di Redazione SoFarmaMorra | 9 Giugno 2023 | Mondo Farmacia
Si chiama “pregiudizio della visione rosea”: è quello che induce il management di un’azienda a sovrastimare le percezioni positive dei loro clienti di fronte a una trasformazione radicale del, o dei loro, punti vendita sulla base dell’equazione grandi investimenti di budget e di competenze uguale grandi risultati.
Ma la realtà non sempre si conforma a queste aspettative. Ne ha parlato Els Breugelmans, docente di Marketing dell’Università belga Ku Leven nel recente webinar organizzato dall’Osservatorio Fedeltà dell’Università di Parma “Misurare l’effetto dei touchpoint sul clienti” che ha presentato ricerche nazionali e internazionali con l’obiettivo di indagare l’impatto dei diversi touchpoint sui consumatori.
Breugelmans ha illustrato il suo ultimo studio sull’effetto del restyling di una catena di supermercati europea. Prima del restyling il punto vendita aveva un format “prezzi bassi, senza fronzoli” ed è stato trasformato in qualcosa di radicalmente diverso ovvero una proposta di alto livello premium che puntava a offrire un’esperienza di acquisto più raffinata. I clienti si sono dunque trovati di fronte a un punto vendita in cui molte delle caratteristiche del vecchio negozio come i prezzi bassi e l’aspetto no frills che venivano sottolineate nel vecchio formato, erano completamente sparite. La location non era cambiata e anche le dimensioni del negozio erano rimaste invariate così come il programma fedeltà.
Ma il restyling non ha dato gli esiti che il management della catena di supermercati aveva sperato: «Conservare i vecchi clienti e attrarne di nuovi era naturalmente l’obiettivo della catena, ma quello che abbiamo osservato è che c’è stata invece un’importante migrazione dal negozio trasformato verso i negozi vicini non trasformati e che questo avvenisse, in una fase iniziale, era stato ipotizzato dal nostro studio. Ma quello che abbiamo rilevato è che l’effetto negativo sulla performance del negozio trasformato a livello di flusso clienti e di vendite è continuato per tutta la durata del periodo di osservazione, ovvero 85 settimane. Si è attenuato alla fine del periodo, ma non si è mai trasformato in effetto positivo».
Un secondo studio condotto dalla ricercatrice ha esplorato l’impatto della trasformazione in base alla tipologia di clienti: «Sappiamo naturalmente che i consumatori non sono tutti uguali e per questo abbiamo preso in esame oltre 57.000 famiglie eterogenee tra di loro, per verificare come l’impatto della trasformazione radicale del negozio variasse a seconda del grado di fedeltà. Abbiamo quindi cercato di capire se i clienti maggiormente familiarizzati e che avevano più esperienza con il vecchio formato del negozio avevano reagito diversamente al restyling radicale, analizzando i comportamenti di acquisto in termini di incidenza di visita al negozio e spesa. E quello che abbiamo osservato è che i clienti esistenti più fedeli e che avevano maggiore familiarità con il “vecchio” punto vendita erano i più inclini a spostarsi nei negozi non trasformati».
Ha proseguito Breugelmans: «anche noi siamo rimasti sorpresi dai risultati e abbiamo consultato la letteratura e rilevato un concetto denominato “pregiudizio della visione rosea” che suggerisce che le aspettative del management riguardo gli effetti di una radicale trasformazione di un negozio tendono a sovrastimare le percezioni positive dei loro clienti. Questa teoria basata sull’equazione grandi investimenti/grandi risultati in realtà porta i manager a non comprendere correttamente i driver della percezione dei clienti rispetto all’offerta dell’azienda.
Mai dare per scontati i clienti, soprattutto i piu’ fedeli
La ricercatrice ha dunque concluso: «Vorremmo invitare i manager a non dare per scontati i clienti esistenti, soprattutto i clienti fedeli. In una strategia di restyling le trasformazioni radicali possono rivelarsi eccessive e possono danneggiare la performance del proprio negozio. Quando i punti vendita oggetto del restyling sono molteplici è utile conservare, almeno per una lunga fase, l’offerta di negozi vicini non trasformati per mantenere alcuni di questi clienti. Inoltre, poiché viviamo in un’epoca in cui il miglioramento dell’esperienza cliente è ormai una parola d’ordine per la sopravvivenza e il successo del mondo retail, consigliamo ai management di investire risorse e competenze per aiutare i clienti a muoversi nel nuovo negozio e abituarsi al nuovo ambiente e per organizzare una comunicazione mirata per i clienti “allenati”, ovvero coloro che preferiscono i vecchi attributi del negozio, evidenziando gli elementi di continuità: nell’assortimento, nelle promozioni e nei programmi fedeltà».
