Il ciclo di vita dell’impresa

Il ciclo di vita dell’impresa

fonte:www.farmacianews.it

Ogni fase richiede sfide, opportunità, obiettivi specifici, quindi, strategie diverse per garantire la sostenibilità della stessa.

Nella fase di avvio, un’azienda innova, sviluppa prodotti e servizi da offrire al mercato,

convalida gli obiettivi di business, ottiene l’attenzione dei primi clienti. Mancano le risorse finanziarie e, quindi, il dubbio imprenditoriale riguarda la gestione del rischio.

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Nella fase di crescita l’azienda si espande. Cresce nel mercato, sviluppa le proprie capacità operative. Si incrementano gli obiettivi di vendita, di costruzione del team, si consolidano le strutture e si migliorano i processi. Gli elementi positivi si basano su:

rapida crescita;
competizione crescente.
Il dubbio imprenditoriale, invece, è inerente alla necessità di finanziamento.

La maturità
Nella fase di maturità l’azienda ha raggiunto l’apice, ha un modello di business stabile con crescita lenta e operazioni strutturate. Gli obiettivi sono il mantenimento della leadership di mercato, ottimizzare l’operatività, diversificarsi nei prodotti e mercati (scegliere l’oceano rosso o quello blu) [1]. Le sfide saranno impostate sul mantenere la competitività in mercati stabili e i dubbi imprenditoriali riguarderanno il gestire costi e profitti.

La farmacia affronta la curva del ciclo di vita come le altre aziende. In alcuni casi ci si ferma ai dubbi imprenditoriali che si focalizzano quasi esclusivamente su logiche finanziarie, trascurando le analisi strategiche e di sviluppo del business.

Invece, la fase di maturità aziendale dovrebbe essere un momento importante per riflettere sulle scelte di “criticità” aziendale da compiere, che possono portare a rendere l’azienda obsoleta oppure a farla rinascere attraverso nuovi cicli di vita. Solo dopo questa analisi “critica” andrebbe deciso quale aspetto finanziario di investimento adottare. Le opzioni potranno essere, oltre il declino:

la trasformazione;
la riconfigurazione;
il rinnovamento.
Uscire dalla fase del declino
Ripensando alla fase di decrescita che segue quella della maturità, dovremmo analizzare con spirito critico se in azienda abbiamo deciso di non adattarci ai cambiamenti o aderire all’innovazione e per quali motivazioni. Qualora queste siano state le cause, quando si passa nella fase di declino il tempo gioca il suo ruolo e si può cercare il rinnovamento attraverso la diversificazione, le strategie comunicative, quelle digitali, se esiste uno spirito di adattamento. L’obiettivo strategico diventa chiaro: innovare, ristrutturare. L’alternativa opposta è liquidare accettando di percorrere le sfide alternative di perdita di quote di mercato, difficoltà finanziarie, sempre perché è presente una resistenza al cambiamento interno.

Nella fase di declino, per mantenere soft la maturità, l’azienda può scegliere di riconfigurare il business in nuovi mercati, nuovi prodotti (per esempio e-commerce).

L’alternativa al “non reinventarsi” porta al declino finale con chiusura, fusione o acquisizione. Spesso, in questa fase limite, molte aziende hanno uno guizzo finale: riescono a trasformarsi trovando nuove modalità di crescita (oceani blu).

L’impresa familiare
Un interessante libro [2] mette in luce come le imprese familiari nel mondo siano le più longeve, con andamenti di business sani e competitivi.

Se si analizza il successo delle imprese familiari internazionali, si scopre come il 14% circa delle aziende ha una vita media di 70 anni, quelle familiari (86%) hanno una vita di 75-90 anni.

Senza entrare in merito alle forme societarie e di impresa, che hanno la loro logica finanziaria, si comprende bene come il modello dell’impresa familiare di farmacisti ha una propria immagine secolare.

Qualche numero: su 25.000 farmacisti coinvolti in una impresa, 14.375 sono in società, di cui 2.000 circa in imprese familiari, 400 associati in partecipazione e 10.625 sono singoli farmacisti[3]. La “dedizione” al territorio, l’attenzione verso i propri pazienti sono punti di forza che qualsiasi altro modello finanziario presente nel mercato non è in grado di performare alla stessa maniera.

