’utilizzo di integratori alimentari.
Il ruolo centrale dei professionisti, medici e farmacisti, anche nelle scelte d’acquisto della Gen Y
Nella scelta degli integratori, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, la Gen Y non si affida al fai da te: “Si tratta di un consumo consapevole che, nonostante riguardi una generazione cosiddetta “nativa digitale”, viene guidato dai canali tradizionali e autorevoli dei professionisti della salute: in primis, medico (42,3%) e farmacista (33,8%). Il consiglio dei professionisti del settore è il principale driver per orientare le scelte d’acquisto, nonché uno strumento fondamentale per sensibilizzare la Generazione Y su cosa siano realmente gli integratori alimentari: 3 millennials su 4 (75%) dimostrano di avere una giusta percezione di questi prodotti, riconoscendo che possono “sostenere il benessere, ma non sostituire le medicine”. «Come associazione, da sempre ci impegniamo per fare corretta informazione sul ruolo degli integratori e sul loro corretto utilizzo – è il commento di Germano Scarpa, Presidente di Integratori & Salute – e siamo soddisfatti di constatare come, in base alle principali evidenze emerse dallo studio del Future Concept Lab, i millennials dimostrino una corretta conoscenza e un uso consapevole di questi prodotti, essendo allo stesso tempo una generazione attenta al mantenimento del proprio stato di salute attraverso un sano stile di vita. Risulta evidente, inoltre, come oggi più che mai, il ruolo giocato dai professionisti della salute (medici di famiglia e farmacisti in testa) sia fondamentale per garantire che gli integratori vengano utilizzati in modo appropriato».
La farmacia è il principale canale d’acquisto per i giovani
Per il 65% dei millennials italiani, la farmacia e/o parafarmacia rappresenta il luogo preferito in cui acquistare gli integratori. Mentre solo 1 su 4 (26%) predilige gli acquisti online sui siti specializzati in salute. A maggiore distanza – lo fanno 2 su 10 (23%) – troviamo l’acquisto in autonomia al supermercato. Infine, c’è chi preferisce comprare gli integratori anche nei negozi di alimenti naturali (14,8%) oppure online sul sito web di una specifica marca (8,1%).
Con quali obiettivi i Millennials ricorrono agli integratori
I millennials consumano integratori con l’obiettivo di mantenere il benessere fisico e mentale: “Gli italiani tra i 26 e i 43 anni considerano questi prodotti come un “buon aiuto per tutti” (71%), ma anche come “un supporto al mangiar sano e fare movimento” (69,3%) e li reputano fondamentali per “sostenere il benessere psicofisico” (65,3%). Tra le funzioni cruciali per cui i millennials ricorrono agli integratori, troviamo: il potenziamento del sistema immunitario (30,4%), come complemento energetico (27%), come aiuto per rinforzare capelli/pelle/unghie (23%) e per il miglioramento della memoria (20%)”.
Come dovrebbero essere gli integratori del futuro secondo i Millennials
“Immaginando gli integratori del futuro, i millennials prevedono che questi prodotti assumeranno un ruolo sempre più importante nella vita quotidiana, diventando componenti ancor più strategici per il benessere e il mantenimento dello stato di salute, in ogni fascia d’età. Guardando alla ‘forma’ futura degli integratori, quasi la metà dei millennials preferirebbe che fossero in capsule con involucro biotech (45%) oppure liquidi, in fialette di materiale bio (35%). Seguono, a grande distanza, coloro che li vorrebbero assumere in polvere, da spargere sul cibo come una spezia (13%) o in gocce (7,4%)”.
di Redazione SoFarmaMorra | 13 Febbraio 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacista33.it
Il 17 febbraio sarà completamente applicabile il Digital services act, la normativa europea che armonizza le regole del mercato digitale per servizi online e digitali, tra cui e-commerce. Ecco gli ambiti di applicazione
Servizi digitali, online e e-commerce: le nuove regole per piattaforme e operatori
Cambiamenti in vista per servizi online e digitali, tra cui e-commerce: dal 17 febbraio sarà completamente applicabile il Digital services act (Dsa), la normativa della Commissione europea che ha l’obiettivo di armonizzare le regole del mercato digitale, creare “un ambiente online sicuro, prevedibile e affidabile”, tutelare i diritti di utenti e consumatori, agevolare l'innovazione, contenendo i rischi relativi. Un punto sugli ambiti di applicazione.
