di Redazione SoFarmaMorra | 19 Giugno 2025 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacistavincente.it
In un panorama in costante evoluzione come quello della farmacia, il 2025 rappresenta un punto cruciale per capire quali realtà siano riuscite ad anticipare e interpretare le esigenze emergenti della clientela. Se fino a qualche anno fa bastava avere una buona posizione, una croce verde lampeggiante e uno scaffale ben fornito per garantire redditività e flusso di clienti, oggi non è più sufficiente.
Le farmacie più performanti del 2025 sono quelle che hanno capito l’importanza di ridefinire la loro identità, spostando l’attenzione dalla semplice dispensazione di farmaci al fornire un’esperienza completa che mette al centro il benessere delle persone.
Non sono più generaliste, ma specialisti riconosciuti in un determinato settore. La specializzazione è divenuta infatti una leva fondamentale: meno offerta generalizzata e più attenzione a nicchie specifiche di mercato, così da essere percepiti come veri e propri esperti.
Ma che cosa caratterizza veramente le farmacie al top della performance nel 2025?
Innanzitutto, un posizionamento distintivo chiaro e percepibile. Questo significa comunicare con efficacia e coerenza il proprio valore unico, andando oltre il semplice logo personalizzato. Non più messaggi impersonali e generalisti, ma comunicazioni mirate che risuonano con le esigenze e i desideri del cliente finale, raccontando storie autentiche e creando empatia. Una comunicazione sincera che parla il linguaggio delle persone e non quello tecnico degli operatori di settore, che spesso risulta incomprensibile al grande pubblico.
Altro elemento chiave delle farmacie di successo è la capacità di creare ambienti dove le persone si sentono davvero bene. Non solo luoghi per “malati”, ma spazi pensati per vivere un’esperienza gratificante e piacevole. Parliamo di farmacie progettate strategicamente, che mettono il cliente al centro, offrendo un percorso d’acquisto intuitivo, attraente e coinvolgente. Sono luoghi in cui è un piacere entrare, esplorare e sostare, dove si respira aria di professionalità e autenticità, distaccandosi nettamente dal vecchio modello della farmacia come semplice luogo di transito obbligato per reperire medicinali.
Nel 2025, poi, la farmacia vincente è quella che ha saputo costruire un team affiatato, motivato e competente. Una squadra che lavora in perfetta armonia per raggiungere obiettivi comuni, capaci di fornire consulenze mirate, suggerimenti appropriati e, soprattutto, fidelizzare il cliente tramite l’ascolto e l’empatia. In queste farmacie non si vendono prodotti ma soluzioni ai problemi reali delle persone, offrendo consigli autentici che nascono da una comprensione profonda delle esigenze specifiche.
La tecnologia è certamente un elemento distintivo delle farmacie più performanti: strumenti avanzati di analisi e monitoraggio consentono di anticipare i bisogni, offrendo servizi su misura, altamente personalizzati. In questo contesto, l’intelligenza artificiale non rappresenta una minaccia ma un potente alleato del farmacista, utilizzata per ottimizzare la gestione interna e aumentare la qualità dell’interazione con il cliente-paziente.
Ma più di tutto, le farmacie di successo del 2025 hanno saputo mettere al centro la persona, riscoprendo il ruolo sociale della farmacia come luogo di prevenzione, salute e benessere. Non solo la dispensazione del farmaco, quindi, ma una missione sociale e comunitaria, capace di rafforzare il legame con il territorio e rispondere concretamente ai bisogni delle persone. La farmacia diventa così un luogo di aggregazione sociale, dove consulenze sulla salute si intrecciano a incontri informativi, attività legate al benessere fisico e mentale, e ad esperienze di acquisto che emozionano e fidelizzano.
In questo scenario, la farmacia del 2025 è un luogo dove le persone stanno bene, dove il farmacista è riconosciuto non più come semplice commerciante ma come professionista essenziale per la comunità. Un luogo unico e differente, capace di distinguersi con successo nel mercato e, soprattutto, nella mente e nel cuore delle persone.
di Redazione SoFarmaMorra | 11 Giugno 2025 | Mondo Farmacia
Fonte: www.farmacianews.it
Siglata l’intesa tra farmacisti e fisioterapisti che consente alle farmacie della città di Roma di fornire servizi di counselling specializzato in ambito fisioterapico-riabilitativo
L’alleanza fra fisioterapisti e farmacie era nell’aria e l’accordo, strategico in un contesto di sanità di prossimità, è stato ufficializzato. La firma simbolica tra la presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti del Lazio, Annamaria Servadio, il presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Roma, Giuseppe Guaglianone, il presidente di Federfarma Roma, Andrea Cicconetti, e il coordinatore di Assofarm Lazio, Enrico Cellentani ha avuto luogo nel corso del secondo congresso regionale di OFI Lazio.