A questo modello manca, tuttavia, la capacità imprenditoriale nel comprendere in quale livello del ciclo di vita è la propria azienda e come amministrare le 3R per ritardare la fase di declino, che in molti casi possono far ripartire ulteriori cicli di vita aziendale:

rinnovare – aggiustare ciò che non funziona;
riconfigurare – espandersi in nuovi mercati;
rinascere – cambiare modello sperando in una nuova vita.
La focalizzazione per una scelta strategica dovrebbe essere basata sulla ricerca dei valori caratteristici tipici e personalizzati di ogni singola farmacia e chiedersi se partendo da questa base si può rivitalizzare il ciclo vitale aziendale

Proteggere il marchio
ll valore di un brand (brand equity) rappresenta l’importanza e la forza di un marchio sul mercato e nella mente dei clienti. È un concetto complesso che riflette l’insieme di percezioni, emozioni e associazioni che i clienti collegano a un brand. È il valore che l’insieme dei clienti conferisce all’azienda. Il valore di un brand può influenzare la decisione d’acquisto, la fidelizzazione dei clienti e la capacità dell’azienda di differenziarsi dai concorrenti. Componenti chiave del valore di un brand:

consapevolezza del marchio (brand awareness);
percezione della qualità (perceived quality);
lealtà al marchio (brand loyalty);
associazioni del marchio a un’immagine (brand association);
altri asset del brand (valori come, per esempio, prodotti particolari, esclusivi o di propria formulazione).
La brand identity è l’immagine allo specchio con la quale ci vogliamo presentare ai clienti.

La brand image è “lo specchio reale” in cui i clienti ci vedono[3].

Gli “ombrelli” protettivi
Una farmacia che ha costruito il proprio brand riconoscibile, sul territorio e online, ha la necessità di “rinforzare” la propria identità di brand, facendolo “risuonare” periodicamente e continuativamente, sia offline sia online. Le attività dei servizi, che caratterizzeranno l’azienda come una realtà sempre più specializzata in base alle potenzialità e alle esigenze del mercato, assumono questo ruolo. Rinforzano, espandono il brand farmacia, sempre se mantengono una coerenza strategica efficace.

Spesso, in azienda, si costruiscono alcune strutture con funzione di “ombrello” per i business. Un “ombrello servizi” viene attuato proponendo servizi classici quali, per esempio Ecg e analisi. Se valutato nel suo insieme, questo “ombrello servizi” potrebbe non essere vantaggioso dal punto di vista di un’analisi puramente economica, che analizza esclusivamente la singola voce di investimento. L’investimento in un “ombrello servizi protettivo”, invece, dovrebbe essere specifico, perché per esempio ha svolto una analisi di targeting nella microarea, valutandone il potenziale. Un “ombrello servizi protetto”, pertanto, diventa fondamentale se inquadrato nella contestualità aziendale completa perché ha come obiettivi:

dimostrare la coerenza del proprio brand riconosciuto dai clienti;
avere un effetto Economico positivo, perché permette di “spalmare” i costi dell’ “investimento sul marchio, sui differenti progetti, sempre che siano coerenti con l’immagine che il cliente ha di quella farmacia;
aumenta nella clientela la consapevolezza del marchio con messaggi coerenti con i servizi che si presentano;
migliorare la reputazione del marchio;
offrire un vantaggio competitivo rispetto ai propri concorrenti intesi in senso ampio.
I punti strategici essenziali dovrebbero essere i seguenti:

definire l’identità del proprio marchio;
coerenza con i canali comunicativi incluso web e social;
strategia di messaggio chiara sul valore del marchio e sulla missione;
sfruttare i pharma influencer specializzati attraverso gli ombrelli protettivi che sono stati scelti;
misurare i risultati degli ombrelli aziendali con ricerche e indagini ad hoc, oltre che attraverso trend di traffico web e social.
Il futuro del branding
La costruzione, il mantenimento e lo sviluppo di un branding efficace è una nuova frontiera di interesse per l’immagine della farmacia.

Con l’avvento delle tecnologie si cerca di accelerare quel processo di forte personalizzazione che in farmacia avviene con il contatto fisico tra farmacista e paziente.

La creazione di servizi su misura per “cluster di clientela” è la nuova frontiera della personalizzazione.

La realtà virtuale aumentata è un modello di comunicazione paziente/farmacista e viceversa, che potrebbe chiarire alcuni aspetti personalizzati della malattia legati alla singola cultura del paziente.

Le farmacie potrebbero migliorare i rapporti con aziende farmaceutiche e distributori. Non solo rapporti commerciali, quanto istituzionalizzare azioni congiunte di co-marketing tra brand di farmacia e mondo industriale dalla produzione alla distribuzione, attraverso la creazione di “ombrelli di servizi” a valore aggiunto, che possono ampliare il bacino di utenza. Fondamentale risulta essere la narrazione. I clienti-pazienti ricercano marchi che agiscano a livello emotivo, chiudono l’attenzione all’eccessivo “medichese”. Un recente studio ha messo in luce come anche in Usa le barriere linguistiche influiscono sulla comprensione dell’erogazione dell’assistenza medica e farmaceutica. Poiché l’equità è nei dettagli, un lavoro di sviluppo comunicativo e psicologico di formazione sul farmacista, anche attraverso l’uso dell’IA, potrebbe migliorare il servizio farmaceutico che ha già nel proprio Dna tutti gli elementi comunicativi di base, per avanzare il livello di competenza del farmacista[5].

Una recente indagine[6] dimostra una diminuzione continua di fiducia dei cittadini verso la sanità. Differentemente, i cittadini incrementano sempre di più la loro fiducia verso i farmacisti.