Nuove regole per i servizi online a tutela di utenti e consumatori
Il Dsa (Regolamento UE 2022/2065) ha visto un percorso di applicazione a step, con un passaggio recente, ad agosto, in cui sono state interessate le grandi piattaforme – definite dalla normativa come servizi con oltre 45 milioni di utenti unici in Europa. La prossima deadline è fissata al 17 febbraio e vede l’estensione a tutte le piattaforme online della necessità di conformarsi alle norme, anche se resta il principio che micro e piccole imprese hanno obblighi proporzionati alle dimensioni e al raggio di azione.
La filosofia alla base del regolamento è chiara: come si legge nella premessa, “modelli di business e servizi nuovi e innovativi, quali i social network e le piattaforme online che consentono ai consumatori di concludere contratti a distanza con operatori commerciali hanno permesso agli utenti e ai consumatori di accedere alle informazioni ed effettuare transazioni in modi nuovi. Attualmente la maggior parte dei cittadini dell'Unione utilizza tali servizi quotidianamente. La trasformazione digitale e il maggiore utilizzo di tali servizi hanno tuttavia anche dato origine a nuovi rischi e sfide per i singoli destinatari dei vari servizi, per le imprese e per la società nel suo insieme”. Tra i vari Paesi, pertanto, si è generata una spinta alla regolamentazione che da parte dell’Europa è stata affrontata in un ambito sovranazionale, dato “il carattere intrinsecamente transfrontaliero di internet”. Anche a tutela dei diritti dei cittadini europei “è pertanto opportuno stabilire una serie mirata di norme obbligatorie uniformi, efficaci e proporzionate a livello dell'Unione al fine di tutelare e migliorare il funzionamento del mercato interno. Da qui l’esigenza del “regolamento che stabilisce le condizioni per lo sviluppo e l'espansione di servizi digitali innovativi nel mercato interno”. Il Digital Services Act, d’altra parte, insieme al Digital Markets Act Regolamento (DMA) UE 2022/1925, costituiscono il “Digital Services Package”, che, nel complesso, si pongono l’obiettivo di creare uno spazio digitale più sicuro in cui siano tutelati i diritti fondamentali di tutti gli utenti dei servizi digitali, e creare condizioni di parità per promuovere l'innovazione, la crescita e la competitività, sia nel mercato unico europeo che a livello globale.
Effetti e ricadute sulle vendite online
Un elemento importante riguarda la definizione di illegale e un aspetto rimarcato è che “Per conseguire l'obiettivo di garantire un ambiente online sicuro, prevedibile e affidabile, il concetto di «contenuto illegale» deve rispecchiare ampiamente le norme vigenti nell'ambiente offline. In particolare, il concetto di «contenuto illegale» dovrebbe essere definito in senso lato per coprire anche le informazioni riguardanti i contenuti, i prodotti, i servizi e le attività illegali”. Tale concetto ha un valore esteso e tra le varie casistiche viene citata anche “la vendita di prodotti non conformi o contraffatti”.
Una riflessione ulteriore, al riguardo, arriva da una nota di Federfarma, che fornisce alcune indicazioni: “Il Regolamento stabilisce norme relative a specifici obblighi in materia di dovere di diligenza adattati a determinate categorie di prestatori di servizi intermediari. Nello specifico, gli obblighi che la nuova normativa europea impone ai marketplace e ai siti web che effettuano servizi di intermediazione impongono ai colossi del marketplace un’opera di controllo ex ante che dovrebbe evitare la vendita di prodotti spacciati come prodigiosi”.