L’accordo, che ridisegna la figura del fisioterapista all’interno della rete territoriale, offre al cittadino la possibilità di ricevere all’interno dei presidi di Regione Lazio aderenti all’iniziativa counselling specializzati in ambito fisioterapico-riabilitativo.
Al via la sperimentazione
Il progetto, innovativo, che vede in sinergica collaborazione, ciascuno secondo le proprie competenze, fisioterapisti e farmacisti, prende avvio nella Città Metropolitana di Roma con prospettiva di estensione in tutta la Regione Lazio.
Prevede la presenza di un fisioterapista, professionista, in locali dedicati all’interno delle farmacie aderenti dove potrà offrire consulenze, valutazioni e un primo orientamento terapeutico, indirizzando l’utenza, a seconda dei casi e della complessità della problematica, al medico di medicina generale o allo specialista o alle strutture riabilitative indicate dall’Azienda sanitaria, come anche verso studi privati o servizi pubblici di riabilitazione.
Il protocollo ha l’obiettivo di valorizzare le competenze di gestione del fisioterapista, favorire la fase di auto-cura nei percorsi riabilitativi e abilitativi di mantenimento verificati e guidati dal fisioterapista e soprattutto di creare una rete di prossimità tra farmacia, farmacisti e fisioterapisti libero professionisti presenti sul territorio.
Non ultimo, il progetto intende promuovere, anche con altri professionisti sanitari, l’empowerment della cittadinanza attraverso interventi di educazione sanitaria, soprattutto, in ambito di stili di vita e in relazione alle patologie croniche o cronicizzanti.
Multidisciplinarietà e collaborazione
«L’accordo tra fisioterapisti e farmacisti in questo momento storico è fondamentale per il ridisegno della rete territoriale – ha spiegato all’agenzia Dire Annamaria Servadio – e nasce da una comunione di intenti coltivati dall’inizio dello scorso anno in occasione del primo convegno regionale di OFI Lazio».
Un’intesa che sottolinea l’importanza di fare rete: «Obiettivo strategico dell’accordo, profondamente condiviso da farmacisti e fisioterapisti – ha aggiunto Giuseppe Guaglianone – è quello di migliorare la sanità di prossimità. Obiettivo che può essere raggiunto solo con una collaborazione inter-professionale organica e strutturata tra le figure professionali della sanità che operano sul campo, impegnate ciascuna negli ambiti di pertinenza e con le proprie competenze, a erogare servizi di salute per il cittadino attraverso programmi e iniziative integrate con le altre professioni, con le Aziende sanitarie locali e le istituzioni».
Così ha commentato Andrea Cicconetti: «Grazie alla collaborazione con i fisioterapisti si apre, finalmente, la possibilità di definire linee guida chiare, potendo così regolamentare anche il rapporto tra due figure professionali centrali nel sistema sanitario. Mi auguro che l’accordo rappresenti l’inizio di una collaborazione proficua per tutti, con la salute primaria del cittadino sempre al centro».
Positiva anche la reazione di Enrico Cellentani: «Questa alleanza è un’ulteriore occasione per chi lavora sul territorio di avere dei punti, dei luoghi dove erogare i servizi sempre più di prossimità per soddisfare le esigenze di una cittadinanza che fa sempre più fatica, per ragioni di età, di patologie, a muoversi, a fare file, a dislocarsi sul territorio».
Cosa prevede l’intesa
La firma dell’accordo attribuisce all’Ordine dei Farmacisti di Roma un ruolo di supervisione sull’attuazione e la gestione operativa della collaborazione tra farmacisti e fisioterapisti nelle farmacie, garantendo il pieno rispetto del Codice deontologico e delle competenze professionali di ciascuna figura.
L’Ordine, insieme a OFI Lazio, sarà, inoltre, responsabile della progettazione e dell’organizzazione di percorsi formativi rivolti ai professionisti coinvolti nell’iniziativa, al fine di assicurare standard elevati di qualità, sicurezza e appropriatezza nelle prestazioni erogate.
Federfarma Roma e Assofarm, più operative, avranno il compito di raccogliere le adesioni delle farmacie interessate a ospitare l’attività dei fisioterapisti da svolgersi in locali dedicati, conformi ai requisiti di igiene, riservatezza e idoneità previsti per consulenze valutative e riabilitative. Cureranno, inoltre, l’aggiornamento continuo dell’elenco delle farmacie partecipanti e offriranno supporto per eventuali prenotazioni di prestazioni sanitarie pubbliche richieste dai cittadini nell’ambito del percorso avviato con il fisioterapista.