di Redazione SoFarmaMorra | 9 Giugno 2023 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmaciavincente.it
di Luca Sartoretto Verna
Nel panorama farmaceutico contemporaneo, la figura del farmacista collaboratore ha un ruolo cruciale. Non è più solo un custode di medicinali, ma un consulente di salute, un educatore, un promotore di benessere. In questo contesto, come possiamo suscitare l’interesse dei candidati farmacisti collaboratori per la vendita e lo sviluppo dei servizi in farmacia?
Prima di tutto, dobbiamo comprendere profondamente le aspirazioni e le motivazioni dei candidati. Ogni farmacista porta con sé un bagaglio unico di esperienze, di competenze e di passioni. La nostra sfida è riconoscere e valorizzare queste ricchezze individuali, creando un ambiente di lavoro che favorisca l’innovazione e la crescita professionale.
Bisogna quindi presentare la farmacia non solo come un luogo di lavoro, ma come un vero e proprio laboratorio di crescita. Un luogo dove i collaboratori possono sperimentare, apprendere, crescere. Un luogo dove le idee non solo sono benvenute, ma sono ricercate e valorizzate.
Inoltre, è fondamentale far comprendere che la vendita e lo sviluppo dei servizi in farmacia non sono un compito da svolgere, ma un’opportunità da cogliere. Un’opportunità per fare la differenza nella vita delle persone, per contribuire al benessere della comunità, per creare un rapporto di fiducia e di cura con i clienti.
Infine, è essenziale costruire un ambiente di lavoro positivo, inclusivo, rispettoso. Un ambiente in cui ogni collaboratore si senta valorizzato, supportato, ascoltato. Un luogo in cui la formazione è continua, l’apprendimento è stimolato e la creatività è sempre ben accolta.
Se riusciamo a creare questo tipo di ambiente, non avremo solo candidati interessati, ma collaboratori farmacisti appassionati, motivati e impegnati a contribuire al successo della farmacia e alla salute della comunità.
di Redazione SoFarmaMorra | 30 Maggio 2023 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacista33.it
Integratori allestiti in farmacia: solo con piante in elenco ministeriale e claim ammessi in etichettaL'allestimento di preparati vegetali a scopo salutistico è permesso in deroga alla farmacia in base ad alcune note ministeriali e utilizzando solo piante incluse nell'elenco delle piante ammesse negli integratori dal Ministero della salute. L'obiettivo di questi preparati è di promuovere il mantenimento dello stato di benessere e il raggiungimento di un ottimale stato di salute favorendo i processi fisiologici. Tali prodotti a base di piante non possono ovviamente vantare attività curative e devono attenersi ai claims riportati nell'elenco di cui sopra.
Sta al farmacista effettuare correttamente la preparazione, prestando attenzione non solo al fatto che la pianta sia inserita nell'elenco di cui sopra e che tutti gli aspetti formali, compresa l'etichettatura, siano corretti; ma anche si deve restare al passo con tutte le normative che riguardano l'utilizzo di queste piante (vedi i recenti casi della curcuma e del riso rosso fermentato, fino al divieto di utilizzo di alcune sostanze utilizzate nel colore delle capsule).
Allestire integratori a base di Passiflora incarnata
Tra le piante che si possono impiegare, possiamo pensare alla Passiflora incarnata, che oltre ad essere inserita nella lista delle piante ammesse, ha vari studi a supporto della sua potenziale efficacia contro stati di forte stress. Ad esempio, in uno studio (sebbene ormai abbia qualche annetto) è stata confrontata con l'oxazepam. In questo studio, durato 4 settimane, ai pazienti venivano somministrate giornalmente o 45 gocce di estratto fluido di passiflora o 30mg di oxazepam. I pazienti non hanno riportato significative differenze tra i due protocolli di trattamento; differenze che si sono invece manifestate riguardo le performance lavorative che erano ostacolate dall'assunzione della benzodiazepina.
Un esempio formulativo potrebbe essere il seguente
Materiali: cilindro graduato, incapsulatrice, mortaio, pestello
Passiflora 120 mg
Eccipienti qb.
Nel cilindro trasferire la quantità totale di eccipiente fino ad arrivare ad un volume confacente il tipo di capsule da impiegare. Ad esempio, per 100 capsule tipo 2 il cilindro dovrà arrivare a 30 ml.