A questi segnali di mercato positivi, sarebbe importante rispondere con una opzione strategica efficace ed efficiente: capire in quale fase di vita è la propria azienda, posizionare in modo forte il proprio brand farmacia anche attraverso gli opportuni ombrelli di protezione del marchio.

Ombrello protettivo della Farmacia

Programmi di fidelizzazione

Pacchetti personalizzati
Comunicazione personalizzata
Risultato atteso

Incremento del 10-15% deii clienti raggiungibile se i pacchetti sono percepiti come rilevanti e convenienti
Marketing multicanale

Face to face
Social digital
Materiale informativo in store
Risultato atteso

Aumento del 15-20% dei clienti raggiungibile se i canali online e offline sono ben integrati
Acquisizione nuovi clienti

Promozioni mirate
Campagne educative
Eventi e open day tematici
Feedback
Risultato atteso

Incremento del 10-12% del fatturato raggiungibile se le campagne sono ben targettizzate e seguite da azioni di follow up
Personalizzazione dell’offerta

Sportivi
Anziani
Gravodanza
Post parto
Servizi pediatrici
Risultato atteso

Incremento del 12-18% dei clienti raggiungibile se i servizi sono adeguati alle esigenze del target e promossi in modo chiaro
Fonti

Adrower, Gestione agile di prodotti e servizi, Tema Farmacia – Tecniche Nuove n. 11/2023
Aswath Damodaran,The Corporate Life Cycle: Business, Investment, and Management Implications, Penguin Putnam Inc, 2024
Federfarma, La farmacia italiana 2023, https://www.federfarma.it/Documenti/farmacia_italiana2023.aspx
Adrower, Valore aziendale, Tema Farmacia – Tecniche Nuove n. 5/2023
Casey, Jama Sept 12, 2024
Stada Health Report, 2024

Sonno e diabete di tipo 2: dormire troppo o troppo poco aumenta il rischio

Sonno e diabete di tipo 2: dormire troppo o troppo poco aumenta il rischio

fonte: www.farmacista33.it

Ci sono prove di una stretta associazione tra la durata del sonno e l'incidenza del diabete di tipo 2: ogni ora in più o in meno di sonno aumenta sino al 50% il rischio di diabete di tipo 2

La durata del sonno influisce significativamente sul rischio di sviluppare diabete di tipo 2: se la normale una durata del sonno è di 7 ore al giorno, un riposo troppo breve (meno di 6 ore) o troppo lungo (oltre 9 ore) può aumentare fino al 50% il rischio di sviluppare la patologia e ogni variazione di un'ora in più o in meno rispetto alla durata ottimale comporta un incremento del rischio del 9-14%. Il tema, supportato da un’ampia letteratura scientifica, è stato presentato al congresso nazionale della Società Italiana di Diabetologia (SID).

Ritmo circadiano regolato da neurotrasmettitori
Diversi studi, riportano i diabetologi, hanno calcolato che fino ad un terzo delle persone con diabete abbia una qualche alterazione del sonno, rispetto all’8,2% delle persone senza la malattia. Alterazioni che possono riguardare la durata o la qualità del sonno e che generano sonnolenza diurna, problemi di memoria e cognitivi. I disturbi del sonno possono essere anche precedenti alla diagnosi: si è visto infatti che la frammentazione del sonno è correlata a insulino-resistenza nelle persone affette da obesità senza diabete.

Il sonno è un elemento dei ritmi circadiani ed è regolato anche da vari neurotrasmettitori: insonnia e diabete potrebbero avere una matrice comune nel GABA (acido gamma amino butirrico) che è prodotto anche a livello del pancreas. Anche l’oressina, un neurotrasmettitore coinvolto sia nel ritmo sonno-veglia, sia nel metabolismo del glucosio potrebbe essere coinvolto perché suoi livelli diminuiscono in presenza di apnee ostruttive, obesità e depressione.

“Il sonno è regolato da una cascata di eventi molto complessa” spiega Gian Paolo Fadini, Consigliere Nazionale SID “insonnia, scarsa durata del sonno, risvegli frequenti, sonno frammentato, e risvegli precoci determinano una ridotta sensibilità all’insulina e innescano un circolo vizioso. Si tratta di effetti concreti sul metabolismo, come riduzione della tolleranza al glucosio, aumento dell’insulino resistenza e disfunzione delle cellule beta. La carenza di sonno, se cronica, si associa anche ad un peggiore comportamento alimentare, con assunzione di cibi più ricchi di grassi e zuccheri. Le persone con obesità e diabete presentano spesso apnee ostruttive che provocano risvegli notturni e sonnolenza diurna. Inoltre, le persone con diabete e neuropatia periferica lamentano spesso intorpidimento, formicolii e dolore agli arti inferiori. La sindrome delle gambe senza riposo, infatti, interessa una persona con diabete su 5”.