OFI Lazio selezionerà, invece, fisioterapisti operanti in regime di libera professione che saranno presenti nelle farmacie aderenti, svolgendo attività di counseling e di primo approccio terapeutico, orientando il paziente se necessario verso percorsi e servizi più ai bisogni emergenti.
Sarà, infine, definito un modello organizzativo per garantire il raccordo efficace tra le farmacie e le strutture del Servizio sanitario regionale, favorendo un percorso integrato e accessibile di presa in carico.
Modalità di partecipazione/adesione
I fisioterapisti libero-professionisti iscritti all’OFI Lazio, interessati alla partecipazione possono presentare candidatura per svolgere il ruolo di counselor presso una sola farmacia aderente al progetto e candidare esclusivamente il proprio studio professionale come sede di erogazione di prestazioni riferite a una singola farmacia, ubicata in prossimità territoriale. Le due attività non possono essere espletate nella stessa farmacia.
L’accordo sottoscritto tra Ordine dei Farmacisti di Roma, Ordine dei Fisioterapisti del Lazio, Federfarma Roma e Assofarm Lazio avrà durata di un anno.
di Redazione SoFarmaMorra | 11 Giugno 2025 | Mondo Farmacia
Fonte: www.farmacista33.it
Nonostante le raccomandazioni di EMA e AIFA l’accesso agli auto-iniettori di adrenalina non è garantito in tutte le Regioni. Attualmente classificati come ospedalieri andrebbero riclassificati in Fascia A, per permettere un accesso diretto in farmacia
di Redazione Farmacista33
Shock anafilattico: farmaci salvavita nelle farmacie in classe A per favorire accesso ai pazienti a rischio
In Italia ogni anno si registrano 40 casi fatali di shock anafilattico, tra allergie alimentari e punture di imenotteri (api, vespe, calabroni) ma il numero è sottostimato in quanto manca una sorveglianza nazionale. Ma non è l’unica criticità: la classificazione dei farmaci salva-vita, gli auto-iniettori di adrenalina, in regime ospedaliero, complica l'accesso da parte del paziente. Andrebbero riclassificati in Fascia A con reperimento diretto nelle farmacie.
Il dibattito su questi temi si è aperto durante l’incontro “Anafilassi: prevenzione e consapevolezza – Un impegno per la sicurezza del paziente” promosso dall’Associazione italiana allergie alimentari Food Allergy Italia APS in collaborazione con l’Intergruppo Parlamentare sulla malattia celiaca, allergie e AMFS, con i patrocini di AAIITO (Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri), SIAAIC (Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica), SIAIP (Società Italiana di Allergologia e Immunologia pediatrica), FOFI (Federazione Ordini Farmacisti Italiani), Federfarma e FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi).
Salva vita la somministrazione, tempestiva, di adrenalina
In Italia, il quadro di accesso ai dispositivi salvavita nelle diverse Regioni italiane non è omogeneo e molti pazienti allergici e a rischio shock anafilattico, sono sprovvisti di auto-iniettori di adrenalina.
“L’unica modalità per rispondere prontamente ad uno shock anafilattico è la somministrazione, tempestiva, di adrenalina auto-iniettabile, raccomandata dall'EMA in numero di due prescrizioni. È fondamentale che ai pazienti allergici a rischio sia facilitato l’accesso agli auto-iniettori di adrenalina, per immediata autosomministrazione in caso di reazione grave – ha sottolineato Antonella Muraro, Direttore Centro Regionale Azienda Ospedale Università di Padova; Past President “European Academy of Allergy and Clinical Immunology” - EAACI e Coordinatore delle Linee Guida Europee per l’Anafilassi 2014-2021 – È essenziale che ai pazienti venga prescritta una terapia d’emergenza appropriata sia come dosi corrette sia come corretta modalità di somministrazione”.
“Ancora oggi in Italia si muore per anafilassi, a causa della mancanza di un piano di prevenzione efficace dell’anafilassi e delle difficoltà di accesso all’autoiniettore di adrenalina per le persone a rischio – ha spiegato Marcia Podestà, Presidente Food Allergy Italia APS all’apertura dei lavori. - Nonostante le raccomandazioni di EMA e AIFA, molte Regioni italiane non garantiscono ancora la corretta erogazione di due autoiniettori per ciascun paziente. Questi dispositivi salvavita dovrebbero essere forniti attraverso le farmacie più vicine ai pazienti, in modo da assicurare un accesso tempestivo in caso di emergenza”.
Riclassificazione adrenalina: dalla Fascia H alla Fascia A
È stata condivisa dagli esperti e dai rappresentati delle categorie la necessità di riclassificare l’adrenalina auto-iniettabile salvavita dalla Fascia H alla Fascia A, così da permettere SSN di rispondere alle necessità dei pazienti.