Si pesa a parte il principio attivo e quindi si leviga su mortaio in progressione geometrica con l'eccipiente precedentemente calcolato fino ad omogeneità.
Dopo aver preparato l'incapsulatrice si procede quindi al riempimento delle capsule. Si effettuerà quindi il saggio di uniformità di massa, di tenuta delle capsule e del confezionamento e si valuterà la correttezza delle dosi posologiche allestite.
La conoscenza delle proprietà delle piante potrà poi permettere al farmacista di aggiungere altri componenti a queste capsule (esp. Valeriana, luppolo, ashwaganda, etc) conforme al beneficio che si vuole puntare ad ottenere.
di Redazione SoFarmaMorra | 30 Maggio 2023 | Mondo Farmacia
fonte: https://www.mark-up.it
Uno studio di Brand Finance evidenzia quali sono le ricadute della sostenibilità nelle scelte concrete dei consumatori (da MArk Up 319)
Sostenibilità è una delle parole che maggiormente ricorre nei discorsi sociali. L’attenzione che le aziende prestano alle risorse rappresenta oggi un elemento chiave per i consumatori che può impattare in maniera decisiva sulla reputazione di un brand. Un esempio emblematico è costituito da Patagonia, nota marca di abbigliamento sportivo, che ha fatto della sostenibilità il proprio tratto caratterizzante grazie a una serie di iniziative. Ultima in ordine di tempo: la cessione da parte del fondatore, l’americano Yvon Chouinard, del 98% delle quote a un’organizzazione no profit, Holdfast collective, che riceve sotto forma di dividendi gli extra profitti e li reinveste per combattere la crisi ambientale, proteggere la natura e la biodiversità. Il restante 2% (incluse tutte le azioni con diritto di voto) sono, invece, state destinate a una neo-costituita fondazione, Patagonia Purpose Trust, che garantisce la continuità nelle linee strategiche. Ma come l’immagine di un brand si riflette sui comportamenti di acquisto? Quali sono le ricadute sulle scelte dei consumatori? Una risposta arriva dai dati contenuti nell’ultima edizione del Sustainability Perception Index 500. Lo studio, realizzato dalla società di consulenza Brand Finance, verifica il valore generato dalla sostenibilità percepita per i principali brand del mondo. Sono state prese in considerazione 500 marche attive in svariate categorie merceologiche basate principalmente in Europa, Stati Uniti e Asia. La ricerca si fonda su un campione costituito da oltre 100mila persone, dislocate in 36 Paesi, alle quali è stato sottoposto un questionario su una lista di brand. Per ciascuna è stata chiesta una valutazione relativa a vari fattori, tra i quali la sostenibilità nelle sue specifiche declinazioni. L’analisi mostra come il suo peso nelle scelte di acquisto non sia omogeneo. Risulta molto elevato in alcune industries, come il comparto delle auto di lusso, delle bibite e della cosmetica, mentre impatta in maniera meno rilevante nelle scelte delle banche, dell’abbigliamento, del turismo e del software & hardware. Come si spiega questa differenza? Si possono individuare due ordini di motivazioni. Da un lato, pesa la comunicazione portata avanti dalle aziende del settore. D’esempio il caso della cosmetica e del personal care che, da tempo, “spingono” sul tema della naturalità delle formulazioni e dei processi. Dall’altro lato, conta il tipo e la frequenza del “contatto” che si ha con il prodotto: quanto più è diretto e, in qualche misura, intimo, tanto più la sostenibilità diventa discriminante. Insomma, è più importante che sia sostenibile il caffè che si ingerisce quotidianamente o la crema che ci si spalma sul viso la mattina rispetto alla banca a cui è stata affidata la gestione del conto corrente. Molto interessante appare il caso dell’automotive. Qui emerge una netta differenza tra l’alto di gamma, dove la sostenibilità condiziona il customer journey e gioca un ruolo essenziale nel processo di scelta, e la fascia media, che non ne risulta condizionata in termini così decisivi. Di fatto, nel primo caso la sustainability rappresenta quasi il 23% tra i driver considerati in fase di acquisto, mentre nel secondo non va oltre al 9,4%. Particolarmente degno di nota è il caso di Tesla, per la quale l’attenzione agli Esg arriva addirittura al 27%. Ciò vuol dire che, per il brand pioniere del mercato dell’auto elettrica, la sostenibilità percepita non è solo una componente rilevante di immagine, ma è anche un elemento trainante di performance.