Cronotipo, dormire troppo o troppo poco
La breve durata del sonno e la privazione del sonno sono anche associati a livelli elevati di cortisolo e citochine pro-infiammatorie, cambiamenti nelle adipochine secrete dal tessuto adiposo, aumento della lipolisi e aumento della fame e dell'appetito, in gran parte determinati da diminuzione dei livelli di leptina e aumento di quelli di grelina.

Anche il ‘cronotipo’ è stato collegato al diabete di tipo 2: coloro che hanno una preferenza ‘serale’ cioè, andare a letto tardi e alzarsi tardi, avevano una probabilità aumentata di 2,5 volte di avere diabete di tipo 2 rispetto ai cronotipi mattutini (cioè coloro che prediligono andare a letto presto ed alzarsi presto).

“In un'ottica di presa in carico multidisciplinare, anche il sonno è un elemento che dovrebbe essere indagato di routine - sottolinea Raffaella Buzzetti Presidente SID - tra diabete e sonno, infatti, si instaura una ‘relazione tossica’ che non solo determina l'aumento dei livelli di glucosio e insulina a digiuno ma anche dell'emoglobina glicata, ad indicare e un peggiore controllo metabolico. L'ultima Consensus ADA/EASD ha posto il sonno come una delle componenti centrali nella gestione del diabete di tipo 2, dandogli pari dignità a fattori di stile di vita come dieta e l'esercizio fisico”.

Vaccino HPV: efficacia, sicurezza e consulenza del farmacista nella prevenzione dei tumori

Vaccino HPV: efficacia, sicurezza e consulenza del farmacista nella prevenzione dei tumori

Fonte: www.farmacista33.it

Aumentare le coperture, sia tra i ragazzi che tra le ragazze, può contribuire a ridurre il rischio di tumori Hpv correlati, ma anche a contrastare la diffusione delle infezioni da Hpv. Il farmacista può contribuire affrontando proattivamente le preoccupazioni delle persone sulla sicurezza e l'efficacia del vaccino anti Hpv


Il vaccino contro l’HPV riduce in modo significativo il rischio di tumori correlati all’HPV, con un notevole calo delle infezioni e delle lesioni precancerose tra gli individui vaccinati. Alla luce di questo, i farmacisti dovrebbero sottolineare l’efficacia del vaccino nella prevenzione del cancro ed essere preparati ad affrontare le problematiche relative alla sicurezza delle persone, nonché a fornire educazione e a rimanere informati, per affrontare eventuali preoccupazioni. A evidenziarlo è una review pubblicata su Pharmacy Practice in Focus: Health Systems.

Infezioni da HPV in Italia
L’infezione da papillomavirus umano (HPV) è estremamente frequente: si stima che fino all’80% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita con un virus Hpv di qualunque tipo, e che oltre il 50% si infetti con un tipo ad alto rischio oncogeno. In Italia, la prevalenza di Hpv oncogeni nella popolazione generale è pari all’8% ed è maggiore nelle più giovani, con un picco sotto i 25 anni. Anche in Italia, il sottotipo di virus più frequente è Hpv 16, la cui prevalenza nella popolazione sana è di circa del 2-10%, mentre la prevalenza di Hpv 18 è di 0-6%. In presenza di lesioni citologiche, la prevalenza di questi due tipi è più elevata. La prevalenza dell’Hpv aumenta nelle donne con citologia anormale (34-68%), proporzionalmente alla gravità delle lesioni, superando il 90% nei tumori invasivi del collo dell’utero.

La prevenzione primaria con la vaccinazione
In Italia sono stati approvati tre vaccini: bivalente, contro Hpv 16 e 18, quadrivalente, che protegge anche contro Hpv 6 e 11, e nonavalente, disponibile dal 2017, che previene oltre il 90% delle forme tumorali associate al virus, con un ottimo profilo di sicurezza. La somministrazione è in due dosi, nei soggetti fino a 14 anni. Oltre questa età, sono previste tre dosi. A seguito della vaccinazione, gli anticorpi persistono circa nove anni, pertanto ad oggi non è indicata una dose di richiamo. In ogni caso, è importante sottolineare che, dal momento che i vaccini disponibili non prevengono la totalità delle infezioni da Hpv ad alto rischio, la vaccinazione non sostituisce lo screening tramite Pap test o Hpv test.

Efficacia della vaccinazione
La vaccinazione contro l’HPV riduce in modo significativo il rischio di tumori correlati all’HPV. Uno studio su 1.672.983 pazienti di sesso femminile di età compresa tra 10 e 30 anni che avevano ricevuto il vaccino ha scoperto che l’immunizzazione era associata a una sostanziale riduzione dell’incidenza del cancro cervicale invasivo, con una diminuzione più pronunciata tra le donne vaccinate prima dei 17 anni. Dalla prima approvazione del vaccino per l’HPV negli USA, inoltre, si è registrato un calo dell’88% delle infezioni tra le adolescenti e dell’81% tra le giovani donne e la percentuale di lesioni precancerose causate dai tipi di HPV più comunemente associati al cancro cervicale è diminuita del 40% tra le donne vaccinate. Infine, la vaccinazione offerta sia alle donne che agli uomini ha portato a un declino più rapido e sostanziale dei tipi di HPV prevenibili con vaccino e l’aumento complessivo dei tassi di vaccinazione fornisce benefici attraverso l’immunità di gregge, riducendo anche la diffusione del virus tra i non vaccinati.