"Molti pazienti – ha aggiunto Podestà – sono costretti a spostarsi da una Regione a un’altra per ottenere il farmaco nelle farmacie ospedaliere. Ciò rappresenta non solo un costo per la famiglia, ma anche una interruzione della continuità terapeutica”.
In parallelo chiedono di introdurre una adeguata formazione per specialisti, pediatri, medici di medicina generale e di pronto soccorso e farmacisti.
Sulla disponibilità dei farmacisti è intervenuto Eugenio Leopardi, presidente di Federfarma Lazio sottolineando che, se in farmacia è stato possibile somministrare i vaccini è “proprio grazie al fatto che in questi presidi si possono affrontare situazioni di anafilassi”. E ha aggiunto:
“Ci sono 20mila farmacie sul territorio collegate tra loro e sempre aperte ai cittadini, con le quali, chi ha bisogno può interfacciarsi in ogni momento, senza bussare. Credo che il ruolo nel campo della prevenzione e della sensibilizzazione sia un compito importante e all’incontro abbiamo confermato la disponibilità delle farmacie a essere a disposizione della cittadinanza e delle istituzioni in questo senso”.
L’aggiornamento dei Lea con il riconoscimento delle allergie alimentari inserendovi i percorsi diagnostici e terapeutici delle allergie e l’anafilassi, compresi i trattamenti salvavita è “il primo passo per poter garantire alle persone allergiche la tutela necessaria” ha commentato Elena Murelli, 10a Commissione Affari sociali.
"Stiamo lavorando ad una mozione che possa impegnare gli enti preposti ad aumentare la consapevolezza e la formazione sul tema delle allergie alimentari, prima causa di anafilassi nella comunità al difuori degli ospedali, introducendo corsi obbligatori di formazione specifica sull'utilizzo degli autoiniettori di adrenalina e garantire a tutti i pazienti a rischio un'equa accessibilità, abbattendo le diseguaglianze tra le Regioni”.
di Redazione SoFarmaMorra | 11 Giugno 2025 | Mondo Farmacia
fonte:www.farmacianews.it
Ogni fase richiede sfide, opportunità, obiettivi specifici, quindi, strategie diverse per garantire la sostenibilità della stessa.
Nella fase di avvio, un’azienda innova, sviluppa prodotti e servizi da offrire al mercato,
convalida gli obiettivi di business, ottiene l’attenzione dei primi clienti. Mancano le risorse finanziarie e, quindi, il dubbio imprenditoriale riguarda la gestione del rischio.
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Nella fase di crescita l’azienda si espande. Cresce nel mercato, sviluppa le proprie capacità operative. Si incrementano gli obiettivi di vendita, di costruzione del team, si consolidano le strutture e si migliorano i processi. Gli elementi positivi si basano su:
rapida crescita;
competizione crescente.
Il dubbio imprenditoriale, invece, è inerente alla necessità di finanziamento.
La maturità
Nella fase di maturità l’azienda ha raggiunto l’apice, ha un modello di business stabile con crescita lenta e operazioni strutturate. Gli obiettivi sono il mantenimento della leadership di mercato, ottimizzare l’operatività, diversificarsi nei prodotti e mercati (scegliere l’oceano rosso o quello blu) [1]. Le sfide saranno impostate sul mantenere la competitività in mercati stabili e i dubbi imprenditoriali riguarderanno il gestire costi e profitti.
La farmacia affronta la curva del ciclo di vita come le altre aziende. In alcuni casi ci si ferma ai dubbi imprenditoriali che si focalizzano quasi esclusivamente su logiche finanziarie, trascurando le analisi strategiche e di sviluppo del business.
Invece, la fase di maturità aziendale dovrebbe essere un momento importante per riflettere sulle scelte di “criticità” aziendale da compiere, che possono portare a rendere l’azienda obsoleta oppure a farla rinascere attraverso nuovi cicli di vita. Solo dopo questa analisi “critica” andrebbe deciso quale aspetto finanziario di investimento adottare. Le opzioni potranno essere, oltre il declino:
la trasformazione;
la riconfigurazione;
il rinnovamento.
Uscire dalla fase del declino
Ripensando alla fase di decrescita che segue quella della maturità, dovremmo analizzare con spirito critico se in azienda abbiamo deciso di non adattarci ai cambiamenti o aderire all’innovazione e per quali motivazioni. Qualora queste siano state le cause, quando si passa nella fase di declino il tempo gioca il suo ruolo e si può cercare il rinnovamento attraverso la diversificazione, le strategie comunicative, quelle digitali, se esiste uno spirito di adattamento. L’obiettivo strategico diventa chiaro: innovare, ristrutturare. L’alternativa opposta è liquidare accettando di percorrere le sfide alternative di perdita di quote di mercato, difficoltà finanziarie, sempre perché è presente una resistenza al cambiamento interno.