Maggiore valore assoluto
Quali sono, in base allo studio di Brand Finance, le marche che generano maggiore valore assoluto grazie all’attenzione percepita dai consumatori nei confronti della sostenibilità? Come detto, lo score di Tesla è elevato, tanto da porla al secondo posto della classifica. Ma l’azienda di Elon Musk è superata da Amazon, che si colloca sul gradino più alto. Con un valore pari a 19,9 miliardi di dollari, il gigante dell’eCommerce è la marca che genera maggiore valore assoluto grazie alla sostenibilità percepita dai consumatori. Tale cifra è stata calcolata tenendo conto che l’attenzione alla sostenibilità pesa quasi il 7% tra i fattori che guidano i clienti alla scelta di Amazon. Si tratta di una percentuale non molto elevata, ma comunque più significativa rispetto alla media dei retailer non alimentari, dove la sostenibilità rappresenta poco più del 6% tra i fattori che orientano lo shopping. Il messaggio è chiaro: quando si tratta di decidere dove comperare i prodotti non food, prevalgono altri criteri quali il rapporto tra qualità e prezzo, l’ampiezza dell’offerta, il servizio o la facilità di interazione, che incidono nel complesso per il 60%.
“Dall’analisi emerge che l’attenzione alla sostenibilità per Amazon ha un peso relativamente basso nella generazione di business -sottolinea Massimo Pizzo, managing director Italia di Brand Finance-; d’altra parte è comunque importante per Amazon mantenere alto il livello di attenzione su questo aspetto. In caso di crisi generata dalla sostenibilità, il danno reputazionale potrebbe ridurre sensibilmente i quasi 20 miliardi di dollari di valore di impresa attualmente originati da qui”. Sul terzo gradino del podio, c’è un altro big player statunitense: Apple, che evidenzia un valore assoluto connesso alla sostenibilità percepita pari a 14,7 miliardi di dollari. Lo tallona, con 14,6 miliardi di dollari, Google, seguito a distanza da Microsoft, che si attesta a 9 miliardi di dollari. Per trovare una marca che non sia made in Usa bisogna arrivare al sesto posto, dove si posiziona l’app cinese di messaggistica WeChat, con un valore di 8,4 miliardi di dollari. Sul settimo gradino c’è la casa automobilistica tedesca Porsche (8,1 miliardi di dollari) e, quindi, altre due realtà cinesi: il social media TikTok (8 miliardi di dollari) e la società di utilities State Grid (7,4 miliardi di dollari). La top ten si chiude con Mercedes, il cui valore assoluto connesso alla sostenibilità percepita si attesta a 6,5 miliardi di dollari.
I brand italiani
La posizione migliore è ottenuta da Ferrari, che si colloca al 77° posto, con un valore di poco superiore a 1,7 miliardi di dollari. È un risultato che si deve all’impegno profuso dalla casa di Maranello in ottica green, come dimostra il progetto di divenire completamente carbon neutral entro il 2030. Ma il cavallino rampante non è l’unico marchio italiano a comparire nella classifica. Ci sono anche grandi nomi dei servizi, come Enel (124° posto) e Poste Italiane (306°), e le griffe di moda, come Prada (441° posto). Senza dimenticare i retailer della gdo: da Conad (216°) a Coop (363°) sino ad arrivare a Esselunga (435°). Va sottolineato che questi dati riguardano il contesto globale. Le performance possono cambiare quando si considera una specifica area geografica. Così, per esempio, il brand cosmetico The Body Shop registra uno score mediamente più alto nel Paese di provenienza, vale a dire Uk. Il motivo è semplice: qui l’identità della marca, che è stata pioniera nel mondo del natural beauty, è più chiara in quanto è stata veicolata attraverso svariati touch point. Nel Regno Unito svetta anche Lush, che ha seguito un modello analogo a quello di The Body Shop, pur declinandolo in uno stile di comunicazione più divertente e coinvolgente. Lo stesso discorso vale per Yves Rocher e La Roche-Posay in Francia e per Natura in Brasile. Quest’ultimo, in particolare, si segnala per essere stato il primo beauty brand del Paese ad aver proposto packaging ricaricabili e avere lanciato un programma di investimento mirato a sostenere il territorio dell’Amazzonia. Rilevante il caso di Tata Group. La conglomerata, che ha sede a Mumbai (India) ed è attiva in svariati settori, registra nel Paese d’origine uno score superiore a quello ottenuto a livello globale. Da anni l’azienda ha posto l’impegno verso l’ambiente al centro della propria strategia, avviando una collaborazione con la Ellen MacArthur Foundation per diffondere i princìpi di circolarità, ridefinendo i processi produttivi per ottimizzare l’impiego delle risorse. In parallelo è molto attiva sul piano sociale e ha sviluppato iniziative di empowerment con le comunità locali. Tata, che oggi è al 49° posto della classifica globale, potrebbe, nei prossimi anni, migliorare il proprio ranking grazie alla comunicazione, al di fuori dei confini nazionali, delle azioni intraprese.