La consulenza del farmacista
I farmacisti hanno un ruolo chiave nell’affrontare proattivamente le preoccupazioni delle persone che vi si rivolgono, attraverso una comunicazione efficace. Ad oggi, i benefici della vaccinazione contro l’HPV nella prevenzione del cancro cervicale e di altre malattie correlate all’HPV sono stati ampiamente documentati. Tuttavia, dal momento che le preoccupazioni sulla sicurezza possono contribuire all’esitazione vaccinale e dissuadere le persone dal ricevere il vaccino contro l’HPV, così come i genitori dal far vaccinare i figli, è consigliabile che i farmacisti intraprendano un dialogo aperto con chi entra in farmacia in merito alla vaccinazione per l’HPV, per garantire che sia informato e che eventuali preoccupazioni vengano affrontate.

Fonte

Bradford C. V. et al., HPV vaccine: balancing benefits, risks, and public perception. Pharmacy Practice in Focus: Health Systems (2025); 14(3); https://www.pharmacytimes.com/view/hpv-vaccine-balancing-benefits-risks-and-public-perception

Epidentro. Aspetti epidemiologici dell’infezione da HPV in Italia https://www.epicentro.iss.it/hpv/epidemiologia-italia

Epicentro. HPV. https://www.epicentro.iss.it/hpv/

La farmacia italiana 2025: nuova convenzione e sviluppo dei servizi

La farmacia italiana 2025: nuova convenzione e sviluppo dei servizi

fonte: www.pharmaretail.it

Federfarma ha pubblicato anche quest’anno il documento “La farmacia italiana 2025”, un’analisi completa sull’evoluzione del ruolo delle farmacie in Italia. Il report traccia una fotografia della farmacia nel 2025, illustrando l’impegno della farmacia nel rafforzare la sanità di prossimità, l’ampliamento dei nuovi servizi, la crescente integrazione con il Servizio sanitario nazionale e il miglioramento dell’accessibilità per i cittadini, in particolare nelle aree interne e più fragili.

Le nuove norme potenziano il ruolo della farmacia
«Due importanti novità hanno interessato la farmacia italiana nel 2024. La prima l’introduzione, con la Legge di Bilancio 2024, di un nuovo modello di remunerazione per le farmacie sui medicinali erogati in regime di convenzione con il SSN in parallelo all’avvio di un processo di trasferimento dei medicinali dalla distribuzione diretta/distribuzione per conto alla distribuzione in farmacia in regime convenzionale» spiega Marco Cossolo, presidente Federfarma nazionale nell’introduzione. «Questi due passaggi, strettamente collegati tra loro, hanno costituito un’innovazione di assoluto rilievo che, finalmente, ha dato attuazione a una serie di norme volte a potenziare il ruolo delle farmacie nella dispensazione dei farmaci per la cronicità, approvate negli anni passati, ma mai concretamente attuate». La novità del 2025 è il rinnovo della Convenzione farmaceutica nazionale (della quale PharmaRetail aveva già parlato qui) in vigore dal 6 marzo 2025, a seguito dell’Accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni, che fa seguito ai due succitati passaggi fondamentali introdotti nel 2024 ed è destinata a incidere profondamente sull’evoluzione della farmacia italiana nel prossimo futuro.

Il 79% dei farmacisti collaboratori è donna
l numero delle farmacie continua ad aumentare anche a seguito dei concorsi straordinari e alle nuove aperture ed oggi è arrivato a 20.195. Il rapporto effettivo farmacie-abitanti è superiore a quello previsto dalla legge (pari a una farmacia ogni 3.300 abitanti). Questo perché le farmacie sono presenti anche nei centri abitati con poche centinaia di abitanti e perché le Regioni hanno sfruttato la possibilità, prevista dalla legge, di aprire farmacie in zone disagiate e mal collegate, indipendentemente dal numero di abitanti. Le farmacie rurali in Italia sono 7.200, operano in piccoli comuni con meno di 5.000 abitanti e assistono più di 10 milioni di persone. Di queste, 4.400 sono farmacie rurali sussidiate, situate in aree con meno di 3.000 abitanti e sostenute economicamente dalle Regioni per il loro ruolo essenziale in zone disagiate. Tra queste, 2.000 si trovano in centri con meno di 1.500 abitanti, servendo quasi 2 milioni di persone, soprattutto anziani. Oltre il 60% delle farmacie è oggi gestita in forma societaria. La quota restante (poco meno del 40%) è gestita sotto forma di ditta individuale. I farmacisti titolari di farmacia e soci di società titolari di farmacia sono complessivamente 21.300 (elaborazione Federfarma su dati ENPAF al 31 dicembre 2024): il 53% è costituito da donne. Per quanto riguarda l’occupazione, il numero degli addetti complessivi e pari a 100mila di cui 76mila dipendenti, di cui 58mila farmacisti collaboratori. I farmacisti collaboratori sono per il 79% donne, e 21% uomini, con un’età media di 41 anni.