Nella fase di declino, per mantenere soft la maturità, l’azienda può scegliere di riconfigurare il business in nuovi mercati, nuovi prodotti (per esempio e-commerce).
L’alternativa al “non reinventarsi” porta al declino finale con chiusura, fusione o acquisizione. Spesso, in questa fase limite, molte aziende hanno uno guizzo finale: riescono a trasformarsi trovando nuove modalità di crescita (oceani blu).
L’impresa familiare
Un interessante libro [2] mette in luce come le imprese familiari nel mondo siano le più longeve, con andamenti di business sani e competitivi.
Se si analizza il successo delle imprese familiari internazionali, si scopre come il 14% circa delle aziende ha una vita media di 70 anni, quelle familiari (86%) hanno una vita di 75-90 anni.
Senza entrare in merito alle forme societarie e di impresa, che hanno la loro logica finanziaria, si comprende bene come il modello dell’impresa familiare di farmacisti ha una propria immagine secolare.
Qualche numero: su 25.000 farmacisti coinvolti in una impresa, 14.375 sono in società, di cui 2.000 circa in imprese familiari, 400 associati in partecipazione e 10.625 sono singoli farmacisti[3]. La “dedizione” al territorio, l’attenzione verso i propri pazienti sono punti di forza che qualsiasi altro modello finanziario presente nel mercato non è in grado di performare alla stessa maniera.
A questo modello manca, tuttavia, la capacità imprenditoriale nel comprendere in quale livello del ciclo di vita è la propria azienda e come amministrare le 3R per ritardare la fase di declino, che in molti casi possono far ripartire ulteriori cicli di vita aziendale:
rinnovare – aggiustare ciò che non funziona;
riconfigurare – espandersi in nuovi mercati;
rinascere – cambiare modello sperando in una nuova vita.
La focalizzazione per una scelta strategica dovrebbe essere basata sulla ricerca dei valori caratteristici tipici e personalizzati di ogni singola farmacia e chiedersi se partendo da questa base si può rivitalizzare il ciclo vitale aziendale
Proteggere il marchio
ll valore di un brand (brand equity) rappresenta l’importanza e la forza di un marchio sul mercato e nella mente dei clienti. È un concetto complesso che riflette l’insieme di percezioni, emozioni e associazioni che i clienti collegano a un brand. È il valore che l’insieme dei clienti conferisce all’azienda. Il valore di un brand può influenzare la decisione d’acquisto, la fidelizzazione dei clienti e la capacità dell’azienda di differenziarsi dai concorrenti. Componenti chiave del valore di un brand:
consapevolezza del marchio (brand awareness);
percezione della qualità (perceived quality);
lealtà al marchio (brand loyalty);
associazioni del marchio a un’immagine (brand association);
altri asset del brand (valori come, per esempio, prodotti particolari, esclusivi o di propria formulazione).
La brand identity è l’immagine allo specchio con la quale ci vogliamo presentare ai clienti.
La brand image è “lo specchio reale” in cui i clienti ci vedono[3].
Gli “ombrelli” protettivi
Una farmacia che ha costruito il proprio brand riconoscibile, sul territorio e online, ha la necessità di “rinforzare” la propria identità di brand, facendolo “risuonare” periodicamente e continuativamente, sia offline sia online. Le attività dei servizi, che caratterizzeranno l’azienda come una realtà sempre più specializzata in base alle potenzialità e alle esigenze del mercato, assumono questo ruolo. Rinforzano, espandono il brand farmacia, sempre se mantengono una coerenza strategica efficace.
Spesso, in azienda, si costruiscono alcune strutture con funzione di “ombrello” per i business. Un “ombrello servizi” viene attuato proponendo servizi classici quali, per esempio Ecg e analisi. Se valutato nel suo insieme, questo “ombrello servizi” potrebbe non essere vantaggioso dal punto di vista di un’analisi puramente economica, che analizza esclusivamente la singola voce di investimento. L’investimento in un “ombrello servizi protettivo”, invece, dovrebbe essere specifico, perché per esempio ha svolto una analisi di targeting nella microarea, valutandone il potenziale. Un “ombrello servizi protetto”, pertanto, diventa fondamentale se inquadrato nella contestualità aziendale completa perché ha come obiettivi:
dimostrare la coerenza del proprio brand riconosciuto dai clienti;
avere un effetto Economico positivo, perché permette di “spalmare” i costi dell’ “investimento sul marchio, sui differenti progetti, sempre che siano coerenti con l’immagine che il cliente ha di quella farmacia;
aumenta nella clientela la consapevolezza del marchio con messaggi coerenti con i servizi che si presentano;
migliorare la reputazione del marchio;
offrire un vantaggio competitivo rispetto ai propri concorrenti intesi in senso ampio.