di Redazione SoFarmaMorra | 30 Maggio 2023 | Mondo Farmacia
fonte: www.farmacianews.it
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo della Legge di Bilancio che prevede il riparto della remunerazione aggiuntiva alle farmacie fino a un tetto di 150 milioni di euro annui. A tutte le farmacie è dovuta una quota fissa aggiuntiva per singola confezione di 0,08 euro da applicare a tutti i farmaci rimborsati dal Ssn e una quota premiale aggiuntiva di 0,12 euro applicata a ogni confezione di farmaci generici e originator con prezzo pari a quello di riferimento
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 25 maggio il decreto con il riparto della remunerazione aggiuntiva alle farmacie (prevista dalla legge di Bilancio approvata lo scorso dicembre) a decorrere dal 1° marzo 2023 per il rimborso dei farmaci erogati in regime di sistema sanitario nazionale e fino a un massimo di 150 milioni di euro annui.
Monitoraggi e tetti per le Regioni
In sede di applicazione, si legge nel decreto “le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano monitorano con cadenza temporale periodica l’effettiva spesa sostenuta per il riconoscimento della remunerazione aggiuntiva di cui all’art. 2. Al fine di rispettare il limite di spesa fissato all’art. 1, comma 534, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono a riconoscere la remunerazione aggiuntiva fino a concorrenza delle risorse loro assegnate per il singolo anno e, qualora dalla rendicontazione prodotta dalle farmacie risulti che le somme erogate siano superiori alle risorse disponibili, procedono al recupero delle somme eccedenti secondo termini e modalità da concordarsi in sede locale con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative delle farmacie”.
Farmacie e riparto: le specifiche
Il decreto prevede che a tutte le farmacie venga riconosciuta una quota fissa aggiuntiva pari a 0,08 euro su tutti i farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale e una quota premiale pari a 0,12 euro per ogni confezione di farmaco generico e originator con prezzo pari a quello di riferimento.
Inoltre, alle farmacie che godono della riduzione del 60% del multi-sconto del Servizio sanitario nazionale, ai sensi dell’art. 1, comma 40, quinto periodo, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, è dovuta una ulteriore quota “tipologica” aggiuntiva per singola confezione di 0,12 euro da applicare a tutti i farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale.
Quote aggiuntive per le farmacie rurali
Il decreto prevede, inoltre, che alle farmacie rurali sussidiate che godono dello sconto forfettario 1,5% – ai sensi dell’art. 1, comma 40, quarto periodo, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 – venga riconosciuta una ulteriore quota aggiuntiva per singola confezione di 0,14 euro da applicare a tutti i farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale.
Infine, viene stabilito che alle farmacie rurali e urbane con fatturato del Servizio sanitario nazionale inferiore a 150 mila euro che sono esentate dallo sconto del Servizio sanitario nazionale, ai sensi dell’art. 1, comma 40, sesto periodo, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, “è dovuta una ulteriore quota aggiuntiva per singola confezione di 0,25 euro da applicare a tutti i farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale”.
di Redazione SoFarmaMorra | 26 Maggio 2023 | Mondo Farmacia
Visite dermatologiche in aumento e maggiore attenzione alla pelle esposta al sole aiutano la diagnosi precoce di melanoma. Una ricerca fa il punto
Gli italiani, rispetto al passato, chiedono più visite dermatologiche (+40%) con un aumento da parte dei pazienti di sesso maschile (+20%) e sono più consapevoli sui rischi dell'esposizione solare. Questo incide, positivamente, sulle diagnosi precoci di melanoma. Ecco quanto emerge dalla ricerca di Human Highway per Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione) parte di Federchimica, presentata in occasione dell'evento "A fior di pelle: i disturbi dell'epidermide in estate. Come affrontarli?" con la partecipazione di Antonio Di Pietro, Direttore dell'Istituto Dermoclinico Vita Cutis (Milano) e Presidente fondatore ISPLAD (International Society of Plastic-Rigenerative Dermatology).