Il futuro della farmacia: l’accesso ai farmaci e servizi
A conclusione del documento viene dato uno sguardo al futuro della farmacia e come primo punto fermo dell’attività delle farmacie c’è l’impegno sul fronte della dispensazione professionale dei medicinali: “in questo ambito si intrecciano due questioni centrali, l’appropriatezza d’uso e l’accesso alle cure farmacologiche, che costituiscono altrettante sfide fondamentali per la sanità del futuro”. Infine, il modello della Farmacia dei servizi, che è stato di fatto aggiornato e integrato a seguito dell’esigenza di dare nuove risposte ai bisogni della popolazione (con i test sierologici, i tamponi, i vaccini), deve trovare concreta attuazione su tutto il territorio nazionale, nell’ottica di contribuire al potenziamento della rete. di assistenza territoriale, la cui efficienza si è dimostrata fondamentale per affrontare il quadro epidemiologico.

Vaccinazioni in farmacia, tra progressi e sfide: cosa dice il documento FIP

Vaccinazioni in farmacia, tra progressi e sfide: cosa dice il documento FIP

fonte: www.farmacianews.it

La settimana Mondiale dell’Immunizzazione – in corso dal 24 al 30 aprile – ha rappresentato l’occasione per la Federazione internazionale dei Farmacisti – FIP, di pubblicare un documento di analisi dei progressi compiuti nella vaccinazione a livello globale e delle sfide ancora da superare.
In occasione della Settimana Mondiale dell’Immunizzazione, celebrata dal 24 al 30 aprile, la International Pharmaceutical Federation – FIP, ha presentato un’analisi completa dei progressi raggiungi nella vaccinazione in farmacia basandosi sui dati di 116 Paesi. Il documento mostra le strategie di successo implementate dai diversi Paesi per rendere le vaccinazioni più accessibili, citando anche l’Italia come esempio di best practice. Obiettivo primario del rapporto è fornire una fotografia dei progressi compiuti e delle sfide ancora in campo per promuovere la vaccinazione in farmacia a livello globale.

Le vaccinazioni in farmacia: lo scenario globale
A livello globale, dei 116 Paesi ricompresi nell’analisi, 56 – tra cui l’Italia – hanno adottato normative per promuovere la vaccinazione in farmacia. L’Europa risulta in tal senso il Continente più avanzato con 25 Paesi che hanno implementato la normativa. In questi contesti si sta lavorando per ampliare l’offerta in termini di vaccinazioni somministrate e di una migliore messa a punto delle normative. Per quanto concerne gli altri contesti, una normativa è stata adottata in 11 Paesi dell’Africa, 8 dell’America e 7 dell’area mediterranea orientale.

Tuttavia, solo una parte di questi paesi garantisce ai farmacisti la possibilità di somministrare vaccini. La normativa risulta invece assai limitata nell’Area del Pacifico Occidentale in cui solo in due paesi consentono sia la somministrazione che la prescrizione di vaccini da parte dei farmacisti. Infine l’area del Sudest asiatico risulta quella con la minore implementazione.

Le principali sfide
Stando ai risultati di una survey FIP, le sfide principali per il pieno dispiegamento della vaccinazione in farmacia riguardano il supporto governativo e del sistema sanitario – che compare tra la principale barriera segnalata – e le barriere finanziarie: l’assenza di una equa remunerazione scoraggia i farmacisti dal dedicarsi a questa tipologia di servizio.

Un ulteriore elemento ostativo è rappresentato dalla resistenza di altri professionisti sanitari – medici e infermieri in primis – motivato da una preoccupazione relativa alla carenza di una adeguata formazione da parte dei farmacisti e da problematiche di concorrenza. Sul tema della formazione – segnalato ma meno rilevante rispetto alle barriere politiche e finanziarie – programmi standardizzati sarebbero auspicabili, mentre tuttavia si ravvisa una formazione che varia notevolmente da paese a paese.

In tal senso, il documento FIP sottolinea che la vaccinazione in farmacia rappresenta un importante progresso nell’assistenza sanitaria e una risposta in termini di accessibilità, fruibilità ed efficienza. Altresì, con tassi di vaccinazione in molti Paesi (compresa l’Italia) al di sotto degli standard ottimali, la vaccinazione in farmacia rappresenta un’opportunità per migliorare l’immunizzazione riducendo al contempo il carico delle strutture sanitarie tradizionali.

Alcuni esempi di best practice
Il rapporto illustra anche alcune best practice messe in campo in alcuni contesti. In Paesi come Australia e Germania, è stato fondamentale introdurre cambiamenti normativi graduali e su scala nazionale, garantendo un sostegno delle parti interessate e dimostrando al tempo stesso i vantaggi di un più ampio accesso all’immunizzazione.