I punti strategici essenziali dovrebbero essere i seguenti:
definire l’identità del proprio marchio;
coerenza con i canali comunicativi incluso web e social;
strategia di messaggio chiara sul valore del marchio e sulla missione;
sfruttare i pharma influencer specializzati attraverso gli ombrelli protettivi che sono stati scelti;
misurare i risultati degli ombrelli aziendali con ricerche e indagini ad hoc, oltre che attraverso trend di traffico web e social.
Il futuro del branding
La costruzione, il mantenimento e lo sviluppo di un branding efficace è una nuova frontiera di interesse per l’immagine della farmacia.
Con l’avvento delle tecnologie si cerca di accelerare quel processo di forte personalizzazione che in farmacia avviene con il contatto fisico tra farmacista e paziente.
La creazione di servizi su misura per “cluster di clientela” è la nuova frontiera della personalizzazione.
La realtà virtuale aumentata è un modello di comunicazione paziente/farmacista e viceversa, che potrebbe chiarire alcuni aspetti personalizzati della malattia legati alla singola cultura del paziente.
Le farmacie potrebbero migliorare i rapporti con aziende farmaceutiche e distributori. Non solo rapporti commerciali, quanto istituzionalizzare azioni congiunte di co-marketing tra brand di farmacia e mondo industriale dalla produzione alla distribuzione, attraverso la creazione di “ombrelli di servizi” a valore aggiunto, che possono ampliare il bacino di utenza. Fondamentale risulta essere la narrazione. I clienti-pazienti ricercano marchi che agiscano a livello emotivo, chiudono l’attenzione all’eccessivo “medichese”. Un recente studio ha messo in luce come anche in Usa le barriere linguistiche influiscono sulla comprensione dell’erogazione dell’assistenza medica e farmaceutica. Poiché l’equità è nei dettagli, un lavoro di sviluppo comunicativo e psicologico di formazione sul farmacista, anche attraverso l’uso dell’IA, potrebbe migliorare il servizio farmaceutico che ha già nel proprio Dna tutti gli elementi comunicativi di base, per avanzare il livello di competenza del farmacista[5].
Una recente indagine[6] dimostra una diminuzione continua di fiducia dei cittadini verso la sanità. Differentemente, i cittadini incrementano sempre di più la loro fiducia verso i farmacisti.
A questi segnali di mercato positivi, sarebbe importante rispondere con una opzione strategica efficace ed efficiente: capire in quale fase di vita è la propria azienda, posizionare in modo forte il proprio brand farmacia anche attraverso gli opportuni ombrelli di protezione del marchio.
Ombrello protettivo della Farmacia
Programmi di fidelizzazione
Pacchetti personalizzati
Comunicazione personalizzata
Risultato atteso
Incremento del 10-15% deii clienti raggiungibile se i pacchetti sono percepiti come rilevanti e convenienti
Marketing multicanale
Face to face
Social digital
Materiale informativo in store
Risultato atteso
Aumento del 15-20% dei clienti raggiungibile se i canali online e offline sono ben integrati
Acquisizione nuovi clienti
Promozioni mirate
Campagne educative
Eventi e open day tematici
Feedback
Risultato atteso
Incremento del 10-12% del fatturato raggiungibile se le campagne sono ben targettizzate e seguite da azioni di follow up
Personalizzazione dell’offerta
Sportivi
Anziani
Gravodanza
Post parto
Servizi pediatrici
Risultato atteso
Incremento del 12-18% dei clienti raggiungibile se i servizi sono adeguati alle esigenze del target e promossi in modo chiaro
Fonti
Adrower, Gestione agile di prodotti e servizi, Tema Farmacia – Tecniche Nuove n. 11/2023
Aswath Damodaran,The Corporate Life Cycle: Business, Investment, and Management Implications, Penguin Putnam Inc, 2024
Federfarma, La farmacia italiana 2023, https://www.federfarma.it/Documenti/farmacia_italiana2023.aspx
Adrower, Valore aziendale, Tema Farmacia – Tecniche Nuove n. 5/2023
Casey, Jama Sept 12, 2024
Stada Health Report, 2024
di Redazione SoFarmaMorra | 21 Maggio 2025 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacista33.it
Ci sono prove di una stretta associazione tra la durata del sonno e l'incidenza del diabete di tipo 2: ogni ora in più o in meno di sonno aumenta sino al 50% il rischio di diabete di tipo 2
La durata del sonno influisce significativamente sul rischio di sviluppare diabete di tipo 2: se la normale una durata del sonno è di 7 ore al giorno, un riposo troppo breve (meno di 6 ore) o troppo lungo (oltre 9 ore) può aumentare fino al 50% il rischio di sviluppare la patologia e ogni variazione di un'ora in più o in meno rispetto alla durata ottimale comporta un incremento del rischio del 9-14%. Il tema, supportato da un’ampia letteratura scientifica, è stato presentato al congresso nazionale della Società Italiana di Diabetologia (SID).