Italiani più consapevoli dei rischi dell'esposizione al sole
La ricerca di Human Highway ha rivelato che l'aumento di richieste ai dermatologi per avere una pelle più giovane e sana è del 40% negli ultimi 10 anni, e non solo da parte dell'universo femminile. Se, infatti, 20 anni fa solamente 1 paziente su 300 era di sesso maschile, ora, influenzati anche dalla credenza che un'apparenza giovane sia sinonimo di maggiore professionalità, gli uomini rappresentano circa il 20% dei pazienti, fa sapere la nota. La stragrande maggioranza degli italiani, poi, sembrerebbe essere consapevole dello stretto rapporto tra la salute della pelle e il sole: solo il 16% non si è mai posto il problema e 3 italiani su 4 sanno che i bambini molto piccoli e gli anziani non dovrebbero esporsi al sole.
Più visite dermatologiche portano a diagnosi precoce di melanoma
"Ritengo che l'aumento della richiesta di visite dermatologiche - spiega Di Pietro, - sia da ricondurre più a una maggiore consapevolezza dei rischi piuttosto che al peggioramento dello stato di salute della pelle. Tuttavia, soprattutto nei grandi centri urbani, sono aumentate alcune malattie dermatologiche a causa di inquinamento e stress." Maggiori visite significano anche maggiori controlli di nei e macchie della pelle: "Il melanoma è uno dei tumori più gravi ma al contempo anche quello più facile da individuare mediante una diagnosi precoce. Nel 70% dei casi questa tipologia di tumore inizia a manifestarsi con delle macchioline sulla pelle dove prima non c'era nulla, mentre solo il 30% dei casi di melanoma insorge su nei preesistenti." Anche d'estate, secondo la ricerca di Human Highway, gli italiani sembrano non trascurare macchie e nei: 7 su 10 sanno che non bisogna esporre le parti interessate al sole. Ne sono maggiormente consapevoli le donne (76,7% vs 70,8%), mentre gli uomini associano la comparsa di nei e macchie solari al solo invecchiamento della pelle (11,2% vs 6,8% delle donne). "Anche le dermatiti (spesso collegate a forme allergiche)", prosegue Di Pietro, "devono essere oggetto di controllo periodico, grazie al quale è possibile individuare il tipo di forma allergica per evitare infezioni."
La farmacia in valigia: prodotti e raccomandazioni per i pazienti
Secondo Di Pietro, nella valigia per le vacanze estive non possono mancare la crema solare e il doposole "fondamentale per ricreare i collegamenti tra le cellule ed evitare l'insorgenza di scottature. Per proteggere la pelle dalla macerazione e per sfiammarla, nel caso di scottature, si può ricorrere a una crema ad azione lenitiva e rinfrescante contenente degli ossidi come lo zinco." È bene anche portare con sé prodotti utili contro le dermatiti e le punture di insetto come quelli ad azione antistaminica, anestetica e antinfiammatoria. Anche i medicinali antimicotici, poi, possono rivelarsi utili in vacanza per contrastare eventuali micosi. L'utilizzo responsabile dei farmaci di automedicazione è sufficiente in molti casi a lenire i disturbi.
Ecco alcune ulteriori raccomandazioni utili per il benessere della pelle non solo d'estate:
-Non trascurare la detersione e l'utilizzo di creme adatte al proprio tipo di pelle: sì a detergenti che producono poca schiuma, delicati e contenenti tensioattivi, che eliminano le sostanze grasse in eccesso. Per quanto riguarda la crema, è importante individuare mediante il supporto del dermatologo quella idonea alla propria pelle, che vanno a rafforzare le pareti cellulari e che stimolano la formazione di nuovo collagene e di elastina.
-Scegliere la protezione su misura adeguata al proprio fototipo e con la texture che si preferisce (esistono in crema, fluido, gel, spray, latte e stick). Devono essere stesi uniformemente, in dosi corrette, prima dell'esposizione, senza dimenticare di rinnovare più volte al giorno l'applicazione, specialmente dopo aver sudato o dopo essersi bagnati o asciugati.
-Attenzione ai segnali che la pelle invia: non trascurare i primi fastidi.
-Favorire la circolazione della cute associando alla beauty routine delle leggere pressioni sulla pelle per favorire la microcircolazione del viso (e quindi maggiore ossigenazione), prevenendo così l'invecchiamento cutaneo.
-Il kit di automedicazione per una pelle in salute dovrebbe contenere farmaci di automedicazione in caso di scottature, dermatiti, eritemi, micosi, e punture.