Per quanto concerne invece la formazione, premianti le esperienze di Arabia Saudita e Belgio che attraverso programmi strutturati hanno garantito che i farmacisti fossero dotati delle competenze e delle certificazioni necessarie.

Altresì, l‘integrazione dei registri vaccinali nei sistemi sanitari elettronici nazionali – come in Belgio, Irlanda e Portogallo – ha semplificato i flussi di lavoro, riducendo la frammentazione esistente nella raccolta dei dati e migliorando il coordinamento degli operatori sanitari.

Importanti campagne di sensibilizzazione, come quelle messe in campo in Canada e Svezia, si sono dimostrate particolarmente utili per superare la disinformazione e rafforzare la fiducia nei servizi di vaccinazione in farmacia. Infine, la collaborazione interprofessionale, come avvenuto in Francia e Grecia, ha ridotto le resistenze di altri operatori sanitari promuovendo il lavoro di squadra.

Per quanto riguarda l’Italia infine, il documento evidenzia con positiva enfasi la scelta di implementare un programma di formazione vaccinale standardizzato di carattere nazionale necessario a superare le disparità regionali e le resistenze professionali. Il documento ricorda altresì che all’inizio del 2024, sono state introdotte proposte legislative per far sì che i farmacisti possano somministrare tutti i vaccini a soggetti di età superiore ai 12 anni.

Spazio alla memoria olfattiva anche in farmacia

Spazio alla memoria olfattiva anche in farmacia

fonte: www.farmacianews.it

Il ricordo di un profumo o un odore oggi è incluso nelle tecniche di vendita, al punto che l’olfatto è sempre più oggetto di numerosi studi su cui si basano le più moderne tecniche del cosiddetto “Neuromarketing”

Malva Moncalvo6 Maggio 2025

L’olfatto è il più ancestrale dei nostri sensi ma quello che è stato maggiormente tralasciato. Addirittura, Sigmund Freud sosteneva che il genere umano si sarebbe evoluto soltanto se avesse abbandonato l’utilizzo di questo senso così primitivo e animalesco che altro non faceva se non enfatizzare l’istinto con tutto ciò che ne conseguiva e che mal si sposava con le usanze della società. Sono numerosi gli esempi di tradizioni, ancora oggi utilizzate, che nascono da necessità olfattive.

Soltanto Friedrich Nietzsche riconobbe le peculiarità di questo senso e ne prese, in un certo qual modo, le difese affermando che “il suo naso non sbagliava mai”.

Il processo di sviluppo scientifico a lungo ha trascurato l’olfatto e sono moltissimi i ricercatori e gli scienziati, ma anche i filosofi e gli antropologi, ad aver minimizzato le capacità olfattive dell’uomo. Alcuni hanno formulato tesi legate alla dimensione del bulbo olfattivo, altri al rapporto bulbo olfattivo/cervello, altri ancora hanno sostenuto un processo di sviluppo del cervello stratificato e gerarchizzato da cui dipenderebbe l’importanza o la sudditanza di questo senso.

Individuare l’odore
In ogni caso, non è tanto la percezione dell’odore ciò che interessa ma l’individuazione dell’odore: il poterlo riconoscere e classificare. Secondo McGann, il cane avrebbe una migliore percezione dell’odore dell’urina per la strada mentre l’essere umano è capace di distinguere il profumo del vino buono: il cane non ha il recettore per il tricloroanisolo, la molecola che permette di stabilire se una bottiglia di vino “sa di tappo”.

Da quando l’uomo ha imparato a utilizzare il fuoco per cuocere i cibi, circa due milioni di anni fa, si sono sviluppati i cosiddetti recettori olfattivi della via retronasale: quelli che permettono alle componenti olfattive dei cibi di raggiungere la mucosa olfattiva dal retro della cavità orale.

I principali ruoli di questo senso sono tre: l’alimentazione, il riconoscimento dei pericoli e la comunicazione sociale. Il feto riconosce l’odore della madre e sarà ciò che ricercherà per l’allattamento. Il latte materno contiene vanillina, ecco quindi che la maggior parte delle persone allattate al seno ama i profumi base vaniglia, a differenza di chi è stato allattato artificialmente. Questo dato è un ottimo esempio della memorizzazione degli odori per ripetizione: un gesto istintivo, di sopravvivenza e ripetuto nel corso del tempo in maniera inconsapevole che ci porta in una zona di comfort che resterà tale per tutta la vita.

Legame con i ricordi

Tra i cinque sensi, l’olfatto è quello più legato ai processi di memoria, sia conscia (dichiarativa) che inconscia (non dichiarativa), in particolar modo per quanto concerne lo stato emozionale dei ricordi. In alcuni casi, infatti, presenta una possibilità trasmissiva inconscia, in quanto il messaggio passa in maniera indipendente dalla nostra volontà. Questa caratteristica fisiologica fa sì che, percependo un odore, ci possa ritornare alla memoria una determinata persona, situazione, luogo, proprio perché questo senso è riuscito ad aprire un “cassetto” della nostra memoria che sblocca uno o più ricordi.