Ritmo circadiano regolato da neurotrasmettitori
Diversi studi, riportano i diabetologi, hanno calcolato che fino ad un terzo delle persone con diabete abbia una qualche alterazione del sonno, rispetto all’8,2% delle persone senza la malattia. Alterazioni che possono riguardare la durata o la qualità del sonno e che generano sonnolenza diurna, problemi di memoria e cognitivi. I disturbi del sonno possono essere anche precedenti alla diagnosi: si è visto infatti che la frammentazione del sonno è correlata a insulino-resistenza nelle persone affette da obesità senza diabete.
Il sonno è un elemento dei ritmi circadiani ed è regolato anche da vari neurotrasmettitori: insonnia e diabete potrebbero avere una matrice comune nel GABA (acido gamma amino butirrico) che è prodotto anche a livello del pancreas. Anche l’oressina, un neurotrasmettitore coinvolto sia nel ritmo sonno-veglia, sia nel metabolismo del glucosio potrebbe essere coinvolto perché suoi livelli diminuiscono in presenza di apnee ostruttive, obesità e depressione.
“Il sonno è regolato da una cascata di eventi molto complessa” spiega Gian Paolo Fadini, Consigliere Nazionale SID “insonnia, scarsa durata del sonno, risvegli frequenti, sonno frammentato, e risvegli precoci determinano una ridotta sensibilità all’insulina e innescano un circolo vizioso. Si tratta di effetti concreti sul metabolismo, come riduzione della tolleranza al glucosio, aumento dell’insulino resistenza e disfunzione delle cellule beta. La carenza di sonno, se cronica, si associa anche ad un peggiore comportamento alimentare, con assunzione di cibi più ricchi di grassi e zuccheri. Le persone con obesità e diabete presentano spesso apnee ostruttive che provocano risvegli notturni e sonnolenza diurna. Inoltre, le persone con diabete e neuropatia periferica lamentano spesso intorpidimento, formicolii e dolore agli arti inferiori. La sindrome delle gambe senza riposo, infatti, interessa una persona con diabete su 5”.
Cronotipo, dormire troppo o troppo poco
La breve durata del sonno e la privazione del sonno sono anche associati a livelli elevati di cortisolo e citochine pro-infiammatorie, cambiamenti nelle adipochine secrete dal tessuto adiposo, aumento della lipolisi e aumento della fame e dell'appetito, in gran parte determinati da diminuzione dei livelli di leptina e aumento di quelli di grelina.
Anche il ‘cronotipo’ è stato collegato al diabete di tipo 2: coloro che hanno una preferenza ‘serale’ cioè, andare a letto tardi e alzarsi tardi, avevano una probabilità aumentata di 2,5 volte di avere diabete di tipo 2 rispetto ai cronotipi mattutini (cioè coloro che prediligono andare a letto presto ed alzarsi presto).
“In un'ottica di presa in carico multidisciplinare, anche il sonno è un elemento che dovrebbe essere indagato di routine - sottolinea Raffaella Buzzetti Presidente SID - tra diabete e sonno, infatti, si instaura una ‘relazione tossica’ che non solo determina l'aumento dei livelli di glucosio e insulina a digiuno ma anche dell'emoglobina glicata, ad indicare e un peggiore controllo metabolico. L'ultima Consensus ADA/EASD ha posto il sonno come una delle componenti centrali nella gestione del diabete di tipo 2, dandogli pari dignità a fattori di stile di vita come dieta e l'esercizio fisico”.
di Redazione SoFarmaMorra | 21 Maggio 2025 | Mondo Farmacia
Fonte: www.farmacista33.it
Aumentare le coperture, sia tra i ragazzi che tra le ragazze, può contribuire a ridurre il rischio di tumori Hpv correlati, ma anche a contrastare la diffusione delle infezioni da Hpv. Il farmacista può contribuire affrontando proattivamente le preoccupazioni delle persone sulla sicurezza e l'efficacia del vaccino anti Hpv
Il vaccino contro l’HPV riduce in modo significativo il rischio di tumori correlati all’HPV, con un notevole calo delle infezioni e delle lesioni precancerose tra gli individui vaccinati. Alla luce di questo, i farmacisti dovrebbero sottolineare l’efficacia del vaccino nella prevenzione del cancro ed essere preparati ad affrontare le problematiche relative alla sicurezza delle persone, nonché a fornire educazione e a rimanere informati, per affrontare eventuali preoccupazioni. A evidenziarlo è una review pubblicata su Pharmacy Practice in Focus: Health Systems.