Ambito di applicazione: le indicazioni
Secondo quanto si legge, a ogni modo, il Regolamento si applica “ai servizi intermediari offerti a destinatari il cui luogo di stabilimento si trova nell'Unione o che sono ubicati nell'Unione”; “non si applica comunque ai servizi che non sono servizi intermediari neì alle prescrizioni imposte in relazione a tali servizi, indipendentemente dal fatto che i servizi siano prestati facendo ricorso a servizi intermediari”. Al riguardo da Federfarma viene indicato che “tale disposizione chiarisce come la normativa non si applica alle farmacie che, autonomamente, vendono prodotti, ad esclusione dei farmaci ad uso umano, attraverso il proprio sito web. La normativa non si applica neanche nel caso in cui la vendita online riguardi farmaci, poiché, come espressamente stabilito dalla Circolare ministeriale del 10 maggio 2016, non eÌ consentita la vendita di medicinali online tramite marketplace ovvero siti web intermediari”.
di Redazione SoFarmaMorra | 13 Febbraio 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmaciavincente.it
In un mondo dove i prodotti sono onnipresenti e la concorrenza è a un clic di distanza, il futuro della farmacia si gioca su un campo inaspettato: il branding. Il brand non è più prerogativa esclusiva delle grandi catene, ma un imperativo strategico anche per la farmacia indipendente. Ogni farmacia, con le sue peculiarità e la sua storia, possiede il potenziale per trasformarsi in un brand distintivo e significativo.
Nel tessuto urbano di negozi e servizi, la farmacia deve emergere come un faro di fiducia e competenza, un luogo che si associa non solo alla risposta immediata a un bisogno, ma a una soluzione di benessere a 360 gradi. La sfida è ridefinire l’esperienza del cliente, facendo leva su elementi che rendono unica la vostra farmacia: il calore umano, la conoscenza approfondita, l’innovazione dei servizi e la capacità di essere sempre un passo avanti nelle soluzioni di salute.
Creare un brand significa forgiare un legame emotivo con i clienti, un legame che va oltre il singolo acquisto e si proietta nella continuità di un rapporto basato sulla fiducia e sulla personalizzazione dell’offerta. Significa diventare la prima immagine che affiora nella mente del cliente di fronte a una necessità di salute o benessere: la farmacia come sinonimo di cura e attenzione.
Ma come si concretizza questa transizione?
Inizia con l’ascolto attivo del territorio e dei clienti, per poi plasmare gli spazi e l’offerta in maniera che riflettano la vostra unicità. È un percorso che va dalla scoperta di sé come professionisti della salute alla definizione di una strategia comunicativa chiara, capace di raccontare la vostra storia e i vostri valori.
Questo è un invito, rivolto ai farmacisti, a intraprendere un viaggio di riscoperta e affermazione della propria identità professionale, per emergere in un panorama commerciale saturo e competitivo.
Il messaggio è chiaro: non è più tempo di vendere prodotti, ma esperienze, relazioni, fiducia. La vostra farmacia può e deve diventare il brand di riferimento per la salute e il benessere della comunità.
di Luca Sartoretto Verna
di Redazione SoFarmaMorra | 30 Gennaio 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.pharmaretail.it
Telemedicina: nel 2023 la farmacia si consolida come centro servizi, la ricerca Health Italia
Il ricorso a consulti specialistici in telemedicina e l’affermarsi delle farmacie come centri di servizi medici sono due trend in consolidamento in Italia, secondo i dati raccolti da Health Italia, nell’ambito del suo primo Osservatorio sulla telemedicina, che si basa sui dati raccolti nell’ambito della sua attività sul territorio nazionale nell’ultimo biennio (2022-2023).
Crescono Ecg e servizi di cardiologia
In generale l’incremento maggiore tra i servizi di telemedicina si registra nelle televisite: i consulti a distanza con i medici hanno visto un incremento del 172%, evidenziando un cambiamento radicale nelle abitudini dei pazienti che abbracciano con sempre maggior convinzione la possibilità di mettersi in contatto da remoto con uno specialista o con il medico curante. Tra le specialità più utilizzate per le televisite sono protagoniste le attività di valutazione e prevenzione in cardiologia: con la telecardiologia che segna addirittura un +300% rispetto al 2022. Un altro ambito in cui gli italiani utilizzano sempre più il teleconsulto (+158%) è quello della nutrizione.
«I dati raccolti dal primo Osservatorio di Health Italia sulla telemedicina evidenziano come questo strumento, dopo il forte boost avuto in seguito all’emergenza pandemica, si stia affermando in questa fase di “nuova normalità” come una solida alternativa rispetto alla pratica medica tradizionale», ha commentato Silvia Fiorini, dg di Health Point, società controllata da Health Italia Spa.