Non a caso, gli anglosassoni parlano di “Sell with Smell” per sintetizzare le tecniche del cosiddetto neuromarketing che si propongono di rendere multisensoriale l’esperienza di acquisto. È indubbio, infatti che il profumo provochi benessere, invogli alla permanenza in un luogo e renda quindi più probabile anche l’acquisto.

Tecniche di vendita

Il marketing olfattivo usa gli odori con tecniche e strategie mirate a influenzare il comportamento di acquisto. Basti pensare che già nel 1966, Procter&Gamble aggiunse il profumo di limone a un detersivo liquido per piatti perché l’idea di questo agrume ne avrebbe evidenziato la forza sgrassante. Fu subito un successo, e lo è tuttora!

L’odore di pane, di vaniglia, di torta diventano uno strumento “porta dentro” e modificano il camminamento dell’utente: a parità di prezzo, infatti, siamo attratti da prodotti con una valenza emotiva e tendiamo ad aggrapparci a elementi rassicuranti che spesso riconducono al passato e a zone di comfort.

Volume giusto
Analizzando la mappa degli stimoli a cui è sottoposto il consumatore, è stato riscontrato che i fattori che influenzano le decisioni di acquisto inconsapevoli sono molteplici. Attenzione: inconsapevoli non significa irrazionali.

L’utente è spesso più attento al rapporto prezzo/quantità che non a quello prezzo/qualità e quest’ultima non si evince dalla lista degli ingredienti che compongono il prodotto, bensì molto più spesso dal tipo di packaging impiegato, dai colori e dalle forme utilizzate (che non è detto che siano coerenti con la vera natura del prodotto).

A parità di prezzo siamo più attratti dai prodotti con una valenza emotiva che può essere amplificata da stimoli multisensoriali. Ma è sempre bene non esagerare: il volume troppo alto della musica, così come l’eccesso di profumo, può risultare fastidiose e diventare controproducente.

Logo olfattivo
Riferendosi all’olfatto, sarà opportuno selezionare delle fragranze che creino il cosiddetto “logo olfattivo” del reparto, che potrebbe essere caratterizzato da note talcate in grado di evocare sensazioni di pulito, fresche e morbide, assolutamente non invasive e conferire agli ambienti della farmacia eleganza e sobrietà. In questo modo, si evita che il cliente/paziente si rivolga a noi solo per l’etico ed effettui gli acquisti del cosmetico altrove.

Con queste accortezze, è possibile collocare la farmacia come punto di riferimento professionale sul territorio, qualificandole e, nel contempo, differenziandole anche dalla multicanalità delle proposte. A questo proposito, è raccomandabile far capire ai clienti che i prodotti cosmetici selezionati sono di grande qualità selezionata e pertanto ideali sia per prendersi cura di sé che anche per utili regali.

I profumi rappresentano una category specifica del grande mondo della cosmesi. Anch’essi regolati a livello normativo del Reg. 1223/2009, i profumi godono oggi di grande attenzione in quanto il mercato è fortemente in espansione, proprio per la capacità dei suoi prodotti di attivare stati emozionali legati alla memoria olfattiva che risultano gratificanti per l’utilizzatore e fidelizzanti per il brand.

Attraverso il profumo si possono raccontare storie, sottolineare valori, consentire esperienze immersive ma soprattutto memorabili che, quando ben studiate, hanno molteplici risvolti positivi anche in termini di marketing.

Fin dall’antichità

L’olfatto ha una valenza ancestrale perché è il senso che ci ha sempre difeso dal pericolo e infatti rimane importantissimo e conserva il ruolo di barriera e protezione anche dagli agenti patogeni e/o dalle sostanze nocive per il quale Madre Natura pare ce lo abbia donato. Basti pensare che quando siamo raffreddati sentiamo meno anche i sapori, o che le bombole del metano, che è inodore, vengono appositamente addizionate con “l’odore del gas” proprio per rendere riconoscibili eventuali perdite che altrimenti sarebbero troppo pericolose.

Nel corso della storia, l’olfatto non è mai stato considerato un senso nobile quali sono la vista e l’udito, proprio perché caratterizzato da una componente inconscia che lo rende più istintivo, in un certo qual modo “con istinto animale”. Basti pensare che tutto il mondo dei Diritti di Autore tutela opere che interessano la vista o l’udito (vedi il mondo SIAE), ma non esiste nulla a tutela dei profumi. E non deve quindi sorprendere che a guidare questo senso siano più le emozioni che non le parole.

Sembra che la perdita dell’abitudine a saper usare l’olfatto abbia contribuito all’acquisizione della posizione eretta nel processo di sviluppo dell’uomo, infatti, gradualmente abbiamo avuto la necessità di “tirare su la testa” per dare spazio alla vista.