Infezioni da HPV in Italia
L’infezione da papillomavirus umano (HPV) è estremamente frequente: si stima che fino all’80% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita con un virus Hpv di qualunque tipo, e che oltre il 50% si infetti con un tipo ad alto rischio oncogeno. In Italia, la prevalenza di Hpv oncogeni nella popolazione generale è pari all’8% ed è maggiore nelle più giovani, con un picco sotto i 25 anni. Anche in Italia, il sottotipo di virus più frequente è Hpv 16, la cui prevalenza nella popolazione sana è di circa del 2-10%, mentre la prevalenza di Hpv 18 è di 0-6%. In presenza di lesioni citologiche, la prevalenza di questi due tipi è più elevata. La prevalenza dell’Hpv aumenta nelle donne con citologia anormale (34-68%), proporzionalmente alla gravità delle lesioni, superando il 90% nei tumori invasivi del collo dell’utero.
La prevenzione primaria con la vaccinazione
In Italia sono stati approvati tre vaccini: bivalente, contro Hpv 16 e 18, quadrivalente, che protegge anche contro Hpv 6 e 11, e nonavalente, disponibile dal 2017, che previene oltre il 90% delle forme tumorali associate al virus, con un ottimo profilo di sicurezza. La somministrazione è in due dosi, nei soggetti fino a 14 anni. Oltre questa età, sono previste tre dosi. A seguito della vaccinazione, gli anticorpi persistono circa nove anni, pertanto ad oggi non è indicata una dose di richiamo. In ogni caso, è importante sottolineare che, dal momento che i vaccini disponibili non prevengono la totalità delle infezioni da Hpv ad alto rischio, la vaccinazione non sostituisce lo screening tramite Pap test o Hpv test.
Efficacia della vaccinazione
La vaccinazione contro l’HPV riduce in modo significativo il rischio di tumori correlati all’HPV. Uno studio su 1.672.983 pazienti di sesso femminile di età compresa tra 10 e 30 anni che avevano ricevuto il vaccino ha scoperto che l’immunizzazione era associata a una sostanziale riduzione dell’incidenza del cancro cervicale invasivo, con una diminuzione più pronunciata tra le donne vaccinate prima dei 17 anni. Dalla prima approvazione del vaccino per l’HPV negli USA, inoltre, si è registrato un calo dell’88% delle infezioni tra le adolescenti e dell’81% tra le giovani donne e la percentuale di lesioni precancerose causate dai tipi di HPV più comunemente associati al cancro cervicale è diminuita del 40% tra le donne vaccinate. Infine, la vaccinazione offerta sia alle donne che agli uomini ha portato a un declino più rapido e sostanziale dei tipi di HPV prevenibili con vaccino e l’aumento complessivo dei tassi di vaccinazione fornisce benefici attraverso l’immunità di gregge, riducendo anche la diffusione del virus tra i non vaccinati.
La consulenza del farmacista
I farmacisti hanno un ruolo chiave nell’affrontare proattivamente le preoccupazioni delle persone che vi si rivolgono, attraverso una comunicazione efficace. Ad oggi, i benefici della vaccinazione contro l’HPV nella prevenzione del cancro cervicale e di altre malattie correlate all’HPV sono stati ampiamente documentati. Tuttavia, dal momento che le preoccupazioni sulla sicurezza possono contribuire all’esitazione vaccinale e dissuadere le persone dal ricevere il vaccino contro l’HPV, così come i genitori dal far vaccinare i figli, è consigliabile che i farmacisti intraprendano un dialogo aperto con chi entra in farmacia in merito alla vaccinazione per l’HPV, per garantire che sia informato e che eventuali preoccupazioni vengano affrontate.
Fonte
Bradford C. V. et al., HPV vaccine: balancing benefits, risks, and public perception. Pharmacy Practice in Focus: Health Systems (2025); 14(3); https://www.pharmacytimes.com/view/hpv-vaccine-balancing-benefits-risks-and-public-perception
Epidentro. Aspetti epidemiologici dell’infezione da HPV in Italia https://www.epicentro.iss.it/hpv/epidemiologia-italia
Epicentro. HPV. https://www.epicentro.iss.it/hpv/