Il 2023 ha segnato in Italia un importante incremento in termini di utilizzo della telemedicina all’interno delle farmacie. Si ricorda che una recente indagine di Federfarma ha mostrato che, per quanto riguarda l’Ecg, la media italiana delle farmacie che erogano il servizio è del 52%, con un 32% di farmacie che si dichiara disponibile ad implementarlo all’interno della propria attività. Quasi la metà delle farmacie italiane offre i servizi di holter pressorio (50%) e cardiaco (46%), mentre tra i quattro servizi oggetti d’indagine, la spirometria risulta il meno diffuso tra le farmacie italiane: solo l’8% di esse lo eroga attualmente, con il 56% che si dichiara disponibile a introdurlo all’interno della propria attività.
Nello specifico dei dati dell’Osservatorio, un impulso significativo proviene anche in questo caso dalle prestazioni cardiologiche, che hanno visto un’importante crescita del 35% per quanto riguarda elettrocardiogramma, holter cardiaco e holter pressorio. Solo il dato degli Ecg erogati in farmacia è del +40% rispetto all’anno precedente. Proprio le farmacie sembrano essere l’operatore di riferimento per migliaia di italiani che nel corso dell’anno si sono affidati alla telemedicina, sfruttando il fattore di prossimità che la capillare rete di farmacie sul territorio è in grado di garantire. Un trend opposto, che risulta però coerente con il progressivo superamento della fase pandemica, è quello registrato invece dalla spirometria erogate nelle farmacie: la prestazione di ambito pneumologico ha registrato nel 2023 un calo del 45% rispetto all’anno precedente, quando molti italiani si sono ritrovati ancora alle prese con gli strascichi del Covid. Similmente a quanto avvenuto per spirometria, anche il monitoraggio del Covid attraverso le visite da remoto ha visto una drastica riduzione della domanda nel 2023, rappresentando solo una minima parte rispetto agli anni precedenti, quando invece componeva il 15% del paniere.
di Redazione SoFarmaMorra | 30 Gennaio 2024 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacista33.it
Farmaci antinfiammatori, terapia del freddo o del caldo possono essere di aiuto al paziente che soffre di dolori muscolo-scheletrici. Dalla Fip le indicazioni per i farmacisti
Dolore muscolo-scheletrico, trattamento e prevenzione. Dalla Fip vademecum per farmacisti
Utilizzo appropriato di farmaci antinfiammatori non steroidei, terapia del calore e del freddo, e suggerimenti utili al paziente nella gestione del dolore muscolo-scheletrico. Questi sono alcuni dei punti affrontati nel documento condiviso dalla Federazione farmaceutica internazionale (FIP) dal titolo “Managing musculoskeletal pain in the community pharmacy-Report from an international insight board”. Il focus è sul ruolo che i farmacisti possono svolgere per aiutare i pazienti a gestire il dolore muscolo-scheletrico, problematica molto comune di cui spesso viene richiesto il consulto in farmacia.
Dolore muscolo-scheletrico, il mal di schiena è il più comune
Il dolore muscolo-scheletrico comprende sia condizioni acute che croniche. Il dolore acuto è spesso associato a eventi come cadute, distorsioni e lesioni sportive causate da sovraffaticamento, mentre il dolore cronico tende ad essere più diffuso negli anziani ed è spesso associato a condizioni specifiche come l'osteoartrite, l'artrite, la gotta, la fibromialgia e il dolore neuropatico diabetico. Il mal di schiena è la forma più comune di dolore muscolo-scheletrico e colpisce tutte le fasce d'età, dai giovani in età lavorativa agli anziani. Questa prevalenza è spesso attribuita alla sedentarietà prolungata, sia davanti al computer, durante le sessioni di lettura o mentre si partecipa a conferenze.
Come trattare il dolore muscolo-scheletrico: approccio farmacologico e non farmacologico
Il dolore muscolo-scheletrico può essere gestito utilizzando:
Approccio farmacologico
•oppioidi
•gabapentinoidi
•paracetamolo
•FANS orali, topici
•miorilassanti
•capsaicina
Approccio non farmacologico
•terapia con calore
•terapia del freddo
•allenamento con esercizi specifici
•supporto psicologico
Farmaci antinfiammatori non steroidei, i farmaci più utilizzati
Gli antinfiammatori non steroidei (FANS) sono i farmaci di prima linea più comuni raccomandati dai farmacisti per la gestione del dolore muscolo-scheletrico al fine di alleviare il dolore e ridurre l'infiammazione. I FANS più utilizzati includono l’ibuprofene, il naproxene e il diclofenac. Nei casi in cui il paracetamolo non fornisse sollievo, viene utilizzato in combinazione con un FANS. È fondamentale, però, per i farmacisti esaminare la storia clinica del paziente, i farmaci utilizzati ed eventuali controindicazioni prima di raccomandare opzioni farmacologiche.
Terapia con calore, freddo e supporto psicologico
Nei casi in cui gli spasmi muscolari sono legati all'esercizio fisico e sono il principale motivo di dolore, si consiglia la terapia del calore o del freddo come terapia iniziale.
Il calore è uno dei metodi più antichi per alleviare il dolore: migliora il flusso sanguigno e l'elasticità dei tessuti aiutando a rilassare muscoli dolenti e tesi. Questa opzione è raccomandata per le zone colpite da rigidità e tensione, principalmente collo, schiena e spalle. Esempi comuni di terapia del calore includono cuscini riscaldanti, coperte, fasce, bagni caldi, docce, vasche idromassaggio e saune, creme/gel topici con composti come la capsaicina e terapia del calore basata sulla terapia fisica, come l'ultrasuono.
La terapia del freddo, invece, è consigliata per il dolore associato a gonfiore e infiammazione ed è molto utile per le articolazioni dolorose, comprese ginocchia, spalle e gomiti. Riducendo la temperatura della pelle e del muscolo dell'area interessata, la successiva riduzione del flusso sanguigno e dei processi metabolici riduce l'infiammazione e il gonfiore, e quindi il dolore. Alcuni esempi comuni includono creme/gel topici con composti come il mentolo, impacchi o fasciature di ghiaccio, bagni o docce fredde o crioterapia.
È importante, però, che alla base degli approcci non farmacologici al dolore muscolo-scheletrico sia inclusa l'educazione del paziente su come modificare lo stile di vita e quando indirizzarlo ad un adeguato supporto specialistico. Infatti, uno stile di vita sedentario è il principale fattore di rischio per il mal di schiena e i farmacisti possono promuovere una corretta gestione del peso per ridurre lo stress sulle articolazioni e insegnare alcune tecniche posturali efficaci per migliorare il benessere muscolo-scheletrico complessivo. Un programma di allenamento, con il consulto di specialisti, che include stretching, rinforzo muscolare, esercizi isometrici, aerobici e resistenza dinamica può essere preso in considerazione inizialmente per affrontare il dolore.
Un massaggio può ridurre la muscolatura dolorante e la rigidità. L'allenamento fisico è indicato per disturbi cronici del collo, osteoartrite, fibromialgia, e dolore cronico lombare ed è altamente raccomandato nei casi di stile di vita sedentario. Poiché il dolore non è solo un'esperienza fisica ma tocca anche aspetti psicologici e psicosociali può è essere di supporto una terapia cognitivo-comportamentale e mindfulness.
Per i farmacisti è necessaria una formazione dedicata
È fondamentale, però, che i farmacisti siano adeguatamente formati per identificare, valutare e gestire il dolore muscolo-scheletrico con linee guida cliniche, con materiali educativi per i pazienti e con la collaborazione con altri professionisti sanitari (ad esempio, medici, ortopedici, fisioterapisti, chiropratici, ecc.). È importante, anche, che i farmacisti siano consapevoli rispetto a cosa rientra nelle loro competenze e quando indirizzare i pazienti ad altri professionisti per una adeguata gestione della problematica. Inoltre, per i farmacisti è spesso difficile effettuare una consulenza approfondita per mancanza di tempo e ridotta forza lavoro nelle farmacie. Infine, anche la mancanza di remunerazione appropriata limitano i farmacisti dall'approfondire altri ruoli clinici oltre alla dispensazione dei farmaci.